Chi è Petr Pavel, il nuovo presidente della Repubblica Ceca

Petr Pavel è stato eletto il 28 gennaio scorso come presidente della Repubblica Ceca. Succederà il 9 marzo prossimo all’uscente Milos Zeman.

Pavel, 61 anni, ha servito a lungo nelle forze armate di Praga, ha raggiunto il ruolo di Generale ed è diventato, primo ceco della storia, il ruolo di presidente del Comitato Militare della Nato dal 2015 al 2018. Ha battuto alle elezioni presidenziali l’ex premier Andrej Babis puntando su una piattaforma europeista e pro-Occidente.

Petr Pavel è nato il Giorno di Ognissanti del 1961 a Plana, nell’allora Cecoslovacchia. La cittadina si trova vicino all’importante centro di Plzen, nella Boemia occidentalestoricamente legata alla Mitteleuropa e al Vecchio Continente.

Pavel proviene da una famiglia di importante lignaggio militare. Suo padre, il colonnello Josef Pavel (1937-2020) era un importante ufficiale delle forze armate cecoslovacche, tra le più importanti del Patto di Varsavia. Il colonnello Pavel ha servito negli anni della gioventù del figlio Petr come alto ufficiale dell’intelligence ed è stato un pioniere dello spionaggio elettronico in Cecoslovacchia.

Josef Pavel fu tra gli ufficiali delegati all’intercettazione e l’analisi dei rapporti dell’esercito della Nato e dal 1973 al 1989 ha lavorato a Tábor presso la sede locale del Distretto Militare Occidentale, dove anche il figlio ebbe la sua educazione. Diplomatosi al liceo militare di Opava, Petr Pavel nel 1979 è stato ammesso al Collegio militare delle forze di terra a Vyškov dove ha studiato e si è formato militarmente fino al 1983.

In seguito Pavel proseguì la carriera militare entrando nei paracadutisti e, per far carriera, si tesserò al Partito Comunista Cecoslovacco, ove fu ammesso nel 1985. Nel 1988 è divenuto capitano ed è stato ammesso a un corso di formazione per ufficiali dell’intelligence a Brno,seguito fino al 1991.

Nel mezzo, la Rivoluzione di Velluto ha portato alla fine del regime comunista cecoslovacco. Soldato tra soldati, Pavel proseguì indisturbato il suo cursus honorum anche dopo la transizione democratica.

Dopo aver completato gli studi presso l’Accademia militare nel 1991, Pavel ha lavorato per lo Stato Maggiore dell’Esercito della Repubblica Ceca per conto del Servizio di intelligence dell’esercito. Fu scelto come assistente del generale Radovan Procházka, militare tenuto prigioniero a lungo dal regime comunista, e dal ministro della Difesa Luboš Dobrovský. Si mise in mostra come funzionario attento e aperto alla trasmissione nel Paese delle metodologie di gestione delle informazioni e delle tecniche di comando del campo occidentale.

Negli anni Pavel ha seguito corsi di formazione al Defense Intelligence College di Bethesda, allo Staff College di Camberley, al Royal College of Defence Studies di Londra. Inoltre, si è laureato al King’s College di Londra in relazioni internazionali.

Nel 1993 Pavel ha partecipato alla missione di pace nella morente Jugoslavia, Unprofor, guidando un battaglione residuo del vecchio esercito cecoslovacco, ancora da dividere tra Praga e la Slovacchia, in cui si mise in mostra salvando, in un’occasione, un reparto francese di 50 uomini trovatosi nel fuoco incrociato tra serbi e croati nella Bosnia serbofona. Questo gli è valso la concessione della Legion d’Onore da parte del presidente francese François Mitterrand.

L’attenzione alla dimensione internazionale gli valse, dopo questa operazione, una serie di promozioni a ruoli diplomatici in rappresentanza delle forze armate ceche presso i futuri alleati della Nato. Prima, tra il 1993 e il 1994, a Bruxelles, sede dell’Alleanza Atlantica e poi, dal 1999 al 2002, rappresentante di Praga presso il comando della Nato.

Nominato generale nel 2002, a soli 41 anni, Pavelsi è poi mostrato un fermo sostenitore della decisione Usa di invadere l’Iraq, schierandosi a tutto campo a favore del sostegno ceco all’Operazione Enduring Freedom, al cui comando di Tampa fu inviato come ufficiale di collegamento.

