Il Sultanato dell’Oman si appresta a vivere un difficile momento della sua vita politica: il 10 gennaio del 2020, infatti, si è spento Qaboos bin Said Al Said, monarca e padre della patria di questo remoto seppur strategico Paese mediorientale. Il sovrano era al potere dal 1970 ed il suo regno, durato ben 49 anni, è stato tra i più duraturi al mondo ed ha attraversato una fase cruciale della vita dello Stato. Il Sultanato, infatti, ha cominciato progressivamente ad aprirsi al mondo proprio durante il regno di Qaboos per diventare, al giorno d’oggi, una nazione meta di imponenti flussi turistici attratti dalla bellezza sconfinata del territorio nazionale. I meriti del Sultano, però, non si limitano ovviamente all’apertura ed alla modernizzazione dell’Oman ma si estendono alla capacità di mantenere questa nazione neutrale e tutto sommato in pace a dispetto della difficile area geografica di cui fa parte.
Le origini
Qaboos Bin Said era nato il 18 novembre del 1940 a Salalah, nella regione del Dhofar ed era l’unico figlio del Sultano Said bin Timur e della consorte Mazoon al-Mashani. Gli studi primari e secondari del futuro monarca si svolsero a Salalah ma in seguito egli venne inviato presso una scuola privata in Inghilterra, al fine di completare il suo percorso formativo. In seguito il giovane Qaboos entrò all’Accademia Militare Reale di Sandhurst, dove svolse un biennio formativo terminato nel 1962 e subito dopo entrò a far parte dell’esercito britannico per svolgere il proprio servizio militare. Dopo un ulteriore periodo in Inghilterra Qaboos fece rientrò a Salalah. Le esperienze del futuro monarca nel Regno Unito sono spiegabili mediante le relazioni speciali intrattenute, per secoli, tra Londra e Mascate: l’Oman, infatti, era in un rapporto di stretta dipendenza con il Regno Unito. Il ritorno di Qaboos Bin Said non fu particolarmente felice ed egli fu sottoposto ad un vero e proprio isolamento da parte del Sultano Taimur, che evidentemente non voleva coinvolgere il figlio negli affari di governo.Il giovane, però, non sarebbe rimasto in questa condizione ancora a lungo. L’Oman versava in un grave stato di arretratezza culturale a causa del regno repressivo del Sultano Taimur e ciò aveva provocato lo scoppio di un’insurrezione nella regione del Dhofar. Londra iniziò probabilmente a temere che il monarca potesse venire rovesciato e sostituito da un governo ostile.
Il colpo di Stato
Il governo britannico e la compagnia petrolifera Petroleum Development Oman ritenevano, con tutta probabilità, che Qaboos Bin Said avrebbe potuto essere un monarca migliore del padre reazionario e per questo motivo il Sultano Taimur, evidentemente consapevole di tutto ciò, aveva posto il figlio, de facto, agli arresti domiciliari. Gli interessi di Londra portarono, nel giro di qualche anno, ad un vero e proprio colpo di Stato incruento che causò, nel 1970, l’abdicazione del Sultano Taimur e l’ascesa al trono di Qaboos Bin Said. Un ufficiale dell’esercito britannico ed un notabile omanita, infatti, si presentarono dall’anziano Taimur affermando che avrebbe dovuto rinunciare al trono e quest’ultimo fu costretto ad adeguarsi alla volontà dell’alleato europeo. Firmato il documento di abdicazione Taimur venne prelevato da un aereo militare inglese e portato nel Regno Unito dove trascorse gli ultimi anni della sua vita presso una suite dell’Hotel Dorchester. La strada del giovane erede al trono era ormai spianata ma l’Oman, in quel periodo storico, era segnato da una serie di gravi problemi: dai ritardi del suo sistema economico all’insurrezione nel Dhofar
Una guerriglia insidiosa
In una prima fase la guerriglia del Dhofar non aveva assunto una natura particolarmente minacciosa per il Sultano Taimur e per la stabilità del Paese. Il Movimento di Liberazione del Dhofar, infatti, non aveva un carattere ideologico ed il supporto britannico all’esercito reale consentiva a quest’ultimo di tenere a bada le azioni dei ribelli. Le cose cambiarono in seguito alla nascita della Repubblica Popolare dello Yemen, di matrice marxista, che iniziò a supportare i guerriglieri dal punto di vista economico e attraverso la fornitura di armi. Altre nazioni del mondo comunista fornirono ai ribelli una formazione politica ed addestramento militare ed a partire dal 1968 nacque il Fronte Popolare per la Liberazione del Golfo Arabo Occupato, ormai decisamente schierato su posizioni marxiste. Questo gruppo crebbe, progressivamente, in pericolosità e nel 1970 era giunto a controllare l’80 per cento del Dhofar mentre i britannici temevano la perdita definitiva della provincia.
