Chi è Pablo Iglesias

Pablo Iglesias Turrión, leader del movimento Podemos e schierato su posizioni di sinistra radicale e populista, è una delle figure politiche spagnole più controverse e per un certo periodo anche popolari del panorama spagnolo. Il suo schieramento, nato nel 2014 nell’ambito delle proteste contro la diseguaglianza nel picco della crisi economica, era quasi riuscito, tra il 2015 ed il 2016, a superare il Partito Socialista e a divenire il movimento egemone della sinistra spagnola. La personalità carismatica di Iglesias si era rivelata particolarmente utile alla popolarità di Podemos ed in poco tempo egli stesso si era imposto come esponente di riferimento per i nuovi progressisti iberici, desiderosi di sperimentare un cambiamento ed una rottura con le vecchie tradizioni politiche. Le cose, però, non sono poi andate nel migliore dei modi per Podemos.

Pablo Iglesias nacque a Madrid, il 17 ottobre del 1978, da Luisa Turrión, avvocato per il sindacato Ccoo e Javier Iglesias, ispettore del lavoro ed ex professore di storia. Il padre aveva militato nel Fronte Rivoluzionario Antifascista e Patriota mentre il nonno paterno aveva ricevuto una condanna a morte, mai eseguita per la falsità poi dimostrata delle accuse, durante il regime franchista. L’influenza familiare spinse, probabilmente, il giovane Iglesias su posizioni progressiste sin dalla più tenera età: tra il 1992 ed il 1999, infatti, militò nell’Unione delle Gioventù Comuniste di Spagna, il movimento giovanile del Partito Comunista nazionale e si avvicinò all’ideologia no-global. Studiò Legge, tra il 1996 ed il 2001, all’Università Complutense di Madrid ed in seguito Scienze Politiche, ottenendo eccellenti risultati accademici. Nel 2008 conseguì, presso il medesimo istituto, il Dottorato con una tesi sull’azione collettiva postnazionale mentre nel 2010 terminò, con successo, il Master in Scienze Umanistiche presso l’Università Carlos III e nel 2011 quello in Arte e Comunicazione presso la European Graduate School. A partire dal 2008 Iglesias è stato professore a contratto alla facoltà di Scienze Politiche della Complutense e viene ricordato, come riferì Giles Tremlett al Guardian, come un insegnante brillante, abile a guidare la protesta studentesca e sicuro che i mali del mondo fossero da attribuire al capitalismo incontrollato.

Il mondo della comunicazione consentì a Pablo Iglesias di farsi conoscere da un pubblico sempre più vasto e di costruirsi una fama crescente. Collaboratore per quotidiani come Público, Kaosenlared, Diagonal y Rebelión, a partire dal 2003 iniziò a condurre il programma politico La Tuerka prima sull’emittente televisiva Tele K ed in seguito su Canale 33. A partire dal gennaio del 2013, invece, diresse un altro programma politico, Fort Apache, per l’emittente iraniana Hispan Tv. A partire dal maggio del 2013, invece, Iglesias iniziò ad intervenire come opinionista e con regolarità presso diverse trasmissioni come El Gato al Agua, La Sexta Noche e Las Mañanas de Cuatro y 24h Noche. La sua popolarità era esplosa in seguito ad un dibattito svoltosi, nell’aprile del 2013, sulla rete conservatrice Intereconomia ed il sapiente uso del mezzo televisivo favorì, di certo, anche lo sviluppo del progetto politico Podemos.

Il 17 gennaio del 2014 vede la luce Podemos, il nuovo soggetto politico di sinistra radicale che mira a lottare contro la struttura politica ingessata del Paese, contro la casta finanziaria (l’1per cento più ricco della popolazione) e che ambisce sin da subito a rivoluzionare la politica spagnola ed a scardinarne il bipartitismo. L’apporto dato da Iglesias, abilissimo comunicatore, risulta fondamentale  tant’è che in pochi mesi il soggetto politico semi-sconosciuto riesce ad ottenere un ottimo risultato alle consultazioni europee del 2014: 5 seggi e l’8 per cento dei voti.

Il partito trae energia e consensi dal movimento degli Indignados che, per alcuni anni, aveva protestato regolarmente contro le élite del Paese e contro la grave crisi economica che stava attraversando la Spagna. Il 2014 è un anno trionfale per Podemos: gli iscritti crescono in maniera esponenziale ed alla fine di Ottobre sono già 170mila mentre la struttura del partito comincia a stabilizzarsi e lo stesso Iglesias viene nominato Segretario Generale. Il 2015, invece, diventa l’anno della consacrazione: nel corso delle elezioni locali, svoltesi nel mese di maggio, il movimento decide di non presentare le proprie liste ma piuttosto di appoggiare quelle di candidati civici progressisti, in particolare modo dell’attivista politica Ada Colau a Barcellona e dell’ex giudice Manuela Carmena a Madrid. Si rivelerà una scelta vincente ed entrambe le donne si imporranno agli scrutini. Pablo Iglesias, nel frattempo, aveva ricoperto la carica di eurodeputato, nel gruppo della sinistra radicale europea, dal giugno del 2014 all’ottobre del 2015 quando si era dimesso per focalizzarsi meglio sulle elezioni nazionali previste per la fine dell’anno.

