Chi è Albert Rivera

Albert Rivera, leader del movimento liberale Ciudadanos, è stato per anni per la politica spagnola quello che Pablo Iglesias ha rappresentato per il centrosinistra: un innovatore, autore di mosse audaci e spregiudicate volte a monopolizzare il consenso e a proiettarlo come uno dei leader su scala nazionale. Il suo proposito è stato realizzato solo a metà: Ciudadanos è riuscito, nel corso degli anni, a conseguire buone prestazioni elettorali, che hanno raggiunto il picco nel 2019, con il 15,9 per cento dei voti ottenuti. Il predominio dei Popolari e dei Socialisti, però, non è mai stato scalfito ed i Liberali si sono così dovuti accontentare, di volta in volta, di essere l’ago della bilancia dei diversi Parlamenti ed esecutivi. Con il crollo alle elezioni di novembre 2019, ha rassegnato le dimissioni.

Albert Rivera nacque il 15 novembre del 1979 a Barcellona, in Catalogna. Il padre, Agustín Rivera, apparteneva alla classe operaia di La Barceloneta, un sobborgo della città, mentre la madre, María Jesús Díaz, era originaria della piccola città di Cutar, nella provincia di Malaga. Il giovane Albert, figlio unico, trascorse molte estati a Cutar anche se, nel corso degli anni, la maggior parte della famiglia materna finì per trasferirsi proprio a Barcellona. Il ragazzo studiò presso la Escola Cervetó, un prestigioso collegio situato  a Granollers: qui Albert praticò anche il nuoto ad alti livelli e divenne due volte vice campione di Catalogna nello stile rana. Il futuro leader di Ciudadanos decise poi di studiare Legge presso l’ESADE, gestito dai Gesuiti e parte dell’Università Ramon Llul laureandosi nel 2001 e completando, nel 2002, un master in diritto costituzionale. Durante il percorso accademico Rivera trascorse un anno, grazie al progetto Erasmus, ad Helsinki ed a partire dal 2003 iniziò a lavorare come consigliere legale presso l’istituto bancario La Caixa.

Voci, non confermate e smentite dallo stesso Albert Rivera, hanno indicato che il ragazzo si sarebbe iscritto, nel 2003, alla sezione giovanile del Partito Popolare. In ogni caso l’interesse per il confronto ed il dibattito politico erano già presenti e tra i suoi insegnanti all’Università vi fu Francesc de Carreras, il fondatore della piattaforma civica  Ciudadanos de Cataluña, che avrebbe poi dato origine al partito di cui sarebbe divenuto leader. La piattaforma civica si opponeva all’ideologia del nazionalismo catalano e cercava di offrire uno spazio a chi la pensava diversamente dai separatisti. Nel 2006, su iniziativa di questo forum intellettuale, nacque il movimento Ciudadanos e Rivera venne eletto suo presidente. Lo schieramento si presentò alle elezioni catalane previste per lo stesso anno e riuscì ad ottenere tre seggi ed una certa notorietà, anche grazie al poster elettorale in cui Albert Rivera compariva quasi completamente nudo. Il leader ricevette minacce di morte, per la sua attività politica, nel 2007 mentre nel 2008 decise di candidarsi al Parlamento di Madrid, trascinando il partito in questa nuova sfida politica. I risultati, però, non furono incoraggianti: Rivera non venne eletto e Ciudadanos si fermò allo 0,18 per cento dei consensi, circa 46mila voti. Il leader politico riuscì comunque ad imporsi, a livello locale, come il maggiore oppositore del separatismo  ed utilizzò tanto lo spagnolo quanto il catalano durante i suoi discorsi presso il Parlamento regionale. Nel luglio del 2010 Rivera si oppose al bando delle corride in Catalogna ma il provvedimento passò grazie al supporto della maggioranza dei deputati locali e lo stesso affermò come la decisione di bandire questa forma di spettacolo facesse parte di un piano più vasto che mirava a rompere i legami culturali tra Spagna e Catalogna ed a procedere verso l’indipendenza.

