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Chi era il Mullah Omar

Il Mullah Omar è ricordato sia come fondatore dei Talebani, il movimento integralista diffuso in Afghanistan, che come capo del Paese asiatico tra il 1996 e il 2001. Nonostante le sue rare apparizioni in pubblico, la sua figura ancora oggi è vista come quella più importante e carismatica tra i sostenitori talebani. Ricercato dagli statunitensi dal 2001, la morte del Mullah Omar avviene nel 2013 ed è resa nota dagli stessi integralisti soltanto nel 2015.

Il vero nome è Mohammed Omar. Il titolo di Mullah arriva poi in un secondo momento, quando all’inizio degli anni ’90 i suoi seguaci lo nominano come “guida spirituale”. Omar nasce nel 1959 nel villaggio di Nodeh. Si tratta di una località non distante dalla città di Kandahar, la più grande del sud dell’Afghanistan. All’epoca nella zona non sono presenti scuole. A dominare la scena qui sono i Pasthun, etnia più diffusa nel Paese e a cui lo stesso Mohammed Omar appartiene. I codici sociali delle tribù Pasthun vengono rispettati anche dalla sua famiglia, composta soprattutto da braccianti.

Quando è ancora adolescente, Omar perde il padre e diventa a tutti gli effetti il capofamiglia. Deve essere lui a provvedere al sostentamento dei fratelli e dei parenti. Così come anche delle sue mogli. Sono tre le donne che sposa e da loro ha sei figli. Il modo di vivere della sua provincia è uno degli elementi destinati a caratterizzare l’opera politica e ideologica di Omar.

Nel 1979 inizia l’invasione dell’Afghanistan da parte dell’Unione Sovietica. Nel Paese affluiscono migliaia di combattenti islamisti per iniziare la guerriglia contro la presenza dei soldati di Mosca. Non si conosce bene né il momento e né il motivo che spingono il poco più che ventenne Omar ad aderire alle campagne contro l’Urss. Ma è in questo periodo che inizia la sua radicalizzazione.

Aderisce infatti all’Harakat-i Inqilab-i Islami, ossia il Movimento rivoluzionario islamico. Si tratta di una delle più grandi formazioni di futuri jihadisti che, in nome della guerra santa, combattono i sovietici. Omar si distingue come uno dei miliziani più tenaci. Secondo le cronache emerse dalle trincee afghane, durante la guerra viene ferito quattro volte. In uno di questi episodi perde l’occhio destro.

Omar rimane a combattere contro i sovietici fino alla fine della missione di Mosca, conclusa con un ritiro dall’Afghanistan nel 1989. Dopo il conflitto, il futuro Mullah viene segnalato in Pakistan. Probabilmente nella città di Quetta inizia a studiare in una delle tante madrase ed acquisisce maggior formazione integralista. É qui che nasce il suo pensiero ideologico e politico, vocato a una rigida interpretazione dell’Islam e a un’applicazione ferrea della Sharia, la legge islamica.

Nei primi anni ’90 Omar ritorna a Kandahar. Secondo una ricostruzione fatta delle forze di intelligence, nella sua provincia natia inizia ad insegnare nelle scuole coraniche. Non scrive manoscritti e non lascia traccia del suo pensiero, se non nelle sue lezioni che tiene nel sud dell’Afghanistan. Il suo nome circola nelle varie madrase e tra i vari imam della zona. In quel periodo il Paese è nel caos. Dopo la cacciata sovietica rimane in piedi un governo filorusso retto dal presidente Najibullah, il quale però è circondato da diversi signori della guerra e da molte milizie islamiste.

Un contesto quasi di anarchia, dove abbondano la corruzione e il malaffare. Leggenda narra che alla notizia del rapimento di quattro giovani donne nei pressi di Kandahar da parte di un locale signore della guerra, Mohammed Omar chiama a raccolta alcuni combattenti per andare a liberare le vittime e punire gli aguzzini. In tal modo il futuro Mullah diventa molto popolare e attorno a lui inizia ad avere dei seguaci, soprattutto dalle scuole coraniche. Allievi chiamati “Talebani”, termine che in pasthun indica per l’appunto “studenti”.

Al di là della veridicità o meno della storia, il gruppo attorno a Omar si consolida con l’idea di combattere la corruzione e il malcostume. Diversi studenti dal Pakistan e dal sud dell’Afghanistan si uniscono al gruppo, il quale fa parlare di sé a partire dal 1994. Omar viene insignito del titolo di guida e adesso diviene noto con la nomina di Mullah. I Talebani, imbracciate le armi, iniziano a combattere per diffondere il proprio ideale permeato dalla visione religiosa e ideologica di Omar. A loro fianco ci sono molte tribù Pasthun, che vedono negli studenti coranici un riferimento in chiave etnico e nazionalistico.

