Chi è Nikolai Patrushev, il consigliere di Putin

Quando si scrive e si parla di strateghi, diplomatici ed eminenze grigie che hanno contribuito in maniera determinante alla rinascita della Federazione russa nel dopo-Eltsin, ovvero durante la lunga e complessa era Putin, spesso e volentieri, almeno qui in Occidente, viene citato quasi esclusivamente il navigato Sergej Lavrov.

L’elenco dei Padri fondatori della nuova Russia, però, è di gran lunga più esteso e sfaccettato, perché Lavrov a parte, include strateghi come Valerij Gerasimov, consiglieri come Vladislav Surkov – il teorico della cosiddetta “democrazia sovrana” – e Dmitrij Kozak, economisti come Alexei Kudrin – il padre del miracolo economico dei primi anni Duemila –, capi militari come Sergej Shoigu, Richelieu ortodossi come i metropoliti Hilarion e Tikhon e pensatori visionari come Igor Panarin – l’ideatore dell’Unione Economica Eurasiatica. Nel novero di cui sopra, per quanto completo, manca un potere dietro al trono rispondente al nome di Nikolai Patrushev.

Nikolai Patrushev nasce l’11 luglio 1951 nell’odierna San Pietroburgo – all’epoca nota come Leningrado. Segue le orme del padre – un ufficiale della Marina sovietica iscritto al Partito Comunista –, iscrivendosi all’Istituto di costruzione navale di Leningrado – presso il quale si laurea nel 1974 e dal quale viene assunto come ingegnere nel dopo-licenziatura.

Avrebbe ricoperto l’incarico di ingegnere soltanto per pochissimo tempo, per un anno, perché nel 1975 viene reclutato dal Комитет государственной безопасности, volgarmente e universalmente noto come KGB. E sarebbe stato all’interno dei potenti servizi segreti sovietici che Patrushev avrebbe fatto carriera, non uscendone più e scalandone progressivamente e gradatamente i vertici.

Il Kgb aveva visto qualcosa in Patrushev, evidentemente. Strappato all’Istituto di costruzione navale di Leningrado grazie alle prospettiva di una carriera al servizio dell’Ideale comunista, il giovane ingegnere sarebbe stato istruito alle arti dello spionaggio, dell’analisi geopolitica e della strategia presso le scuole del Kgb di Minsk e Mosca. Terminato il periodo di formazione, l’ingegnere divenuto agente segreto viene inviato a prestare servizio a Leningrado, la sua città natale.

Inviato a Leningrado per combattere corruzione e traffici illeciti, Patrushev attrae l’attenzione dei superiori per la dedizione al lavoro e i riguardevoli risultati conseguiti. Di lì a poco, da agente semplice sarebbe stato promosso a capo dell’unità; ruolo, quest’ultimo, mantenuto fino al collasso dell’Unione Sovietica.

Dopo un biennio passato nella Repubblica di Carelia, occupando il titolo prestigioso di ministro della sicurezza, nel 1994 viene richiamato a Mosca per guidare il direttorato della sicurezza interna del neonato FSK (acronimo di Федера́льная Слу́жба Контрразве́дки), concepito per succedere al Kgb ma soppresso l’anno seguente.

Nel 1995, riorganizzata definitivamente la macchina spionistica, Patrushev viene investito del ruolo di vicecapo del Servizio federale per la sicurezza della Federazione russa (FSB, Федера́льная слу́жба безопа́сности Росси́йской Федера́ции). Come già accaduto in passato, quello di Patrushev è un percorso in salita, più ricco di opportunità che di ostacoli. Nel 1999, invero, viene nominato alla direzione del Fsb da Boris Eltsin a mezzo di decreto presidenziale.

Patrushev ha guidato il Fsb fino al 2008, cioè per quasi un decennio. Un decennio durante il quale ha diretto la decapitazione delle organizzazioni terroristiche e separatiste del Caucaso settentrionale e del Volga, ha assistito il Cremlino nella lotta agli oligarchi, ha favorito il riciclo della classe politica diversificata e ringiovanita dall’afflusso di ex agenti segreti – e ha gettato le basi per la costruzione di un sistema securitario funzionale ad evitare delle nuove stragi di Beslan.

Profondo conoscitore della realtà domestica, ma anche di quella internazionale, Patrushev, nel 2008, viene chiamato da Vladimir Putin a ricoprire l’incarico di segretario del Consiglio di sicurezza della Russia (Совет безопасности Российской Федерации), l’ente deputato all’erogazione di suggerimenti e proposte di politiche su argomenti attinenti alla sicurezza nazionale. A partire dal 2008, in breve, Patrushev entra a far parte della cerchia ristretta ed esclusiva dei consiglieri del Cremlino.

Il suo contributo al grande ritorno della Russia nell’arena internazionale è stato notevole. Indicato come l’uomo del Cremlino nei Balcani, Patrushev è colui al quale si deve il rientro in forze dei russi tra ex Iugoslavia ed ex patto di Varsavia, ed è colui al quale si deve l’irrobustimento dell’asse con l’Iran.

Ritenuto un simpatizzante del cospirazionismo – perché, ad esempio, crede che gli Stati Uniti anelino alla disintegrazione della Russia –, Patrushev viene annoverato tra le menti dietro al tentato colpo di Stato in Montenegro del 2016 e dietro all’arresto in Thailandia di Anastasia Vashukevich – una figura controversa legata al Russiagate –, ed è un “attenzionato speciale” in Occidente, essendo uno dei bersagli del regime sanzionatorio euroamericano. Un titolo, quello di attenzionato speciale, che non sorprende affatto: quest’uomo sconosciuto ai giornali, ma conosciuto nelle stanze dei bottoni, è uno dei più importanti, preparati e capaci consiglieri al servizio del Cremlino.