Chi era Abdelaziz Bouteflika

Abdelaziz Bouteflika è ricordato soprattutto per essere stato per venti anni presidente dell’Algeria. Militante dell’Aln, l’Esercito di Liberazione Nazionale, dalla prima ora, dopo l’indipendenza del suo Paese ricopre diversi incarichi all’ombra del “mentore” Boumediene. La scalata politica viene coronata dall’elezione a presidente nel 1999, incarico mantenuto fino alle dimissioni del 2019 a seguito di importanti proteste popolari. Dopo l’addio alla scena politica si stabilisce a Zeralda dove muore la sera del 17 settembre 2021 all’età di 84 anni.

Bouteflika nasce ad Oujda, in Marocco, il 2 marzo 1937. La sua famiglia è però originaria dell’Algeria, Paese da cui il padre emigra già in giovane età per andare a lavorare in territorio marocchino. Vive ad Oujda per tutto il periodo dell’infanzia e dell’adolescenza, in questa città compie gli studi che interrompe però per arruolarsi nell’Aln.

Abdelaziz Bouteflika è il secondogenito di suo padre, ma il primo figlio avuto dal genitore con la seconda moglie, Ghezlawi Mansuriyya. Quest’ultima lavora in un hammam ad Oujda e contribuisce al sostentamento della famiglia. Bouteflika complessivamente ha tre sorellastre, quattro fratelli e una sorella. Nella biografia ufficiale la nascita e la crescita adolescenziale in Marocco viene omessa. Questo per motivi politici e ideologici, tuttavia sono i suoi stessi parenti negli anni a confermare l’adolescenza trascorsa a Oujda, all’interno della folta e numerosa comunità locale algerina.

Al compimento dei suoi 18 anni l’Algeria è alla vigilia di quella che viene poi ricordata come guerra di liberazione dalla Francia. Nel Paese e nelle comunità algerine sparse negli Stati limitrofi, si forma l’esercito di liberazione nazionale (Aln), spina dorsale del futuro esercito di Algeri. Bouteflika in Marocco si arruola tra i combattenti poco dopo il compimento della maggiore età. Non si sa se il suo arruolamento è da considerarsi volontario o meno, infatti all’epoca chi tra gli studenti non si integra nell’Aln viene accusato di diserzione e tradimento.

Il suo primo ruolo nell’esercito di liberazione nazionale è quello di “controllore”. Bouteflika riporta nei suoi report settimanali cosa avviene all’interno delle fila dell’Aln in Marocco e nell’Algeria occidentale. Un compito portato avanti per diversi anni e che gli consente di avvicinarsi molto alle sfere più alte dell’Aln.

Alcuni esponenti di spicco dell’esercito di liberazione algerino provengono proprio da figli di emigrati ad Oujda. Tra questi è da annoverare Houari Boumediene, il quale all’inizio degli anni ’60 risulta essere uno dei membri più influenti tra i militari. Si forma, come sottolineano in seguito diversi analisti algerini, il cosiddetto “clan di Oujda” e Bouteflika risulta pienamente integrato in questo sottogruppo.

Nel 1960 proprio Boumediene vede in Bouteflika uno dei suoi più fidati collaboratori. Diventa, secondo le cronache dell’epoca, suo segretario amministrativo. Ma proprio in questa fase avvengono due episodi piuttosto controversi che lo riguardano in prima persone. Boumediene infatti invia Bouteflika in Tunisia per una missione diplomatica, ma dopo qualche giorno fa perdere le sue tracce.

Ricompare dopo alcune settimane in cui dichiara di essere stato in Europa per un viaggio con alcuni amici. Il giornalista Mohamed Benchicou, in una documentata biografia del 2004, sottolinea come Boumediene, a differenza di quanto consigliato da diversi collaboratori, evita interventi disciplinari.

Bouteflika viene così spedito in Mali per una nuova missione, una misura però che ha il sapore più di una velata punizione che di una reale esigenza politica di Boumediene. Proprio in Mali però si ha l’altro episodio controverso, contraddistinto ancora una volta da una nuova sparizione. Mesi dopo ritorna alla corte di Boumediene ammettendo di aver trascorso un periodo di vacanza in Marocco con una donna.

