Chi è Re Abdallah II

Re Abdallah II è il sovrano della Giordania e rappresenta l’ultima monarchia di origine hashemita del mondo arabo. In occidente è noto per le sue posizioni considerate “moderate”, il suo regno è contrassegnato anche da una buona immagine all’estero data dalla moglie, la principessa Rania di Giordania. Attualmente però il Paese, e la sua leadership, sta affrontando importanti sfide derivanti da una grave crisi economica e dall’instabilità della regione.

Abdallah al Thani ibn al Husayn nasce ad Amman il 30 gennaio 1962. In quel momento la Giordania ha l’attuale conformazione statale e possiede anche la Cisgiordania, parte occidentale dei territori palestinesi persi poi a favore di Israele con la Guerra dei Sei Giorni del 1967. Suo padre, Re Husayn, è al trono dal 1952.

Abdallah ha anche origini inglesi. La madre infatti è Antoinette Avril Gardiner, seconda moglie del padre. I due si conoscono, secondo le cronache dell’epoca, durante le riprese del set cinematografico del film dedicato a Lawrence D’Arabia, girato proprio in Giordania. Re Husayn dà il consenso per la partecipazione delle truppe come comparse e ogni tanto si aggira nel set per delle visite. Qui la sua futura moglie lavora come assistente di segreteria.

Il matrimonio tra l’allora sovrano e Gardiner inizialmente non viene ben visto dalla popolazione giordana. Questo perché soprattutto la moglie del Re rifiuta di convertirsi all’Islam. Tuttavia dalla loro unione nascono gli eredi della famiglia, tra cui per l’appunto il primogenito Abdallah.

Il giovane viene educato in una scuola elementare di Amman, successivamente il padre lo manda a studiare nel Surrey, in Inghilterra. Dopo un periodo negli Stati Uniti, Abdallah ritorna in Gran Bretagna dove viene arruolato all’interno della Royal Accademy con il grado di cadetto. Nel Regno Unito, oltre a proseguire la formazione militare, si iscrive anche all’università. In particolare, nel 1982 entra nel Pembrock College di Oxford, dove segue un corso di specializzazione sulla politica del medio oriente. Nel 1987 consegue invece un master in relazioni internazionali alla Georgetown University.

Negli anni ’80 fa spesso comunque ritorno ad Amman. Anche se non insignito del ruolo di erede, ufficialmente spettante al fratello di Re Husayn, il principe Hassan, Abdallah viene più volte chiamato dal padre al suo fianco. Questo specialmente quando il sovrano intraprende delicate missioni diplomatiche all’estero. Più volte Abdallah accompagna Re Husayn a Washington, mentre nel 1987 è lui a guidare la delegazione del regno giordano a Mosca per una storica visita nella capitale sovietica.

Questo è anche il periodo del riavvicinamento con Israele. Dopo la pace di Camp David siglata tra l’Egitto e lo Stato ebraico nel 1979, la Giordania nel 1994 sarà poi il secondo Stato arabo a riconoscere Israele. In questo contesto viene considerato importante l’apporto diplomatico di Abdallah, soprattutto nei colloqui svolti all’estero dal padre. Significative sono le visite svolte anche a Damasco dal presidente siriano Hafez Al Assad e a Baghdad da Saddam Hussein, prima però dello scoppio della guerra del Golfo del 1991.

Nella corte di Amman la vita, personale del Re e politica del regno, cambia nel 1992. In quell’anno al sovrano viene diagnosticato un cancro. Spesso Re Husayn si allontana negli Usa per importanti cure. Abdallah nella capitale giordana è chiamato a curare gli affari politici principali, anche se il ruolo di reggente spetta al principe Hassan.

Negli anni ’90 Abdallah considera gli impegni di corte come un qualcosa di provvisorio nella sua vita. Non crede nel breve periodo di arrivare al trono. Il padre è sì malato ma è ancora giovane e ad Amman tutti pensano a una sua guarigione. Inoltre l’erede designato è Hassan.

Per sé invece Abdallah pensa a una carriera nell’esercito. Nella sua vita privata inoltre c’è spazio per un incontro destinato a segnarlo sentimentalmente e politicamente, quello con Rania Al Yasin. Nata nel 1970 in Kuwait da genitori palestinesi, la ragazza in adolescenza entra più volte a contatto con la società occidentale.

