Chi è Abiy Ahmed

Abiy Ahmed è il primo ministro dell’Etiopia dal 2 aprile 2018. Di etnia oromo, la maggioritaria nel Paese ma anche tra le più emarginate, deve la sua fama internazionale al premio nobel per la pace ricevuto nel 2019 e alla sua immagine di giovane primo ministro modernizzatore. Tuttavia il nome di Abiy Ahmed è destinato a essere legato anche alla guerra avviata dal suo governo nella regione etiope del Tigray.

Abiy Ahmed nasce a Beshasha, piccola località dell’attuale Stato di Oromia, il 15 agosto 1976. La sua famiglia appartiene all’etnia oromo. Si tratta dell’etnia predominante in Etiopia, ma allo stesso tempo quella che negli anni accusa le maggiori discriminazioni. Nell’anno di nascita di Abiy Ahmed, al potere vi è il cosiddetto “negus rosso”, ossia Hailé Menghistu, a capo di un regime filo comunista.

La sua famiglia non sembra risentire molto dei trambusti politici di quel momento. Il padre è un semplice contadino, uno dei tanti impegnati nelle terre di Oromia. C’è però una particolarità, non così rara nelle province a maggioranza oromo. Se il padre è di religione musulmana, la madre invece è cristiano ortodossa. Sono diverse già all’epoca le famiglie formate da due differenti religioni. A Beshasha, così come nei villaggi circostanti, la percentuale di musulmani e cristiani si equivale.

La famiglia di Abiy Ahmed, oltre a essere multireligiosa, è anche molto numerosa. Il futuro premier è il tredicesimo figlio di suo padre, nonché il sesto avuto dal rapporto tra suo padre e sua madre, quest’ultima sua quarta moglie. Questo contesto familiare influisce in futuro sulla formazione politica di Abiy Ahmed, la cui linea da premier è quella di superare le varie divisioni settarie sia etniche che religiose.

Il giovane Abiy aderisce comunque alla formazione religiosa della madre, anche se in un secondo momento lascerà il cristianesimo ortodosso per sposare l’adesione alla Chiesa Evangelica Pentecostale.

Le scuole in Etiopia in quegli anni iniziano ad essere diffuse e ad arrivare anche nei paesi più remoti. Abiy Ahmed può quindi permettersi la formazione elementare nel suo villaggio natio. Si sposta a 14 anni ad Agaro per frequentare gli istituti superiori.

Riesce, nonostante limitate risorse economiche familiari, ad iscriversi all’università. I suoi studi accademici iniziano comunque dopo i 20 anni in quanto Abiy Ahmed in quel periodo è maggiormente concentrato nello sviluppo della carriera militare. La sua prima laurea arriva nel 2009. Il primo titolo è in ingegneria informatica e viene conseguito ad Addis Abeba. Successivamente Abiy Ahmed, in parallelo con la sua carriera politica, continua a studiare nella capitale etiope in economia, con una laurea presa nel 2011, e in filosofia. La fine degli studi universitari in quest’ultima facoltà risale al 2017, con un dottorato su “pace e conflitti”.

Ma l’avvicinamento di Abiy Ahmed al mondo politico non si ha all’università. Al contrario, il primo contatto con la politica è a 14 anni, quando il futuro premier aderisce all’Oromo Democratic Party (Odp). Si tratta di una formazione partitica e paramilitare impegnata nella lotta contro Menghistu. Il movimento è alleato con quello di altre etnie contro il governo centrale di Addis Abeba. Per questo Abiy Ahmed entra a contatto con altri contesti del suo Paese, uscendo dalla sua regione di origine.

Buona parte dei ribelli sono di etnia tigrina e infatti il giovane inizia a parlare tigrino e amarico, quest’ultima lingua franca del Paese. Nello stesso anno in cui Abiy aderisce all’Odp, ossia nel 1991, il governo del negus rosso viene rovesciato. A quel punto le varie milizie ribelli danno vita al nuovo esercito etiope e il futuro premier decide intraprendere la carriera militare.

