Chi è Qasym-Jomart Toqaev

Diplomatico di lungo corso, scrittore prolifico e visionario, da due anni ha ereditato lo scettro della potenza-guida dell’Asia centrale, il Kazakistan, che sta dimostrando di maneggiare con scioltezza e abilità. Il suo nome è Qasym-Jomart Toqaev ed è colui che sta concretando, un passo (rapido) dopo l’altro, il sogno di Nursultan Nazarbaev di un Kazakistan forte, sviluppato e indipendente entro il 2030.

Qasym-Jomart Toqaev nasce ad Almaty (oggi Alma-Ata) il 17 maggio 1953. Il padre, Kemel Toqaev, era un veterano della seconda guerra mondiale ed uno scrittore, mentre la madre, Turar Shabarbayeva, lavorava presso l’Istituto di lingue straniere di Almaty. 

Cresciuto ascoltando i racconti di guerra del padre e mutuando dalla madre la passione per le lingue straniere, Toqaev trova il modo di condensare il meglio delle esperienze dei genitori: le relazioni internazionali. Una volta terminato il ciclo di istruzione secondaria, si dirige immediatamente alla volta della capitale russa per iscriversi al prestigioso Istituto statale di Mosca per le relazioni internazionali (MGIMO).

Trascorre in Cina un intero semestre del 1975, ultimo anno di studi, lavorando presso l’ambasciata sovietica in loco come parte di un  programma formativo inquadrato nel corso di laurea. Terminato il paragrafo pechinese, grazie al quale muove i primi passi nel mondo della diplomazia, rincasa a Mosca e si laurea prima della fine dell’anno.

La laurea targata MGIMO e l’esperienza cinese si sarebbero rivelati dei preziosi biglietti da visita. Nell’immediato postlaurea – è ancora il 1975 – entra a far parte del Ministero degli Affari esteri dell’Unione Sovietica, per conto del quale viene inviato all’ambasciata di Singapore.

L’Asia orientale sarebbe progressivamente divenuta la sua principale area di specializzazione: finita l’esperienza singaporiana, fra il 1983 e il 1991 trascorre più tempo in Cina – tra l’Istituto di lingue di Pechino e l’ambasciata sovietica in loco – che in Unione Sovietica.

Nel 1991, mentre si approssima l’estinzione del Secondo Mondo, Toqaev si iscrive all’Accademia diplomatica del Ministero degli Affari esteri dell’Unione Sovietica per specializzarsi nel campo dell’arte diplomatica. Sarebbe stato l’inizio di un lungo percorso, proseguito nella madre patria, che lo avrebbe condotto a scalare i vertici della politica kazaka.

Il 1992 è l’anno dell’agognato ritorno in patria; un ritorno in pompa magna. Il Kazakistan ha ottenuto l’indipendenza e ha bisogno di esperti e visionari: Toqaev è entrambe le cose, perciò viene nominato vice-ministro degli esteri. Sotto l’egida di Toqaev, che dimostra proattività e proposività sin dai primordi, il giovane Kazakistan diventa un immediato protagonista della Comunità degli Stati Indipendenti (CSI) ed un influenzatore delle dinamiche dello spazio postsovietico.

La scalata ai vertici è tanto silenziosa quanto inarrestabile: nel 1994 assume la titolarità del Ministero degli Esteri del Kazakistan, nel marzo 1999 viene nominato vice-primo ministro e, sette mesi dopo, a mezzo di decreto presidenziale, diventa primo ministro. L’incredibile ascesa di Toqaev è indicativa della sua caratura: non un delfino eterodiretto da terzi, ma un kingmaker autonomo, caparbio e capace, con alle spalle una formazione a cinque stelle e una visione per plasmare l’orizzonte proprio e della nazione.

Nel 2002, dopo aver stabilizzato il ciclo economico, Toqaev si dimette dall’incarico per dedicarsi alla diplomazia; ottiene, infatti, di poter essere simultaneamente segretario di Stato e ministro degli esteri. Per Toqaev è un’occasione ghiotta: ha carta bianca su come scrivere e condurre la politica estera kazaka. Gli anni dell’era Toqaev sono connotati dal dinamismo del Kazakistan nelle arene regionale e internazionale. Tra i risultati più significativi, la trasformazione dell’Asia centrale in una zona libera da armi nucleari su impulso kazako.

Come già accaduto all’epoca del premierato, Toqaev consegue l’obiettivo primario – che, in questo caso, era la messa in sicurezza del vicinato geografico – per poi cambiare posizione. Nel 2007, infatti, termina la breve ma intensa esperienza al Ministero degli Esteri e inizia quella al Senato, di cui assume la guida.

Nella seconda metà degli anni 2010 iniziano a circolare le prime indiscrezioni sul dopo-Nazarbaev, e Toqaev viene indicato tra i grandi papabili in lizza per la successione. L’esposizione pubblica del factotum stacanovista aumenta di pari passo con l’incremento delle voci di corridoio; Toqaev, invero, inizia a parlare di come dovrebbe essere il sistema politico kazako, di riforme strutturali, del processo di latinizzazione, della guerra al terrorismo e del modo in cui dovrebbe essere gestito l’islam.

Sullo sfondo della moltitudine di mansioni politiche e diplomatiche svolte dal 1992 al 2019, Toqaev ha portato avanti una “carriera parallela”, ovvero quella di politologo: scrittore di nove libri e titolare di onorificenze e cattedre presso l’Accademia mondiale dell’arte e della scienza, la Conferenza sulla sicurezza di Monaco, l’università di Shenzhen, la scuola di diplomazia di Ginevra e l’Accademia diplomatica del ministero degli esteri russo. Toqaev era, ed è, alla luce della sua biografia, l’erede inevitabile di Nazarbaev: non un prodotto del nepotismo, ma della meritocrazia.

Il 19 marzo 2019 avviene la transizione da un’era all’altra. Il presidente Nazarbaev, padre fondatore del Kazakistan indipendente, annuncia le dimissioni; Toqaev gli subentra il giorno successivo. Tra i primi atti, il cambiamento di nome della capitale: Astana diventa Nur-Sultan, a perenne memoria di colui che ha guidato la nazione per quasi trent’anni.

Il 9 giugno dello stesso anno hanno luogo delle presidenziali anticipate, organizzate da Toqaev per lanciare un segnale al popolo: non vuole uno scettro ereditato dall’alto, desidera che gli venga dato dal basso, genuinamente e per fiducia. Il banco di prova viene superato egregiamente: Toqaev viene eletto alla presidenza con il 71% dei suffragi e, a partire da quel momento, la nazione è entrata in una fase di transizione accelerata.

Il bilancio dei primi due anni della presidenza Toqaev è estremamente positivo: attrazione straordinaria di investimenti stranieri, riforme per favorire la democratizzazione e il coinvolgimento della società civile nei processi decisionali, graduale creazione di un tessuto imprenditoriale autoctono, esteso e resistente, consolidamento dello status di potenza-guida dell’Asia centrale, materializzazione di un asse di ferro con l’Uzbekistan, abolizione della pena capitale e impeto al tanto atteso e tortuoso processo di latinizzazione.

Il ritmo motorizzato ma sostenuto dell’andatura che sta caratterizzando il Kazakistan contemporaneo è la dimostrazione che il lungimirante Nazarbaev aveva ragione: Toqaev era il presidente inevitabile.