Si laurea infatti nel 1991 in gestione di impresa all’università americana de Il Cairo ed entra a lavorare nel gruppo finanziario Citibank, prima di approdare nella sede giordana di Apple. Ad Amman, durante una cena organizzata dalla figlia di Re Husayn, incontra nel 1993 Abdallah. I due anni dopo dichiarano a diversi giornalisti il “colpo di fulmine” nato tra loro. Si sposano infatti nello stesso anno. Il loro matrimonio suscita molto interesse sia in Giordania che all’estero. Lei veste all’occidentale, parla fluentemente inglese e diventa molto popolare.

Abdallah intanto asseconda anche le sue passioni. Quando vive negli Usa diventa un grande appassionato della serie televisiva Star Trek. Nel 1995 riesce a coronare un suo piccolo sogno recitando una parte come comparsa nell’episodio “Il commissario Neelix”. Una circostanza che contribuisce ad alimentare la curiosità per la sua figura in occidente.

Nel 1998 c’è una svolta politica importante in Giordania. Re Husayn, di ritorno da una trasferta di sei mesi negli Usa dove ha proseguito con le cure, in una lettera resa pubblica critica l’operato del fratello Hassan durante il periodo di reggenza. Sembra il preludio alla designazione del figlio Abdallah quale suo erede.

Ad Amman tuttavia non considerano imminente la successione. Lo stato di salute del sovrano però subisce un drastico peggioramento nelle prime settimane del 1999. Il 24 gennaio di quell’anno è lo stesso Re a togliere lo scettro di erede al fratello e a consegnarlo ad Abdallah. Due settimane dopo, il 7 febbraio, Re Husayn muore a soli 63 anni a seguito di ulteriori complicazioni.

Quello stesso giorno Abdallah diventa sovrano con il nome di Re Abdallah II. La cerimonia di investitura ufficiale avviene nel giugno successivo. In quel momento il nuovo regnante ha 37 anni.

Sia il mondo arabo che occidentale guardano con interesse al nuovo corso giordano. Re Abdallah II si presenta come giovane e moderato, capace di attuare riforme all’interno del regno. In quel momento la Giordania ha fama di Stato stabile, ma al suo interno covano alcuni problemi non indifferenti. A partire da una crisi economica figlia di una pianificazione andata a rilento negli anni precedenti.

La Giordania non è ricca di materie prime e il suo territorio è arido. Un’importante fonte di sostentamento è il turismo, restio però a decollare in anni contrassegnati dalla seconda Intifada e dalla possibilità di nuove guerre nella regione. Abdallah II tiene un orientamento filo occidentale in politica estera, al fine di ricevere sovvenzioni e finanziamenti dagli Usa e dalle monarchie del Golfo.

Cosa che avviene e che permette alla Giordania di respirare. Al tempo stesso, sempre in chiave economica, il Re si spinge in alcuni processi di liberalizzazione con l’intento di attirare investimenti stranieri. Vengono sviluppati alcuni poli di eccellenza in chiave tecnologica e si cerca di dare anche un’immagine positiva al Paese. In tal senso importante è l’apporto della regina Rania, molto popolare all’estero. Arrivano alcuni buoni risultati, con tassi di crescita dell’economia intorno al 5% nei primi dieci anni di regno.

Tuttavia non mancano critiche. Alle riforme economiche, secondo i detrattori di Abdallah non corrispondono riforme politiche. Al sovrano rimangono in mano molti poteri e non si sviluppano le condizioni per una vera democrazia multipartitica nonostante formalmente la Giordania sia una monarchia costituzionale. La crisi economica globale sviluppatasi nel 2008 ha ripercussioni anche sul regno. Vengono meno alcuni investimenti stranieri e i prezzi delle materie prime da importare crescono vertiginosamente. Si creano quindi le condizioni per un aumento della disoccupazione e per un maggior malessere interno alla popolazione.

Nel 2011 in tutto il mondo arabo si sviluppano moti di protesta per le precarie condizioni economiche. Dalla Tunisia all’Egitto, passando per l’intero magreb fino alla penisola arabica, la gente scende in piazza e alcuni decennali governi vengono messi in discussione. Cade Ben Alì a Tunisi e Mubarack al Cairo, in Libia e in Siria prendono il via conflitti civili non ancora risolti.

In Giordania la gente per la prima volta scende in strada in massa. La tradizionale stabilità del regno rischia di vacillare. Re Abdallah dà delle prime concessioni alle richieste della popolazione, sia a livello economico che politico. Amman resiste e le proteste non degenerano in conflitti interni. Ma la Giordania è comunque messa a dura prova.

