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Chi è Choe Son Hui, il primo ministro degli Esteri donna della Corea del Nord

Choe Son Hui è il ministro degli Affari Esteri della Corea del Nord. Ha assunto la prestigiosa carica l’11 giugno 2022 ed è la prima donna del Paese a ricoprire questo ruolo. La signora Choe ha alle spalle una brillante carriera diplomatica e risulta essere una delle più strette collaboratrici del presidente nordcoreano Kim Jong Un.

Il personaggio di Choe Son Hui – così come quelli della maggior parte dei politici nordcoreani – è avvolto nel mistero, tra indiscrezioni, voci e notizie non sempre confermate. Secondo quanto riportato da fonti sudcoreane, la signora è nata il 10 agosto 1964, presumibilmente a Pyongyang, anche se non ci sono conferme in merito.

È figlia adottiva di Choe Yong Rim, già ex premier nordcoreano che ha combattuto all’epoca della presidenza di Kim Il Sung nella lotta anti giapponese. Grazie al patrigno, Choe sarebbe riuscita a stringere un legame con la famiglia Kim.

Per quanto riguarda la sua formazione, sappiamo che Choe Son Hui ha studiato in patria, ma anche all’estero, precisamente in Cina, Austria e Malta. Sa parlare fluentemente la lingua inglese, tanto che ha iniziato a lavorare come ricercatrice e interprete di lingua inglese presso il ministero degli Esteri.

Choe vanta un decennio di esperienza nel ministero degli Affari Esteri, all’intero del quale scalerà varie posizioni fino a ricoprire quella di ministro. Non solo: nel corso degli anni ha maturato un’importante esperienza anche nel corso della negoziazione del programma nucleare del suo Paese, e nella negoziazione con gli Stati Uniti. La futura ministra ha infatti lavorato come interprete e aiutante nei colloqui sul nucleare, in particolare sotto il Primo Vice Ministro degli Affari Esteri Kim Kye Gwan.

Pare che Choe abbia partecipato a tali colloqui a partire dagli anni ’90 e fino alla loro cessazione, avvenuta nel 2009. Ha in seguito preso parte al dialogo Washington-Pyongyang del 2010 e prestato servizio in nella stessa veste durante la visita dell’ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton a Pyongyang e una visita simile di Jimmy Carter.

Choe ha anche fatto da interprete a Kim durante la visita del 2013 del cestista Dennis Rodman (alla quale si sarebbe opposta). Nel 2011 è stata vice negoziatrice per i colloqui con gli Stati Uniti.

Nel febbraio 2018 Choe è stata promossa vice ministro degli Affari Esteri, prendendo il posto di Han Song Ryol e occupando la sua area di competenza: il Nord America. Da quel momento in poi, la signora è diventata la persona di riferimento della Corea del Nord per quanto riguarda le relazioni del Paese asiatico con gli Stati Uniti e, pare, anche Canada.

In quel periodo, la promozione di Choe era stata interpretata come la volontà da parte di Pyongyang di negoziare con Washington. La signora, infatti, era presente sia al vertice Usa-Corea del Nord di Singapore del 2018 sia a quello di Hanoi del 2019, entrambi terminati tuttavia in un nulla di fatto.

Nel 2019, Choe ha ricevuto varie promozioni. Diventa infatti membro del Comitato Centrale del Partito dei Lavoratori di Corea e della Commissione per gli Affari di Stato (SAC). Diventa anche primo vice ministro degli Affari Esteri, sostituendo forse il suo ex superiore Kim Kye Gwan. Nello stesso anno è stata inoltre eletta alla 14° Assemblea Popolare Suprema, rappresentando il 484° distretto elettorale (Onjong).

Prima la promozione al SAC, poi la salita sullo scranno più alto del ministero per gli Affari Esteri, hanno reso Choe la donna più importante del dicastero nordcoreano. È, in più, una delle poche donne a poter vantare incarichi simili nella politica nordcoreana, tolte le due sorelle di Kim Jong Un che, però, fanno parte della famiglia Kim.

Ralph Cossa, presidente del Pacific Forum del Center for Strategic and International Studies, ha definito Choe “incredibilmente brillante“. Thae Yong Ho, alto diplomatico che ha disertato nel 2016, ha invece dichiarato, riferendosi a Choe, che “le sue credenziali sono eccellenti“. Da qualunque prospettiva la si guardi, insomma, l’ascesa di Choe Son Hui presagisce importanti cambiamenti. Forse un probabile, nuovo slancio ai colloqui diplomatici tra la Corea del Nord e gli Stati Uniti.

Nel corso della sua carriera Choe ha espresso diversi concetti chiave inerenti alla posizione di Pyongyang sulla denuclearizzazione del Paese. I più importanti sono due: 1) il programma di armi nucleari della Corea del Nord è l’unica salvaguardia affidabile della sovranità del Paese e 2) la rottura dell’alleanza militare tra Stati Uniti con Giappone e Corea del Sud rappresenta un prerequisito chiave per i negoziati.

Ricordiamo che la diplomatica è subentrata al ministro Ri Son Gwon, esponente dell’ala dura, che ha presieduto i colloqui con la Corea del Sud. La nomina di Choe è arrivata, tra l’altro, in un momento di crescente tensione nella penisola, con il timore che Pyongyang possa condurre un test nucleare (il settimo, ma il primo dal 2017) in aperta sfida alle sanzioni Onu.

Considerando che la signora Choe è stata una stretta consigliera di Kim Jong Un durante i colloqui sul nucleare con gli Stati Uniti, alternando posizioni da “resa dei conti” a offerte di dialogo, non è da escludere che Pyongyang voglia in qualche modo tornare a trattare.

Sblocchiamo, per concludere, un altro ricordo specchio della personalità di Choe Son Hui. Al termine del vertice di Hanoi, convocata a sorpresa una conferenza stampa con i giornalisti stranieri, quando ormai si era capito che il negoziato era stato un fallimento, Choe dichiarò che Donald Trump stava dimostrando “la senilità di un imbecille”. “Penso che gli Usa abbaiano perso un’occasione d’oro”, aggiunse. Da allora, la diplomazia tra Pyongyang e Washington si è arenata. I colloqui potrebbero presto ripartire, forse, grazie a Miss Choe.

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