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Chi è Nabih Berri

Nabih Berri è il presidente del parlamento libanese ed è in carica dal 1992. Il suo ingresso nella politica del Paese dei cedri è datato 1980, anno in cui assume la presidenza di Amal, storico partito degli sciiti libanesi. Berri, di professione avvocato, vanta però altre partecipazioni precedenti in campo politico, anche se fino agli anni ’70 dà priorità alla sua attività professionale.

Nabih Berri nasce in Sierra Leone il 28 gennaio 1938. Il padre, un commerciante sciita libanese, in quel momento lavora nel Paese africano e vive lì assieme alla moglie. La sua famiglia è originaria del sud del Libano ed è profondamente radicata nella comunità sciita. Con i genitori Nabih Berri rientra in patria sul finire degli anni ’40, quando il Libano è già indipendente dalla Francia.

La sua formazione viene quindi svolta nel Paese natio. In particolare, Berri frequenta le scuole nelle diverse località del sud del Libano dove suo padre si sposta per lavoro. Il suo primo trasferimento a Beirut risale invece agli anni universitari. Nella capitale Nabih Berri studia giurisprudenza e si avvicina per la prima volta alla politica. Diventa infatti rappresentante del corpo studentesco e all’interno delle associazioni giovanili è una delle voci più ascoltate. Nel 1963 viene eletto anche a capo dell’unione nazionale degli studenti libanesi, incarico che lo avvicina ulteriormente al mondo della politica. In quello stesso anno si laurea e inizia a intraprendere la professione di avvocato.

Le sue idee politiche negli anni universitari hanno una forte impronta laica. Lo si avverte già nelle sue prime attività da rappresentante degli studenti. Nei suoi discorsi i riferimenti all’identità nazionale libanese sono prevalenti su quelli invece settari religiosi. Subito dopo la laurea aderisce al Movimento Nazionalista Arabo, formazione panaraba nata negli anni ’40 all’Università americana di Beirut e che in quella fase ha una buona presa soprattutto tra gli studenti e i giovani.

Tuttavia in questa fase della sua vita l’attività politica viene messa in seconda piano, a favore invece di quella lavorativa. Berri diventa infatti avvocato e consulente di diverse aziende stanziate a Beirut. In quel momento la capitale libanese è il più importante centro finanziario del medio oriente e molte società straniere fanno base nel centro della città. In questo contesto Nabih Berri stabilisce ottime relazioni con numerose imprese internazionali.

L’apice della sua carriera da avvocato corrisponde con l’ultimo periodo del boom economico del Libano. Nabih Berri negli anni ’70 diventa infatti avvocato anche presso la Corte d’Appello di Beirut, mentre per due anni è tra i consulenti legali della General Motors. Tanto è vero che tra il 1976 e il 1978 risulta domiciliato a Detroit.

Mentre il futuro presidente del parlamento vive negli Usa, nel suo Paese esplode la guerra civile. I fragili equilibri interni si rompono, le più importanti comunità religiose, quella cioè cristiano-maronita, quella sciita, quella sunnita e quella drusa, iniziano a darsi battaglia tra le strade di Beirut e delle più importanti località libanesi.

Tornato in patria, Nabih Berri decide di impegnarsi quasi esclusivamente in politica. Il suo nome emerge improvvisamente negli ambienti vicini ad Amal, il partito filo sciita fondato nel 1975 dall’imam Musa Al Sadr. Quest’ultimo scompare in circostanze misteriose in Libia nel 1978. La sua volontà, portata avanti anche dal successore Hussein Al Hussein, è quella di non coinvolgere Amal nella guerra civile in corso.

Tuttavia dopo la morte del fondatore il partito attraversa una fase di instabilità e di vuoto di una vera leadership. Diversi esponenti di spicco, forse anche ricordando la prima fase politica di Berri in epoca universitaria, vedono nell’avvocato sciita il volto ideale per guidare Amal. Dopo le dimissioni di Hussein Al Hussein, nel 1980 Nabih Berri viene eletto quale nuovo leader della formazione. Rispetto al fondatore sono diversi i tratti di discontinuità. Musa Al Sadr è infatti una figura religiosa. Anche se ha dato ad Amal un aspetto laico, la sua formazione proviene da ambiente religiosi.

Nabih Berri, al contrario, è invece un avvocato con esperienza all’estero e con una formazione spiccatamente nazionalista. Non è però l’unica differenza con il fondatore. Il nuovo presidente di Amal decide infatti di far intervenire il partito, tramite i suoi gruppi militari, nella guerra civile libanese.

La linea “interventista” di Berri aggiunge quindi un altro attore importante nel conflitto in corso. Come leader di Amal inoltre, spinge il partito sempre più verso posizioni vicine a Damasco. La Siria infatti è guidata in quel momento dal presidente Hafez Al Assad, sciita anch’egli e direttamente interessato nella guerra civile libanese.