Abiy Ahmed ha 16 anni quando nel 1993 diventa ufficialmente un soldato del nuovo esercito. L’anno dopo fa parte del contingente etiope spedito in Ruanda a sostegno della missione delle Nazioni Unite. Come soldato viene coinvolto nel conflitto scoppiato nel 1998 tra Etiopia ed Eritrea. Il suo impiego però non è come soldato semplice. Al contrario, Abiy risulta organico a una squadra incaricata a scoprire il posizionamento delle forze avversarie lungo i confini contesi. Entra quindi a tutti gli effetti nell’intelligence etiope.

Durante i suoi anni nell’esercito, conosce Zinash Tayachew. Si tratta di una giovane donna di etnia ahmara impegnata anch’essa a prestare servizio militare. Tra i due nasce una storia sentimentale che li porta presto al matrimonio. È lei, peraltro cantante delle canzoni gospel in chiesa, a far avvicinare Abiy Ahmed alla religione evangelica. I due in futuro hanno tre figli e adottano un quarto figlio.

Con il cessate il fuoco nel 2000 tra Etiopia ed Eritrea, il futuro premier decide di continuare la sua carriera nell’esercito e alternarla con gli studi universitari.

La sua laurea in informatica e le competenze acquisite nel settore, fanno di Abiy un riferimento all’interno dell’esercito per la sicurezza informatica. Non a caso nel 2006 figura tra i fondatori dell’Agenzia Etiope per la sicurezza informatica (Insa), di cui diventa anche vice presidente. Per un periodo ricopre l’incarico di direttore ad interim.

Nel 2010 arriva un’importante svolta. Abiy Ahmed decide di lasciare l’esercito e l’agenzia Insa per dedicarsi unicamente alla politica. Punto di partenza per questa sua nuova avventura è ancora una volta l’Oromo Democratic Party (Odp). Il partito fa parte della coalizione del Fronte democratico rivoluzionario del popolo etiope (EPRDF), al potere dal rovesciamento di Menghistu e dominata al suo interno dal Tplf, il partito cioè dell’etnia tigrina.

Nell’anno in cui Abiy Ahmed decide di impegnarsi esclusivamente alla politica, viene eletto alle elezioni nazionali quale deputato del collegio di Agaro. Durante il suo primo mandato parlamentare scoppiano tensioni e scontri tra musulmani e cristiani nelle sue zone di origine. Per questo viene mandato dall’Odp a mediare. Il suo ruolo per arginare le violenze viene considerato importante. Tanto che pochi anni dopo è uno dei deputati scelti per la fondazione del Forum per il dialogo e per la pace, organismo creato proprio per dirimere le controversie tra le diverse confessioni religiose presenti in Etiopia e in particolare nello Stato di Omoria.

Nel 2015 arriva la rielezione per un secondo mandato in parlamento. In quell’anno scoppia la questione relativa ai piani urbani di sviluppo di Addis Abeba. I progetti, mandati avanti dall’allora governo guidato dal tigrino Desalegn, prevedono la costruzione di nuovi quartieri della capitale in terreni posseduti soprattutto dagli oromo.

Molti cittadini di etnia oromo scendono in piazza. Non solo c’è la questione della salvaguardia delle terre ma anche, più in generale, quella dell’emarginazione politica di cui i membri di questa etnia si sentono vittime. Abiy è tra i politici che si oppongono al progetto. Nel 2016 il governo congela i piani e per il deputato oromo arriva un’importante ventata di popolarità. Da questo momento in poi, oltre ad essere riferimento dell’Odp, Abiy viene visto come uno dei leader politici etiopi in maggiore ascesa. Per un anno diventa anche ministro della Scienza e della Tecnologia.

La certificazione della sua scalata politica arriva nell’ottobre 2017, quando Abiy viene eletto segretario generale dell’Odp. Adesso è a tutti gli effetti leader del partito di cui fa parte già da quando ha 14 anni.

Il contesto politico è caratterizzato ancora una volta dalle proteste degli oromo. Il governo risponde con il pugno di ferro, arrestando molti manifestanti e in alcuni casi le violenze culminano anche con diverse vittime in piazza. Non riuscendo a far rientrare la tensione, il premier Desalegn decide a inizio 2018 di gettare la spugna e annuncia le dimissioni.

