Terrorismo, deforestazione, epidemie: un solo luogo, molte sfide
ECCO DOVE VOGLIAMO ANDARE

Cos’è Amal, il primo partito sciita libanese

Amal è un partito politico libanese formato soprattutto dalla componente religiosa sciita, una delle principali presenti nel Paese dei cedri. La sua fondazione risale agli anni ’70 ed è ad opera dell’imam sciita Musa Al Sadr. Dopo aver partecipato con proprie milizie armate alla guerra civile libanese conclusasi nel 1990, Amal ha preso l’aspetto di un normale partito politico. Attualmente è presente all’interno del parlamento di Beirut con 17 deputati.

Tra gli anni ’60 e ’70 all’interno della comunità sciita libanese si diffonde una sensazione di insofferenza e malcontento. In particolare, gli sciiti denunciano discriminazioni sia da un punto di vista politico che economico. Anche se mancano censimenti ufficiali, molti di loro lamentano condizioni di arretratezza e disagio rispetto al resto della popolazione.

A intercettare e a farsi in parte portavoce del malcontento sciita è l’imam Musa Al Sadr. Molto ascoltato e apprezzato nei quartieri più poveri di Beirut e nelle città a maggioranza sciite, dove sono diverse le famiglie in condizioni precarie, Al Sadr viene descritto come un personaggio carismatico capace di fare breccia anche al di fuori della comunità sciita.

Nel 1974 fonda il cosiddetto “movimento dei diseredati”. Anche se ha come riferimento la popolazione sciita, al suo interno la nuova formazione raccoglie le simpatie di cittadini di diverse confessioni accomunati dal fatto di appartenere alla fascia più povera della popolazione. Non è un caso che alla fondazione del movimento dei diseredati partecipi anche l’arcivescovo Gregoire Haddad.

Nel 1975 il Libano vive le prime avvisaglie della guerra civile. Si formano anche tra gli sciiti diverse milizie di combattenti e si invoca l’unità delle formazioni sciite. Per questo Musa Al Sadr decide di far confluire il movimento dei diseredati nei vari gruppi sorti in quegli anni, chiamando l’intera formazione “Afwaj al-Muqawama al-Lubnaniyya”, ossia “Gruppi di Resistenza Libanese”. L’acronimo in arabo dà vita al nome Amal, termine peraltro traducibile sempre in arabo con “speranza”.

Tuttavia Musa Al Sadr decide di non essere coinvolto nei combattimenti appena iniziati. La sua intenzione è quella di mantenere Amal come un partito filo sciita e aperto alle rivendicazioni delle fasce più povere del Libano. Nonostante il suo ruolo di imam, la formazione nasce come movimento laico in cui le istanze identitarie nazionali hanno la priorità su quelle religiose.

Amal ha molto successo tra gli sciiti libanese e riscuote simpatie anche in Siria, dove al potere vi è il presidente Hafez Al Assad, anch’egli sciita seppur del ramo alawita. A contribuire alla crescita di Amal vi è anche la popolarità di Musa Al Sadr. La parabola di quest’ultimo però è improvvisamente stroncata nel 1978.

In quell’anno si reca in visita in Libia, ospite di Muammar Gheddafi. Di lui però non si hanno da allora più notizie. Il governo di Tripoli nega di sapere la sorte dell’imam, dato per scomparso. Ancora oggi non è possibile stabilire data e causa del decesso di Musa Al Sadr. La guida di Amal viene temporaneamente presa da Hussein el Hussein, una delle figure più vicine all’imam scomparso.

La morte di Musa Al Sadr è un duro colpo per il movimento. Gli equilibri interni vengono solo parzialmente ritrovati con la guida di Hussein el Hussein. Ma già nel 1980 ad affacciarsi è un altro importante leader, ossia Nabih Berri. Si tratta di una figura molto diversa da Musa Al Sadr. Non è un imam e ha ideali più nazionalistici che religiosi, tanto da aver militato negli anni ’60 nel Movimento Nazionalista Arabo. Figlio di commercianti sciiti, dai primi anni ’70 lavora come avvocato. Tra il 1976 e il 1978 soggiorna anche a Detroit in veste di avvocato della General Motors. Poi ritorna in Libano e il suo nome circola subito tra gli ambienti di Amal, specie tra chi vuole un netto cambio di passo rispetto alle precedenti gestioni. E infatti Berri non perde tempo ad imprimere la propria impronta, iniziando a considerare l’idea di un definitivo ingresso di Amal nella guerra civile libanese con le proprie fazioni armate.

Il movimento diventa così una delle parti in causa nel conflitto. Oltre che sui propri gruppi armati, Amal può contare anche sul sostegno dell’esercito siriano. Damasco infatti appoggia il partito in funzione filo sciita. Berri in tal senso diventa uno dei riferimenti del mondo sciita, soprattutto durante l’invasione israeliana del 1982, episodio chiave della guerra civile libanese.

Nel 1984 Berri sigla un’alleanza con Walid Jumblatt del Partito Socialista Progressista druso. Il loro obiettivo è combattere contro il governo del presidente Amin Gemayel. Amal con i drusi lancia quindi la cosiddetta “Intifada del 6 febbraio”, culminata poi con gli accordi di aprile che costringono Gemayel a dare vita a un governo di unità nazionale guidato da un nuovo premier, Rashid Karame. Nell’esecutivo entrano membri di Amal, lo stesso Berri viene nominato ministro della Giustizia.

