Come funzionano le elezioni presidenziali americane

Le elezioni presidenziali degli Stati Uniti si tengono una volta ogni quattro anni. Attraverso questa procedura elettorale, con metodo indiretto, i cittadini votano presidente e vicepresidente del Paese. Il voto del popolo, dunque, non ricade direttamente sul candidato che andrà a ricoprire il ruolo presidenziale, ma sui cosiddetti grandi elettori rappresentanti di ogni Stato americano. Sono questi soggetti che in un secondo momento eleggeranno il commander-in-chief degli Usa.

Le elezioni si svolgono nell’Election Day. Il Giorno dell’Elezione cade il martedì successivo al primo lunedì di novembre di ogni quattro anni, così da scongiurare il rischio di chiamare alle urne gli elettori il primo novembre (festivo).

I cittadini non votano direttamente il presidente americano ma, rispettando i metodi stabiliti dai singoli Stati federali, scelgono i grandi elettori, i quali a loro volta andranno a formare il Collegio elettorale degli Stati Uniti (United States Electoral College).

Gli Stati Uniti sono un Paese federale formato da 50 Stati; alle elezioni presidenziali ognuno di questi esprime un numero di grandi elettori pari alla somma dei suoi senatori e deputati. Il numero di parlamentari di ciascuno Stato dipende dalla popolazione, e così vale anche per i grandi elettori. È per questo motivo che gli Stati più popolosi mettono in palio più grandi elettori degli altri.

Ogni candidato alle elezioni presidenziali è collegato a una lista di grandi elettori. Questi ultimi, spesso funzionari di partito, sono a loro volta scelti dai vari comitati elettorali. Nella quasi totalità degli Stati americani (48 su 50) i grandi elettori sono eletti con sistema maggioritario. Significa che il candidato che prende un solo voto in più degli altri si aggiudica l’intera posta in palio, ovvero tutti i grandi elettori espressi da quello Stato. Quasi ovunque, quindi, non conta vincere raggiungendo il 30% o il 90%: basta vincere per “prendersi tutto”.

I grandi elettori sono 538. Il futuro presidente, per assicurarsi le chiavi della Casa Bianca, deve ottenere la maggioranza assoluta. Calcolatrice alla mano, si tratta di 270 grandi elettori.

L’organo che riunisce i grandi elettori si chiama collegio elettorale. Questo non si riunisce mai; i soggetti che ne fanno parte si radunano in ogni singolo Stato americano il lunedì successivo al secondo mercoledì di dicembre. In quel giorno votano per un candidato alla presidenza e per uno alla vicepresidenza. Chi riceve più voti, diventa il nuovo presidente degli Stati Uniti. Il vincitore verrà formalizzato con il giuramento e l’insediamento il 20 gennaio.

Sia chiaro, i grandi elettori sono liberi. Questo significa che possono votare chiunque vogliono; in linea teorica possono premiare anche il candidato del partito avverso alla lista con la quale sono stati eletti al collegio elettorale. Raramente un grande elettore si rifiuta di votare per il proprio candidato, anche se a volte può succedere per protesta.

Ricapitolando e sintetizzando i passaggi più importanti: gli americani che si recano alle urne non votano il presidente ma scelgono i grandi elettori. Ogni Stato ne mette in palio un certo numero e il voto è “Stato per Stato”. Il sistema è maggioritario ovunque tranne che in Maine e in Nebraska. Solitamente, chi “vince uno Stato” (come si dice in gergo tecnico) si prende tutti i grandi elettori che quel dato Stato mette in palio. Successivamente i grandi elettori si riuniscono per votare il presidente degli Stati Uniti. Nei fatti, il vincitore è colui che ha ottenuto almeno 270 grandi elettori.

In virtù di questo particolare sistema elettorale è possibile che un candidato X possa ottenere la maggioranza dei voti totali ma non quella dei grandi elettori, e per questo perdere le elezioni.

Da sottolineare anche due scenari molto particolari: il pareggio dei grandi elettori e lo scenario in cui più di due candidati si spartiscono i soliti grandi elettori. Il primo caso è possibile in quanto, teoricamente, ciascuna parte può accaparrarsi 269 teste; il secondo può decretare l’assenza di una maggioranza assoluta di grandi elettori.

Gli scenari descritti sono rari ma non impossibili. In entrambi i casi l’elezione del presidente diventa competenza del Congresso.

Ogni Stato, come abbiamo visto, mette in palio un differente numero di grandi elettori. Questo numero è stabilito in proporzione agli abitanti di ciascuno Stato. Cosa vuol dire? Che più uno Stato è popoloso e maggiore sarà la quantità di grandi elettori messi in palio.

Gli Stati più influenti sono la California, il Texas, New York e la Florida. Accanto agli Stati tradizionalmente vicini ai Democratici, come ad esempio proprio la California, e a quelli vicini ai Repubblicani, tipo il Texas, troviamo i cosiddetti Stati incerti, su tutti l’Ohio. Conquistarli significa fare un bel passo avanti verso la vittoria finale.

Il presidente degli Stati Uniti deve avere almeno 35 anni. Viene eletto da un’assemblea di grandi elettori e resta in carica per 4 anni. Può essere rieletto solo per un secondo mandato.

In caso di morte o dimissioni, l’inquilino della Casa Bianca viene sostituito dal vicepresidente fino al termine del mandato; non può sciogliere il Congresso in nessun caso. Ricordiamo inoltre che il presidente è capo dello Stato ma anche del governo. Nomina infine i 9 giudici della Corte Suprema e, al termine del mandato, torna a essere un privato cittadino.