diventa reporter con NOI ENTRA NELL'ACADEMY

Chi è Devlet Bahceli, l’eminenza grigia della politica turca

Si chiama Devlet Bahceli ed è considerato (a ragione) l’eminenza grigia della destra conservatrice della Turchia. Capo storico del Partito d’azione nazionalista (MHP, Milliyetçi Hareket Partisi), dal cui ventre sono nati i Lupi grigi, Bahceli è il trait d’union tra destra moderata ed estrema, tra legalità e illegalità e tra Recep Tayyip Erdogan e la nazione profonda.

Devlet Bahceli nasce il 1 gennaio 1948 in un piccolo villaggio di nome Bahce, sito nella provincia di Osmaniye, che avrebbe abbandonato una volta terminato il primo ciclo di istruzione. Approdato a Istanbul, dove, però, trascorre soltanto il tempo necessario a conseguire il diploma di scuola media inferiore, successivamente si trasferisce ad Ankara, la capitale, con l’obiettivo di diplomarsi e laurearsi.

È nella capitale turca che Bahceli entra dapprima nell’accademia scientifica e poi all’università Gazi, presso la quale si laurea e ottiene un dottorato. Dopo un’iniziale carriera accademica – docente di economia alla Gazi –, nel 1987 decide di entrare in politica, entrando a far parte del Partito d’azione nazionalista (MHP, Milliyetçi Hareket Partisi).

L’entrata nel MHP avviene nel 1987, quando era ancora noto com MCP. Bahceli ottiene immediatamente un posto nel comitato direttivo, forte della preparazione accademica posseduta, e negli anni successivi consolida il proprio ruolo e migliora la propria reputazione grazie al suo essere proattivo e propositivo.

Il 6 luglio 1997 diventa il presidente del MHP, subentrando al capo storico e fondatore, Alparslan Turkes, deceduto tre mesi prima. Mai stato moderato, perché presentatosi al pubblico come sciovinista sin dagli albori e partoriente dei Lupi grigi, il partito diventa persino più conservatore, unendo elementi di identitarismo islamico al tradizionale panturchismo, e sotto la guida carismatica di Bahceli riesce a tramutarsi in una forza di rilievo nazionale.

Fra il 1999 e il 2002, ad esempio, Bahceli entra a far parte dell’esecutivo multicolore di Bulent Ecevit in qualità di vice-primo ministro. E in occasione delle elezioni generali del 2007, 2011 e 2015, il MHP ottiene rispettivamente il 14%, 13% e 16%.

Il MHP di Bahceli, in sintesi, è un partito che non può essere escluso dai calcoli dei partiti egemoni: troppo piccolo per governare da solo, ma troppo grande per poter essere ignorato ed escluso da eventuali coalizioni. Erdogan, nella consapevolezza di questa realtà e alla ricerca di un esecutivo stabile, inizierà a vedere nel MHP il complemento ideale e perfetto all’AKP.

La fusione tra MHP e AKP avviene in occasione delle parlamentari del 2018, quando Erdogan e Bahceli danno vita ad un’alleanza elettorale ribattezzata “L’alleanza del popolo” (Cumhur İttifakı). I due partiti, insieme, riescono nell’obiettivo prefissato: stravincere le elezioni, conquistando oltre la metà dei seggi in Parlamento e saldando il futuro esecutivo.

I politici del MHP non detengono posizioni di rilievo nella presidenza Erdogan, perché i vari dicasteri sono in mano all’AKP o ad indipendenti, ma esercitano la loro influenza in un’altra maniera: supportando l’agenda politica, economica, sociale ed estera dell’esecutivo in sede di dibattito parlamentare, il loro favore è determinante ai fini dell’approvazione di riforme, dell’introduzione di leggi e dell’adozione di determinate linee di condotta nell’arena internazionale. Questo è il motivo per cui l’AKP ha ricambiato questo aiuto nodale ridonando legittimità ai Lupi grigi e facendo propria l’agenda ultraconservatrice di Bahceli.

Il MHP si è mostrato un alleato valido in innumerevoli occasioni: il muscolarismo nel Mediterraneo allargato contro Cipro e Grecia, l’intervento nella seconda guerra del Nagorno Karabakh, la repressione del movimento curdo in patria e all’estero, l’approdo in Libia, i bracci di ferro con l’Unione Europea.

Erdogan, in cambio di suddetto appoggio, ha acconsentito ad una serie di richieste provenienti da Bahceli, tra le quali la maggiore attenzione alla reislamizzazione della società, l’allontanamento culturale (e, in parte, geopolitico) dall’Occidente, il “riarmo” dei Lupi grigi e, ultime in ordine cronologico, l’uscita dalla convenzione di Istanbul e il tentativo di messa al bando del Partito democratico dei popoli – terza forza nazionale, appartenente alla sinistra e vicina agli ambienti curdi.

In definitiva, la deriva islamista dell’AKP – un partito, sì, conservatore, ma moderato – non si può spiegare in termini squisitamente elettorali, ossia di ricerca del consenso presso le frange più religiose della popolazione, perché va inquadrata nel più ampio contesto della fusione (obbligata) con il MHP, l’unica forza politica in grado e volente di supportare il disegno imperiale di Erdogan. E se si vuole capire in che modo si muoverà il presidente turco in determinati teatri, è necessario prestare attenzione (anche) a ciò che pensa in proposito Bahceli: colui che suggerisce all’orecchio del Sultano.