Chi è Sebastián Piñera

Ha tre nomi, due cognomi e una famiglia ingombrante alle spalle. Tutti lo conoscono soltanto come Piñera. Come uno degli uomini più ricchi (e potenti) del Paese. Miguel Juan Sebastián Piñera Echenique non ha ancora 70 anni (li compirà il prossimo 1° dicembre) e dall’11 marzo del 2018 è diventato, per la seconda volta, presidente del Cile, visto che lo era già stato dal 2010 al 2014. Nelle ultime settimane il suo nome è stato al centro delle proteste che hanno incendiato lo Stato sudamericano, come non accadeva da molto tempo.

Piñera è nato a Santiago del Cile, figlio di José Piñera Carvalho, un uomo importante: prima ingegnere al servizio della Corporación de Fomento de la Producción, divenne poi ambasciatore in Belgio e in America, presso le Nazioni Unite. L’attuale presidente è il quarto di cinque figli ed è proprio sui suoi quattro fratelli che si concentra la massima attenzione. Perché oltre a Guadalupe, Pablo, Miguel e Magdalena, tra loro c’è anche José, uomo politico controverso e criticato, che fu ministro del Lavoro di Augusto Pinochet.

Dopo aver passato il primo anno di vita negli Stati Uniti insieme alla famiglia, per il lavoro del padre, Piñera tornò in Cile per frequentare il Colegio del Verbo Divino e per iscriversi alla Pontificia Università Cattolica del Cile, dove si laureò in economia nel 1971. Istruito da subito in istituti religiosi, il giovanissimo Piñera si distinse per essere tra i migliori studenti, soprattutto in ambito universitario. Per terminare la sua formazione, tornò negli Stati Uniti. Lì si prese il titolo di un master all’università di Harvard.

In Cile ci tornò nel 1976. In America latina, per molto tempo il suo nome è stato associato sia a quello di un ormai noto economista, ma anche a quello di un uomo di successo. Divenne azionista, con il 27%, della linea aerea Lan Airlines, ma soprattutto comprò un canale televisivo, il Chilevisión, di cui poi in seguito lasciò la direzione, e la squadra di calcio Colo Colo. Fece gran parte dei suoi successi economici negli anni Ottanta, quando introdusse le carte di credito in Cile, attraverso la sua società chiamata “Bancard”. Anche per i suoi successi, Piñera è ancora oggi considerato un degli uomini più ricchi del Cile, tanto che la rivista americana Forbes lo inserisce tra le persone più potenti. È infatti un imprenditore multimiliardario, che piace molto alla destra cilena e che seduce anche il centro. Chi, invece, non lo vuole lo osteggia (soprattutto a sinistra) ricordando le tangenti, gli scandali e il passato controverso.

La figura politica di Piñera è da sempre considerata controversa, soprattutto per i legami che la sua famiglia, in particolare il fratello José, ebbe con Augusto Pinochet dopo il colpo di Stato dell’11 settembre del 1973, che cambiò gli assetti del Paese. In quella data, infatti, a Santiago, le forze armate rovesciarono il governo socialista di Salvador Allende, che perse la vita durante l’assedio al palazzo presidenziale. La giunta militare di Pinochet, dopo la deposizione del presidente socialista, instaurò un regime dittatoriale che rimase al potere per i 17 anni successivi. Piñera, che negli anni Settanta era imprenditore, fu per un periodo favorevole al regime, salvo poi opporsi alla politica del generale, votando no al referendum che nel 1988 gli negò un nuovo mandato e lo costrinse al ritiro.

