Chi è Hassan Nasrallah

Hassan Nasrallah è il leader del movimento sciita libanese Hezbollah, sostenuto dall’Iran e molto radicato nel sud del Libano, lì dove risiede buona parte della popolazione legata alla fede musulmano sciita. Hezbollah è presente in parlamento e in passato ha partecipato anche con propri ministri all’interno delle compagini governative libanesi. Dunque Nasrallah viene visto in patria come leader politico. Al contrario, è visto come un capo terrorista nei Paesi, tra cui Israele, dove Hezbollah è indicata ufficialmente nella lista dei gruppi terroristici.

Il futuro leader di Hezbollah nasce a Bourj Hammoud, sobborgo a est di Beirut, il 30 agosto 1960. La sua famiglia è però originaria del sud del Libano e, in particolare, di un villaggio poco lontano dalla città di Tiro. Si tratta di una zona in netta maggioranza sciita e infatti la sua famiglia appartiene a questa comunità.

Il padre è di origini umili ma riesce a garantire ad Hassan Nasrallah un’adeguata istruzione. Decide però, assieme alla moglie e ai figli, di tornare a Tiro con lo scoppio della guerra civile nel 1975. Beirut e i suoi sobborghi in quell’anno diventano trincee del conflitto tra cristiani, musulmani e miliziani Olp. Dunque il rientro nei luoghi di origine garantisce per la famiglia Nasrallah maggior rifugio. Hassan completa a Tiro le scuole superiori.

Nasrallah ha solo 15 anni quando scoppia il conflitto, ma non assiste da semplice spettatore alla guerra. Al contrario, una volta rientrato nel sud del Libano si iscrive al movimento sciita Amal, fondato proprio nel 1975 e guidato all’epoca dall’imam Musa Al Sadr. Quest’ultimo non vuole l’ingresso della sua formazione nella guerra civile. Mantiene però diverse brigate armate come braccio esteso del partito. Nasrallah in tal senso viene visto come uno dei più giovani leader militari promettenti.

Dopo aver completato gli studi delle superiori, Hassan Nasrallah decide di approfondire gli studi di natura religiosa. Nel sud del Libano conosce una figura importante tra gli sciiti del suo Paese, si tratta di Muhammad al-Gharawi. Quest’ultimo lo mette in contatto con la Hawza (una scuola religiosa) di Najaf, una delle città Sante degli sciiti e cuore dello sciismo iracheno, lì dove risiede l’Ayatollah Alì Al Sistani.

Dal Libano Hassan Nasrallah si sposta quindi nell’Iraq meridionale e qui inizia a perfezionare i propri studi religiosi. La sua formazione, anche sotto il profilo politico, appare profondamente influenzata dal periodo iracheno. Un momento della vita che dura però poco. Sul finire degli anni ’80 in Iraq, dove al potere vi è il partito Baath e in cui ci si appresta a vivere la stagione di Saddam Hussein, vengono varate leggi contro le scuole religiose.

Nasrallah torna quindi in Libano e decide di proseguire in patria i propri studi. Frequenta, in particolare, la scuola di Baalbek, una delle più importanti del Paese dei Cedri. Oltre agli studi, Nasrallah si dedica alla politica e diventa uno dei rappresentanti del partito Amal nella Valle della Beqqa.

All’interno del movimento sciita fondato da Musa Al Sadr, nel 1980 avvengono importanti scossoni. Il partito è orfano del suo primo leader, morto in circostanze misteriose in Libia nel 1978. Alla guida sale il laico Nabih Berri. Quest’ultimo decide di inserire Amal nel contesto della guerra civile in corso. In un contesto del genere però risulta difficile tenere unito l’intero partito. Molte sono le correnti e le linee di pensiero, soprattutto nella definizione dei rapporti con i due più importanti attori stranieri protagonisti nella guerra del Libano, ossia Israele e Siria.

In virtù di queste ragioni, a partire dal 1982 alcuni gruppi di Amal iniziano a staccarsi. Le formazioni dissidenti pensano, con il passare dei mesi, di dare vita a una nuova compagine sciita. Nasce in questa maniera il partito Hezbollah. Hassan Nasrallah è tra gli sciiti che decidono di lasciare Amal e universi al nuovo movimento. Il gruppo peraltro sfrutta un evento internazionale di rilievo in quegli anni: nel 1979 infatti in Iran, a seguito di una rivoluzione popolare, viene messa in piedi una teocrazia sciita guidata dagli ayatollah. Da Teheran iniziano a confluire soldi e mezzi a favore di Hezbollah.

A differenza di Amal, un partito rivolto alla popolazione sciita ma sorretto da un’ideologia laica, nel credo politico di Hezbollah è presente il riferimento all’Islam e ai valori islamici. Un filo comune molto importante con l’Iran post 1979.  Nasrallah, in questo contesto, riesce grazie alla propria formazione religiosa a diventare subito uno dei rappresentanti più attivi del movimento.

Fino al 1985 è indicato come riferimento di Hezbollah nella valle della Bekaa, da quell’anno poi Nasrallah si trasferisce a Beirut dove siede nei quadri più importanti del partito. Una svolta arriva nel 1987, quando i militanti lo eleggono capo esecutivo del movimento. Si tratta di un incarico di prestigio, che gli permette di dettare la linea politica di Hezbollah.

