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Chi è Nancy Pelosi

Nancy Pelosi è una figura centrale nell’attuale sistema di potere del Partito Democratico americano e una delle figure più in vista tra i membri della formazione del presidente Joe Biden. Oltre a esser stata, prima dell’ascesa alla vicepresidenza di Kamala Harris nel gennaio 2021, la donna a toccare le cariche più apicali nella politica Usa, unica nella storia americana a guidare da Speaker la Camera dei Rappresentanti (2007-2011 e dal 2019 ad oggi), è anche la figura di origini italoamericane arrivata ai ruoli di maggior prestigio nel sistema istituzionale a stelle e strisce.

L’attuale Speaker della Camera è nata come Nancy D’Alessandro a Baltimora, in Maryland, il 26 marzo 1940. Suo padre, Thomas D’Alessandro Jr. (1903-1987) era nato da genitori italiani emigrati da Montenerodomo, piccolo comune dell’area abruzzese del Sangro in provincia di Chieti. Sua madre, Annunziata Lombardi, era nata nel 1909 a Fornelli, in Molise, ed era arrivata in America coi genitori nel 1912.

La politica è stata una costante nella famiglia D’Alessandro. Thomas si conquistò nella città di residenza una grande fama come broker assicurativo, stimato per la sua onestà e competenza in un periodo storico in cui gravava ancora l’eredità del caos portato a inizio Anni Venti da Charles Ponzi, autore di una delle truffe più celebri della storia, nella vicina Boston. A partire da questa fama, iniziò per lui un importante cursus honorum politico: membro della Camera dei Delegati del Maryland (1926-1933), membro del Consiglio comunale di Baltimora (1933-1938), in seguito deputato a Washington (1938-1947) e, a coronamento della sua carriera, sindaco di Baltimora (1947-1959). Tutto questo all’interno del Partito Democratico che dopo la Grande Depressione dominò la politica americana con Franklin Delano Roosevelt e Henry S. Truman controllando la presidenza dal 1933 al 1953. Thomas d’Alessandro III, fratello maggiore della Pelosi, avrebbe seguito le orme paterne diventando a sua volta sindaco di Baltimora dal 1967 al 1971.

La giovane figlia di una delle famiglie più in vista di Baltimora si è formata tra le high school a Baltimora e il Trinity College di Washington, ove si è laureata in Scienze Politiche e ha conosciuto il futuro marito, Paul Pelosi, di cui ha assunto il cognome dopo essersi sposata nel 1963.

La politica è stata per Nancy Pelosi una professione costante: assistente allo studio del Senatore del Maryland Daniel Brewster subito dopo la laurea, è entrata nei ranghi del partito sostenendo le mosse del padre e del fratello prima di spostarsi, assieme al marito, in California. La scelta fu, col senno di poi, felice per entrambi: Paul Pelosi divenne un investitore esperto in società tecnologiche, detenendo quote in aziende come AT&T e Microsoft, mentre la moglie ebbe la possibilità di costruire una carriera politica di rango nazionale.

La figura che più ha contribuito a lanciare in orbita la carriera di Nancy Pelosi è stata quella di Philip Burton (1926-1983), vero e proprio “guastatore” in un Partito Democratico che andava abbracciando in alcune sue frange posizioni radicali e critiche della tradizionale impostazione del sistema del partito dell’asinello. Dai tempi di Roosevelt, infatti, negli Stati del Sud i Democratici erano tradizionalmente conservatori sui temi civili in cambio del sostegno alle grandi politiche sociali e di welfare. Dai tempi di Lyndon Johnson questo iniziò a cambiare, ma fu soprattutto per l’operato di uomini come Burton che le istanze liberal e più spiccatamente progressiste iniziarono a farsi strada.

Nancy Pelosi si spostò a San Francisco dove Burton aveva il suo feudo elettorale nel seggio più centrale della città alla Camera dei Rappresentanti, detenuto dai democratici dal 1949 tanto da diventare quello controllato da più tempo in tutti gli Usa. Da amica, collaboratrice di ufficio e portavoce di Burton divenne centrale nelle sue battaglie e acquisì la fama di persona di spicco nella Sinistra dem. Alla morte di Burton, per un aneurisma, nel 1983, la moglie Sala gli successe per il controllo del seggio. E quando a sua volta Sala Burton morì, nel 1987, poco dopo la riconferma al Congresso, fu proprio Nancy Pelosi ad esser scelta per concorrere all’elezione speciale per il rinnovo del seggio. La Pelosi lo conquistò, lo confermò alle elezioni del 1988 e in seguito avrebbe vinto le elezioni nel distretto per altre sedici volte tra il 1990 e il 2020 tanto da diventare la deputata da più tempo in carica per la California.

