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Chi è Michel Aoun

Michel Aoun è l’attuale presidente della Repubblica del Libano. Cristiano-maronita, con un passato importante nell’esercito, Aoun è anche fondatore del partito Movimento Patriottico Libero. Considerato tra i politici libanesi di maggior esperienza, protagonista degli ultimi anni della guerra civile, assume il ruolo di capo dello Stato nell’ottobre del 2016 dopo un periodo di sede vacante durato due anni.

Il futuro presidente libanese nasce nella capitale Beirut il 19 febbraio 1935. Figlio di un macellaio cristiano-maronita, Aoun vive nel suo quartiere a maggioranza cristiana durante tutta l’infanzia. Terminati gli studi superiori, svolti sempre a Beirut, nel 1958 vola in Francia per iscriversi alla scuola di artiglieria di Chalons sur Marne. Inizia qui la sua formazione nel mondo militare.

Sempre nel 1958 entra infatti nell’esercito libanese con il rango di ufficiale. Prosegue i suoi studi negli Stati Uniti, prima di tornare in Francia e diplomarsi alla scuola di guerra di Parigi nel 1980. In quel periodo il Libano è già dentro la spirale del conflitto civile.

Quando termina gli studi in Francia, i militari libanesi sono in profonda difficoltà. Il Paese è di fatto in mano alle milizie. Da una parte quelle vicine ai musulmani e all’Olp, dall’altra quelle invece cristiane interne alle Falangi e alle Forze Libanesi. Iniziano ad emergere in quel periodo anche le milizie sciite confluite in Amal.

L’esercito di Beirut controlla minuscole porzioni di territorio. Peraltro sul finire degli anni ’70, in Libano oltre alle milizie si sono anche i militari siriani e quel che resta del contingente israeliano arrivato nel Paese nel 1978. In questo contesto, Michel Aoun decine di rimanere fedele alle forze armate ufficiali e di non aggregarsi ad altre formazioni.

Nell’anno in cui termina la formazione militare a Parigi, Aoun viene posto a capo della Brigata di Difesa. Si tratta di un contingente dell’esercito libanese di stanza lungo la cosiddetta “Linea Verde”, ossia il confine tra i territori controllati dai musulmani di Beirut Ovest e quelli controllati dai cristiani di Beirut Est. Nel 1982, subito dopo la nuova invasione israeliana, Aoun diventa generale di Brigata.

La scalata all’interno dell’esercito libanese porta Michel Aoun ad essere a capo dell’ottava brigata di fanteria meccanizzata. Si tratta di una delle più importanti e delle meglio equipaggiate. Nel 1983 è proprio questa brigata a proteggere, pochi giorni dopo la strage di Sabra e Shatila, il campo profughi palestinese di Borj Al Barajneh. La brigata è composta soprattutto da soldati cristiani.

In questo contesto Aoun si rende protagonista di una delle battaglie più significative della guerra civile libanese. Nell’estate del 1983 la strategica cittadina di Souk El Gharb è sotto tiro delle milizie musulmane e druse. L’accesso a questa località avrebbe permesso ai combattenti di queste forze di assediare i quartieri cristiani di Beirut e la zona del palazzo presidenziale.

Ad essere chiamata in causa per la difesa della zona e la riconquista delle importanti posizioni precedentemente perduta è proprio l’ottava brigata di Aoun. A seguito di giorni contrassegnati da aspre battaglie, i soldati agli ordini di Aoun riescono ad avere la meglio. Anche se ai combattimenti su Souk el Gharb partecipano anche i soldati Usa presenti nell’ambito della forza multinazionale in quei mesi presente in Libano. Secondo molti analisti, la vittoria dell’ottava brigata è favorita dagli americani. Si ascrive però al generale Aoun buona parte del merito. Dopo la battaglia di Souk el Gharb il presidente libanese Amin Gemayel conferisce a Michel Aoun la carica di capo di stato maggiore dell’esercito.

All’apice della sua carriera militare, Aoun viene chiamato ad assumere ruoli di natura politica. Nel 1988 termina infatti il mandato presidenziale di Gemayel. Le forze politiche non si accordano sul nome del suo successore. Così il capo di Stato uscente rompe gli indugi e poco prima di uscire di scena licenzia il premier di allora, Salim al Hoss, conferendo l’incarico per formare il nuovo governo al generale Michel Aoun.

Non essendo eletto un nuovo presidente, ad Aoun spetta anche il compito di capo di Stato ad interim. La sua nomina è però osteggiata da Salim al Hoss. Quest’ultimo chiama in causa il patto nazionale del 1943 con il quale si assegnano le cariche all’interno del Libano. Secondo questo documento il primo ministro deve essere sunnita, mentre ai cristiani spetta la presidenza. Per questo il premier uscente contesta ala nomina di Aoun. Dal canto suo Gemayel conferma la legittimità del nuovo governo, vedendo in Aoun un presidente ad interim con funzioni anche di capo dell’esecutivo.

