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Chi era Heydar Aliyev, il fondatore dell’Azerbaigian indipendente

L’Azerbaigian del 2021 è un Paese in ascesa, che ha dato prova delle capacità del proprio arsenale e del proprio esercito nel corso della seconda guerra del Karabakh, che vanta il 34esimo clima d’investimento migliore del mondo (Doing Business 2020) e che sta traendo vantaggio in maniera ottimale dalla propria posizione geostrategica.

Legato a Turchia e Italia da alleanze adamantine, nonché alla Cina dalla Belt and Road Initiative e ad Israele da un’intesa multiforme, l’Azerbaigian è la nazione del Caucaso meridionale caratterizzata dal maggiore grado di emancipazione dalle dinamiche storico-politiche dello spazio postsovietico e dalla più elevata autonomia strategica nel contesto dell’attuale competizione tra grandi potenze.

Né orientato forzatamente a ponente come la Georgia, e neanche dipendente dalla Russia come l’Armenia, nell’ultimo ventennio l’Azerbaigian è divenuto un giocatore di prima lega in una molteplicità di contesti geopolitici, dall’Europa, di cui soddisfa gli appetiti energetici, all’Asia centrale, all’interno della quale agisce in funzione di catalizzatore della cooperazione regionale.

L’attuale presidente Ilham Aliyev è colui al quale vanno riconosciuti i meriti dei successi quivi elencati, inclusa la liberazione dei territori dall’occupazione da parte dell’Armenia, ma per comprendere dove ha avuto origine questo lungo percorso è fondamentale fare un passo indietro, tornando al Novecento, per scoprire la figura di Heydar Aliyev, padre fondatore dell’Azerbaigian indipendente e fonte primigenia di quel legato che, trasmesso in eredità ai posteri, ha trovato piena espressione all’alba del ventunesimo secolo.

Heydar Alirza oğlu Aliyev nasce a Nakhchivan, capoluogo dell’omonima exclave azerbaigiana, il 10 maggio 1923. Frequenta la scuola superiore di pedagogia di Nakhchivan, proseguendo gli studi post-diploma dapprima all’Istituto industriale dell’Azerbaigian e dipoi alla Scuola superiore di sicurezza di Leningrado e all’università statale di Baku.

Entra nel mondo del lavoro in concomitanza con gli studi, servendo per tre anni nella Sezione archivi del Commissariato popolare degli affari interni della repubblica autonoma del Nakhchivan, ovvero dal 1941 al 1944, e facendo successivamente ingresso nel Dipartimento generale dei commissari del consiglio del popolo del Nakhchivan e nel Commissariato popolare per la sicurezza statale dell’Azerbaigian.

Sullo sfondo dell’intensa carriera professionale e del percorso di studi pressoché continuativo quest’ultimo sarebbe perdurato sino agli Sessanta inoltrati, perché nel 1966 frequenta dei corsi professionali avanzati presso la Scuola superiore Dzerzhinsky del KGB a Mosca –, Heydar Aliyev si sposa (1948) e diventa padre di Sevil (1955) e dell’oggi presidente Ilham (1961).

Dopo aver frequentato e superato con successo la Scuola di formazione del KGB, nel 1950 diventa capo dipartimento presso il distaccamento in Azerbaigian del Comitato per la sicurezza statale. Ed è precisamente qui, nei servizi segreti, che Aliyev costruisce la propria reputazione di uomo affidabile e capace, scalando gradualmente i vertici dell’apparato di sicurezza.

Il 1967 è l’anno della svolta: Aliyev assume la guida del ramo azerbaigiano del KGB, dopo un periodo di vice-direzione durato tre anni. Avrebbe ricoperto quel ruolo per soli due anni, fino al 1969, perché chiamato dal Cremlino ad esercitare una funzione più importante e, soprattutto, irrifiutabile: la gestione del Partito Comunista dell’Azerbaigian, del quale avrebbe assunto la guida lo stesso anno della dipartita dal KGB, venendo investito del ruolo di primo segretario del Comitato centrale.

Aliyev, che negli anni al KGB aveva attratto l’attenzione dei superiori per doti quali la lealtà alla bandiera, la dedizione al lavoro e l’integrità morale, fu chiamato dal Cremlino a guidare il paragrafo azerbaigiano del comunismo sovietico in quanto ritenuto particolarmente adatto a guidare la neonata campagna anticorruzione lanciata da Mosca.

L’ottima gestione del repulisti, focalizzato sulla lotta alla grande corruzione e alla cultura della tangente, gli avrebbe permesso di mantenere la guida del Partito Comunista dell’Azerbaigian per oltre un decennio, ossia fino al 1982. Gli anni della battaglia culturale e giudiziaria alla piaga della corruzione coincidono con l’attivismo politico a Baku – che introduce sul viale della crescita economica – e all’estero – nel 1977 si reca a Teheran –, nonché con una maggiore valorizzazione degli azerbaigiani a livello di Unione Sovietica e con un generale “rinascimento culturale, scientifico ed economico […] del Paese”.

Nel 1982, come già accaduto in passato, Aliyev riceve l’ennesimo incarico di prestigio dal Cremlino, una ricompensa per i successi conseguiti negli ambiti della lotta alla corruzione e dello sviluppo dell’Azerbaigian, divenendo un membro a tutti gli effetti del Politburo del Comitato centrale del PCUS e primo vicepresidente del Consiglio dei ministri – il ruolo più elevato che un azerbaigiano abbia mai ricoperto all’interno dell’Unione Sovietica.

