Chi è Luis Alberto Lacalle Pou

Il 24 novembre 2019 ha vinto il ballottaggio e da quel giorno Luis Alberto Lacalle Pou, leader del Partido Nacional, conosciuto anche con il nome di Partido blanco, formazione conservatrice, è stato eletto presidente dell’Uruguay al secondo turno. In quella circostanza ha sconfitto il candidato rivale, l’ex sindaco di Montevideo, Daniel Martínez, leader della coalizione di sinistra, Frente Amplio, che su Twitter ha ammesso la sconfitta. Martínez, al primo turno, era arrivato primo con il 40% dei voti, ma non era riuscito ad accordarsi con nessuno dei suoi avversari in vista della seconda tornata. Lacalle Pou, invece, aveva raggiunto più rapidamente un accordo con gli altri due candidati di centro e centrodestra, convincendo più facilmente gli indecisi. Per vincere, infatti, ha aggregato una composita coalizione, la Coalicion multicolor, della quale sono entrati a far parte cinque partiti, fra i quali il Partido Nacional (il suo) e il Partido Colorado di Ernesto Talvi e dell’ex presidente Julio Maria Sanguinetti (l’ultimo capo di Stato ritenuto “borghese” prima dell’avvento del Frente Amplio). Per il Frente Amplio, quella di novembre, è la prima sconfitta dopo 15 anni di riconferme continue al governo. Per la prima volta da diversi anni, quindi, il candidato di un altro partito, dal 1° marzo del 2020 guiderà il Paese di tradizione socialista. Il successo di Lacalle Pou era stato annunciato dai sondaggi, ma la scalata verso il potere si era rivelata più difficile del previsto.

Luis Alberto Lacalle Pou è nato a Montevideo nell’agosto del 1973 e da sempre la politica ha permeato la sua esistenza. Perché i suoi familiari rappresentano personaggi storici della politica uruguaiana. Suo padre, infatti, Luis Alberto Lacalle, esponente della stessa formazione politica, è stato presidente dell’Uruguay dal 1990 al 1995 e sua madre, Julia Pou, è stata senatrice tra il 2000 e il 2005 e, ovviamente, first lady. L’impegno politico, però, ha fatto parte della famiglia Lacalle già nella prima metà del Novecento con il suo bisnonno, Luis Alberto de Herrera che, per circa mezzo secolo, è stato storico leader dei “Blancos”. Conosciuto per essere il leader indiscusso di quella formazione, ebbe un ruolo assimilabile a quello di primo ministro tra il 1925 e il 1927. Ma prima di questo, fu giornalista e, in seguito, membro del Consiglio nazionale di governo collegiale dal 1952 alla sua morte, avvenuta nel 1959. La sua immagine, però, resterà strettamente legata a quella dell’unico uomo, in Uruguay, capace di sconfiggere i “Colorados”, ovvero gli esponenti delle formazioni liberali. Nel 1958, un anno prima del suo decesso, infatti, alle elezioni vinse contro quella formazione, rimasta al potere per 93 anni. Di Herrera, esistono ancora leggendarie immagini giovanili, che lo ritraggono vestito da guerrigliero. Luis Alberto Lacalle Pou è il secondo figlio dell’ex presidente e, prima di essere un politico, è stato un avvocato. È sposato dal 2000 con Lorena Ponce de Leon, dalla quale ha avuto tre figli: Luis Alberto, Violeta e Manuel. Dicono che i due si siano conosciuti negli anni Novanta, nel 1996, ai festeggiamenti per la vittoria politica del padre, dove la futura moglie del neopresidente, appartenente a una famiglia di “Colorados”, venne portata da un’amica.

La sua educazione primaria e secondaria è stata affidata alle British Schools of Montevideo. Nel 1998, Lacalle Pou si è laureato in giurisprudenza all’Università cattolica dell’Uruguay. Iniziò a interessarsi alla realtà politica anche grazie al padre e a quel partito che da giovane aveva accolto anche lui. Così, nel 1999 alle parlamentari era stato eletto deputato rappresentante per la città di Canelones, rimanendo in carica dal 2000 al 2005. Nel 2004 venne rieletto sotto la fazione “herrerista” del Partido Nacional, movimento fondato dal suo bisnonno. Nel 2009 venne riconfermato per il suo terzo mandato consecutivo, che ricoprì fino al 2015, anno in cui divenne senatore. Deputato, quindi, dal 2000 al 2015 e presidente della Camera dal 2011 al 2012, il 30 marzo 2014 ufficializzò la sua candidatura a presidente per le elezioni presidenziali dell’ottobre successivo. Ma in quella circostanza, il 30 novembre del 2014, perse al ballottaggio contro l’ex presidente Tabaré Vazquez. La sua carriera politica è stata comparata da molti analisti a quella di Pedro Bordaberry, anch’egli figlio di un ex presidente dell’Uruguay, che scelse di seguire l’impronta politica paterna.

Al futuro presidente, in molti attribuiscono il merito di essere riuscito ad aggregare tutte le nuove forze emerse nel Paese negli ultimi anni, spesso su base personalistica, come il Partido Independiente, il Partido del la Gente e Cabildo Abierto, costruendo una variante moderata della coalizione di sinistra che ha governato dal 2004 al 2019. Per diversi elettori (e non solo) Lacalle Pou rappresenta il leader di una sorta di “Frente Amplio di centrodestra“,l’alter ego di socialisti, cattolico-progressisti e di sinistra riformista che avevano sostenuto i vari governi di sinistra che si sono susseguiti negli anni.