Le consultazioni nazionali, che ebbero luogo nel mese di dicembre, portarono Podemos, a circa due anni dalla sua fondazione, a divenire il terzo partito politico spagnolo. Con il 20,66 per cento dei voti e 69 seggi, infatti, i radicali di sinistra sfiorarono il sorpasso sui Socialisti che li superarono di poco più di un punto percentuale ottenendo il 22 per cento dei consensi e 90 scranni. La leadership carismatica di Iglesias ed i convincenti slogan elettorali contro la corruzione e gli sfratti ed a favore di uguaglianza e del welfare per quelle famiglie colpite dalla crisi economica conquistarono una buona fetta dell’elettorato progressista. L’attribuzione, alle elite finanziarie e politiche, delle colpe del rallentamento del sistema produttivo e la decisione di rinegoziare il debito del Paese con i creditori internazionali, su modello Syriza, si rivelarono ulteriori frecce nel sapiente arco della leadership del gruppo.

Podemos è stato ed è ancora, in un certo senso, uno dei pochi esempi recenti di populismo di sinistra di successo. Nello stesso filone vanno ad inserirsi anche Alexis Tsipras e la sua Syriza e Jeremy Corbyn ed il nuovo Partito Laburista Inglese. Il fenomeno politico, però, era destinato ad avere un successo effimero: la Grecia è oggi governata dal centrodestra, i Laburisti sono in gravi difficoltà secondo tutti gli istituti demoscopici del Regno Unito mentre il sovranismo ed il populismo di destra hanno iniziato a sferzare sul Vecchio Continente. E Podemos?

Il bipartitismo spagnolo ha lasciato spazio, a partire dal 2015, ad un sistema politico frammentato ed incerto che ha portato, in più occasioni, alla necessità di convocare elezioni anticipate per sbloccare l’impasse di cui erano preda le istituzioni parlamentari. Fu questo il caso del biennio 2015-2016: le consultazioni del 2015, infatti, produssero un Parlamento bloccato e furono necessari nuovi comizi elettorali, nel giugno del 2016, per cercare di risolvere la situazione. Podemos riuscì, sostanzialmente, a conservare quanto aveva guadagnato ottenendo 71 seggi ed il 21 per cento circa dei voti e presentandosi in coalizione con alcune liste civiche progressiste e con Izquierda Unida, erede del Partito Comunista Spagnolo. Il dato, però, andrebbe letto in parallelo con quello degli scrutini dell’aprile 2019, anche essi anticipati e provocati dalla caduta del governo del Partito Popolare di Mariano Rajoy: qui il movimento di sinistra radicale, ancora una volta coalizzato con altre formazioni di sinistra, ha subito un vero e proprio tracollo di consensi fermandosi al 14,3 per cento dei suffragi e non superando i 42 seggi.

Una delle cause principali dell’insuccesso di Podemos, nel lungo termine, è stata quella di non essere riuscito a scalzare il Partito Socialista dal ruolo di leader dell’Opposizione. Nel 2017, infatti, una mozione di sfiducia costruttiva presentata dal movimento di Pablo Iglesias nei confronti dell’esecutivo di Mariano Rajoy venne respinta dal Parlamento, con l’astensione dei progressisti ed il voto contrario di Ciudadanos e dei Popolari. Il provvedimento avrebbe posto lo stesso Iglesias a capo del nuovo esecutivo. In seguito il nuovo leader socialista, Pedro Sanchez, è riuscito ad attirare su di se l’attenzione mediatica ed i consensi elettorali e nelle consultazioni del 2019 il suo partito è riuscito a doppiare Podemos, relegandolo in un ruolo più marginale.

Iglesias ha anche dovuto fare autocritica, nel dicembre del 2018, circa il supporto espresso per molti anni nei confronti del regime venezuelano. Il politico, che fu anche consigliere del Presidente Hugo Chavez, aveva definito Caracas, nel 2013, una delle democrazie più consolidate al mondo ed anche nel corso della grave crisi economica e politica che ha colpito il Paese ha continuato ad insistere sulla necessità del dialogo tra maggioranza ed opposizione. Solo più recentemente, infatti, il leader di Podemos è stato costretto ad ammettere che la situazione nella nazione latinoamericana è disastrosa.

Nel corso del 2018 Iglesias si è anche dovuto rimettere al voto della sua base elettorale in seguito al piccolo scandalo derivato dall’acquisto, da parte sua e della compagna, di una villa piuttosto lussuosa dopo che lui stesso aveva criticato quei politici che abitano in questo tipo di abitazioni. La base ha confermato la fiducia nei suoi confronti con circa il 68 per cento di voti a favore. Nel gennaio del 2019, invece, il movimento progressista ha anche dovuto subite una scissione da parte di Íñigo Errejón, ex numero due e stretto alleato di Iglesias, che ha deciso di lasciare dopo divergenze politiche che si sono venute a creare con il leader.

In seguito alle consultazioni dell’aprile 2019 Podemos ha cercato, in più occasioni, di formare una coalizione con i Socialisti di Pedro Sanchez. I colloqui, però, non hanno avuto successo e ciò ha causato la nuova convocazione dei comizi per il mese di novembre. Più in generale il movimento populista di sinistra ha sofferto il rinnovato clima politico in Europa ed in Spagna: il populismo di destra è ormai molto popolare e la crisi in Catalogna rischia di mettere Podemos e le sue posizioni moderate e concilianti in merito al dialogo con i separatisti ai margini dello scenario. La speranza, per il voto imminente, è quella di poter allearsi con i Socialisti e di giungere, così, al potere attraverso una coalizione. Una prospettiva però, a causa di un sistema politico nazionale fratturato, piuttosto incerta.


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