L’ascesa di Mikhail Gorbachev equivale ad un ridimensionamento della figura di Aliyev nel panorama sovietico. Nel 1987, a seguito di screzi con il padre della perestrojka, rassegna le dimissioni dalla vicepresidenza del Consiglio dei ministri. Il periodo di quiete forzata, dovuto anche ad un infarto, lo incoraggia a ridirezionare il proprio orizzonte verso l’Azerbaigian, in conflitto con l’Armenia a causa delle rivendicazioni territoriali di quest’ultima nei confronti della regione azerbaigiana del Nagorno Karabakh e oggetto di un brutale intervento militare sovietico nel 1990 – denunciato duramente e apertamente da Aliyev.

La minaccia incombente di una guerra tra Baku ed Erevan lo persuade ad abbandonare Mosca in favore di Baku. Qui, nel 1990, viene eletto nel Soviet supremo dell’Azerbaigian e l’anno successivo diventa presidente del Soviet supremo del Nakhchivan, non prima di aver rassegnato le dimissioni dal PCUS. La guerra con l’Armenia, affrontata disastrosamente dall’allora presidente dell’Azerbaigian, Ayaz Mutallibov, conduce quest’ultimo a fare un passo indietro e dimettersi dall’incarico.

Aliyev, nello stesso periodo, amministra in piena autonomia l’exclave del Nakhchivan, risparmiandola dall’occupazione dell’Armenia. Forte di aver salvaguardato il Nakhchivan e retto alle pressioni provenienti dai propri rivali a Baku, a loro volta costretti a fronteggiare il malcontento popolare dovuto all’evolvere della guerra, Aliyev inizia ad essere reclamato dalle masse quale capo di Stato dell’Azerbaigian indipendente.

Nominato alla presidenza dell’Assemblea nazionale nel giugno 1993, tre mesi dopo, in settembre, viene eletto alla presidenza dello Stato dalla stragrande maggioranza degli aventi diritto di voto: 3.919.923 su 3.966.327, ovvero dal 97,6% dell’elettorato.

Rientrata la crisi politica e placato il malumore per le strade, il neopresidente avvia un difficile tavolo negoziale con la controparte armena per ottenere un cessate il fuoco. Il risultato sarà una tregua di 26 anni, entrata in vigore nel 1994 e durata fino al 2020.

Rieletto con il 77% delle preferenze nel 1998, muore il 12 dicembre 2003, ossia due mesi dopo aver ceduto il proprio posto nella gara alla presidenza a suo figlio, Ilham, eletto con il 75% dei voti.

Heydar Aliyev ha approfittato della decade al potere, durata esattamente dal 1993 al 2003, per dare all’Azerbaigian quell’impulso elettrizzante necessario ad affrontare l’entrata nel nuovo secolo non nelle vesti di un vinto totale, quanto di uno sconfitto con voglia di revanche, traghettando il Paese dalle rovine post-Urss verso la stabilità e la crescita economica, rafforzandone la posizione geopolitica internazionale”.

 

L’eredità di Aliyev padre è vasta e tangibile:

  • La transizione gradata e non traumatica all’economia di mercato;
  • l’adozione di una costituzione sottoposta a referendum popolare;
  • la nascita della Corte costituzionale;
  • l’abolizione della pena capitale;
  • una riforma della terra in due tappe;
  • la costruzione di un’estesa e diversificata rete di alleanze, partner e contatti – fatto inusuale per una nazione postsovietica –, inclusa la nascita del partenariato strategico con l’Italia a mezzo di una visita ufficiale a Roma nel 1997;
  • la trasformazione dell’Azerbaigian in un attore di primo piano nella sfere dell’ecumenismo e del dialogo intercivilizzazionale, come dimostrato dallo stabilimento di una relazione adamantina con il Vaticano – ancora oggi attiva;
  • l’avvio dello sfruttamento delle ricchezze contenute nel sottosuolo azerbaigiano attraverso il potenziamento della compagnia petrolifera statale, Socar;
  • la finalizzazione del cosiddetto “contratto del secolo” (1994) inerente lo sviluppo dei giacimenti Azeri, Chirag e Guneshli;
  • l’apertura allo sfruttamento del maxi-deposito di gas naturale di Shah Deniz, i cui proventi sono stati reinvestiti in progetti di crescita e sviluppo rivelatisi determinanti nel medio-lungo periodo e da cui ha origine il progetto Corridoio Meridionale del Gas, incluso il Tap;
  • e la formulazione delle prime tabelle di marcia in materia di corridoi energetici transcontinentali puntati verso Europa e Anatolia.

In ragione del contributo determinante dato al dialogo intercivilizzazionale, alla pacificazione del Caucaso meridionale e allo sviluppo e alla crescita dell’Azerbaigian, il cui attuale status di potenza energetica consolidata è da imputare ai lungimiranti piani d’azione formulati fra il 1993 e il 2003, in patria è motivo di celebrazione l’anniversario della sua nascita e gli sono state tributate infrastrutture (come l’aeroporto internazionale di Baku), moschee, complessi sportivi ed enti culturali e caritatevoli (come la Fondazione Heydar Aliyev), e il suo nome è stato dato a parchi (Romania), piazze (Ucraina, Georgia) e strade (Israele, Turchia, Russia e Kazakistan).