Chi è Pablo Casado

Pablo Casado è il presidente del Partito Popolare spagnolo, storica formazione di centrodestra che, sin dal ritorno alla democrazia di Madrid dopo la morte di Francisco Franco nel 1975, ha governato il Paese alternandosi con il Partito Socialista. Giovane ed ambizioso, Casado è stato eletto leader dei Popolari nel luglio del 2018 dopo che Mariano Rajoy, figura di riferimento di questo schieramento per lungo tempo, è stato costretto a lasciare l’incarico di primo ministro in seguito ad una serie di scandali che hanno colpito il suo partito. Il giovane leader ha spostato il Partito Popolare su posizioni maggiormente conservatrici e meno centriste, nella speranza (rimasta però tale) di conquistare il consenso elettorale degli elettori più schierati a destra. Casado si è giocato molto del suo futuro nelle consultazioni del 10 novembre. Il leader politico ha cinque fratelli, è sposato dal 2009 ed ha due figlie

 

 

Pablo Casado nacque il primo febbraio del 1981 a Palencia, nella regione di Castiglia e Leon. Il padre era un medico mentre la madre era una professoressa presso la facoltà universitaria di infermieristica:  la sua famiglia, possedeva, inoltre, una clinica oftalmologica. Il giovane completò i suoi studi presso il Collegio Castilla, un istituto religioso gestito dai piccoli fratelli di Maria e frequentò l’ottavo anno di scuola nella città di Doual, nel Regno Unito. Il percorso accademico universitario, invece, fu svolto dapprima presso l’ICADE, un centro di Madrid integrato presso un ateneo religioso ed in seguito, a partire dal 2004, presso il CES Cardenal Cisneros, legato all’Università Complutense della capitale spagnola dove ottenne la laurea in Legge nel 2007. Ha conseguito, in seguito, un Master in Diritto locale presso l’Università Re Juan Carlos di Madrid, ma l’acquisizione di questa qualifica ha generato una certa controversia. Casado ha poi ammesso di non aver frequentato le lezioni previste dal programma curricolare e l’ottenimento del master è stato soggetto ad approfondimenti da parte della magistratura. La Corte Suprema spagnola non ha poi ravvisato gli estremi di alcun reato seppur ritenendo che Casado abbia goduto di un “trattamento di favore” e che ciò non costituisca reato. Dopo aver proseguito il percorso accademico riuscì ad entrare nel dipartimento giuridico della Banca di Santander. Ma, sullo sfondo, la sua carriera politica era già iniziata.

Casado entrò molto presto, già nel 2003, nel Partito Popolare e divenne assistente parlamentare del deputato Alfredo Prada. Tra il 2005 ed il 2013 fu presidente della sezione giovanile del partito presso la Regione di Madrid e nel 2007 venne eletto, ovviamente tra le fila dei Popolari, al Parlamento regionale della capitale spagnola. Nel corso del suo mandato ricoprì gli incarichi di Portavoce della Commissione Giustizia e Pubblica Amministrazione e vice-portavoce della Commissione Budget e Finanza. Si dimise dall’incarico di deputato regionale nel mese di luglio 2009 diresse l’ufficio dell’ex premier Jose Maria Aznar mentre nel 2010 fu uno dei co-fondatori del think thank Amici di Israele. L’ingresso sulla scena politica nazionale avvenne alle consultazioni del 2011 quando fu eletto deputato nella circoscrizione di Avila, poi riconfermato alle elezioni del 2015, 2016 e 2019 ma iniziò a ricoprire un incarico più prestigioso a partire dal 2015 quando venne nominato vice segretario generale della comunicazione del Partito Popolare: in questo modo il giovane Casado ebbe una consistente presenza mediatica divenendo, in pratica, il portavoce dello schieramento. Una sua dichiarazione controversa nei confronti di Carles Puigdemont, il presidente separatista della Catalogna, rilasciata nel 2017 suscitò un certo numero di controversie. Casado, infatti, disse che qualora Puigdemont avesse proclamato l’indipendenza della regione avrebbe dovuto aspettarsi di fare la stessa fine di Lluis Companys, ex presidente della Catalogna arrestato e giustiziato dal regime di Francisco Franco nel 1940. Casado chiarì, in seguito, di aver fatto riferimento al possibile arresto e non ad un’eventuale esecuzione di Puigdemont.

