Chi è Amos Hochstein

Il Nord Stream 2 è oramai prossimo al completamento, in quanto i lavori sono ultimati al 96%, ma l’amministrazione Biden non ha intenzione alcuna di demordere. Nei giorni scorsi, infatti, l’attuale consigliere per la sicurezza nazionale, Jake Sullivan, ha offerto al rinomato negoziatore Amos Hochstein un incarico allettante: la gestione del fascicolo NS2.

Hochstein, che non ha ancora accettato il mandato, è un nome molto conosciuto negli Stati Uniti, ed anche in Ucraina (e in Russia), perciò è di importanza nodale capire chi è, qual è il suo trascorso e in che modo potrebbe incidere sulla realizzazione del NS2.

Amos Hochstein nasce in Israele il 4 gennaio 1973 da genitori con doppia cittadinanza israeliana e statunitense. Allevato nell’ebraismo ortodosso moderno, Hochstein trascorre infanzia e gioventù in Terra Santa, servendo persino nelle forze armate israeliane dal 1992 al 1995, per poi trasferirsi negli Stati Uniti con l’anelo di una carriera nella diplomazia.

La sua carriera ha inizio a Washington D.C. in maniera folgorante: consigliere junior (e poi senior) per la Commissione sugli Affari esteri della Camera dei rappresentanti (U.S. House Committee on Foreign Affairs). Nel 1997 viene inviato a Pyongyang, Corea del Nord, nell’ambito dell’elaborazione di un rapporto sulle condizioni economiche e militari della nazione asiatica

Una volta rincasato, Hochstein abbandona la Commissione affari esteri della Camera dei rappresentanti per entrare a far parte del sotto-comitato su politica economica, commercio e ambiente, ricoprendo mansioni relative alla formulazione di strategie e legislazione per conto del Partito Democratico. Al salto dalle analisi politiche al Partito Democratico avrebbe fatto seguito l’entrata nella sfera più alta: la sicurezza nazionale.

Hochstein si forma nel ventre del Partito Democratico, per conto del quale viene assoldato come consigliere politico da una serie di personalità influenti, tra le quali Mark Warner, Chris Dodd e Sam Gejdenson, risaltando per le abilità e le competenze nel settore della formulazione di strategie.

Verso i primi anni 2000 si sposta nel privato, ottenendo la posizione di vicepresidente esecutivo delle operazioni internazionali presso la Cassidy & Associates, una prestigiosa società di relazioni con il governo. Sarà qui più che altrove, alla Cassidy & Associates, che Hochstein costruirà il proprio curriculum: lobbismo per conto di grandi firme energetiche, finalizzazione di accordi energetici, frequenti viaggi lavorativi all’estero, elaborazione di analisi e strategie di mercato, intermediazione tra il governo degli Stati Uniti e cancellerie straniere.

Il suo più grande traguardo, tagliato durante la permanenza alla Cassidy & Associates, è stato lo sviluppo di una tabella di marcia con Teodoro Obiang Nguema Mbasogo, dittatore della Guinea equatoriale, basata su un do ut des umanitaristico: miglioramento delle relazioni bilaterali in cambio di democratizzazione gradata, cioè lenta ma progressiva.

La formulazione, con successiva implementazione, della tabella di marcia gli permette di attirare l’attenzione della grande politica, sia repubblicana sia democratica, spianandogli definitivamente la strada all’ingresso nella sicurezza nazionale. Forte del circuito di amicizie e contatti costruito negli anni di servizio alla Cassidy & Associates, nonché del possesso di un curriculum internazionale di prim’ordine, Hochstein rientra in politica in concomitanza all’entrata in scena di Barack Obama.

Hochstein entra a far parte dell’amministrazione Obama nel 2011, quando viene chiamato dal Dipartimento di Stato, che desidera la sua expertise al servizio di un’agenzia di nuova formazione: l’Ufficio delle risorse energetiche (Bureau of Energy Resources). Quivi eroga simultaneamente servizi di consulenza informale a Joe Biden, il numero due dell’amministrazione Obama, occupandosi principalmente di gestire il difficoltoso fascicolo Ucraina.

La permanenza all’Ufficio delle risorse energetiche incrementa sensibilmente il prestigio di Hochstein presso i Dem: qui, infatti, lo stratega formula un piano di diversificazione energetica per l’Ucraina nel dopo-Euromaidan e si dedica al perseguimento di una pervicace diplomazia energetica in teatri pivotali per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti quali Medio Oriente, Asia, Europa e Africa.

