Chi è Joseph Mifsud

L’ultimo avvistamento di Joseph Mifsud, il docente maltese della Link University di Roma e della London Center of International Law Practice (Lcilp) da cui è partita l’inchiesta del Russiagate, risale al 21 maggio 2018 presso lo studio del suo avvocato Stephan Roh, a Zurigo, qualche mese dopo la sua scomparsa ufficiale. Il 12 settembre 2018, la Corte dei Conti della Regione Sicilia ordinò al professore scomparso di restituire più di 49mila euro (56.700 dollari) al Consorzio Universitario della Provincia di Agrigento, un’istituzione siciliana di cui un tempo era presidente. La sentenza, tuttavia, parla di “residenza sconosciuta” e di come carabinieri, polizia di Stato e guardia di finanza, abbiano provato a rintracciare senza successo il professore. Mifsud non è stato trovato né alla Link University di Roma né nella sua abitazione londinese.

Dov’è Joseph Mifsud o “The Professor”, come lo definisce Robert Mueller? Perché l’uomo chiave del Russiagate si nasconde? Ha paura di qualcuno o qualcosa? Secondo Il Foglio, Mifsud si è nascosto per alcuni mesi a Roma, in via Cimarosa 3, dietro a Villa Borghese. Secondo il sito BuzzFeed, l’ultimo contatto del professore con la fidanzata è un messaggio Whatsapp del 31 ottobre 2017, quando diventa di dominio pubblico la notizia del suo coinvolgimento. Dice alla donna: “Non parlare con i giornalisti”. Da allora sembra essere scomparso nel nulla.

Joseph Mifsud nasce a Malta, nel 1960. Frequenta l’università e poi un master presso l’Università di Padova (1989). Nel 1995 consegue un dottorato di ricerca presso la Queen’s University di Belfast; la sua tesi s’intitola “Gestire la riforma dell’istruzione: un approccio comparativo da Malta (e dall’Irlanda del Nord); una prospettiva per i presidi”. Parla nove lingue: maltese, inglese, arabo, francese, spagnolo, italiano, portoghese, russo e sloveno. Come ricorda Open, dopo essere stato capo di gabinetto del ministro degli Esteri maltese, nel 2007 abbandona l’Università di Malta a causa della troppa libertà nel gestire fondi accademici.

Nel 2013 si sposta a Londra, dove è direttore della London Academy of Diplomacy fino al 2016. In Italia sta prevalentemente a Roma, mentre ad Agrigento è a capo del Consorzio Universitario della Provincia di Agrigento. Il docente maltese, frequentatore del Valdai discussion Club, alla Link di Vincenzo Scotti ha contatti importanti: tra gli altri Boris Johnson e Ivan Timofeev, esponente del Russian International Affairs Council. Come nota Il Messaggero, è noto che arriva in Italia, e poi alla Link Campus university, tramite Gianni Pittella, il deputato del Partito democratico ed ex capogruppo del Pse all’Europarlamento che è stato visiting professor della London Academy of Diplomacy.

Come ex alto funzionario del ministero degli Affari esteri di Malta, Joseph Mifsud è stato un membro chiave della squadra che ha negoziato l’ingresso della sua piccola nazione nell’Unione europea. Nel 2014, il diplomatico maltese ha raccolto una nuova sfida: far crescere la London Academy of Diplomacy (LAD), un’istituzione prestigiosa situata in Middlesex Street nel cuore di Londra, che ospita circa 150 studenti provenienti da 50 nazioni.

“Lad è considerata una delle migliori accademie diplomatiche al mondo. Facciamo parte del Forum internazionale sulla formazione diplomatica”, ha spiegato Mifsud in un’intervista. “Oltre a insegnare le lingue straniere, insegniamo come essere flessibili nel modo di pensare, come interagire con la comunità imprenditoriale e come agire a diversi livelli, dal più alto livello di diplomazia alle più banali abilità interpersonali, così come le capacità di pensare in modo strategico e geopolitico” sottolineava in un’intervista al Washdiplomat.

Tra le altre cose, Joseph Mifsud ha trascorso cinque anni in Slovenia come presidente dell’Università Emuni. Ha aiutato a formare i diplomatici albanesi nei loro sforzi per ottenere l’adesione all’Ue e ha organizzato panel sulla minaccia dell’estremismo islamico in Europa. Alla domanda su chi siano i suoi modelli, Mifsud ha risposto: l’ex segretario di Stato Henry Kissinger, che ha definito “un diplomatico fantastico”, e Martti Ahtisaari, un ex presidente della Finlandia che ha vinto il premio Nobel per la pace nel 2008 per il suo lavoro nella risoluzione dei conflitti nel mondo, dalla Namibia al Kosovo all’Indonesia.