A questo punto si apre la corsa per la successione all’interno del Fronte Rivoluzionario democratico del popolo etiope. Dal 1991 in poi il leader infatti della coalizione viene per consuetudine anche nominato capo del governo. Per 27 anni questi ruoli sono spettati a membri tigrini del Tfpl. Nel 2018 ci sono oramai i presupposti per un cambio di mano. E così, spinto anche dalla popolarità acquisita negli anni precedenti, Abiy Ahmed è eletto segretario della coalizione di governo. Il 2 aprile 2018 giura formalmente come capo del nuovo governo, diventando quindi premier. È il primo cittadino oromo ad assumere questo compito.

Abiy Ahmed viene da subito visto, all’interno come all’estero, quale leader riformatore. In economia avvia alcune liberalizzazioni e spera di attrarre capitali stranieri. Dà seguito inoltre ai progetti infrastrutturali quali, tra tutti, la cosiddetta diga della rinascita. Ma all’estero la sua notorietà arriva soprattutto dalla pace con l’Eritrea. Stipulata sul finire del 2018 e firmata ufficialmente a Gedda, la fine definitiva delle ostilità con Asmara segna un punto importante nella carriera politica di Abiy Ahmed. Tanto da essere insignito, nell’anno successivo, quale vincitore del nobel per la pace. Al premier etiope viene riconosciuta buona parte del merito per il termine della guerra.

L’ideale politico portato avanti da Abiy Ahmed è possibile tradurlo con un termine specifico, quello cioè di “etiopianismo”. Si tratta della volontà da parte del premier di rendere maggiormente centralizzato lo Stato etiope, partendo dai tratti in comune tra le varie etnie che compongono la nazione. Storia, tradizioni e appartenenza al mondo etiope sono quindi i tratti prevalenti di quella identità con la quale Ahmed vorrebbe cementificare lo Stato.

In tal modo si andrebbe a superare l’attuale impostazione basata sul federalismo etnico e sull’autonomia di cui godono tutte le principali componenti etniche e religiose dell’Etiopia. Per mandare avanti questo obiettivo il premier, in qualità anche di segretario della coalizione di governo, decide di fondare un partito unico in grado di raggruppare tutti i vari movimenti fino a quel momento federati. Abiy Ahmed nel 2019 scioglie l’Odp, passo seguito anche dai segretari degli altri partiti della coalizione. Viene data vita al partito unico denominato Partito della Prosperità. Il primo segretario della nuova formazione è lo stesso Abiy Ahmed. L’intento, da qui in avanti, è dare forma a partiti fondati su una base ideologica e non etnica.

L’unico partito a tirarsi fuori dalla nuova formazione è il Tplf. I tigrini, al potere per 27 anni, non vedono di buon occhio né il Partito della Prosperità e né l’etiopianismo del premier. Inizia un braccio di ferro politico tra le due parti che culmina con le elezioni locali dell’ottobre 2020 nel Tigray, lo Stato dove vive gran parte dei tigrini e dove il Tplf è molto radicato. Il governo di Abiy Ahmed nell’estate del 2020 decide, in ragione anche dell’epidemia di Covid-19, di rinviare le consultazioni locali. Ma i dirigenti del Tplf convocano ugualmente le elezioni, vinte dal partito tigrino con una grande maggioranza.

A quel punto, il premier decide di intervenire militarmente. Per lui si presenta davanti l’occasione per sconfiggere l’ultima forza in grado di ostacolare il suo progetto politico. Il 3 novembre 2020 Abiy Ahmed dà ordine alle truppe federali di avanzare nel Tigray. A fine mese viene conquistata Makallè, capoluogo della regione.

La guerra tuttavia non volge al termine. Al contrario, il Tplf passa al contrattacco. A giugno i tigrini riprendono il capoluogo e si alleano con l’Ola, un gruppo indipendentista oromo. Nel novembre 2021 le forze ostili al governo centrale sono a 220 km da Addis Abeba. Abiy Ahmed proclama lo stato d’emergenza nazionale. La guerra ha dinamiche negative che il premier alla vigilia non si aspetta. E anche la sua reputazione internazionale rischia di essere rivista.