Tuttavia lo stesso Boumediene decide ancora una volta di non punirlo. Forse, osservano gli analisti algerini, a pesare è l’appartenenza di Bouteflika al clan di Oujda. Nel 1962 il futuro presidente algerino figura ancora tra i principali collaboratori del suo mentore e partecipa con lui al colpo di Stato interno al governo provvisorio algerino che manda al potere gli uomini più vicini all’Aln.

Nel 1962 l’Algeria raggiunge l’indipendenza dalla Francia. Viene formato un governo guidato da Ahmed Ben Bella, in cui Bouteflika ricopre l’incarico di ministro della Gioventù e dello Sport. L’anno successivo però si ha un salto di grado: Bouteflika è infatti nominato ministro degli Esteri, diventando uno degli esponenti più importanti del governo di Algeri.

Nel 1965 con un nuovo colpo di Stato va al potere Houari Boumediene e Bouteflika viene riconfermato come capo della diplomazia. Un ruolo che non lascia fino alla morte del suo mentore e presidente, avvenuta nel 1978. In questa fase Bouteflika si impone come uno dei volti più importanti della scena politica algerina e del mondo arabo.

Con la morte di Boumediene, Bouteflika si aspetta di assumere l’incarico di presidente. Essendo il suo delfino e il suo più stretto collaboratore, anche in Algeria prevedono una successione affidata a Bouteflika. Tuttavia il nuovo capo dello Stato nel 1979 è Chadli Bendjedid. A determinare questa scelta è la volontà dell’esercito. I militari infatti non vedono di buon occhio l’ex ministro degli Esteri e preferiscono una presidenza meno vicina al clan di Oujda.

Bouteflika fiuta l’aria, viene messo in disparte e decide allora di lasciare l’Algeria. Nel 1983 parte per gli Emirati Arabi Uniti, dove rimane per diversi anni. Trascorre questa fase della sua vita anche tra alcune sue abitazioni in Francia e in Svizzera.

Bouteflika rientra in Algeria soltanto nel 1989. Il Paese è alla vigilia di un’altra fase delicata della sua storia recente. Crescono infatti le tensioni soprattutto per via dei primi iniziali scontri con alcuni gruppi di ispirazione islamista.

Dopo il suo rientro, Bouteflika è nominato membro del direttivo del Fonte di Liberazione Nazionale (Fln). Non ha però importanti incarichi a livello governativo e si mantiene nelle seconde linee della leadership algerina anche nel 1992, anno del colpo di Stato dell’esercito avvenuto per impedire il riconoscimento della vittoria elettorale del Fis, il Fronte Islamico di Salvezza.

Un episodio che segna l’inizio di un periodo di instabilità e di una vera e propria guerra civile capace di mettere a ferro e fuoco il Paese. Bouteflika segue gli eventi da lontano e rifiuta anche una candidatura come presidente nel 1994. Nella seconda metà degli anni ’90 l’esercito riesce progressivamente ad avere ragione dei gruppi islamisti, ma il prezzo pagato da soldati e popolazione è molto alto.

In vista delle elezioni presidenziali del 1999, i militari sperano di poter contare su una figura avvertita come equilibrata e non direttamente coinvolta nelle scelte operate durante il conflitto. Bouteflika viene visto in tal senso come l’uomo giusto da poter candidare. Lui questa volta accetta e nell’aprile del 1999 viene eletto presidente con il 74% dei voti.

Bouteflika resta presidente dell’Algeria per 20 anni. È ancora difficile dare una precisa connotazione storica al suo ventennio. Si possono distinguere però alcuni tratti importanti. Senza dubbio il Paese attraversa una fase molto più stabile rispetto agli anni ’90, il conflitto con gli islamisti cessa definitivamente e lo stesso Bouteflika preme per una legge di riconciliazione in grado di chiudere definitivamente la vicenda.

