diventa reporter con NOI ENTRA NELL'ACADEMY

Chi è Rishi Sunak

È vegetariano, astemio, molto riservato e nonostante abbia un profilo pubblico decisamente sobrio, negli ultimi mesi, è diventato uno dei politici più popolari del Regno Unito. Ha tanti soprannomi, tra cui il marajà dello Yorkshire o semplicemente “Rish”, come lo chiamano gli amici. Ma Rishi Sunak, dal 13 febbraio 2020 Cancelliere dello scacchiere del governo di Boris Johnson (termine che indica chi guida il ministero delle Finanze), è diventato uno dei volti più riconoscibili del partito conservatore inglese, soprattutto dopo la diffusione della pandemia. Negli ultimi mesi, infatti, in tanti hanno elogiato la sua gestione della crisi economica generata dal nuovo coronavirus, riponendo in lui grande fiducia e intravedendo un possibile futuro candidato alla premiership, nonostante tra i conservatori non si parli (almeno ufficialmente) di una sostituzione imminente. Gli analisti più severi ritengono che tutto dipenderà da quanto accadrà nei prossimi mesi, che rappresentano la vera incognita della politica economica inglese. Intanto, però, Rishi Sunak, che ha compiuto 40 anni in piena emergenza Covid-19, ricoprendo uno dei ruoli più impegnativi della storia del Paese, potrebbe rappresentare una proposta nuova e diversa. Non solo per la destra britannica.

Rishi Sunak è nato a Southampton il 12 maggio del 1980. I suoi genitori, nati in Kenya e in Tanzania ma trasferiti nel Regno Unito negli anni Sessanta, hanno entrambi origini indiane. E nonostante Sunak stesso tenga particolarmente alla provenienza della sua famiglia, ha chiarito in più di una circostanza di sentirsi completamente britannico. Nel Regno Unito, infatti, non è soltanto cresciuto, ma ha compiuto i suoi studi e soprattutto la sua carriera politica. Formatosi prima al prestigioso Winchester College (dove da studente ricoprì diversi ruoli di coordinamento), proseguì la sua istruzione a Oxford e poi a Stanford, coltivando una certa predilezione per i numeri. Che gli hanno sempre portato fortuna, in effetti: dopo la laurea, infatti, Sunak ha lavorato a lungo nel ramo finanziario, con un incarico alla Goldman Sachs, e in seguito in altri fondi speculativi. All’università, in California,ha incontrato Akshata Murthy, divenuta sua moglie nel 2009 (da cui ha avuto due bambine), che è anche la figlia del sesto uomo più ricco d’India, la proprietaria di un’azienda di moda e capo di un fondo di investimenti. Della sua vita privata (che non ama raccontare ai giornali), gli inglesi non sanno molto e fino alla sua affermazione pubblica dello scorso febbraio non tutti erano a conoscenza della sua storia. Ma se c’è una cosa che tutti sanno è che è induista e che da ministro ha giurato sui testi sacri indù.

Da sempre conservatore, Sunak si è candidato per la prima volta nel 2015, nel collegio di Richmond, ed è stato eletto alla Camera dei Comuni. Nel gennaio del 2018, dopo essere stato rieletto parlamentare, è stato nominato sottosegretario parlamentare per il Governo locale. Ma la “scalata” è durata relativamente poco visto che, soltanto due anni dopo, gli è stato affidato il ministero dell’Economia (dopo che Johnson ha sostituito Sajid Javid). Favorevole alla Brexit ma più orientato verso toni concilianti e di dialogo, Sunak è stato percepito all’inizio come un politico timido, un po’ inesperto, educato, ma molto competente. Ritenuto più coraggioso del previsto, il ministro delle Finanze, nelle prime fasi della pandemia, ha mantenuto un atteggiamento particolarmente “comprensivo” e sicuramente più empatico. E se all’inizio, le misure prese erano sembrate a tutti facilmente accessibili, nelle ultime settimane Sunak ha annunciato che cercherà di mantenere i conti dello Stato in ordine, nonostante la spesa pubblica sia aumentata proprio in seguito alla crisi provocata dal Covid-19 (che non accenna a fermarsi).