Nel 1989 sostenne la campagna presidenziale di Hernán Büchi, ex ministro delle Finanze del regime di Pinochet. Fu in quelle elezioni che Piñera entrò in politica come senatore e subito dopo si unì al partito di centro-destra del National Rewal. Nel 1992 provò a candidarsi per le presidenziali dell’anno successivo, ma venne coinvolto in uno scandalo che gli fece perdere questa occasione. Ci riprovò nel 2001, ma per dissidi interni al partito di cui faceva parte, l’Unione democratica indipendente (Udi), naufragò anche quell’ipotesi. Il 14 maggio, senza alcun annuncio, Piñera, come leader del partito Rinnovamento nazionale (Rn), nato nel 1987 durante la fine della dittatura e che avrebbe dovuto sostenere il partito Udi, si candidò alle presidenziali. Nel primo confronto ottenne il 25,4% dei voti, posizionandosi al secondo posto. Siccome, però, nessun candidato ottenne la maggioranza assoluta, al ballottaggio, il 15 gennaio 2006, in cui si confrontò con Michelle Bachelet, della coalizione governativa, lui perse. Lei si aggiudicò la presidenza, con il 53% dei voti. Piñera si ricandidò per la presidenza nel 2009, dove unificò le forze di centrodestra. Dall’agosto di quell’anno tutti i sondaggi gli risultarono favorevoli rispetto ad altri candidati, come l’ex presidente Eduardo Frei Ruiz-Tagle, Marco Enriquez-Ominami e Jorge Arrate, tutti appartenenti al centrosinistra. Al primo turno del 13 dicembre 2009, Piñera ottenne il 44,7% contro il 29,06% del candidato del centrosinistra Frei. Siccome nessuno dei candidati superò il 50%, si tenne un secondo turno. Così, il 17 gennaio 2010 venne decretata la vittoria di Piñera, con il 51,87% dei voti a suo favore contro il 48,12% di Frei. Entrò per la prima volta in carica come presidente l’11 marzo di quell’anno.

Poco dopo la sua nomina a presidente, le circostanze lo costrinsero ad affrontare le conseguenze del terremoto del 2010 che devastò il Paese. Fu di quel periodo la decisione di privatizzare le partecipate statali (in particolare nel campo del minerario e dell’elettricità) e di procedere a un piano straordinario di aumento delle tasse. Nell’agosto del 2010 l’incidente alla miniera di San José, dove un gruppo di minatori rischiò di restare intrappolato all’interno della grotta dopo un cedimento, contribuì alla sua popolarità. Ma a partire dal giugno del 2011 diverse manifestazioni studentesche, sparse in tutto il Paese, intaccarono la sua notorietà politica. I giovani, in piazza, chiesero una riforma del sistema dell’istruzione scolastica superiore e universitaria, privatizzata negli anni Ottanta e ritenuta ormai obsoleta. In quella circostanza, furono in molti a criticare, all’interno dei sussidiari scolastici di storia, l’introduzione del termine “regime militare” al posto di quello di “dittatura militare”. Durante il suo mandato, il suo consenso fu altalenante.

Nonostante le critiche e le manifestazioni di piazza, qualcuno ha guardato con favore la crescita economica del Paese sotto la sua presidenza, con il 5,8% del prodotto interno lordo in più nel 2010, il 5,9% nel 2011 e il 5,6% nel 2012 e riducendo l’inflazione, arrivata all’1,5% nel 2012, e la disoccupazione scesa al 6,4% nello stesso anno. Ma nonostante i successi in termini economici, successivamente la coalizione non vinse: non potendo candidarsi per due legislature consecutive, alle elezioni presidenziali del 2013, il presidente decise di sostenere Evelyn Matthei, che fu un ministro del suo governo, la quale venne sconfitta da Bachelet, entrata in carica nel marzo 2014.

Nel 2017, l’ex presidente ha scelto di comunicare una sua ricandidatura alle elezioni del 19 novembre, alla guida della coalizione di centrodestra Chile Vamos. Prevalse al primo turno, con il 36,64% dei voti contro il 22,70% del secondo candidato, il radicale Alejandro Guillier. Al ballottaggio del 17 dicembre, Piñera rivinse con il 54,58% dei voti. E per la seconda volta, dall’11 marzo 2018, diventa presidente.