Nel 1984 Nabih Berri sigla con il leader druso Walid Jumblatt un’alleanza che dà vita alla cosiddetta “Intifada del 6 febbraio” contro il presidente Amin Gemayel, leader della formazione filo maronita del Kataeb. Al termine degli scontri, quest’ultimo incarica Rashid Karami di dare vita a un esecutivo di unità nazionale. In questo contesto Nabih Berri ottiene il suo primo incarico ministeriale. In quel governo infatti il leader di Amal diventa titolare del dicastero della Giustizia.

La nascita della nuova compagine governativa però non porta alla fine della guerra. Al contrario, Amal assieme ai drusi lancia attacchi contro i gruppi sunniti filo palestinesi e dà vita alle cosiddette “tre guerre dei campi”. Berri continua ad avere il sostegno siriano, tuttavia le fazioni armate del suo partito non riescono a conseguire vittorie decisive.

Uno scenario che si ripete anche nel conflitto tutto interno al mondo sciita. Nel 1988 scoppiano infatti combattimenti tra Amal ed Hezbollah, un altro partito sciita libanese nato nella prima metà degli anni ’80 e sostenuto dalla Repubblica Islamica dell’Iran. Il casus belli è dato dall’omicidio del colonnello Usa William Higgins, in Libano nel ruolo di osservatore dell’Onu, dopo un incontro con un membro di alto rango di Amal.

Berri, assieme a buona parte del partito, è convinto si tratti di una provocazione messa in campo da Hezbollah. Decide così di avviare una campagna contro i rivali. Le milizie di Amal hanno un iniziale vantaggio nella valle della Beqqa, ma Hezbollah guadagna terreno nei quartieri sciiti di Beirut. Soltanto nel gennaio del 1989 si giunge a una tregua tra le due parti mediata da Siria e Iran.

Pochi mesi dopo a Taif tutti i principali leader libanesi si incontrano per siglare gli accordi che pongono fine al conflitto civile. Berri partecipa ai colloqui in qualità di presidente di Amal e di uno dei più importanti rappresentanti della comunità sciita. Nei documenti finali c’è anche la sua firma. Gli accordi, una volta in atto, permettono al Libano di lasciarsi alle spalle 15 anni di guerra.

Con la fine del conflitto si decide di ripartire le varie cariche istituzionali ricalcando il cosiddetto “Patto Nazionale” del 1943, anno dell’indipendenza. In particolare, viene assegnata ai cristiano – maroniti la presidenza della Repubblica, ai sunniti il ruolo di primo ministro e agli sciiti quello di presidente della camera.

In virtù di questo accordo, alla comunità sciita spetta quindi la presidenza del parlamento. Nel 1992, a seguito dell’insediamento della prima camera post bellica, i deputati scelgono quale presidente Nabih Berri. Da questo momento in poi l’avvocato sciita è presente nella vita politica libanese in doppia veste: da un lato continua ad essere leader di Amal, dall’altro è presidente del parlamento.

Forte dell’accordo che riserva agli sciiti la presidenza della camera, Berri anche nelle successive legislature viene confermato a capo dell’assise. Il numero uno di Amal è attualmente presidente del parlamento che dovrebbe chiudere i battenti con le prossime elezioni del 2022

Guidare da 30 anni la camera dei deputati assegna a Nabih Berri un peso importante nella vita politica del Paese. Il parlamento, secondo la costituzione libanese, assegna la fiducia al governo ed è quindi determinante per la vita dell’esecutivo. In questo senso il leader di Amal ha in mano quindi le chiavi dei fragili equilibri interni al Libano e risulta spesso chiamato in causa durante le consultazioni antecedenti alla nascita di un nuovo governo.

La pluridecennale presidenza del parlamento non impedisce a Berri negli anni di mantenere comunque anche un ruolo attivo in politica. Nel 2005 si schiera ad esempio contro la fine della presenza siriana in Libano. Una presa di posizione importante, specialmente considerando la delicatezza del dibattito sorto in quell’anno sul ruolo di Damasco nel Paese. Le truppe siriane sono infatti presenti a seguito degli accordi di Taif del 1989, ma l’omicidio dell’ex premier Rafiq Hariri il 14 febbraio 2005 scatena un’ondata di proteste in cui la Siria viene considerata dai manifestanti la principale artefice di quell’attentato. La politica libanese allora si spacca. Molti partiti chiedono con forza a Damasco di ritirare i propri soldati, una posizione non condivisa da Berri che, al contrario, fa confluire Amal nella cosiddetta “Alleanza dell’8 marzo” assieme ad Hezbollah e ad altri partiti minori. Una battaglia politica che il presidente del parlamento perde poco dopo, visto che alla fine passa la mozione in cui si chiede alla Siria di ritirare i soldati.

Anche negli anni successivi Berri non rinuncia nel far coesistere il suo ruolo di rappresentante del parlamento con quello di leader politico. È ancora in forse se il numero uno di Amal conserverà gli attuali incarichi anche in occasione delle prossime consultazioni.