A capo del dicastero economico, Sunak ci è arrivato in un momento storico unico, dovuto sia all’emergenza sanitaria, sia all’acuirsi della crisi economica. Dal suo insediamento, il ministro ha disposto misure straordinarie e aiuti a lavoratori e attività commerciali per tamponare una delle situazioni più gravi (e impreviste) degli ultimi decenni. Il progetto di cui si è parlato di più si chiama “Eat Out to Help Out”, pensato per agevolare gli esercenti, che incentiva i cittadini a consumare pranzi e cene fuori casa. Il piano, che tradotto significa letteralmente “mangia fuori casa per essere d’aiuto”, consisteva in uno sconto del 50% su cibo o bevande analcoliche (fino a un massimo di 10 sterline di sconto per cena) per chiunque comprasse nei locali che decidevano di aderire all’iniziativa. Successivamente, i proprietari di ristoranti, bar, pub o caffè che accettavano di partecipare al progetto avrebbero potuto richiedere un rimborso al governo per le offerte concesse. In Inghilterra, il progetto di Sunak è conosciuto anche con il nome ufficioso di “Rishi Dishes” e come riportato da Il Post,  il suo operato sarebbe stato elogiato (e sponsorizzato) anche dalla catena britannica di locali JD Wetherspoon.

In un discorso tenuto al congresso del suo partito, Sunak avrebbe detto di avere “il sacro dovere di mantenere i conti pubblici in ordine”. Una specie di missione. E se aveva annunciato di utilizzare “il potere dello Stato britannico” per aiutare “senza sosta” i disoccupati a trovare un impiego e le imprese, ha dovuto anche chiarire che spesa pubblica e debito dovranno necessariamente essere mantenuti sotto controllo nel medio termine, perché non si potranno prendere in prestito tutte le risorse necessarie a uscire dalla crisi. Alcuni analisti, che ritengono cruciali i prossimi mesi, anche per la sua popolarità, ipotizzano un innalzamento (necessario) delle tasse (già il piano d’aiuto al reddito dei lavoratori introdotto in primavere è stato sostituito con fondi più contenuti). Intanto, il 12 ottobre 2020, in conferenza stampa con Johnson, Sunak ha presentato una nuova ricetta di aiuti (che dovrebbe restare in vigore sei mesi) alle aziende che saranno penalizzate dalle nuove restrizioni anti-covid e ha garantito che “il programma di sostegno al lavoro proteggerà i posti, indipendentemente dal fatto che l’attività rimanga aperta o sia costretta alla chiusura”. E ha aggiunto: “Se l’attività può aprire in sicurezza ma con una domanda ridotta o incerta, il governo sovvenzionerà direttamente i salari delle persone per riportarle al lavoro con orari più brevi, anziché licenziarli. Le imprese costrette a chiudere avranno due terzi dei salari coperti dal governo”.

L’ascesa pubblica e politica di Sunak, favorita in un certo dallo strano momento storico in cui si è trovato a lavorare, ha spinto l’opinione pubblica a intravedere in lui un nuovo leader. Diametralmente opposto alla figura di Boris Johnson, con cui però condivide le idee politiche (anche se declinate spesso in soluzioni diverse), il ministro dell’Economia è parso tutto fuorché un anonimo funzionario del governo. Soprattutto all’inizio, per essersi distinto a favore di scelte votate a una forma di empatia (che quasi mai in Gran Bretagna viene associata ai conservatori britannici). E forse non è un caso che il 13 ottobre 2020, il New York Times abbia dedicato un articolo a questa fase della politica inglese, titolandolo: “While Boris Johnson Sinks, Rishi Sunak is on the Rise” (che significa “Mentre Boris Johnson affonda, Rishi Sunak sale”), sottolineando “l’educazione” e l’adeguatezza del ministro 40enne.