Da quel momento in poi la tensione rimane latente nel Paese e Re Abdallah spesso si trova in difficoltà nel garantire ordine e sicurezza. Inoltre si avvia una campagna molto forte contro i partiti legati ai Fratelli Musulmani, radicati negli strati più poveri della popolazione e da sempre visti in cattiva luce dalla famiglia reale. Per Abdallah II la priorità è evitare che anche nel suo Paese dilaghino ulteriormente i partiti dell’Islam politico, come accaduto in Egitto e in altri Stati usciti dalla cosiddetta primavera araba.

Fin dalla sua incoronazione, Re Abdallah ha tenuto un profilo filo occidentale. Come del resto per anni ha fatto sui padre Husayn. La vicinanza agli Usa è risultata rafforzata dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001. Il sovrano in quel momento garantisce l’appoggio del suo governo nella guerra al terrorismo lanciata dall’ex presidente statunitense George W. Bush.

Una divergenza con Washington scatta nel 2003, alla vigilia della guerra contro l’Iraq di Saddam Hussein. Abdallah si oppone in quanto teme per la stabilità della regione. Non solo, ma Amman teme un massiccio afflusso di profughi dall’Iraq e contraccolpi sulla propria economia e sul turismo. Ad ogni modo, l’essersi schierato contro Al Qaeda e il terrorismo di matrice jihadista pone il regno sotto la scure dei gruppi islamisti. Il 9 novembre 2005 una serie di esplosioni colpiscono la capitale Amman, causando almeno 60 morti. Tra i terroristi in quel momento più minacciosi vi è il giordano Al Zarqawi, divenuta capo di Al Qaeda in Iraq.

Un’altra importante grana da affrontare per Abdallah è la guerra civile innescatasi in Siria nel 2011. Il suo governo, al pari di molti altri vicini e in linea con l’occidente, recide i legami con il presidente siriano Bashar Al Assad. C’è il forte sospetto che lungo il confine siro – giordano siano transitati rifornimenti e mezzi a favore dei gruppi anti Assad, rivelatisi poi in gran parte jihadisti. La guerra in Siria ha gravi conseguenze anche in Giordania. Si calcola che almeno 1.4 milioni di profughi siriani siano entrati nel Paese, oggi almeno il 20% della popolazione del regno è composta da migranti fuggiti dal conflitto.

Un peso importante per le casse di Amman e un costo sociale non indifferente. Nel 2014 il Re aderisce alla coalizione internazionale anti Isis promossa dagli Stati Uniti. Jet giordani bombardano obiettivi jihadisti in Siria e in Iraq. Nel dicembre del 2014 un aereo dell’aviazione di Amman per via di alcune difficoltà precipita nel territorio siriano all’interno della provincia di Raqqa, occupata in quel momento dall’Isis.

Il pilota, Muath Al-Kasasbeh, è salvo ma viene fatto prigioniero dai miliziani jihadisti. Questi ultimi per la sua liberazione chiedono la scarcerazione di terroristi catturati dopo gli attacchi di Amman del 2005. Ma si tratta di un bluff. Il pilota viene infatti bruciato vivo il 3 gennaio 2015, le immagini della crudele uccisione vengono diffuse dall’Isis su internet e generano profonda indignazione. Re Abdallah II torna in fretta da un viaggio negli Stati Uniti e firma l’esecuzione della condanna a morte per i terroristi di cui l’Isis ha chiesto la liberazione. In un discorso televisivo il Re promette la persecuzione dei terroristi e la continuazione della lotta contro il califfato islamico.

L’afflusso di profughi dalla Siria, l’aumento dei prezzi delle materie prime, l’instabilità politica interna e, in ultimo, la pandemia da coronavirus, rischiano di caratterizzare l’inizio della seconda decade di regno per Abdallah II. Numerose sono le proteste negli ultimi anni e non mancano momenti di tensione.

La sfida principale per la Giordania è rilanciare l’economia e dipendere meno dagli aiuti dall’estero. Inoltre il Paese deve anche fare i conti con il massiccio afflusso di profughi siriani. Sfide non semplici e che in alcune occasioni sembrano aver fatto vacillare il trono di Abdallah.

Nell’aprile del 2021 è la stessa stampa giordana a rilanciare le indiscrezioni circa alcuni importanti arresti tra funzionari e membri dell’esercito. Nei mesi precedenti infatti si sarebbe tentata una congiura contro Abdallah. Un vero e proprio golpe, con a capo il fratellastro del Re, Hamza bin al-Husayn. Il golpe non è riuscito ma è indicativo dell’attuale situazione in Giordania.