A livello economico vengono varati diversi piani quinquennali di sviluppo, nei primi anni di presidenza il tasso di crescita sfora il 6% e l’Algeria si attesta come uno dei Paesi più promettenti nel panorama nordafricano. Vengono inoltre approvate alcune riforme fiscali e Bouteflika inaugura anche una prima politica di privatizzazioni andata avanti fino anche agli anni ’10.

Le controversie più importanti sono legate invece alla questione della Cabilia. Per anni numerosi scontri coinvolgono la regione a maggioranza berbera, Bouteflika inizialmente usa il pugno di ferro. Soltanto nel 2003 arrivano prime concessioni, come l’uso al fianco dell’arabo della lingua berbera locale. Ma le tensioni rimangono anche nelle annate successive e non mancano critiche per l’operato delle forze di sicurezza di Algeri.

C’è poi il discorso relativo alla corruzione. Bouteflika ha sempre governato con l’occhio vigile su di lui dell’esercito. Non sono quindi mai state tolte quelle dinamiche del potere algerine volte a favorire i militari nella gestione politica ed economica del Paese. Inoltre, soprattutto negli ultimi anni di presidenza, Bouteflika è circondato da quello che viene definito come “cerchio magico” in grado di influenzare le proprie scelte anche per via delle sue precarie condizioni di salute.

In politica estera l’Algeria di Bouteflika si muove in modo altalenante con la Francia, alternando momenti di distensione a fasi di maggior tensione. Si schiera contro l’intervento Nato in Libia nel 2011 e prova ad evitare il conflitto contro Gheddafi. Proprio nel 2011 è da rimarcare il fatto che l’Algeria è uno dei pochi Paesi arabi a non subire gravi conseguenze dalla cosiddetta primavera araba.

Più volte le condizioni di salute influenzano l’operato politico da presidente di Bouteflika. Tra il 2005 e il 2006 arrivano i primi ricoveri a Parigi, ma è il 19 maggio 2013 la data destinata a cambiare per sempre la vita del capo dello Stato e della stessa Algeria. Quella notte infatti Bouteflika subisce un grave ictus che lo costringe a una lunga degenza. Ancora una volta viene ricoverato in Francia e per diversi mesi non compare in video.

Torna ad Algeri solo a luglio ma le sue condizioni appaiono critiche. Il presidente ha un volto molto stanco, uno sguardo spesso fisso nel vuoto. In tanti mettono in discussione la sua capacità di continuare con le sue funzioni. Tuttavia nel 2014 si candida per un quarto mandato, dopo aver vinto le elezioni del 2004 e del 2009. Bouteflika viene riconfermato, ma permangono molte perplessità sul suo stato di salute.

Negli anni successivi appare in video in sedia a rotelle, con chiare difficoltà nel parlare e costretto ad essere assistito in ogni singolo movimento. Appare chiaro come Bouteflika rimanga presidente soltanto per l’incapacità di esercito e di altri attori importanti del potere algerino di trovare un successore. In questo contesto, il “cerchio magico” attorno a Bouteflika sembra essere il vero gestore della presidenza.

Quando nel febbraio del 2019 il capo dello Stato annuncia l’intenzione di candidarsi, gli algerini decidono di chiedere invece un passo indietro. La popolazione, che nel frattempo inizia a scontare gli effetti di una crisi economica non indifferente, scende in piazza preoccupata di avere per altri cinque anni un presidente non in grado fisicamente di assolvere alle sue funzioni.

Le proteste non vengono represse, anche se non mancano tensioni. Bouteflika inizialmente fa sapere di volersi candidare promettendo però dimissioni entro un anno e una nuova costituzione. Successivamente accetta di non candidarsi, ma pressato dalla piazza annuncia le definitive dimissioni il 2 aprile 2019. Finiscono così i suoi 20 anni di presidenza.

Dopo le dimissioni, Bouteflika si ritira nella sua dimora situata a Zeralda, località ad ovest di Algeri. Qui rimane in silenzio fino alla sua morte, avvenuta la sera del 17 settembre 2021. Secondo un comunicato della presidenza algerina, Bouteflika si spegne intorno alle ore 22:00 ed è probabile che il decesso rimandi a una delle conseguenze dell’ictus del 2013.