Nel 1989 decide di andare in Iran per ultimare i suoi studi religiosi. La città in cui risiede non è casuale. Si tratta di Qom, cuore dello sciismo iraniano e sede delle principali scuole coraniche del mondo sciita. Nel 1990 rientra però in Libano. Il Paese, dopo gli accordi di Taif, si appresta a concludere la triste pagina della guerra civile e Nasrallah è chiamato, in qualità di capo esecutivo, a dare un orientamento politico ad Hezbollah.

La formazione sciita viene considerata terrorista da Israele. Il movimento nel 1983 rivendica uno dei più gravi attacchi kamikaze avvenuto durante il conflitto, quello che vede coinvolte le basi militari statunitensi e francesi. Ciò che però preoccupa lo Stato ebraico è soprattutto l’affinità tra Hezbollah e l’Iran. Il sospetto, da parte della dirigenza israeliana, è che Teheran possa sfruttare il movimento sciita come proprio braccio armato a due passi dal confine con Israele.

Per questo spesso, anche dopo la fine del conflitto civile libanese, l’aviazione israeliana prende di mira obiettivi di Hezbollah. Nel 1992, nel corso di un bombardamento, viene ucciso Abbas al-Musawi, leader della formazione. Al suo posto quale segretario generale viene scelto Hassan Nasrallah. Da questo momento è lui a guidare le sorti del movimento.

Subito dopo la sua elezione, Nasrallah fa partecipare Hezbollah nelle prime consultazioni elettorali post belliche. Nel 1992 il movimento ottiene 15 deputati in parlamento. Da quel momento in poi, il gruppo oltre a costituire un movimento radicato nel sud del Libano e nei quartieri sciiti di Beirut, diventa un vero e proprio partito. Negli anni successivi alcuni rappresentanti di Hezbollah diventano ministri.

Nasrallah si muove, come capo del movimento, proprio in questo delicato equilibrio: da un lato egli guida il gruppo verso responsabilità di governo, dall’altro lo trasforma in una milizia ben armata e ben legata ai suoi territori di pertinenza. Si parla di Hezbollah come di uno Stato nello Stato. Nelle province meridionali si sostituisce in alcuni casi alle istituzioni statali nell’assistenza e nell’erogazione di primari servizi, mentre da un punto di vista militare potenzia un arsenale considerato pari o a volte anche superiore a quello dell’esercito regolare. Merito soprattutto del sostegno iraniano e delle tante donazioni raccolte all’interno del Libano e all’estero.

Hassan Nasrallah mantiene l’orientamento anti israeliano di Hezbollah. In più occasioni i miliziani compiono attacchi contro forze dello Stato ebraico. Nel 2000, quando gli ultimi soldati di Israele lasciano il sud del Libano (in cui erano entrati nel 1982 durante la guerra civile), Nasrallah rivendica una vittoria a nome di Hezbollah.

Nasrallah parla spesso in pubblico e viene apprezzato da molti militanti per la sua oratoria. In uno dei discorsi del 2005, il leader di Hezbollah minaccia esplicitamente Israele. Dichiara, in particolare, di voler rapire alcuni soldati dello Stato ebraico per poi attuare uno scambio di prigionieri. Il 12 luglio 2006 è lo stesso Nasrallah a parlare in una tv vicina al movimento per lanciare l’operazione “Promessa Fedele”. Alcune ore prima i miliziani lanciano razzi verso il territorio israeliano. Un diversivo per attuare un’incursione via terra nella quale alcuni soldati israeliani vengono rapiti e altri uccisi.

Inizia così la guerra israelo-libanese del 2006, anche se per la verità il conflitto, dalla durata di 34 giorni, è più tra Israele ed Hezbollah. Il movimento attua in solitaria l’azione armata, l’allora premier libanese Sioniora dichiara di non essere al corrente delle scelte intraprese da Nasrallah. Israele bombarda per settimane il sud del Libano e i quartieri sciiti di Beirut. Il primo ministro israeliano Ehud Olmert lancia anche un’operazione via terra per respingere i combattenti di Hezbollah e distruggere le rampi di lancio dei missili.

Si giunge a un cessate il fuoco nel giorno di ferragosto. Il Libano è di nuovo in ginocchio e in macerie. Nasrallah però rivendica, subito dopo la fine dei combattimenti, un presunto successo strategico contro Israele. Hezbollah ancora una volta mostra di essere un’entità statale quasi autonoma all’interno del Libano.

Il leader di Hezbollah viene considerato come uno dei principali personaggi protagonisti della cosiddetta “mezzaluna sciita”, il progetto la cui paternità è attribuita al generale iraniano Qassem Sulemaini, ucciso il 3 gennaio 2020 da un raid Usa a Baghdad. Si tratta della visione di un grande asse sciita che da Teheran, attraversando Baghdad e Damasco, raggiunge il cuore di Beirut.

Questo in virtù del dominio sciita nell’Iraq post Saddam, favorito dall’avvento dei partiti sciiti al potere, dell’appartenenza del presidente siriano Bashar Al Assad al ramo sciita degli alaiuti, e della presenza in Libano di Hezbollah. Nasrallah, anche in virtù dell’appoggio al progetto della mezzaluna sciita, decide di intervenire nel conflitto civile siriano scoppiato nel 2011.

Migliaia di miliziani di Hezbollah vengono inviati in Siria a sostegno del governo di Assad. Il contribuito del movimento alla vittoria delle forze di Damasco appare tra i più determinanti. Durante la guerra siriana, la milizia si mostra come uno degli eserciti più preparati dell’intera regione mediorientale.