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Chi è Abdul Ghani Baradar

Abdul Ghani Baradar è uno dei fondatori del movimento dei talebani. Attualmente ricopre la carica di vice primo ministro dell’Afghanistan, incarico attribuitogli il 7 settembre 2021, meno di un mese dopo l’ingresso degli studenti coranici a Kabul avvenuto il 15 agosto. Baradar è uno dei principali leader del talebani e rappresenta uno dei capi politici principali del movimento islamista.

Abdul Ghani Baradar nasce nel 1968 nella provincia di Uruzgan, nel sud del Paese. A differenza dei futuri leader talebani, le sue origini non sono quindi di Kandahar ma a questa città appare comunque molto legato. Appartiene all’etnia Pasthun e, in particolare, alla tribù dei Durrani, la stessa che nel ‘700 ha condotto l’Afghanistan alla prima indipendenza.

Già in adolescenza conosce il Mullah Omar. I due diventano anche cognati sposando due sorelle appartenenti alla stessa famiglia. Anche per questo il Mullah Omar dà ad Abdul Ghani l’appellativo con cui oggi è noto, ossia “baradar”, che in pasthun vuol dire fratello.

Oltre ad essere amici e cognati, Baradar e Omar condividono anche l’esperienza nel conflitto contro l’invasione dell’Urss. Si arruolano infatti tra le fila dei combattenti islamisti anti sovietici. Qui vengono a contatto con le ideologie islamiche più estremiste e sviluppano una visione molto conservatrice della società.

Entrambi inoltre sui vari campi di battaglia conoscono diversi leader islamisti. Il loro nome, nella galassia dei mujaheddin, inizia a farsi strada. Baradar inoltre studia in alcune madrase e scuole coraniche sia in Afghanistan che, molto probabilmente, in Pakistan. La guerra contro l’invasione sovietica termina nel 1989. Sia Omar che Baradar mantengono i legami e continuano i loro studi sull’Islam, rafforzando la visione conservatrice.

É in questo contesto che si inizia a parlare del movimento talebano. Attorno al Mullah Omar si concentrano diversi seguaci, soprattutto studenti coranici di etnia Pasthun provenienti dall’Afghanistan e dal Pakistan. Con il termine talebano si indica per l’appunto “studente” e molti spinti dallo stesso Omar iniziano ad imbracciare le armi.

Baradar segue questa fase con molta attenzione e sempre al fianco del Mullah Omar. Lui stesso ottiene il titolo di Mullah e diventa un punto di riferimento importante per il gruppo. L’obiettivo dei talebani è fondare un emirato, incidere profondamente nella società afghana con rigide norme di comportamento volte a supportare un’interpretazione conservatrice ed estremista della Sharia, la legge islamica. L’Afghanistan in quel momento è in preda ai conflitti civili e agli scontri tra i vari signori della guerra.

Per questo il neonato gruppo dei talebani, sorto ufficialmente nel 1994, si propone anche di lottare contro la corruzione e lo strapotere delle milizie sorte durante la guerra contro l’invasione sovietica. Spinti dai fondi provenienti dal Pakistan e dall’Arabia Saudita e anche da una comunità internazionale che non appare ostile nei loro confronti, i talebani iniziano a guadagnare terreno. Partendo dalla provincia di Kandahar, conquistano in pochi mesi buona parte del territorio nazionale. Nel settembre 1996 entrano a Kabul, dando vita al primo emirato afghano. Baradar viene considerato in quella fase come vice del Mullah Omar sia nel governo del movimento che in quello nazionale.

La prima fase talebana in Afghanistan termina nel 2001, all’indomani dell’intervento Usa successivo agli attentati dell’11 settembre. Gli studenti coranici sono accusati di dare ospitalità ad Osama Bin Laden e ai vari leader di Al Qaeda, l’organizzazione a cui vengono attribuiti gli attacchi di New York e Washington. Per questo il governo talebano viene preso di mira e a novembre del 2001 i miliziani islamisti perdono poi il potere.

Baradar fugge in Pakistan, al pari di diversi membri del gruppo. A Quetta diventa uno degli uomini più rispettati tra i talebani in esilio. Tanto è vero che gli stessi servizi segreti pakistani sospettano un piano ideato dallo stesso Baradar per iniziare trattative di pace con il governo dell’allora presidente afghano Hamid Karzai.

Forse è proprio per questo motivo che nel 2010 viene individuato a Karachi e arrestato dalle forze di sicurezza di Islamabad. Diversi documenti attestano la contrarietà del governo del Pakistan a una possibile azione di mediazione guidata da Baradar.

Le abilità diplomatiche di Baradar però vengono notate anche dagli Stati Uniti. Per l’amministrazione Usa, il co fondatore del movimento talebano è un personaggio politicamente affidabile, specialmente all’interno del contesto della leadership islamista di allora. Quando il presidente Usa Donald Trump dà ordine di iniziare le trattative con i talebani, al fine di giungere a un accordo in grado di consentire l’uscita delle truppe americane dall’Afghanistan, il Mullah Baradar viene scelto come mediatore.

L’inviato speciale Usa per l’Afghanistan, Zalmay Khalilzad, nel 2018 chiede al Pakistan di liberare Baradar. Islamabad accontenta Washington e l’ex fedelissimo del Mullah Omar vola a Doha per intavolare le trattative. Quando l’accordo tra il gruppo, il governo afghano e quello Usa viene raggiunto in Qatar, nella foto di rito in rappresentanza dei talebani c’è proprio Baradar. Da questo momento in poi, il Mullah viene visto come principale referente politico del movimento islamista.

Complice il ritiro dei soldati stranieri, i talebani dalla primavera del 2021 tornano ad avanzare in larga parte dell’Afghanistan. In poche settimane un buon numero dei soldati regolari si arrende e in tanti abbandonano le basi, a luglio le principali città del Paese sono nelle mani degli studenti coranici. L’atto finale dell’avanzata si ha il 15 agosto con la presa di Kabul.

Quello stesso giorno Baradar compare in video in cui rivendica la conquista del potere e annuncia a breve la formazione di un nuovo emirato afghano. Il suo discorso sembra quasi quello di un leader di governo e in effetti, grazie anche al ruolo avuto nelle trattative con gli Usa, in molti lo indicano come probabile nuovo numero uno dell’esecutivo talebano.

In realtà il 7 settembre viene designato come vice primo ministro. L’incarico di capo del governo viene invece affidato al leader del consiglio della Shura, Mohammad Hasan Akhund, anch’egli talebano della prima ora e grande amico personale del defunto Mullah Omar. Baradar quindi sembra avere un ruolo più ristretto rispetto a quanto previsto poco dopo la presa della capitale afghana. Una mossa in cui diversi analisti sembrano prevedere una chiara indicazione per i prossimi anni: a prevalere, all’interno degli islamisti, è il lato “pakistano” supportato da Islamabad, a dispetto di quello “politico” capeggiato da Baradar.