Chi è Avigdor Lieberman

Avigdor Lieberman è un politico israeliano leader del partito Yisrael Beitenu, formazione della destra secolare israeliana vicina alla comunità russofona emigrata nello Stato ebraico dalle ex repubbliche sovietiche. Lieberman è più volte ministro in vari governi, tra cui in alcuni guidati da Ariel Sharon, da Benjamin Netanyahu e da Ehud Olmert.

Avigdor Lieberman nasce a Chisinau, attuale capitale della Moldavia, il 5 giugno 1958. Le sue origine sono quindi all’interno dell’Unione sovietica, Stato in cui vive durante tutta la sua adolescenza.

La sua famiglia fa parte della comunità ebraica della Bessarabia. Suo padre, Lev Yankelevitch Lieberman, combatte al fronte tra le fila dell’Armata rossa. Catturato dai tedeschi, riesce a sopravvivere alla prigionia e, una volta rientrato in patria, viene spedito in Siberia per diversi anni.

Lieberman prende il nome di Avigdor solo quanto si trasferisce in Israele. Nel suo Paese natale, infatti, il suo nome è Evik. Studia all’istituto agronomico di Chisinau, prima di andare a lavorare a Baku, attuale capitale dell’Azerbaijan.

Evik Lieberman lascia l’Unione sovietica per trasferirsi in Israele nel 1978. Qui, come detto, assume il nome di Avigdor e segue la stessa scelta fatta da tanti ebrei sovietici in quegli anni, ossia stabilirsi all’interno di Israele.

Qui Lieberman entra subito nell’esercito ed effettua un anno di servizio militare. Subito dopo si iscrive in Scienze politiche a Gerusalemme e, per pagarsi gli studi, svolge diversi lavori saltuari. Alcune cronache dell’epoca parlano di un Lieberman dipendente dell’aeroporto di Tel Aviv, così come il futuro ministro avrebbe anche prestato servizio come buttafuori nei locali notturni per alcuni anni.

Anche da studente risulta comunque impegnato in politica. In particolare, Lieberman è iscritto al gruppo dei giovani del Likud, il partito di centrodestra israeliano, mentre in anni più recenti viene pubblicata la notizia di una sua possibile partecipazione al movimento estremista religioso ebraico “Kach”, messo poi al bando negli anni Ottanta. Lieberman più volte però smentisce questa notizia e la definisce una semplice montatura.

L’attività politica di Lieberman sembra essere ben avviata già dai primi anni post universitari, quando diventa segretario della sezione di Gerusalemme dell’Histadrut Ovdim Le’umit, ossia l’Unione nazionale dei lavoratori. Si tratta di un organismo al cui interno militano diversi cittadini emigranti dall’Unione sovietica.

Ma è del 1988 la prima vera svolta di Lieberman: in quell’anno Netanyahu, fresco di esperienza come ambasciatore di Israele alle Nazioni Unite, viene eletto in parlamento ed è uno degli astri nascenti del Likud. Il futuro premier chiama proprio Lieberman all’interno del suo staff.

Quando nel 1993 Netanyahu viene eletto presidente del Likud, Lieberman ricopre il ruolo di direttore generale del suo staff. Allo stesso modo, nel 1996, con Netanyahu eletto primo ministro Lieberman entra nelle stanze del governo come direttore generale dell’ufficio del premier. Le strade di Netanyahu e Lieberman però si dividono nel 1997, quando l’allora primo ministro decide di trattare con l’Autorità nazionale palestinese.

Lieberman si fa portavoce del malumore che serpeggia a destra per le scelte di Netanyahu e del governo trainato dal Likud. La politica di quell’esecutivo viene vista come eccessivamente permissiva, quasi come un vero e proprio tradimento nei confronti dell’elettorato e dei valori della destra israeliana, la quale invece al contrario si batte per l’annessione dei territori palestinesi.

Spinto dalla delusione e forte di un sostegno che arriva da molti ambienti di destra, nel 1999  Lieberman fonda un proprio partito che chiama Yisrael Beiteinu. Il nome della nuova formazione politica in ebraico significa letteralmente “Israele Casa Nostra“. Ben presto Yisraele Beiteinu diventa riferimento soprattutto dei russofoni e dei coloni, oltre che di molti movimenti della destra sionista e nazionalista.

Dal canto suo Lieberman acquisisce molta popolarità, proprio nell’anno della fondazione del nuovo partito riesce ad entrare in parlamento e ad essere una delle voci più importanti dell’opposizione al governo laburista di Barak.