Nel 2014 ha luogo l’inevitabile promozione: succede al proprio superiore, Carlos Pascual, diventando inviato speciale e coordinatore per gli affari energetici internazionali. Il nuovo ruolo gli dona maggiore flessibilità, permettendogli di esercitare più influenza sulla politica energetica dell’amministrazione, e lo conduce a trascorrere molto più tempo con Biden, l’allora segretario di Stato John Kerry e i membri del Consiglio per la sicurezza nazionale.

Ucraina a parte, Hochstein mette la firma su una serie di progetti riguardevoli, tra i quali l’Iniziativa per la sicurezza energetica dei Caraibi  (Caribbean Energy Security Initiative) e la Task force per la sicurezza energetica dell’America centrale (Central America Energy Security Task Force), gettando le basi per quella dottrina che la successiva presidenza Trump avrebbe denominato la “dominanza energetica“.

Hochstein, in breve, spiega al duo Obama-Biden che l’Ucraina non può essere emancipata energeticamente dalla Russia senza lavorare simultaneamente ad un distaccamento dell’Unione Europea dalla stessa. Urge, secondo lo stratega, un attacco frontale a tutti quei progetti di trasporto del gas naturale con cui il Cremlino vorrebbe aggirare l’Ucraina e proseguire i rifornimenti al Vecchio Continente: da qui le pressioni sul South Stream, poi effettivamente annullato.

Russia a parte, Hochstein si è anche occupato della questione Daesh, ovverosia del piano d’azione per colpire il traffico illecito di petrolio da parte dell’organizzazione terroristica. Lui e la sua squadra hanno istruito la campagna di attacchi chirurgici del Pentagono nel Siraq, illustrando ai militari dove, cosa e quando colpire. La campagna, nel complesso, ha condotto alla neutralizzazione di oltre mille camion cisterna, rivelandosi determinante nello sfaldamento di un mercato nero del valore di un milione di dollari al giorno. Al tempo stesso, però, è noto come Hochstein abbia ignorato i traffici illeciti di greggio tra Daesh e Turchia, denunciati pubblicamente dal Cremlino, veicolando l’idea che le accuse fossero state esagerate.

Lavoratore zelante, ai limiti dello stakanovismo, Hochstein ha alternato ai compiti di supervisione e consulenza la presenza diretta e fisica, viaggiando incessantemente tra Americhe, Europa, Asia e Africa. Quattordici i viaggi compiuti nella sola Giordania al fine del concretamento dello storico accordo sul gas con Israele, e altrettanti gli sforzi in direzione di una normalizzazione delle relazioni bilaterali fra Israele e Turchia. Suoi focus di interesse, inoltre, l’India, l’Azerbaigian, l’Iran, la Cina e le petromonarchie della penisola arabica.

Hochstein è un membro dell’Atlantic Council e del Consiglio affaristico Stati Uniti-India, fra il 2017 e l’ottobre 2020 ha fatto parte del direttivo del gigante energetico ucraino Naftogaz e nello stesso periodo ha lavorato per Tellurian, una compagnia texana del settore del gas naturale liquefatto.

Il suo nome è tornato politicamente in auge nel 2021, quando a gennaio era stato dipinto dalla stampa israeliana come uno dei papabili a succedere a David Friedman, ambasciatore uscente degli Stati Uniti a Gerusalemme, e ad aprile gli è stata offerta una missione sensibile da Jake Sullivan, l’attuale consigliere per la sicurezza nazionale dell’amministrazione Biden, cioè la presa in carico dei negoziati con la Germania al fine del congelamento del gasdotto Nord Stream 2.

Biden, esattamente come il predecessore, ritiene che il NS2 sia un’arma geopolitica del Cremlino la cui materializzazione nel Baltico va fermata ad ogni costo, perciò, oltre al ricorso (inefficace) allo strumento sanzionatorio, sta portando avanti una trattativa parallela con Berlino con l’obiettivo di replicare quanto accaduto con il South Stream. Le situazioni, però, sono sostanzialmente differenti: non si tratta di determinare l’annullamento di un progetto su carta, ma di condurre alla chiusura di un cantiere virtualmente completato al cento per cento.

E chi, se non Hochstein, colui che ha scritto l’agenda energetica della seconda amministrazione Obama, l’eminenza grigia dietro l’estinzione del South Stream, potrebbe aiutare Biden a rendere possibile ciò che appare impossibile? Negoziatore navigato, profondo conoscitore delle realtà europea e russa, nonché democratico di lunga data, Hochstein potrebbe essere l’uomo giusto al posto e al momento giusto.