Il Partido Nacional de Uruguay, detto anche Partido Blanco, è una formazione di ispirazione conservatrice e nazionalista, con al suo interno varie correnti democristiane. A causa del nome con cui è conosciuto, i suoi membri vengono localmente chiamati “Blancos”, in opposizione alla storica formazione del Partido Colorado. Nei suoi primi anni di vita, il Partido Nacional, insieme ai “colorados”, aveva raggiunto un altissimo livello di rappresentanza. Da sempre i suoi elettori riconoscono in questo partito la principale forza di opposizione al governo progressista di sinistra del Frente Amplio, partito dei presidenti Pepe Mujica e Tabaré Vazquez. I suoi consensi, nel tempo, crebbero grazie alla crisi del Partido colorado (storico avversario dei “Blancos”), dovuta alla sempre più forte affermazione della sinistra.

L’ultima vittoria dei “Blancos” ha definitivamente interrotto il potere di Frente Amplio, al governo dal 2004. La formazione di sinistra venne fondata il 5 febbraio del 1971 e integrò, nel tempo, al suo interno, il Partito socialista dell’Uruguay, il Partito comunista dell’Uruguay e il Partito della Democrazia cristiana dell’Uruguay, oltre ad altri gruppi ritenuti minori e delusi delle altre formazioni (compresi “Blancos” e “Colorados”). Il colpo di Stato del 27 giugno del 1973 represse la nuova formazione e tutti i partiti che la componevano. Liber Seregni, che all’epoca ricopriva la carica di presidente, venne incarcerato.

Il Partido colorado è stato lo storico partito politico dell’Uruguay di tendenza liberale, fondato nel 1836. La particolarità di questa formazione, nel corso del Novecento, è sempre stata l’alternare posizioni politiche che andavano dalla destra al centrosinistra. Il che ha rappresentato sia un punto di forza, sia la sua fragilità, soprattutto con l’evolversi degli schemi sociali. Dalle elezioni del 2004, il partito è precipitato in una forte crisi di consensi, arrivando a raccogliere soltanto il 10% dei consensi e posizionandosi al terzo posto dopo il Frente Amplio (al governo) e al Partido Blanco, che in quegli anni guidava l’opposizione.

Secondo quanto riportato da Lettera43, al primo turno del 27 ottobre 2019, Luis Alberto Lacalle Pou aveva conquistato il 28,62% dei voti, contro il 39,02% di Martínez, il 12,34% del colorado Ernesto Talvi e l’11, 04% di Guido Manini Rios, ex comandante dell’esercito destituito da Vazquez per aver preso le difese del regime militare e fondatore del partito Cabildo Abierdo, formazione chiaramente ispirata alla figura del presidente brasiliano Jair Bolsonaro. Al ballottaggio del 24 novembre, nonostante il forte recupero di Martínez, Lacalle Pou ha vinto e ora, grazie a poco più di 30mila voti, dal 1° marzo 2020 sarà il primo presidente di centrodestra dopo anni.

In molti si chiedono che cosa abbia determinato la vittoria di un partito orientato a destra dopo tanti anni a trazione socialista. Dopo Lacalle padre e dopo altri mandati di presidenti Colorados, nel 2004 vinse per la prima volta il Frente Amplio, versione più leggera della “Marea Rosa” dei governi di sinistra di quell’area. I mandati, infatti, furono tre: quello di Vazquez, poi Pepe Mujica (la cui politica divenne un simbolo in tutto il mondo) e poi di nuovo Vazquez. E anche se in Uruguay non ci sono state involuzioni autoritarie di altri governi di sinistra (come è accaduto, negli anni, in Venezuela, per esempio) e il Paese resta uno dei meglio governati della regione, la percezione della criminalità diffusa ha avuto un peso e il “modello uruguaiano” ha iniziato a cedere. Negli anni del suo governo, il Frente Amplio ha promulgato leggi importanti, soprattutto in termini di diritti civili, come il matrimonio tra persone dello stesso sesso, la depenalizzazione dell’aborto e la legalizzazione del commercio di cannabis. Scelte che non dovrebbero essere abbandonate nell’immediato futuro. In generale, poi, la gestione dell’economia è stata positiva e i 15 anni di governo socialista sono stati caratterizzati da crescita economica, che si è indebolita nell’ultimo periodo, con la disoccupazione al 9% e il deficit di bilancio al 4,8% del Prodotto interno lordo nel 2018. A ciò poi si è aggiunta una generale perdita di competitività del Paese, le cui risorse (umane) lasciano lo stato per trasferirsi altrove. La delinquenza, infatti, sarebbe cresciuta e da 284 omicidi nel 2017 si è passati ai 414 nel 2018. Lacalle Pou ha provato a basare la sua campagna elettorale anche su quello, su come l’illegalità sia stata motivo di preoccupazione per molti cittadini. Inoltre, il suo programma, ha previsto sgravi fiscali per i produttori agricoli, la riduzione del deficit e il mantenimento dello Stato sociale. Tutti elementi che, uno dopo l’altro, lo hanno portato alla vittoria.

Molto appassionato di oceano e tutto ciò che riguarda il mondo del mare, dal bisnonno più celebre, il neoeletto presidente ha ereditato la passione per il collezionismo. Da Herrera, infatti, Lacalle Poi ha avuto in dono una serie di National Geographic, che oggi conserva con gelosia e molta cura. Sognava di diventare un navigatore e un esploratore ed è ancora sua ferma convinzione credere che se non fosse diventato un politico sarebbe stato un oceanografo. È molto appassionato di surf, passione insolita per un leader sudamericano ma mai nascosta. Sostiene che il surf insegni “l’armonia con ciò che ci circonda e a integrarsi con il Pianeta” e promette di continuare a dare lezioni alla figlia Violeta, nonostante la nuova (e impegnativa) carica pubblica.


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