Il nuovo Sultano Qaboos si adoperò, sin da subito, per cercare di porre fine all’insurrezione ed ai molti problemi dell’Oman. Accettò l’aiuto inglese nell’addestramento dell’esercito reale omanita e nella formazione di un comparto militare speciale e decise una moratoria nelle offensive militari contro i ribelli, per permettere alle proprie forze armate di riorganizzarsi. Promulgò, in seguito, un’amnistia nei confronti di quei guerriglieri fatti prigionieri e riuscì a beneficiare del supporto britannico nel corso della lunga campagna di controinsurrezione che si rivelò, nel lungo termine, vittoriosa e portò nel 1975 alla sconfitta della ribellione.
La politica interna
La sconfitta degli insorti del Dhofar, in ogni caso, non poteva rivelarsi la panacea di tutti i mali che affliggevano il regno dell’Oman. Povertà, analfabetismo e assenza di infrastrutture rendevano piuttosto bassa la speranza di vita nel Paese ed impedivano lo sviluppo economico. Il Sultano Qaboos cominciò a dedicarsi, sin da subito, alla costruzione di scuole, infrastrutture stradali, impianti industriali, ospedali e porti e fu aiutato dai proventi derivanti dalle riserve petrolifere del Paese che erano state scoperte intorno alla metà degli anni ’60. Dal punto di vista politico dotò il Sultanato di un Consiglio dei Ministri ed in seguito di due organi legislativi, aventi funzione consultiva ed abrogò la schiavitù che era ancora in vigore nel Paese. L’apertura dell’Oman ha raggiunto il suo apice con la promulgazione della prima Costituzione, nel 1996, che ha formalizzato il ruolo del Sultano e quello dell’Assemblea consultiva. Il suffragio universale è stato garantito a tutti gli omaniti con più di 21 anni ma, al tempo stesso, la creazione di partiti politici e l’organizzazione di manifestazioni non autorizzate sono rimaste vietate. Il Paese è stato toccato marginalmente dalle proteste della cosiddetta Primavera Araba. Nel corso del suo regno Qaboos ha ricoperto anche le cariche di Primo Ministro, ministro degli Esteri, degli Interni, delle Finanze e di Governatore della Banca Centrale riuscendo in questo modo ad avere un controllo diretto sulle politiche di Stato.
La politica estera
Le relazioni internazionali dell’Oman, nel corso degli ultimi decenni, sono state caratterizzate dai principii della moderazione, del rispetto e della non-interferenza negli affari interni di altri Stati. Mascate è riuscita ad intrattenere buoni oppure ottimi rapporti tanto con gli Stati Uniti quanto con l’Iran e tanto con i suoi vicini del Golfo quanto con Egitto ed Israele. Il Sultano ha favorito e supportato i colloqui che portarono, nel 1979, al Trattato di Pace tra Il Cairo e Tel Aviv ed ha anche facilitato il dialogo tra Teheran e Washington che è concluso, nel 2015, con la firma dell’intesa sul nucleare iraniano. L’indipendenza politica di Mascate ha talvolta portato il Paese ad allontanarsi da altre nazioni del Golfo, tra cui Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. L’Oman non ha inviato truppe per reprimere la rivolta sciita nel Bahrein nel 2011 e non ha supportato la campagna militare di Riyadh contro i ribelli Houthi nello Yemen ma, piuttosto, ha cercato di mediare tra le parti in conflitto per cercare di giungere ad una soluzione pacifica. Mascate non ha inoltre preso parte al boicottaggio economico e diplomatico, portato avanti da Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti ed Egitto, contro il Qatar, accusato di sponsorizzare il terrorismo internazionale. L’Oman ha poi ospitato, in più occasioni, le visite di diversi Primi Ministri israeliani: da Yitzhak Rabin a Shimon Peres e Benjamin Netyanhau, che si è recato nello Stato del Golfo nel 2018.
Il futuro
La scomparsa del Sultano Qaboos, all’età di 79 anni, è destinata a proiettare l’Oman in una nuova e difficile fase della sua storia. Il sovrano, infatti, non aveva figli ed eredi diretti e pertanto è stata la famiglia reale a nominare il suo successore nella persona di Haitham bin Tariq al-Said, ex ministro della Cultura. Non sarà facile, per il nuovo Sultano, riuscire a preservare i tanti risultati positivi ottenuti nel corso del lungo regno del suo predecessore e soprattutto riuscire a mantenere l’Oman in pace tanto con il resto del mondo quanto con i suoi vicini. Bisognerà vedere come il Sultano Haitham bin Tariq al-Said gestirà gli affari dello Stato e le relazioni internazionali di Mascate bilanciando, di volta in volta, i legittimi interessi del Paese con la necessità di non inimicarsi amici ed alleati.
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