L’obiettivo talebano è formare un emirato in Afghanistan. Nel 1994 viene conquistata buona parte della provincia di Kandahar. Tutto questo grazie anche all’appoggio che arriva soprattutto dal Pakistan, così come dall’Arabia Saudita. Soldi e armi permettono al movimento di avanzare e dilagare in tutto il Paese.

Il 27 settembre 1996 i seguaci del Mullah Omar entrano a Kabul. In questo momento inizia la storia del primo emirato islamico dell’Afghanistan. Il titolo di emiro è affidato proprio ad Omar. Il Mullah diventa formalmente capo di Stato, anche se il governo talebano è riconosciuto soltanto da tre Paesi: Pakistan, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. La sua è una carica tanto politica quanto religiosa. Ma soprattutto il Mullah Omar diventa un riferimento spirituale di tutti coloro che appoggiano l’ideologia talebana.

Anche se la capitale è Kabul, il Mullah Omar rimane nella sua provincia di origine. Raramente gli afghani lo vedono. Le Tv sono vietate, lui non va in giro, non si reca in visita in altre città, né tanto meno lancia molti discorsi. Amministra i Talebani e l’Afghanistan da un ufficio di Kandahar, vedendo ogni giorno soltanto pochi collaboratori. Quelli più stretti, tra cui il Mullah Baradar, considerato suo vice e suo braccio destro.

Durante il suo governo, viene applicata un’interpretazione molto rigida della Sharia. Le donne devono indossare il burqa e non possono uscire da sole, in molte scuole la loro presenza è preclusa. Sono vietate le televisioni, le radio, le esibizioni musicali. Gli uomini devono portare una barba lunga almeno tre dita.

Un dossier importante che gestisce dal suo quartier generale è quello relativo alla presenza di Osama Bin Laden. Il fondatore e leader dell’organizzazione terroristica Al Qaeda è in Afghanistan da prima della presa di potere dei Talebani. I rapporti tra il Mullah Omar e lo sceicco del terrore non sembrano molto cordiali. Ma al tempo stesso Bin Laden porta nel Paese i propri soldi per costruire strade ed edifici e la sua presenza è quantomeno tollerata.

Tutto si rivela poi controproducente all’indomani dell’attentato delle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001. Per l’attacco agli Usa viene accusato proprio Bin Laden e il regime talebano viene messo sotto controllo.

Alcuni documenti negli anni successivi mostrano contrattazioni risalenti già al 1998 tra la cerchia del Mullah Omar e l’intelligence Usa per la consegna di Bin Laden, ma ogni trattativa risulta poi naufragata.

Per questo il 7 ottobre 2001 gli Stati Uniti attaccano l’Afghanistan. L’obiettivo di Washington è appoggiare l’opposizione armata dell’Alleanza del Nord e spodestare i Talebani dal Paese. Il Mullah Omar continua a seguire anche questa situazione dalla sua Kandahar. Kabul capitola il 12 novembre 2001, pochi mesi dopo la stessa sorte tocca alla sua provincia di origine. Il Mullah Omar perde il titolo di emiro dell’Afghanistan, ma continua a essere in latitanza il capo dei Talebani. Diventa uno degli uomini più ricercati dagli Stati Uniti, subito dopo lo stesso Osama Bin Laden. Sulla sua testa pende una taglia da 25 milioni di Dollari.

Di lui, dopo il 2001, non si sa più nulla. I Talebani catturati in Afghanistan dagli americani lo continuano a indicare come il vero leader. Non si sa però se nel frangente rimane nel Paese oppure se trova rifugio in Pakistan. Un mistero ancora più accentuato dalla totale assenza di suoi video o messaggi.

Tra il 2010 e il 2011 viene dato per morto in due diverse circostanze. In entrambi i casi però si tratta di notizie non confermate. Anzi i Talebani ne approfittano per smentire e per sottolineare come il Mullah Omar sia sempre alla guida del gruppo.

Una svolta sul mistero della sua sorte si ha il 29 luglio 2015, quando il governo afghano dichiara di essere certo della morte del leader degli islamisti. Pochi giorni dopo sono gli stessi Talebani a confermare: il Mullah Omar è morto due anni prima, nel 2013, a causa di una tubercolosi. Ufficialmente come luogo della sua morte viene indicato il Pakistan, dove forse si reca poco prima del decesso per curarsi.

Di fatto il Mullah Omar muore da latitante. Non si sa dove si trova il suo luogo di sepoltura, anche questo un mistero forse custodito soltanto dal figlio Yaqoob, diventato negli anni successivi il leader militare dei Talebani.