Chi è Brahim Ghali, l’uomo della discordia tra Spagna e Marocco

Brahim Ghali è il leader del Fronte del Polisario, l’organizzazione che rivendica l’indipendenza della regione del Sahara Occidentale e che governa la sedicente Sadr, ossia la Repubblica Araba Democratica del Sahara. Nato a Smara, nell’ex Sahara spagnolo il 16 settembre 1946, Ghali rappresenta una figura molto controversa ed è attualmente il nemico numero uno del governo del Marocco.

Ghali già da giovane risulta implicato in diverse azioni volte a rivendicare l’indipendenza del Sahara Occidentale. Nel 1960 è arruolato tra le truppe nomadi inquadrate nell’esercito di Madrid. Ben presto però, assieme ad altri giovani Saharawi, Ghali inizia le sue attività politiche. Una svolta in tal senso avviene nella sua città natale: Smara storicamente è uno dei luoghi dove le mire indipendentiste della regione storicamente appaiono più marcate. Qui risulta tra i fondatori dell’Aols, una delle prime organizzazioni contrarie alla dominazione spagnola.

Partecipa quindi attivamente alla cosiddetta Intifada di Zemla, un’insurrezione anti Madrid verificatasi il 17 giugno 1970. In quell’occasione viene arrestato dopo gli scontri con le autorità spagnole, le quali quel giorno impiegano diverso tempo prima di ristabilire l’ordine in città. I disordini causano almeno 12 vittime tra i manifestanti, da allora le spinte indipendentiste appaiono destinate a crescere.

Tornato libero nel 1972, Ghali a quel punto è già una delle personalità più in vista dei movimenti separatisti. L’anno dopo partecipa alla fondazione del Fronte del Polisario, organizzazione che avvia azioni di guerriglia contro la Spagna. Ghali viene scelto come guida dell’ala militare del movimento, per questo è protagonista delle incursioni verificatesi in quegli anni contro le forze madrilene.

Nel 1975 una Spagna oramai priva del governo di Francisco Franco decide di abbandonare la regione. Per Ghali adesso il nemico principale è rappresentato dal Marocco, il cui esecutivo rivendica assieme alla Mauritania il controllo del Sahara Occidentale.

Il Fronte del Polisario nel 1976 proclama l’indipendenza, fondando la cosiddetta Sadr, una Repubblica non riconosciuta però da almeno metà degli Stati aderenti all’Onu. Nell’ambito del governo sancito all’interno della Sadr, Ghali è nominato ministro della Difesa. Spettano a lui quindi le principali decisioni di carattere militare. Ghali mantiene questa carica fino al 1989.

La Sadr non controlla buona parte del territorio rivendicato. Al contrario è costretta a far insediare il suo governo a Tindouf, in Algeria. Qui sono presenti da diversi anni anche diversi campi profughi che ospitano cittadini Saharawi. La regione del Sahara Occidentale è controllata de facto dal Marocco. Per Rabat l’area è da considerarsi a tutti gli effetti sotto la propria sovranità.

Dal 1976 in poi tra forze del Polisario ed esercito marocchino nasce un vero e proprio conflitto, destinato a lasciare sul campo migliaia di vittime da entrambe le parti. Ghali, in quanto titolare della Difesa, è impegnato in diverse incursioni e azioni sia militari che terroristiche. La questione relativa al Sahara Occidentale ad oggi non è ancora risolta. Nel 1991 è arrivato un cessate il fuoco mediato dall’Onu, con l’insediamento della missione Minurso. Le Nazioni Unite da allora spingono per l’indizione di un referendum sullo status del Sahara Occidentale, attualmente considerato come “territorio non autonomo”.

Nel 2007 il Marocco deposita alle Nazioni Unite una proposta volta da un lato a rivendicare la sovranità sull’area, dall’altro a concedere ampia autonomia alla regione. Nel 2020 l’allora presidente Usa Donald Trump riconosce ufficialmente la sovranità di Rabat sul Sahara occidentale. Il Polisario si oppone questa proposta e minaccia più volte di interrompere il cessate il fuoco.

Brahim Ghali negli anni consolida la sua popolarità tra i rappresentanti del Polisario. Dopo l’incarico come ministro della Difesa, opera anche come ambasciatore Sadr ad Algeri, prima di tornare a Tindouf nel 2016. Qui il 9 luglio, dopo la scomparsa del predecessore Mohamed Abdelaziz, diventa numero uno del Polisario e dunque leader della Repubblica Araba Democratica del Sahara Occidentale.

La sua linea negli anni di presidenza non subisce variazioni: Ghali si conferma nemico numero uno del Marocco e non accetta la linea del dialogo in merito la proposta autonomista di Rabat.

Il nome di Ghali è tornato alla ribalta nell’aprile 2021. Dopo aver contratto il Covid a Tindouf, il leader del Polisario necessita di cure urgenti all’estero. Con dei falsi documenti algerini Ghali riesce quindi ad entrare in Spagna per ricoverarsi in una clinica non lontano da Saragozza. Una circostanza che innesca la reazione da parte marocchina: per Rabat l’accoglienza data dal governo spagnolo a Ghali è un vero e proprio oltraggio.

Ne nasci così una diatriba diplomatica che, tra gli effetto collaterali, comporta anche una sospensione della collaborazione tra i due Paesi sul fronte immigrazione. Il risultato è che a Ceuta, enclave spagnola in territorio marocchino, a fine maggio più di 8.000 migranti riescono ad entrare in poche ore in territorio spagnolo.

Brahim Ghali in Spagna viene denunciato nel 2013 con accuse molto pesanti. In particolare, nei tribunali iberici alcuni profughi saharawi depositano documenti che mostrerebbero il coinvolgimento del leader del Polisario in episodi di tortura nelle carceri di Tindouf. Khadijatou Mahmoud, ragazza saharawi fuggita in Spagna nel 2011, denuncia invece Ghali per stupro e abuso sessuale. Quest’ultimo fatto si sarebbe verificato nel 2010 ad Algeri, lì dove il numero uno del Polisario a quel tempo svolge l’attività di ambasciatore Sadr.

Vista la presenza in territorio spagnolo, l’Alta Corte di Madrid notifica a Ghali il 19 maggio l’avviso di comparizione per le accuse mosse nei suoi confronti. L’associazione Acavite, che raduna decine di familiari di cittadini delle Canarie vittime negli anni di guerra nel Sahara Occidentale, reclama sempre a maggio l’attenzione del governo spagnolo sulle responsabilità che avrebbe Ghali nel rapimento e nell’uccisione di pescatori e lavoratori spagnoli da parte delle forze del Polisario.