Chi è Valdis Dombrovskis, il falco di Riga

Nato a Riga da genitori polacchi nel 1971 – quando il suo Paese faceva ancora parte dell’Unione Sovietica – Valdis Dombrovskis può essere considerato attualmente il più influente politico della Lettonia. Marcatamente europeista e contraddistintosi negli ultimi anni per il suo rigore nel rispetto delle normative europee e dei vincoli di bilancio, ricopre dal 2014 in avanti, tra gli altri, l’incarico di vicepresidente della Commissione europea: prima sotto Jean-Claude Junker e successivamente sotto Ursula Von der Leyen.

Contraddistintosi sin dalla giovane età per il suo amore verso l’Europa maturato grazie agli studi universitari condotti in Germania, ricopre il suo primo incarico politico nel 2002 (all’età di “soli” 31 anni) al ministero delle finanze della Lettonia sotto Einars Repse. Quindi, nel 2009, viene invece nominato per la prima volta premier del Paese, incarico che condurrà sino al 2014, prima di iniziare ufficialmente la sua carriera negli alti palazzi di Bruxelles.

Date le sue attitudini alla mediazione, Dombrovskis ha negli anni ricoperto in Europa incarichi di delegazione per le relazioni con i Paesi sudamericani e con i Paesi asiatici facenti parte dell’ex-Unione sovietica. E in modo particolare, durante queste sue esperienze ha messo in evidenza quella che è la sua visione di Europa cosmopolita ed aperta alle nuove realtà internazionali: elemento questo che lo ha messo con il tempo in buona luce agli occhi di Junker.

La sua estrema costanza, i suoi ideali comunitari e il pragmatismo con il quale ha svolto il suo operato lo hanno condotto nell’autunno 2014 (lo stesso anno in cui si dimise dal ruolo di Primo ministro della Lettonia) a raggiungere i vertici delle gerarchie di Bruxelles, con il ruolo di vicepresidente della Commissione Junker. Contraddistintosi quindi sin da subito per le sue affinità con il politico tedesco, nel 2016 ha assunto anche la regia della Commissione europea alla stabilità finanziaria, compito che lo ha reso al contempo una delle persone più stimate e una delle figure più criticate dell’intera ultima gestione Junker – facendogli guadagnare l’appellativo di “falco”.

Nel corso degli anni, infatti, Dombrovskis è stato uno dei più grandi sostenitori del rigorismo, scontrandosi in molte occasioni anche con i governi italiani a seguito delle richieste di sforamento dei budget di bilancio. E quasi in ogni circostanza, tutte le sue osservazioni espresse nei riguardi del Documento di economia e finanza (Def) sono state prese quasi per intero in considerazione.

A seguito della candidatura e della nomina a presidente della Commissione europea di Ursula Von der Leyen, Dombrovskis è stato riconfermato  nel ruolo di vicepresidente, portando avanti così il suo lavoro iniziato nel 2014 sotto Junker. Sotto questo aspetto, dunque, la sua figura più di qualsiasi altra cosa ha confermato la continuità degli indirizzi tenuti dal politico lussemburghese, appesantendo però i rapporti con i Paesi più in difficoltà dell’Eurozona – situazione palesatasi soprattutto in sede di discussione del Meccanismo europeo di salvaguardia e del Recovery Fund.

Oltre al ruolo di vicepresidente con delega al dialogo sociale ed all’Euro – posizioni ricoperte già nel precedente lustro – il 27 agosto 2020 ottiene anche il ruolo ad interim al Commercio, in seguito alle dimissioni del politico irlandese Phil Hogan per uno scandalo che ha colpito la sua persona.

Come sottolineato precedentemente, nel corso degli anni Dombrovskis si è contraddistinto soprattutto per le sue volontà nel far rispettare i pilastri fondanti sociali ed economici dell’Unione europea: anche a costo di andare contro le esigenze dei singoli Paesi. E in questo scenario, infatti, più di una volta è giunto ai ferri corti soprattutto con Roma, Madrid e Atene per spingere i Paesi a rispettare i vincoli di bilancio ed evitare il compiersi di manovre in deficit.

Ma che cos’è davvero il rigore proposto dal politico lettone? In parole povere, si tratta di quel comportamento tenuto dalle gerarchi politiche attuali dell’Europa che intendono rispettare e far rispettare quelli che sono stati i trattati, gli accordi e le dichiarazioni d’intenti sulle quali si fonda l’Unione europea. In modo particolare, per quanto riguarda i vincoli di bilancio e la ripartizione della spesa pubblica dei singoli Paesi, elemento questo che ha sempre attirato l’attenzione degli statisti di Bruxelles. Sotto questo aspetto, dopotutto, lo stesso Dombrovskis può considerarsi il vero teorico di questa linea di pensiero e che, dall’alto dei ruoli ricoperti durante i suoi mandati, maggiormente ha incarnato i “valori” del rigorismo e che gli sono valsi l’appellativo di “falco” che ormai da anni si porta appresso.

È un momento difficile
STIAMO INSIEME