Esistono interessanti paralleli tra la vita di Albert Rivera e Pablo Iglesias, non di certo ideologici ma quantomeno a livello di esperienze. Proprio dopo il 2010, infatti, con l’esplosione della questione del separatismo catalano, Rivera iniziò ad essere invitato in trasmissioni e dibattiti televisivi come El Gran Debate su Tele5 o la Sexta Noche sull’emittente la Sexta. Le elezioni regionali in Catalogna, svoltesi nel 2010, videro Ciudadanos mantenere i propri tre seggi e conseguire poco più del 3 per cento dei voti. Rivera, nel frattempo, era stato confermato alla guida del partito ed i crescenti contrasti tra il governo catalano, presieduto tra il 2010 ed il 2016, dall’autonomista Artur Mas e le autorità centrali di Madrid consentirono a Ciudadanos di ottenere sempre più risalto nell’opposizione risoluta nei confronti degli indipendentisti. Le consultazioni regionali del 2012 videro il partito triplicare i propri consensi e seggi, che divennero così 9 e gli consentirono di lanciarsi sullo scenario politico nazionale a cui, probabilmente, la leadership dello schieramento ambiva da tempo. In ambito europeo, invece, lo schieramento non ottenne nessun seggio nel corso del voto svoltosi nel 2009 mentre nel 2014 riuscì ad accaparrarsi 3 seggi sui 54 spettanti alla Spagna.

Le elezioni nazionali del 2015 hanno segnato uno spartiacque nella storia recente della politica spagnola certificando, in un certo senso, la fine del bipartitismo a Madrid e l’emergere di una frammentazione prima sconosciuta. Nel corso della campagna elettorale le aspettative nei confronti di Ciudadanos erano molto alte e si riteneva che il movimento, stimato intorno al 20 per cento dei consensi, potesse strappare la seconda posizione ai Socialisti e giocare un ruolo determinante di kingmaker negli equilibri politici del futuro. Le cose, però, non andarono esattamente in questo modo e sebbene i Popolari registrarono una delle peggiori performance elettorale della loro storia, Ciudadanos non superò il 13 per cento dei voti ed i 40 seggi. Le cose peggiorarono ulteriormente pochi mesi dopo quando, nel giugno del 2016, ebbero luogo nuove consultazioni anticipate a causa dell’impossibilità di formare un governo nel precedente Parlamento. Ciudadanos conservò più o meno la stessa percentuale di voti ma perse otto seggi, fermandosi a 32. Una prestazione sicuramente dignitosa per un partito che mai, prima di allora, aveva partecipato ad elezioni su scala nazionale però il peso delle aspettative tramutò tutto ciò in un risultato deludente. Albert Rivera era diventato un leader nazionale, sicuramente, ma minore.

Tra il 2016 ed il 2018 Ciudadanos ha supportato, senza entrare a far parte della compagine governativa, l’esecutivo di minoranza guidato da Mariano Rajoy, collassato poi in seguito ad una serie di scandali e grazie alla mozione di sfiducia presentata dal leader socialista Pedro Sanchez nel 2018. Ciudadanos aveva votato contro questa mozione preferendo, piuttosto, il ricorso ad elezioni anticipate. Nel corso degli ultimi anni Albert Rivera ha spostato progressivamente il suo partito su posizioni più vicine al conservatorismo ed al centrodestra. Questo sviluppo è stato probabilmente influenzato dall’esacerbarsi dei contrasti tra il governo separatista in Catalogna e le autorità centrali di Madrid: le posizioni anti-indipendentismo di Ciudadanos, infatti, sono state minacciate dall’altrettanta durezza dimostrata dal Partito Popolare e dal movimento di destra radicale Vox.

Questi tre schieramenti, in un certo senso, si sono sfidati nell’assumere le posizioni più dure nei confronti di Barcellona ed in generale il programma politico del movimento di Albert Rivera sembra aver guadagnato un maggior consenso tra gli elettori. Nell’aprile del 2019, infatti, ha sfiorato il 16 per cento dei voti ed ha portato i propri scranni, presso il Parlamento di Madrid, a 57. Anche questa tornata elettorale, come le precedenti, non ha consegnato al Paese una stabile maggioranza di governo ed il premier del partito di maggioranza relativa, il socialista Pedro Sanchez, non è riuscito a formare un esecutivo anche a causa del fallimento delle trattative con Podemos e Ciudadanos.

I sondaggi elettorali per le imminenti consultazioni del novembre 2019 lasciano immaginare che il partito di Albert Rivera possa subire un consistente calo di consensi, che dovrebbe portarlo sotto la soglia psicologica del 10 per cento dei voti. Il futuro del giovane leader politico, che ha appena 39 anni, sarà sempre più legato alla sua capacità di reinventarsi come possibile ago di maggioranza dell’esecutivo del momento. Il 2015 e le prospettive di un successo straordinario sembrano ormai lontane e Vox sta concentrando, progressivamente, su di se molta attenzione mediatica e dell’opinione pubblica


È un momento difficile
STIAMO INSIEME