 

 

Secondo la ricostruzione ufficiale, il docente affermò in un incontro dell’aprile 2016 a George Papadopoulos, consigliere della campagna di Trump, di aver appreso che il governo russo possedeva “materiale compromettente” (dirt) su Hillary Clinton “in forma di e-mail”. A quel punto l’ex consulente del presidente avrebbe ripetuto tali informazioni all’alto Commissario australiano a Londra, Alexander Downer, che a sua volte riferì tutto alle autorità americane. Da qui, il 31 luglio 2016, partirono le indagini dell’Fbi sui presunti collegamenti fra Trump e la Russia, accuse che in seguito si sono dimostrate inconsistenti. Ma, allora, chi ha architettato e confezionato tutto con l’obiettivo di “incastrare” Trump? La giustizia americana sta facendo il suo corso.

La storia dell’incontro fra Joseph Mifsud e George Papadopoulos è racconta dall’ex advisor di Donald Trump in una recente intervista pubblicata su La Verità: “Quando arrivai alla Link – osserva Papadopoulos – assistetti a un meeting tra alcuni funzionari dell’intelligente italiana, membri dell’opposizione libica e Vincenzo Scotti (ex ministro degli Esteri e dell’Interno e oggi presidente della Link Campus). La spiegazione che mi diedi fu che ai tempi la situazione della Libia era molto particolare, e che per ragioni storiche e geografiche l’Italia aveva tutto l’interesse a favorire una stabilizzazione della situazione locale”. Come ricorda Papadopoulos, fu proprio Vincenzo Scotti a presentargli Mifsud: “L’impressione è che entrambi sapessero perfettamente chi fossi. La sera stessa, a cena, parlammo di due argomenti: il settore energetico e la campagna elettorale di Trump. Mifsud si vantò di conoscere numerosi leader europei e di essere bene inserito nel Dipartimento di Stato, e disse che avremmo dovuto rimanere in contatto”. Mentre Papadopoulos era a Londra, Mifsud lo contattò proponendogli di incontrare la nipote di Vladimir Putin. “Pensai subito che fosse una cosa impossibile, e mi rivolsi a Nagi Idris, il quale si mostrò felice di questo incontro e mi spinse a incontrare la donna. Sul perché Idris menti e organizzò con Mifsud un falso incontro con questa persona, questo è attualmente oggetto di un’indagine”.

All’inizio del 2017, quando venne interrogato dall’Fbi, Joseph Mifsud confermò di conoscere Papadopoulos e di averlo introdotto in ambienti moscoviti, ma escluse di avere parlato con lui di mail, di spionaggio, di cybersecurity o di altri temi scottanti. In un’intervista rilasciata a Repubblica nel novembre 2017, il docente smentì però di aver parlato con Papadopoulos del materiale compromettente di Hillary Clinton: “Tutto quello che ho fatto è favorire rapporti tra fonti non ufficiali, e tra fonti ufficiali e non, per risolvere una crisi. Si fa in tutto il mondo. Ho messo in contatto think- tank con think- tank”. Eppure il suo nome è venuto fuori più volte durante l’audizione alle Commissioni giustizia e intelligence dell’ex procuratore speciale sul Russiagate Robert Mueller e i repubblicani sono sempre più convinti che il professore della Link sia una figura chiave.

 

Nel suo rapporto conclusivo il procuratore speciale Robert Mueller cita Joseph Mifsud 18 volte, lasciando intendere che il professore sia un agente russo, e riporta che interrogato dall’Fbi nel febbraio 2017 Mifsud ha negato di aver detto alcunché a Papadopoulos sulle email della Clinton. Ma il nome del docente maltese è stato più volte citato durante l’audizione alle Commissioni giustizia e intelligente dell’ex procuratore speciale sul Russiagate Robert Mueller dal deputato Jim Jordan. “Il misterioso professore che insegna a Roma e Londra. È lui che l’ha detto a Papadopoulos. È lui che fa partire tutto”, afferma il repubblicano Jordan. “E quando l’Fbi lo interroga, lui mente tre volte eppure voi non lo accuse di nessun crimine”, sottolinea il deputato a Mueller, che non risponde alle domande. “Mifsud è un agente segreto Usa o russo?”, chiede Jordan, che ancora una volta non riceve risposta da Mueller.

In una lettera datata 3 maggio e inviata a inviata a Fbi, Cia, al Segretario di Stato Mike Pompeo e al Direttore dell’Agenzia di Sicurezza Nazionale, il deputato repubblicano Davin Nunes osserva: “Se Mifsud ha contatti estesi e sospetti tra i funzionari russi, come illustrato nella relazione del procuratore Speciale Robert Mueller, allora una ventaglio incredibilmente ampio di istituzioni e individui occidentali potrebbe essere stato compromesso, incluso il nostro Dipartimento di Stato”. In alternativa, prosegue Nunes che cita la Link University più volte nel suo rapporto, “se Mifsud non è una minaccia in fatto di controspionaggio, ciò metterebbe in dubbio la rappresentazione centrale del Consigliere Speciale circa le sue attività e solleverebbe domande sulla veridicità delle sue dichiarazioni e affermazioni”.