Il terremoto politico che ha colpito, nel 2018, il Partito Popolare, di cui diversi esponenti furono condannati per alcuni reati, tra cui corruzione e riciclaggio di denaro nell’ambito del “caso Gurtel” e che ha provocato la caduta dell’esecutivo di Mariano Rajoy si è rivelato, in realtà, provvidenziale per le prospettive del giovane Casado. Il rinnovamento dei vertici dei Popolari ha portato allo svolgimento di primarie politiche che hanno visto contrapposti Soraya Saenz de Santamaria, per sette anni vice premier nel governo Rajoy e lo stesso Pablo Casado. Il Congresso straordinario, composto da tremila delegati chiamati ad eleggere il nuovo leader, ha poi espresso la propria preferenza, con poco più del 57 per cento dei voti, per il giovane uomo politico destinato ad imprimere al partito una decisa svolta a destra.

Il nuovo corso dei Popolari aveva lo scopo, almeno inizialmente, di riguadagnare la fiducia degli elettori persa a causa degli scandali e di ringiovanire i vertici del movimento. I risultati ottenuti da Casado, però, sono stati decisamente fiacchi, per usare un eufemismo. Il giovane leader ha espresso, sin da subito, posizioni politiche conservatrici: si è espresso in maniera molto dura nei confronti della questione della Catalogna e contro il separatismo nella regione, arrivando ad accusare il premier socialista Pedro Sanchez di tradimento per aver aperto al dialogo con l’esecutivo di Barcellona, si è schierato contro l’eutanasia ed ha espresso l’intenzione di limitare il ricorso all’aborto da parte delle donne spagnole, si è dichiarato contrario all’esumazione del corpo di Francisco Franco ed ha criticato la cosiddetta ideologia gender. Lo spostamento a destra del Partito Popolare non ha però convinto, stando almeno ai risultati elettorali delle consultazioni dell’aprile del 2019, una buona parte degli elettori spagnoli. Lo schieramento ha perso, in pratica, la metà dei voti e dei seggi rispetto alla precedente tornata elettorale  fermandosi al 16,6 per cento dei suffragi ed a 69 scranni, una delle prestazioni peggiori nella storia del partito. Il tonfo è stato confermato dalle elezioni europee svoltesi nel mese di maggio: qui i Popolari hanno ottenuto il 20 per cento dei voti e 12 seggi sui 54 spettanti alla Spagna, un calo deciso rispetto al 2014 quando lo schieramento aveva conseguito il 26 per cento dei voti e 16 seggi. Pablo Casado è riuscito a restare in sella anche perché i risultati elettorali hanno prodotto un Parlamento bloccato ed incapace di governare e per questo motivo sono stati indetti nuovi comizi elettorali per la giornata del 10 novembre 2019.

La strategia del giovane leader conservatore non ha, in definitiva, pagato e le cause debbono essere ricercate nel mutato clima politico spagnolo. Le posizioni di destra radicale, infatti, sono ormai ricoperte da Vox, che ha fatto proprio nel 2019 il suo ingresso alle Cortes e che, anche a causa del carisma del suo leader Santiago Abascal, è riuscito ad appropriarsi di un bacino elettorale significativo. Lo scostamento dal centro politico tentato da Casado si è rivelato, a causa di ciò, fallimentare ed ha probabilmente provocato uno spostamento di voti moderati dai Popolari verso Ciudadanos. In un certo senso il giovane leader è riuscito a scontentare tanto i centristi quanto i radicali che hanno preferito altri schieramenti al suo. Il futuro politico di Casado verrà di certo influenzato dalla prestazione del Partito Popolare alle imminenti elezioni legislative: un ulteriore fallimento, infatti, non potrà che determinare l’oscuramento di questo astro nascente della destra spagnola.