Da deputata, Nancy Pelosi ha promosso una serie di politiche sempre coincidenti con la volontà di promuovere una visione aperta e progressista della società Usa, contribuendo a emergere tra i Democratici come una degli artefici della polarizzazione con il Partito Repubblicano a partire dagli Anni Novanta. Forte sostenitrice del diritto all’aborto, si è sempre scontrata fino alla scelta della Corte Suprema nel 2022 di abolire la Roe vs Wade con ogni proposta restrittiva in tal senso; a favore della legalizzazione dei migranti irregolari, ha anche criticato la guerra in Iraq e si è spesa per anni a favore degli investimenti in rinnovabili.

Più volte membro dello House Intelligence Committee, Pelosi non ha però dimenticato a più riprese di essere donna dell’establishment Usa. Ha, ad esempio, sostenuto in tal senso i programmi di sorveglianza di massa messi in campo dalle amministrazioni Bush ed Obama, pur criticando al contempo le tecniche di interrogatorio utilizzate a Guantanamo. Si è detta a favore della lotta alle disuguaglianze e alle fragilità del sistema sanitario, ma sul fronte economico è anche un’attenta sostenitrice della necessità di conseguire il pareggio di bilancio.

Questa sua capacità di mediare tra istanze personali e logiche di partito le ha, a più riprese, attratto critiche da ogni parte della formazione, ma insieme alla grande conoscenza dei regolamenti parlamentari e alla scelta di non lasciare mai la Camera per il Senato le ha permesso di fare strada. Nel 2001 divenne House Minority Whip, vice del capo dell’opposizione alla Camera Dick Gephardt, da lei sostituito nel 2002. Come Minority Whip e Minority Leader la Pelosi divenne la prima donna della storia Usa a detenere queste cariche, e dopo la vittoria democratica alle midterm del 2006 nel gennaio 2007 fu incoronata come prima Speaker donna della Camera dei Rappresentanti, ottenendo la terza carica per rilevanza nella politica Usa.

Ad oggi, entrambi i mandati da Speaker della Pelosi sono stati divisi tra presidenze repubblicane e presidenze democratiche. Tra il 2007 e il 2011, infatti, Pelosi ha visto l’avvicendamento tra George W. Bush e Barack Obama. Nel 2007 fu decisiva per bloccare l’impeachment al Presidente repubblicano per il caso delle dichiarazioni sulle armi di distruzione di massa in Iraq; negli anni successivi sarebbe invece stata molto favorevole alla riforma sanitaria targata Obama.

La svolta “barricadera” della Pelosi si è però manifestata quando nel 2019 è tornata alla carica di Speaker dopo 8 anni di egemonia repubblicana come donna di lungo corso negli apparati federali Usa diventando la contraltare del presidente Donald Trumpda lei avversato con tutta la forza che ha usato contro il tycoon repubblicano l’establishment liberal-progressista. Nancy Pelosi ha tentato due volte di colpire Trump con l’impeachment, lo ha definito una minaccia per la democrazia dopo i fatti di Capitol Hill, ha cavalcato la narrativa sul Russiagate, ha in ultima istanza contribuito all’ascesa di Biden utilizzando la carica come leva contro l’inquilino della Casa Bianca. A ottant’anni passati, nel 2021 con la nuova amministrazione Nancy Pelosi è giunta all’apice dell’influenza politica. Tanto da diventare una figura attiva anche sul piano internazionale: la controversa visita a Taiwan dell’estate 2022 ne ha segnato per la prima volta il ruolo di figura divisiva anche sul piano internazionale, l’ha vista interprete della rivalità tra Usa e Cina in nome dell’agenda dell’amministrazione. E nulla di diverso ci si poteva aspettare da colei che si può definire con ogni crisma la donna rivelatasi più influente nella storia politica Usa.

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