Chi è Saif Al Islam Gheddafi

Saif Al Islam Gheddafi è il secondogenito di Muammar Gheddafi, leader della Libia dal 1969 al 2011. Considerato da molti analisti come possibile erede del padre, la sua vita cambia drasticamente con l’uccisione del rais e la fine del regime. Raggiunto da una condanna a morte in Libia e da un mandato di cattura del tribunale internazionale, oggi vive in una villa nell’ovest del Paese e potrebbe candidarsi alle prossime elezioni.

Il nome dato dal padre è piuttosto indicativo. Saif Al Islam infatti significa letteralmente “Spada dell’Islam”. Nato a Tripoli il 25 giugno 1972, è il secondogenito di Muammar Gheddafi ma è il primo figlio che il leader libico ha dal matrimonio con Safia Farkash, la sua seconda moglie.

Saif cresce a Bab Al Aziziya, la caserma poco distante dal centro della capitale libica dove Muammar fissa il suo quartier generale. È qui che il rais lavora e riceve i capi di Stato stranieri ed è sempre qui che piazza la famosa tenda beduina da lui usata soprattutto nelle interviste delle tv internazionali.

Ma è anche qui che il numero uno della Libia fa vivere la sua famiglia. Per questo Saif durante l’adolescenza vive in prima persona il contesto politico dei turbolenti anni ’80. Ha quasi 14 anni quando, nell’aprile del 1986, gli Usa bombardano Bab Al Aziziya distruggendo la casa dei Gheddafi. Il rais e i suoi figli sopravvivono perché evacuano poco prima la residenza, ma nel corso dei raid sarebbe morta una figlia adottiva di Muammar di tre anni.

Negli anni ’90 Saif intraprende gli studi universitari a Tripoli nelle facoltà di ingegneria. In questa fase molti analisti iniziano a vedere nel secondogenito del rais un possibile futuro erede in campo politico.

Dopo le lauree conseguite a Tripoli, Saif vola all’estero. Si trasferisce a Londra dove studia nella School of Economics and Political Science. Rimane qui per diversi anni, anche dopo il dottorato conseguito nel 2008. Molte cronache di allora dipingono Saif come un ragazzo ben integrato nella vita londinese.

Viene visto spesso in molte feste in diversi locali facoltosi della capitale britannica, impara ben presto l’inglese e successivamente anche il tedesco. Saif Al Islam è invitato anche a banchetti in giro per il Vecchio Continente e intrattiene numerosi contatti con politici e uomini di affari. Il suo stile di vita è ben diverso da quello ritirato e vicino alle tradizioni berbere del padre. Tuttavia a Muammar le frequentazioni del figlio non dispiacciono. Saif viene visto infatti come un possibile mediatore e collante tra Tripoli e l’occidente.

È in questa fase che anche in Europa si inizia a parlare del secondogenito di Gheddafi come del possibile erede. La sua mondanità nella capitale britannica è confermata anche da diverse relazioni amorose a lui attribuite. La più importante delle quali riguarda quella con la modella israeliana Orly Weinerman. Lei inizialmente smentisce, ma anni dopo conferma l’esistenza di un importante rapporto tra i due durato fino alla vigilia dello scoppio della primavera araba.

La vita londinese di Saif è importante per la sua formazione politica. Non c’è nelle sue frasi la retorica anti occidentale del padre e, al tempo stesso, prova a impiantare in Libia alcune delle riforme concepite durante gli studi in Gran Bretagna. E questo sia a livello economico che politico.

La visione di Saif sul futuro della Libia risente del suo periodo occidentale. A Tripoli il secondogenito di Gheddafi preme per delle riforme in senso democratico. Su Al Libiya, una tv da lui fondata, si parla della necessità per il Paese di dotarsi di un vero impianto costituzionale e la possibilità di un’amnistia per i reati politici.

Su quest’ultimo fronte il padre ascolta il figlio e libera numerosi condannati, inclusi militanti islamisti. Ma sull’introduzione di riforme in senso democratico Muammar dissente rispetto al pensiero di Saif. Tanto che nel 2009 la tv Al Libiya viene fatta chiudere. È in questo periodo che si crea, all’interno della famiglia Gheddafi, una dicotomia. Da un lato vi è Saif Al Islam a capo di correnti riformiste, dall’altro invece vi è il fratello Mutassim che ha dalla sua i membri più conservatori.

Entrambi sembrano concorrere per la successione a Muammar. Con la chiusura di Al Libiya, tra il 2009 e il 2010 Saif sembra tagliato fuori a favore di Mutassim, posto al vertice di importanti organizzazioni militari. Il secondogenito tuttavia conserva ancora importanti credenziali. Ha dalla sua un’opinione pubblica che vede di buon occhio le possibili riforme e il favore di un occidente che vede in Saif il volto moderato della Jamahiriya.

Non è un caso che a Tripoli si parli sempre più di Saif pronto ad essere ufficialmente designato erede. Nonostante le divergenze con il padre, è il secondogenito a conservare agli occhi del rais le principali abilità diplomatiche e politiche per mandare avanti in futuro il regime.

Per la verità una designazione ufficiale non arriva mai. Nel 2009 però, nonostante la chiusura della tv da lui voluta, Saif compare sempre più spesso accanto a Muammar. Quest’ultimo annuncia anche incarichi importanti per il suo secondogenito, a partire da quelli relativi ai progetti edilizi volti a richiamare investimenti stranieri dopo la fine dell’embargo economico nel 2004.

