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Chi è Dmitry Peskov, l’eminenza grigia di Putin

Dimitry Peskov è il portavoce del Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin. Già funzionario con esperienze in Turchia, presso la sede diplomatica russa, e a Mosca, al Ministero degli Esteri, nel 2000 ha iniziato a lavorare al servizio stampa del Cremlino rivestendo vari compiti. Negli ultimi anni ha assunto un ruolo centrale all’interno del sistema politico russo in quanto addetto incaricato di diffondere notizie, chiarimenti o versioni dei fatti per conto della leadership politica. Solitamente è chiamato in causa quando c’è da spiegare una questione critica o particolarmente controversa.

Peskov è nato a Mosca nel 1967. È importante ricordare che il padre, Sergej, a suo tempo era stato a capo della missione diplomatica dell’Unione Sovietica in Pakistan. Questo ha probabilmente influenzato la crescita professionale del giovane Peskov, laureatosi nel 1989 all’Università Statale di Mosca presso l’Asian and African Department, specializzandosi in storia e studi orientali.

Nello stesso anno ha ottenuto un lavoro presso il Ministero degli Esteri sovietico, mentre nel 1990 è stato nominato assistente amministrativo tra i corridoi dell’ambasciata sovietica ad Ankara, in Turchia. Qui ha potuto formarsi e muovere i primi passi in un ambiente altamente formativo. Nel giro di qualche mese, avrebbe infatti ricoperto i ruoli di addetto e terzo segretario della sede.

Nel 1994 torna a Mosca, di nuovo al Ministero degli Esteri, questa volta russo. Dopo due anni viene inviato ad Ankara come vice diplomatico e quindi primo segretario presso l’ambasciata russa in terra turca.

Il 2000 può essere considerato un anno spartiacque per la carriera di Peskov. Il futuro portavoce di Putin rientra in Russia per iniziare a lavorare al servizio stampa del presidente russo. In quell’anno, infatti, il presidente russo Boris Eltsin si dimette e Vladimir Putin sale al potere. Il nuovo capo di stato nomina Peskov capo dell’Ufficio per gli affari pubblici.

Nel 2004 diventa il primo assistente del segretario stampa del presidente, assumendo il diritto di parlare a nome del presidente. Nel periodo compreso tra il 2000 e il 2004 ricopre i ruoli di Capo del Dipartimento per i rapporti con i mass media, vice capo/primo vice capo del servizio stampa del presidente russo e vice segretario stampa del presidente russo.

Dal 2004 al 2008 è Primo vice segretario stampa del presidente russo. Ricordiamo che Peskov ha servito come portavoce di Putin dall’aprile 2000. È stato nominato segretario stampa del primo ministro Viktor Zubkovc nell’aprile 2008 sotto la presidenza di Dmitry Medvedev. Nel 2012, una volta che Putin è tornato ad essere presidente, Peskov ha sotituito Natalya Timakova nelle vesti di portavoce presidenziale. Dal maggio 2012 è il Vice Capo dell’Ufficio Esecutivo Presidenziale, nonché Segretario Stampa Presidenziale.

Nel ricoprire i suoi vari ruoli di intermediario tra il potere del Cremlino e i media, Peskov è spesso andato incontro a polemiche e controversie. Durante le proteste russe del 2011-2013, quando la polizia locale colpì duramente una parte dei manifestanti, Peskov dichiarò che “i manifestanti che hanno ferito la polizia antisommossa” avrebbero dovuto avere “il fegato imbrattato sull’asfalto”. Queste parole scatenarono gli attivisti dell’opposizione.

Citiamo, poi, un episodio curioso avvenuto nel gennaio 2016. All’epoca Michael Cohen, avvocato personale di Donald Trump, inviò una mail a Peskov chiedendogli aiuto per un non meglio specificato affare a Mosca. Il Washington Post scrisse che questa era “la più diretta sensibilizzazione documentata da un importante collaboratore di Trump a un membro altrettanto anziano del governo di Putin”. L’ufficio di Peskov avrebbe risposto a Cohen tramite cellulare. In un primo momento, l’avvocato negò tutto, fino alla testimonianza di fronte al Congresso.

Di solito, come detto, Peskov è chiamato a commentare notizie problematiche e controverse, tanto che c’è chi in patria lo ha ironicamente soprannominato “il segretario stampa delle cattive notizie”. Non mancano gli esempi a conferma di tale etichetta. Nel 2006, Peskov ha così commentato l’assassinio dell’ufficiale di sicurezza russo Aleksandr Litvinenko, morto a Londra per avvelenamento da polonio: “Impossibile anche solo immaginare che dietro ci sia il governo russo. Questa è ovviamente una provocazione per screditare il governo di Vladimir Putin”.

Nel 2007 assicura al canale televisivo Russia Today che Putin non sarebbe stato eletto per un terzo mandato presidenziale. Un anno più tardi, Dmitry Medvedev sostituisce Putin come capo della Federazione Russa.

In generale, Peskov non è solo il “portavoce di Putin”, quanto un membro di spicco del suo governo e un suo stretto collaboratore. Avendo lavorato prima nel servizio stampa del presidente, poi come segretario stampa di Putin, Peskov ha di fatto sostenuto tutte le azioni delle autorità russe, tanto a livello nazionale quanto a livello internazionale.

Peskov segue ormai Putin come un’ombra. Nel novembre 2021, il portavoce del presidente ha negato le accuse secondo cui la Russia avesse intenzione di prepararsi per una possibile invasione dell’Ucraina. Nel gennaio 2022, Peskov ha accusato gli Stati Uniti di “fomentare tensioni” intorno all’Ucraina, sorvolando di fatto rispetto a quanto affermato pochi mesi prima.

Tornando indietro nel tempo, nel luglio 2015 Peskov si è fidanzato con la campionessa olimpica di danza su ghiaccio, Tatiana Navka. Durante il matrimonio, il portavoce del Cremlino è stato fotografato con al polso un esclusivo orologio Richard Mille dal valore di 670.000 dollari, ovvero più del reddito dichiarato da Peskov per tutti i suoi anni di servizio come dipendente statale. Una volta esploso lo scandalo, Peskov ha risposto che era stata Navka ad avergli comprato l’orologio.

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