Chi sono i Lupi Grigi

Fra le braccia armate di cui può disporre la Turchia per portare avanti la propria agenda estera, come ad esempio la compagnia Sadat e i gruppi jihadisti siriani, v’è un’organizzazione che risalta in maniera particolare: i Lupi Grigi (Bozkurtlar).

L’opinione pubblica occidentale ha iniziato a familiarizzare con questo nome il 13 maggio 1981, giorno del celebre attentato a Giovanni Paolo II in piazza San Pietro ad opera di un loro sicario professionista, Mehmet Ali Ağca, e la loro storia successiva è stata contrassegnata da eventi non meno rilevanti né meno offuscati dalle tenebre, come partecipazioni a colpi di Stato – Azerbaigian 1995 –, guerre – dal Nagorno Karabakh alla Cecenia –, attacchi terroristici – Bangkok 2015 – e “cacce all’armeno” in patria e all’estero – Lione 2020.

Per le suddette ed altre ragioni, i Lupi Grigi sono stati banditi in diverse nazioni, ultima in ordine di tempo la Francia nel novembre 2020, sebbene in Turchia operino liberamente e godino di un certa popolarità presso il pubblico, essendo una realtà, sì, tenebrosa ed estremistica, ma completamente legale – in quanto affiliati al Partito Nazionalista di Devlet Bahceli – e, per di più, legata a doppio filo con le forze armate e lo Stato profondo, ergo associata con la sicurezza e la stabilità della Repubblica.

I Lupi Grigi vengono fondati da Alparslan Türkeş negli anni ’60. Türkeş, già creatore del Partito Nazionalista, era un personaggio di spicco della politica turca dell’epoca: portavoce nel colpo di Stato militare del 1960 che aveva condotto alla destituzione di Adnan Menderes, era uno dei più importanti teorici del panturchismo e del turanismo ed uno dei principali referenti degli Stati Uniti e dell’Alleanza Atlantica in Turchia. E i Lupi Grigi, de facto, nascono nel contesto del contenimento dell’Unione Sovietica e come organizzazione inquadrata nella rete stay behind della Nato.

Ideologicamente a destra – estrema destra –, i Lupi Grigi della guerra fredda si caratterizzano per la mescolanza di elementi panturchi, turanici, anticomunisti, antiarmeni, anticurdi ed ellenofobici. Impegnati in prima linea nel contrasto del comunismo in patria, sia combattendone fisicamente i militanti sia facendo proseliti tra la popolazione, specie nelle università, i Lupi Grigi sono stati tra i grandi protagonisti degli anni di piombo turchi – anni 1976-80 –, restando coinvolti in omicidi mirati, sparatorie, battaglie urbane, attentati e massacri – dall’agguato di piazza Taksim del primo maggio 1977 al pogrom anti-alevita di Kahramanmaraş del 1978.

Nel 1980, all’acme della violenza tra gli opposti estremismi che avrebbe coartato le forze armate a consumare un nuovo colpo di Stato, i Lupi Grigi contavano 200mila iscritti ed un milione di simpatizzanti in tutta l’Anatolia: un esercito armato, addestrato e strutturato, al servizio dell’agenda antisovietica degli Stati uniti, dell’Alleanza Atlantica e dello Stato profondo turco.

I colpi di mano militari sono una costante della storia della Turchia repubblicana, a volte organizzati per combattere l’islamismo (Erbakan 1997), altre per porre un freno agli eccessi del panturchismo (Menderes 1960) e altre ancora per ripristinare l’ordine nelle strade (Demirel 1980). Cambiano le vittime, ma i Lupi Grigi non vengono mai colpiti dalle purghe: così fu ai tempi di Menderes, nel 1980 e nel 1997.

Il motivo alla base dell’intoccabilità dell’organizzazione è che essa è parte integrante dello Stato profondo turco, ergo le violenze che commette, sia in patria sia all’estero, seguono la logica, talvolta spietata, del perseguimento dell’interesse nazionale. Il quadriennio di sparatorie e stragi 1976-80, ad esempio, fu propedeutico e funzionale alla legittimazione del successivo colpo di Stato militare.

I legami con lo Stato profondo e con il crimine organizzato turco sono divenuti di dominio pubblico nel 1996, anno dello scoppio dello scandalo di Susurluk, le “Mani pulite” della Turchia. Quell’anno, Abdullah Çatli, noto narcotrafficante e numero due dei Lupi Grigi, avrebbe perso la vita in un incidente automobilistico, sul quale non è mai stata fatta pienamente luce, innescando una catena di eventi avrebbe reso il pubblico edotto dei legami intercorrenti tra l’organizzazione, i servizi segreti e la mafia turca. 

Il loro coinvolgimento nella conduzione di omicidi su commissione ed attentati sarebbe emerso con forza soltanto dieci anni dopo, in occasione dell’apertura del maxi-processo alla rete Ergenekon, un’organizzazione clandestina nata dal ventre degli ultrà del kemalismo e dei servizi segreti sulla quale neanche la giustizia ha fatto realmente chiarezza. È nel corso dei processi ad Ergenekon che l’opinione pubblica turca ha scoperto perché i Lupi Grigi non sono mai stati toccati dalle attività degli inquirenti né dai militari golpisti: i loro sicari hanno storicamente supportato le cacce all’uomo internazionali dell’Organizzazione Nazionale di Intelligence (MIT, Millî İstihbarat Teşkilatı), specialmente nei confronti della galassia curda e del terrorismo armeno.

I Lupi Grigi sono stati attraversati da una radicale trasformazione negli anni dell’era Erdogan. Le componenti islamiste ed eurasiatiste, presenti sin dagli albori, hanno cessato di essere marginali per divenire predominanti. Impiegati per infiltrare le diaspore turche presenti nel mondo, in particolare nell’Europa occidentale, i Lupi Grigi sono ben radicati in Germania, Francia e Austria, dove sono impegnati nella ricerca costante di nuovi adepti, nello spionaggio di militanti curdi ed oppositori poltici e, se e quando necessario, nella conduzione di missioni punitive ai danni del bersaglio indicato dal MIT.

Oggi, esattamente come in passato, i combattenti più esperti dei Lupi Grigi vengono inviati anche in trincea, ovvero nei campi di battaglia: hanno partecipato ad entrambe le guerre del Nagorno Karabakh, al mantenimento in stato di occupazione di Cipro Nord (celebre è il loro coinvolgimento nel brutale assassinio del 24enne Tassos Isaac nel 1997) e, più recentemente, all’invasione della Siria settentrionale.

Eurasiatisti, sì, ma fino ad un certo punto, i Lupi Grigi restano un’organizzazione inamovibilmente devota ad una concezione estremistica di panturchismo, ai limiti dell’apologia della pulizia etnica e del suprematismo, perciò hanno allestito basi operative tra Caucaso meridionale e Asia centrale per promuovere la diffusione di sentimenti russofobici nel dopo-guerra fredda. Nel dopo-Euromaidan, ad esempio, la stampa russa ha denunciato come l’organizzazione abbia tentato di stabilire contatti con l’insurgenza tatara in Crimea.

Storicamente legati al Movimento per l’indipendenza del Turkestan, i Lupi Grigi sono dei ferventi sostenitori della causa uigura, che hanno patrocinato in passato a mezzo di un’infiltrazione nello Xinjiang e che supportano nel presente sostenendo le attività del Congresso Mondiale Uiguro e, periodicamente, dando luogo a violenze contro i turisti cinesi in Anatolia e all’estero e consumando attentati – come Bangkok 2015.