La Libia in quel frangente è un cantiere aperto. Molti dei progetti e dei contratti siglati passano da Saif, il quale si attesta come principale promotore del rinnovamento economico del Paese. Per questo motivo l’investitura come erede di Muammar appare molto più di una semplice suggestione partorita in ambienti diplomatici.

Nel febbraio del 2011 il mondo arabo è sconvolto dalle rivolte scoppiate in diversi Paesi. A gennaio il presidente tunisino Ben Alì e quello egiziano Mubarack rassegnano le proprie dimissioni a seguito delle proteste popolari. Muammar Gheddafi a Tripoli sembra più tranquillo, forte del buon periodo economico che sta vivendo la Libia.

Non è dello stesso avviso il figlio Saif. Fonti raccolte dal New York Times, anni dopo dimostrano l’inquietudine del secondogenito. Secondo lui all’inizio del 2011 ci sono i presupposti per una rivolta anche in Libia. In questo frangente Saif viene descritto come perplesso per la lentezza del percorso riformistico. Il 17 febbraio a Bengasi si ha la prima grande manifestazione. Nel giro di pochi giorni l’intera Libia è sconvolta dalle proteste e dagli scontri.

Il 20 febbraio la tv libica annuncia un discorso di Saif. Per molti è l’epilogo del regime di Gheddafi: si crede infatti che la comparsa in televisione del figlio e non di Muammar sottintenda la fuga di quest’ultimo e le promesse di nuove riforme da parte di Saif. Al contrario, il secondogenito promette una lotta senza quartiere ai ribelli al fianco del padre. Questo perché, secondo Saif, la vera intenzione dei rivoltosi è la demolizione dello Stato libico e non una sua riforma. In un simile contesto, per il figlio di Gheddafi la Libia rischia di spacchettarsi in tanti piccoli Stati senza più la possibilità di creare un vero potere centrale.

Poche settimane dopo la Nato interviene contro il regime bombardando le basi aeree per instaurare una no fly zone. In tal modo le sigle ribelli riescono ad avanzare. Saif rimane accanto al padre durante tutti i primi mesi del conflitto, poi ad agosto, poco prima della caduta di Tripoli, ripara a Bani Walid. Quando il 20 ottobre Muammar Gheddafi viene ucciso a Sirte assieme a Mutassim, Saif si trova nel sud della Libia, non lontano dal confine con il Niger. Da qui dichiara di guidare i reparti rimasti fedeli al regime. A novembre viene però catturato dalle milizie di Zintan. Trasferito in Tripolitania, Saif agli occhi dei rapitori si presenta senza pollice e indice nella mano destra a seguito di un bombardamento della Nato. Da questo momento in poi di lui non si hanno più notizie certe.

Dopo il 2011 di Saif si conoscono soltanto le vicende giudiziarie. Nel 2015, in particolare, viene condannato a morte da un tribunale di Tripoli per genocidio e per aver partecipato alla repressione voluta dal padre. Le stesse milizie che lo hanno catturato pochi anni prima però si rifiutano di consegnarlo. I miliziani di Zintan infatti in quel frangente sono schierati contro l’esecutivo stanziato a Tripoli e appaiono vicini all’esercito del generale Haftar.

Il governo a sostegno dell’operato militare di Haftar, che ha sede nella città di Al Beyda, non riconosce la sentenza. Pochi anni più tardi annuncia inoltre un’amnistia per tutti gli ex membri del regime di Gheddafi, compreso Saif. Quest’ultimo torna formalmente libero, anche se in realtà non appare mai in video. Le Nazioni Unite affermano che dal 2014 non c’è prova dell’esistenza in vita del secondogenito di Gheddafi. Tuttavia si rincorrono in Libia le notizie di un suo possibile ritorno sulla scena politica.

La prova che il mancato erede di Muammar Gheddafi sia in vita la si ha nel 2016. I miliziani di Zintan dichiarano infatti di aver rilasciato Saif, il quale vive in una villa di questa località ben protetto dai suoi ex carcerieri. Nel frattempo lui si sarebbe fatto anche una famiglia. Infatti si parla della presenza a Zintan di una moglie (fino ad allora sconosciuta) e di una figlia di tre anni, nata quindi dopo la caduta del padre.

Ma per vedere in foto Saif occorre aspettare il 2021. Nel mese di luglio infatti un giornalista del New York Times riesce ad accedere nella sua villa di Zintan. Il figlio di Muammar appare invecchiato e con una barba molto lunga. Si dice sia diventato più religioso durante il periodo di detenzione. Le sue giornate sarebbero scandite dalla lettura e dalla pittura. Raramente metterebbe piede fuori per timori relativi alla sicurezza. È certo comunque che in tutti questi anni Saif non ha mai lasciato la Libia.

Nel febbraio 2021 a Tripoli viene varato un nuovo programma, voluto dalle Nazioni Unite, volto a ridare stabilità al Paese. Si prevede, in particolare, l’insediamento di un nuovo governo chiamato poi a fissare le elezioni per il 24 dicembre dello stesso anno. Il nuovo esecutivo si insedia effettivamente a marzo guidato da Abdul Hamid Ddeibah, in tal modo la Libia si avvia verso le tanto attese consultazioni.

Da più parti in ambienti diplomatici si parla di una candidatura di Saif Al Islam Gheddafi. Anche se non annunciata ufficialmente, la discesa in campo del secondogenito del rais è data come molto probabile. A pesare sulla candidatura sono i procedimenti giudiziari contro Saif sia all’interno che all’esterno della Libia. Ma diversi sondaggi indicano un certo apprezzamento per la sua possibile candidatura.