Chi è Judit Varga, la possibile erede di Viktor Orban

Giovane, carismatica e, soprattutto, altamente preparata. Il suo nome è Judit Varga, classe 1980, ed è la nuova titolare del Ministero della Giustizia dell’Ungheria, nonché uno dei volti più celebri e di tendenza del “Fidesz 2.0” e tra i papabili a succedere a Viktor Orban.

Judit Varga nasce a Miskolc, quarta città dell’Ungheria, il 10 settembre 1980. Quivi trascorre l’infanzia, l’adolescenza e la prima maturità, laureandosi in legge presso l’università cittadina.

Sullo sfondo degli studi in legge, avvenuti tra il 1999 e il 2004, la Varga entra a far parte della squadra ufficiale di pallacanestro dell’università, con la quale giocherà a partire dal secondo anno, e approfondisce le proprie competenze e conoscenze nel campo delle lingue straniere. Una volta terminato (con lode) il ciclo di laurea, bagaglio giurisprudenziale e legalistico a parte, la Varga può vantare la padronanza di inglese, tedesco, francese e spagnolo.

L’ingresso nel mondo del lavoro avviene subitaneamente e la trasporta da Miskolc a Budapest. Nel 2004, anno della laurea, la Varga inizia un tirocinio presso la facoltosa multinazionale di studi legali Freshfields Bruckhaus Deringer, al quale farà seguito un tirocinio presso l’Hogan & Hartson dal novembre 2005 all’agosto 2006.

Tra un tirocinio e l’altro, la Varga cresce, si forma e acquisisce la strumentazione teorica e pratica necessaria a fare il salto di qualità, cioè dal privato al pubblico. Terminata la breve ma intensa esperienza con l’Hogan & Hartson, nel settembre dello stesso anno la Varga viene assunta come assistente giudiziario dalla Corte metropolitana di Budapest, ruolo che avrebbe ricoperto fino al 2009.

La Corte metropolitana di Budapest è soltanto l’inizio di una lunga carriera che, cominciata negli affari legali, l’avrebbe condotta in politica. Nel 2009, la Varga abbandona la capitale magiara per volare alla volta di Bruxelles, dove ad attenderla v’è un incarico prestigioso: consulente politico per gli eurodeputati di Fidesz di stanza nel Parlamento Europeo.

Fra il 2009 e il 2012 presta servizio presso l’ufficio di Janos Ader, co-fondatore di Fidesz, attuale presidente magiaro e all’epoca titolare del Ministero della Giustizia. Fra il 2012 e il 2014 lavora per Erik Banki, subentrato ad Ader, e per i successivi quattro anni lavorerà per György Hölvényi.

Dopo otto anni al servizio di Fidesz, nel mese di maggio 2018 viene richiamata in patria da Orban in persona. Il contributo fondamentale della Varga in sede di Europarlamento non era passato inosservato, e il primo ministro crede il partito abbisogni di un elemento del suo calibro: giovane, promettente e competente.

In giugno viene nominata a capo dell’ufficio del primo ministro per le Relazioni con l’Unione Europea, ruolo che, però, ricopre brevemente. Nel luglio 2019, infatti, viene promossa: Orban, colpito dal suo lavoro e dal modo in cui ha elevato la qualità contenutistica dell’agenda governativa, le propone di subentrare al longevo ed esperto László Trócsányi alla guida del Ministero della Giustizia.

L’offerta viene accettata, l’incarico assunto ufficialmente il 12 dello stesso mese, e per Fidesz è l’inizio dello “svecchiamento”. Grazie alla Varga, invero, può avere inizio una nuova stagione all’insegna del dialogo con la gioventù e dello scontro frontale con le istituzioni comunitarie in materia di stato di diritto, immigrazione e primato delle leggi nazionali sulla legislazione europea.

La Varga sta soddisfando le (elevate) aspettative che Orban decise di riporre in lei chiamandola da Bruxelles nel maggio 2018. Profonda conoscitrice dei meccanismi che regolano la mastodontica macchina burocratica dell’Unione Europea, con la quale ha avuto modo di confrontarsi per ben otto anni, la Varga ha aggiunto un nuovo ingrediente alla ricetta polemica di Fidesz: il diritto.

Non che in passato Orban avesse guidato battaglie perse in partenza, ma la Varga forma e si cresce studiando nel dettaglio la realtà comunitaria, specialmente dal punto di vista del diritto, e ha mostrato e dimostrato di sapere quali leggi, normative e regolamenti potenzialmente ostili si possono sfidare, quali aggirare e quali ignorare completamente.

È la Varga, del resto, che lo scorso autunno ha guidato la campagna orbaniana contro la presidenza tedesca circa la condizionalità del Fondo di Ripresa al rispetto di una nebulosa concezione dello stato di diritto nei Paesi membri. Inizialmente ristretto a Budapest e Berlino, lo scontro si era poi esteso nel resto d’Europa perché l’arringa di Fidesz, ottimamente elaborata dalla Varga, aveva trovato accoglimento tra Varsavia, Lisbona, Lubiana e altre capitali.

Lungi dall’accontentarsi di un ruolo nel dietro le quinte, la Varga aveva approfittato dell’aspra battaglia per aumentare la propria visibilità presso l’opinione pubblica e cavalcare i sondaggi a mezzo di interviste, dirette Facebook e sermoni alla Orban. Alla vigilia del dibattito decisivo in sede di Consiglio, ad esempio, la Varga aveva protagonizzato il panorama nazionale dichiarando, tra le varie cose, che “l’Ungheria non ha mai combattuto contro l’Europa, ma per l’Europa e per il futuro europeo dei nostri figli e dei nostri nipoti. L’Ungheria concorda con i padri fondatori dell’Unione che l’Europa sarà cristiana ed umanista oppure non sarà niente”.

Tra i politici magiari più attivi su Facebook e impegnati nel dialogo con le nuove generazioni, la Varga è anche coinvolta nella promozione dell’agenda conservatrice di Fidesz. Donna in carriera, sposata e madre di tre figli, la politica fa leva sulla propria visibilità per popolarizzare il modello di famiglia cristiana al centro della visione di Orban per l’Ungheria e sta tentando di aiutare il partito a “svecchiarsi”.

Perché nel 2022 avranno luogo le parlamentari più importanti dell’Ungheria postcomunista e Fidesz, che è consapevole di avere problemi di seguito tra le nuove generazioni, sta puntando sul carisma esercitato da personaggi giovani come la Varga per risalire nei sondaggi e sigillare le Camere per altri quattro anni. Se il ministro della giustizia dovesse riuscire anche in quest’obiettivo, cioè concretare il sogno di Orban di un ulteriore mandato, la strada verso la guida di Fidesz sarebbe ufficialmente spianata.