Ha poi rappresentato Praga e le sue forze armate presso l’Unione Europea (2007-2009) prima e l’Alto Comando delle Forze Alleate a Mons, Belgio, poi (2010-2011). Fermamente atlantista, ha coronato la sua ascesa diventando, nel 2012, il capo di Stato Maggiore dell’esercito della Repubblica Ceca, il primo dal secondo dopoguerra in avanti ad avere una storia di comando sul campo in guerra.

Il suo primo atto fu, in concordia col presidente Vaclav Klaus, il rilancio della presenza ceca nella guerra in Afghanistan. Per Pavel la difesa del Paese inizia “non ai confini della Repubblica Ceca, ma ai confini esterni della NATO, e talvolta al di là di essi, spesso a migliaia di chilometri da noi”. Il successore di Klaus, Milos Zeman, che sarebbe stato eletto nel 2013, si dimostrò molto più scettico sull’atlantismo del primo generale del Paese. Ma non avrebbe mancato di fornirgli, l’anno successivo, tutto il supporto necessario nella corsa alla vittoriosa elezione al ruolo di presidente del Comitato Militare Atlantico per il mandato 2015-2018.

Da consigliere diretto del comando Nato, Pavel fu un sostenitore della forte contrapposizione con la Russia impegnata dal 2014 in Ucraina a sostegno dei secessionisti del Donbass e da lui definita una minaccia peggiore dell’Isis.

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Petr Pavel. Foto: EPA/STEPHANIE LECOCQ.

Nel marzo 2018, Pavel ha ottenuto la massima decorazione militare statunitense che può essere concessa a uno straniero – il titolo di Comandante della Legion of Merit – per “aver brillantemente guidato il Comitato militare della NATO, compresi i rappresentanti degli eserciti nazionali e i capi di stato maggiore nazionali, attraverso il periodo più difficile della storia recente dell’Alleanza”.

Con queste credenziali, finito il mandato, è rimasto un ardente sostenitore dell’atlantismo di Praga, mai negato dal premier sovranista Andrej Babis. Nel 2021 ha annunciato la sua candidatura alla presidenza per il gennaio 2023. La corsa della Repubblica Ceca al sostegno massiccio all’Ucraina dopo l’invasione russa nel 2022 ha promosso ampiamente le sue chances.

Si arriva dunque al gennaio 2023, in cui Pavel si trovò ad affrontare da candidato indipendente sostenuto dal centrodestra del premier Petr Fialala corsa alla massima carica dello Stato. Da soldato, Pavel ha costruito una campagna elettorale fondata sulla difesa dello Statoe dell’unità nazionale e, come scritto da Linkiesta, “ha spesso invocato Vaclav Havel, il drammaturgo, dissidente e primo presidente della Repubblica Ceca dopo la Rivoluzione di Velluto contro il regime comunista”.

Pavel ha vinto le elezioni battendo proprio l’ex premier Babis al ballottaggio. Ha vinto il primo turno con poco meno di 2 milioni di voti e il 35,4% dei voti contro il 35% di Babis, staccandolo poi al secondo turno del 27-28 gennaio 2023.

 

Il primo atto da presidente eletto di Pavel è stata una forte riaffermazione del valore dell’atlantismo per Praga, l’attenta e favorevole promozione della causa ucraina e l’apertura di un nuovo fronte: il contrasto con la Cina. La prima chiamata di Pavel è stata con Tsai Ing-wen, presidente di Taiwan, che ha ritenuto minacciata dagli Usa.

Una mossa fortemente stigmatizzata dalla Repubblica Popolare. “Pavel ha calpestato la linea rossa e questo interferisce gravemente negli affari interni della Cina, ferendo i sentimenti del suo popolo”, la portavoce del ministero degli Esteri Mao Ning.

Pavel ritiene che la politica diplomatica dell’Unica Cina dovrebbe essere integrata col principio dei “due sistemi” perché “non c’è niente di sbagliato se abbiamo relazioni specifiche con Taiwan, che è l’altro sistema”, come ha detto il 29 gennaio 2023 parlando con una radio di Praga.

Un gesto forte che segna un punto di discontinuità con la tradizionale cautela della Repubblica Ceca. E che segna l’ascesa di un gendarme occidentalista al Castello di Praga, sede di una delle presidenze più “atlantiche” dell’Europa di Mezzo.