Chi è Abdullah Öcalan

Noto come il fondatore del Pkk (Partito dei lavoratori del Kurdistan), nonché padre delle dottrine su cui si basa la rivoluzione del Rojava (o Kurdistan siriano), Abdullah Öcalan è nato il 4 aprile 1948 a Omerli, nel sud-est dell’Anatolia, da una famiglia di umili origini. Figura molto dibattuta, è un punto di riferimento per i movimenti curdi e allo stesso tempo un nemico dello Stato turco. Dal 1998 si trova nel carcere di Imrali, dove sconta una condanna all’ergastolo.

Iscritto al corso di Scienze politiche di Ankara, Öcalan si avvicina gli ideali del marxismo e del leninismo, ma lascia gli studi dopo il colpo di Stato del 1971. Terminata l’esperienza universitaria si dedica con maggiore interesse alla questione curda, fino ad arrivare a scrivere con altri due compagni nel 1977 il Manifesto che porterà alla nascita del Partito dei lavoratori del Kurdistan. Il Pkk, di ispirazione marxista, viene fondato ufficialmente l’anno dopo in una Turchia politicamente instabile e che da lì a pochi anni avrebbe vissuto un nuovo colpo di Stato. Obiettivo primario del Partito è il riconoscimento dei diritti della minoranza curda presente nel Paese e la nascita di uno Stato indipendente.

Il golpe del 1980 è un punto di svolta per Öcalan e il Pkk. Con l’instaurazione del potere militare viene imposto il divieto di parlare e scrivere in curdo e ogni riferimento alla cultura curda è perseguibile per legge: l’intento delle autorità è di reprimere tutte quelle forze in grado di minare l’integrità e la stabilità dello Stato turco. Nel 1979 Öcalan è costretto a lasciare la Turchia e si rifugia in Siria, dove resta fino al 1988, anno in cui il governo di Damasco, a causa delle pressioni ricevute da Ankara, smette di fornire protezione al leader del Pkk. Durante gli anni dell’esilio siriano del suo leader, precisamente a partire dal 1984,  il Pkk abbraccia la lotta armata, facendo vittime non solo tra i militari ma anche tra i civili. Il partito viene presto inserito da Turchia e Stati Uniti nella lista delle organizzazioni terroristiche. La lotta armata prosegue fino al 1993, anno in cui il Pkk dichiara il primo cessate il fuoco unilaterale: la tregua però dura solo un mese a causa del fallimento dei negoziati. Il Pkk sospende nuovamente la lotta armata nel 1999 dietro indicazione di Öcalan e questa volta il cessate il fuoco prosegue fino al 2004. L’anno dopo però il Partito dei lavoratori riprende le armi accusando la Turchia di non avere alcuna intenzione di giungere a un accordo di pace. La nuova fase di insurrezione prosegue fino al 2013, anno in cui riprendono i negoziati tra il Governo turco e Öcalan, già detenuto nel carcere di Imrali. La pace anche questa volta non è destinata a durare: i rapporti tra le due parti si incrinano quando la Turchia attacca il cantone siriano di Kobane, vieta ai curdi di attraversare il confine per aiutare i propri compagni in Siria e dà il via a una nuove operazioni militari nel sud-est del Paese, causando la morte di centinaia di civili.

Öcalan lascia la Turchia nel 1979 e trova rifugio nella vicina Siria del presidente Hafez al Assad, accusato ripetutamente dal Governo di Ankara di appoggiare il Pkk e la sua lotta contro lo Stato turco. Proprio a causa delle pressioni ricevuta dalla Turchia, Assad nel 1998 pretende l’allontanamento di Öcalan dal Paese, pur rifiutandosi di consegnarlo ai servizi segreti turchi. Il fondatore del Pkk si rifugia prima in Russia per poi arrivare nell’Italia guidata in quel momento dal Governo di Massimo D’Alema. Turchia e Stati Uniti fanno pressioni su Roma perché sia loro consegnato Öcalan, che spera invece di ottenere l’asilo politico in Italia, mentre la Germania emana un ordine di cattura internazionale senza però notificarlo alla magistratura italiana. Il 16 gennaio 1999, Öcalan lascia “volontariamente” l’Italia ed è trasferito in Kenya: il 15 febbraio 1999 viene arrestato nell’ambito di un’operazione condotta dai servizi segreti turchi con l’aiuto della Cia durante il trasferimento dalla sede della rappresentanza diplomatica greca nel Paese africano all’aeroporto di Nairobi. Preso in custodia dalle autorità turche, è inizialmente condannato a morte ma la pena è in seguito commutata in ergastolo da scontare nella prigione di  massima dell’isola di İmralı. Dal 1999 al 2009 Öcalan vive in totale isolamento, mentre dal 2011 al 2019 gli viene negato qualsiasi contatto con i propri avvocati e gli stessi incontri con la famiglia sono spesso limitati. Öcalan rivede i suoi legali solo a maggio del 2019, dopo che 7 mila curdi nel mondo entrano nuovamente in sciopero della fame per chiedere al governo turco migliori condizioni detentive per il proprio leader.

Durante gli anni del suo isolamento, Öcalan approfondisce il suo pensiero politico e muta la sua ideologia, abbracciano l’idea di una società che si basi sulla democrazia diretta e sull’ecologismo. Secondo il leader del Pkk l’indipendenza e la creazione di uno Stato-nazione non è più la strada da percorrere per risolvere la questione curda: la soluzione risiede invece nella formazione di una Confederazione delle quattro regioni curde presenti in Turchia, Siria, Iraq e Iran. Il suo progetto politico è esplicitato nella Dichiarazione di Confederazione Democratica in Kurdistan, pubblicata nel 2005.

Le mani della Turchia sul Kurdistan (Alberto Bellotto)
Le mani della Turchia sul Kurdistan (Alberto Bellotto)

A ispirare il pensiero di Öcalan sono autori come Immanuel Wallesrtein, Fernand Braudel, Friedrich Nietzsche, ma il suo punto di riferimento è soprattutto Murray Bookchin. Öcalan abbandona quindi il marxismo per dare vita al Confederalismo democratico: lo Stato nazione e il capitalismo devono essere superati e devono lasciare spazio a una nuova realtà politica, sociale ed economica.

Öcalan nei suo scritti dal carcere mette quindi a punto una nuova idea di società e di gestione della vita politica, quella del Confederalismo democratico, che si fonda su  democrazia dal basso, partecipazione popolare nella gestione della risorse della comunità, risoluzione pacifica dei conflitti, attenzione all’ambiente e parità tra uomo e donna. Proprio le donne e la loro liberazione sono uno dei capisaldi del pensiero di Öcalan, secondo cui la parità di genere è condizione necessaria per abbattere non solo il patriarcato, ma anche il capitalismo. Il Confederalismo, come detto, si basa sul comunitarismo, per cui non vi è proprietà privata e la gestione dei beni avviene collettivamente per evitare il riproporsi di dinamiche economiche tradizionali e capitaliste che portino allo sfruttamento dei più deboli e della natura. Le decisioni politiche, nello specifico, vengono prese dalle comuni presenti in ogni villaggio, che fanno capo a quelle presenti nelle città fino ad arrivare ai vertici dell’amministrazione, che possono in questo modo decidere tenendo conto dell’opinione della popolazione. Ogni comune e ogni consiglio, ma in generale ogni posizione di potere all’interno della comunità, deve essere ricoperto sia a un uomo che da una donna attraverso un sistema di co-presidenza. Le idee di Öcalan hanno trovato la loro realizzazione nella rivoluzione del Rojava e nella nascita dell’Amministrazione autonoma della Siria del Nord-est.