L’avvento del governo di unità nazionale non spegne però il conflitto. Al contrario, esistono ancora forti tensioni nei campi profughi palestinesi disseminati in tutto il Libano. Sono proprio le zone abitate dai profughi a diventare, nella seconda metà degli anni ’80, il nuovo terreno di scontro della guerra civile libanese.

Il motivo sta nel rafforzamento delle milizie palestinesi, ridimensionate dall’invasione israeliana del 1982 e dall’arrivo di una forza multinazionale composta da Usa, Francia e Italia. Nel 1983 Israele lascia buona parte del Libano, mentre nel 1984 termina la missione internazionale. Elementi che comportano una nuova crescita di potere delle milizie palestinesi nei campi. Tutto ciò indispettisce tanto gli sciiti quanto il governo siriano, entrambi preoccupati dall’avanzata dei movimenti palestinesi.

Nel 1985 Amal e i drusi attaccano Al Murabitum, la più importante milizia sunnita filo palestinese. È l’inizio della cosiddetta “guerra dei campi”, contrassegnata da una serie di battaglie tutte interne ai campi profughi. Una guerra suddivisa in tre atti: la prima battaglia del 1985, la seconda del 1986 e la terza infine del 1987. In quest’ultima si assiste alla rottura tra i drusi e Amal. Il movimento sciita, nonostante i rinforzi arrivati da Damasco, perde molte posizioni. La Siria interviene con il proprio esercito e si arriva così al cessate il fuoco con un accordo che prevede, tra le altre cose, la cessione dei propri avamposti da parte di Amal all’esercito di Damasco.

Nella seconda metà degli anni ’80 si assiste, all’interno del mondo sciita libanese, all’avanzata di un altro movimento. Si tratta di Hezbollah, fondato a cavallo tra il 1982 e il 1985. Rispetto ad Amal, la nuova formazione non ha un carattere laico bensì contrassegnato da un’ideologia religiosa, sostenuta dalla Repubblica Islamica dell’Iran.

Ben presto i due movimenti diventano antagonisti nelle varie battaglie dei campi. Ma il vero scontro tra le due fazioni arriva nel 1988. A maggio di quell’anno il colonnello William Higgins, capo degli osservatori statunitensi del gruppo Onu preposto al monitoraggio della situazione in Libano, viene rapito e ucciso nel sud del Paese dopo un incontro con un rappresentante di Amal.

Per il partito si tratta di un affronto orchestrato da parte dei leader di Hezbollah, anche se questi ultimi hanno sempre smentito. Amal si scaglia così contro i miliziani rivali. Nelle prime settimane vengono riportati importanti successi nella valle della Beqqa, zona montana dell’est del Libano, ma al contempo Hezbollah si mostra molto più forte a Beirut, dove conquista diversi avamposti di Amal.

Con la mediazione di Siria e Iran nel gennaio 1989 si giunge a una tregua tra le due parti. Si sancisce il riconoscimento, da parte di Hezbollah, dell’autorità militare di Amal nel sud del Libano. Al contempo però Hezbollah è autorizzata ad attuare programmi culturali e formativi nelle aree a maggioranza sciita. Circostanza che, nel corso degli anni, contribuisce a fare di questo movimento un riferimento fondamentale per l’intera comunità sciita libanese.

Nel 1989 nella città saudita di Taif tutti gli attori chiamati in causa nei 14 anni di conflitto siglano un accordo che sancisce la fine definitiva delle ostilità. Nasce quindi un nuovo Libano post bellico, dove viene confermata la spartizione del potere in modo equo tra le principali comunità: il premier deve essere sunnita, il presidente della Repubblica cristiano maronita e il presidente del parlamento invece sciita.

Amal in questo contesto si trasforma definitivamente in un partito dall’importante forza parlamentare. Berri nel 1992 è eletto presidente del parlamento, carica che detiene ancora oggi. Amal nel dopoguerra è sempre stata a favore del mantenimento della presenza siriana in Libano, stabilita dagli accordi di Taif.

Nel 2005, all’indomani dell’assassinio dell’ex premier Rafiq Hariri, nascono proteste in tutto il Paese contro la presenza di Damasco, il cui governo è accusato dai manifestanti dell’omicidio dell’esponente politico sunnita. Amal si oppone all’idea di un ritiro siriano e sigla con Hezbollah e altri partiti sciiti e cristiani la cosiddetta “Alleanza dell’8 marzo”. Tuttavia il progetto di ritiro siriano prende piede e si attua entro il 2005.

Oltre ad esprimere da quasi trent’anni il presidente del parlamento, Amal nel dopoguerra vanta diversi ministri nei vari governi che si sono alternati. Il partito viene visto come rappresentante delle correnti sciite “moderate” e laiche, anche se la contrapposizione con Hezbollah viene ridimensionata nel corso degli anni a favore di una maggiore collaborazione interna all’universo sciita libanese. Il 14 ottobre 2021 miliziani di Amal ed Hezbollah ingaggiano una battaglia urbana a Beirut con l’esercito per protestare contro le indagini sull’esplosione del 4 agosto 2020, che vede tra l’altro un ex ministro delle Finanze membro di Amal tra i possibili imputati. Nelle ultime elezioni libanesi, tenute nel 2018, Amal conquista 17 seggi, diventando il terzo partito più votato in assoluto.