Nell’agosto del 2019, Joseph Mifsud, il docente maltese della Link University di Roma al centro del Russiagate americano, colui che per primo – secondo l’inchiesta del procuratore Robert Mueller – avrebbe rivelato a Papadopoulos, consigliere della campagna elettore di Trump, l’esistenza delle mail compromettenti della sua rivale Hillary Clinton, ha fornito una deposizione audio al Procuratore John Durham.

La notizia della deposizione di Mifsud è stata data in diretta su Fox News dal giornalista investigativo John Solomon: “Posso assolutamente confermare che gli investigatori di Durham hanno ottenuto una deposizione audio di Joseph Mifsud dove egli descrive il suo lavoro, perché ha preso di mira George Papadopoulos, chi lo ha indirizzato a fare questo, quali istruzioni gli furono date, e perché ha messo in moto l’intero processo di introduzione di Papadopoulos alla Russia nel marzo 2016, che è davvero il punto focale e di partenza di tutta la vicenda della narrative sulla collusione”, ha spiegato Solomon incalzato dalle domande di Sean Hannity. “Posso inoltre confermare – ha aggiunto il giornalista – che la Commissione giudiziaria del Senato ha ottenuto la stessa deposizione”.

Secondo quanto riferito da Solomon e pubblicato su The Hill, “Mifsud era un collaboratore di vecchia data dei servizi di intelligence occidentali cui venne richiesto specificatamente dai suoi contatti alla Link University di Roma e London Center of International Law Practice (Lcilp) – due gruppi accademici legati alle diplomazie e servizi di intelligence occidentali – di incontrare Papadopoulos a pranzo a Roma a metà marzo 2016”. Solomon ha ottenuto queste informazioni direttamente dall’avvocato del professor Mifsud, Stephan Roh. L’avvocato sta cercando di dimostrare al procuratore John Durham che il suo assistito è un collaboratore dell’intelligence occidentale a cui è stato chiesto di presentare Papadopoulos ai russi.

Secondo quanto riportato dal Daily Beast, quando Barr si è presentato all’ambasciata americana di Palazzo Margherita, a Roma, ha chiesto due cose: una sala conferenze per incontrare agenti di sicurezza italiani di alto livello in cui potesse essere sicuro che nessuno avrebbe potuto ascoltarlo e una sedia in più per il procuratore John Durham, incaricato dallo stesso Barr di fare luce sull’origine del Russiagate.

Un funzionario dell’ambasciata americana a Roma avrebbe rivelato al Daily Beast che quella di William Barr è stata una visita inaspettata. Secondo la testata americana, Barr e Durham erano particolarmente interessati da ciò che i servizi segreti italiani sapevano sul conto di Joseph Mifsud. Clamoroso il proseguo dell’articolo del Daily Beast, secondo il quale Mifsud avrebbe fatto domanda di protezione alla polizia in Italia dopo essere “scomparso” dai radar e dalla Link University di Roma, dove lavorava.

Mifsud avrebbe fornito una deposizione audio nella quale spiegherebbe perché “alcune persone” potrebbero fargli del male. Una fonte del ministero di Giustizia italiano, parlando a condizione di anonimato, avrebbe confermato che Barr e Durham hanno ascoltato il nastro e ci sarebbe stato uno scambio di informazioni fra i procuratori americani e l’intelligence italiana.

Come nota Federico Punzi su Atlantico Quotidiano, se Joseph Mifsud era un agente russo – come sembra suggerire Robert Mueller – un incredibile numero di personalità e istituzioni accademiche, politiche e di sicurezza occidentali con le quali era in stretti rapporti potrebbero essere state seriamente compromesse, una gigantesca falla nella sicurezza degli Stati Uniti e dei governi alleati. Ma Mifsud in effetti non è mai stato trattato come tale potenziale minaccia, né dall’Fbi né da altri servizi occidentali.

Sono gli stessi dubbi espressi dall’esponente repubblicano Devin Nunes, secondo il quale è poco probabile che Mifsud sia un agente russo come sostenuto dall’ex direttore dell’Fbi James Comey: “Non ho idea se sia un agente russo o dell’intelligence occidentale” –  ha sottolineato Nunes su Fox News – “ma se fosse un agente russo il Congresso Usa, l’Fbi, la Nato, tutti i nostri alleati sarebbero a quel punto compromessi”. “Se Mifsud è un agente russo, come ha affermato l’ex direttore dell’Fbi James Comey, i paesi della Nato passeranno anni a valutare il danno. Se non lo è, è la prova che l’Fbi di Comey non stava indagando sulla campagna di Trump – ma stava eseguendo un’operazione di controspionaggio contro di essa”, scrive ancora il New York Post.

Chi è davvero Mifsud, dunque? Nella sua deposizione – rilasciata al Procuratore John Durham – potrebbe esserci la chiave di tutta questa – incredibile – spy story.