Nel 2001, caduto l’esecutivo di centrosinistra, si torna al voto e le urne incoronano Ariel Sharon come nuovo primo ministro. In quell’occasione si vota però solo per la carica di premier, non per il rinnovo del parlamento. Per questo motivo Sharon, che non può contare su una solida maggioranza, si rivolge anche a Lieberman per formare il governo.

Yisrael Beitenu entra quindi nella coalizione di centrodestra e Lieberman diventa per la prima volta ministro. Il suo primo incarico è all’interno del dicastero delle Infrastrutture, ma si dimette nel marzo del 2002 in polemica con Sharon per la gestione della Seconda intifada. In quell’occasione Lieberman arriva a chiedere anche il bombardamento di centri commerciali e infrastrutture palestinesi nella Cisgiordania.

Rientra nell’esecutivo, sempre come ministro delle infrastrutture, l’anno successivo quando le elezioni ridanno a Sharon ed al Likud l’opportunità di costruire una maggioranza di centrodestra. Ma anche in questo caso la sua esperienza nell’esecutivo dura appena un anno: quando infatti Sharon presenta i propri progetti di dialogo con i palestinesi e, soprattutto, il piano di evacuazione delle colonie della striscia di Gaza, Lieberman rassegna le dimissioni e fa uscire Yisrael Beiteinu dalla maggioranza.

Le dinamiche sopra descritte fanno ben comprendere quindi l’ideologia sia di Lieberman che del “suo” Yisrael Beiteinu. Il partito è posizionato a destra e, in particolare, nelle file della destra nazionalista, secolare e sionista, agli antipodi dunque di quella religiosa.

Lieberman insieme alla sua formazione non crede nella soluzione del dialogo con i palestinesi. L’unico modo, secondo Yisrael Beiteinu, per arrivare ad una pace può essere rappresentato dalla creazione di due distinti Stati omogenei etnicamente. I confini però dovrebbero essere molto diversi da quelli internazionalmente riconosciuti del 1967, con annessione di buona parte della Cisgiordania.

Per questo Lieberman cattura le simpatie dei coloni che vivono nei territori occupati, mentre le sue origini ex sovietiche lo pongono come riferimento degli ebrei russofoni che vivono in Israele.

Sfruttando lo spazio vuoto lasciato da un Likud all’epoca in crisi, il primo exploit di Yisrael Beiteinu si ha nel 2006, quando il partito diventa il terzo più importante all’interno del parlamento. In quell’anno, quando il governo Olmert va in crisi, decide di entrare in una coalizione trainata dal partito centrista Kadima, fondato da Ariel Sharon l’anno prima. Il suo peso importante sotto il profilo numerico, gli vale l’incarico di ministro degli Affari strategici.

 

Nonostante il suo sia un partito di destra, Lieberman da quel momento in poi diventa essenziale sia per coalizioni centriste che di centrodestra. L’ascesa di Yisrael Beitenu ne fa il vero ago della bilancia della politica israeliana. Lo si vede nuovamente nelle elezioni del 2009, quando Kadima ed il Likud arrivano appaiati: sia il primo che il secondo partito non possono prescindere da Lieberman per la formazione del nuovo esecutivo. In quell’anno è Netanyahu a riuscire nell’impresa di formare un nuovo governo, Lieberman entra nella coalizione e diventa ministro degli esteri.

Un incarico che occupa per tre anni, dal 2009 al 2012, e che riprende nel 2013 dopo la nuova vittoria elettorale del Likud di Netanyahu. In quell’anno fa affluire il proprio partito nella lista del Likud, creando un unico blocco di destra. Un esperimento che però dura poco: Yisrael Beiteinu torna da sola nel 2015, anno in cui Netanyahu forma il suo quarto governo dopo le elezioni anticipate e Lieberman diventa ministro della difesa.

Alle elezioni successive, è ancora Lieberman ad essere vero ago della bilancia: dopo le sue dimissioni da ministro all’inizio del 2019, circostanza questa che crea la caduta del governo, è il suo no a Netanyahu a determinare la mancata formazione di un nuovo esecutivo. Nodo principale è l’estensione della leva obbligatoria anche per gli ebrei ultraortodossi, esentati dall’obbligo per motivi religioso. Lieberman, da ministro della Difesa, vorrebbe dare anche a loro quest’obbligo, Netanyahu invece si oppone.

Nelle elezioni del settembre 2019, la prestazione di Yisrael Beiteinu è fondamentale nel gioco delle possibili maggioranze.