Nasce così la disputa tra due governi: quello di Aoun e quello di el Hoss. Una distanza dettata anche dalle posizioni in politica estera. Mentre il successore di Gemayel è anti siriano, il premier destituito è vicino alle posizioni di Damasco. Il primo governo controlla Beirut est, il secondo invece Beirut ovest.

In qualità di presidente ad interim, pur non essendo riconosciuto da tutti in questa carica, Aoun lancia una “guerra di liberazione” contro la Siria. Guida così l’esercito libanese contro quello siriano, presente nel Paese dal 1976. Tuttavia nell’ottobre del 1989 a Taif i leader libanesi si riuniscono per trovare gli accordi necessari a porre termine al lungo conflitto, iniziato nel 1975. Aoun è l’unico attore importante non presente. Giudica anzi non validi gli accordi che sanciscono sostanzialmente la sua uscita di scena e la conferma della presenza della Siria in Libano come forza stabilizzatrice.

Aoun si trincera così nel palazzo presidenziale per circa un anno. È costretto a uscire dall’edificio il 13 ottobre 1990, giorno in cui l’esercito siriano assedia la struttura. Il generale ripara nell’ambasciata francese e rinuncia a ogni pretesa sulla presidenza. È questo l’ultimo atto della guerra civile.

Dopo il 13 ottobre 1990 Michel Aoun lascia il Libano. La sua destinazione è la Francia. Da qui critica il nuovo corso libanese, giudicato filo siriano e tuona contro i presunti piani di annessione da parte di Damasco. Vive a Parigi per almeno i successivi 15 anni.

La vita di Aoun cambia nuovamente all’indomani della cosiddetta Rivoluzione dei Cedri. Si tratta del movimento di piazza nato dopo l’attentato del 14 febbraio 2005 in cui perde la vita l’ex premier Raifq Hariri. La responsabilità dell’attacco viene attribuita dai manifestanti alla Siria, i quali chiedono il ritiro delle truppe di Damasco dal Libano. In una situazione del genere, Michel Aoun viene politicamente riabilitato.

Il 7 maggio 2005, una settimana dopo il ritiro dei soldati siriani dal Paese decretato dal presidente siriano Bashar Al Assad, Michel Aoun ritorna in patria. Giusto in tempo per fondare il suo nuovo partito, ossia il Movimento Patriottico Libero. C’è però un colpo di scena. Aoun non appoggia la rivoluzione dei Cedri e non si allinea con l’Alleanza del 14 marzo, la coalizione anti siriana guidata dal figlio di Rafiq Hariri, Saad. Alle elezioni del giugno 2005 il suo partito entra in parlamento con 15 deputati. L’anno successivo si allea ufficialmente con la coalizione dell’8 marzo, formata dai partiti filo siriani. Tra questi spiccano Hezbollah ed Amal.

Nel 2007 visita Damasco e incontra Bashar Al Assad. In questa occasione Michel Aoun rinsalda definitivamente i rapporti con la Siria e si dice pronto a collaborare per il bene del Libano, lasciando quindi alle spalle i conflitti di fine anni ’80.

Il Movimento Patriottico Libero nelle varie legislature successive alla rivoluzione dei Cedri acquista sempre maggior prestigio. Nel 2009 è tra i partiti più votati, già dall’anno prima esprime alcuni ministri in seno ai governi di unità nazionale. Nel settembre 2015 Aoun lascia la guida del partito e facilita la strada all’elezione, quale nuova guida della formazione, al genero Gebral Bassil, in quel momento ministro degli Esteri.

Un’azione propedeutica alla sua candidatura quale nuovo presidente della Repubblica. Nel 2014 infatti è terminato il mandato di Michel Suleiman, eletto nel 2008. I partiti non riescono a trovare alcun accordo. Aoun avanza la propria proposta. Secondo il patto nazionale del 1943 infatti la presidenza spetta a un cristiano.

Dopo ben 45 votazioni andate a vuoto e due anni di stallo, il 31 ottobre 2016 anche i sunniti di Saad Hariri sciolgono la riserva e appoggiano Aoun. Quest’ultimo viene quindi eletto e subito dopo l’ultimo voto parlamentare si insedia quale nuovo presidente della Repubblica. Rientra così, a distanza di 26 anni da quel 13 ottobre 1990, nel palazzo presidenziale. Il mandato di Michel Aoun scade nel 2023.