Che cos’è l’Europa?

Negli ultimi tempi, la parola “Europa” è entrata in maniera proponente nel dibattito politico. E, nella maggior parte dei casi, essa è stata l’oggetto dello scontro. Tutti ne invocano la difesa, altri ne reclamano il controllo. Potenze di ogni parte del mondo la considerano come una terra di conquista. Mentre all’interno del continente partiti e movimenti politici ne vogliono assumere la leadership, dichiarandosi paladini e accusando gli altri di esserne distruttori.

Ma la vera domanda, che forse ancora nessuno si è posto fra coloro che oggi, è che cosa essa sia. Perché terminati i discorsi e conclusi invocazioni e anatemi sull’Europa, resta sempre il mistero di comprendere di cosa parliamo. E forse ancora oggi è impossibile, se non difficile, accordarsi su una definizione il più possibile precisa.

Resta però il problema che, se parliamo di Europa e se vogliamo difenderla, forse sarebbe il caso di capire cosa stiamo veramente difendendo. Ma nessuno, ancora oggi, sa esattamente come definire un concetto fondamentale per il nostro presente. E sicuramente altrettanto centrale per il nostro futuro.

Quando ci approcciamo al problema, cioè capire cosa sia l’Europa, possiamo basarci innanzitutto sul dato geografico. Il problema è che l’Europa, per definizione,non può basarsi su meri confini geografici . È un continente che possiamo dire che si estende dal Mediterraneo all’Artico e dall’Atlantico agli Urali. Ma è riduttivo parlare di identità di un continente portando una definizione solo territoriale. Basti pensare al fatto che gli Urali non sono un confine politico. L’Europa, se ingloba anche la Russia occidentale, politicamente arriva fino al Pacifico.

Proprio per questo motivo, si passati dalla definizione geografica a quella culturale. L’Europa non come entità territoriale ma come entità ideale. Ma anche in questo caso, il problema di identificare radici condivise da tutti è stato complicatissimo. Tutti ricorderanno, per esempio, il problema dell’inserimento delle radici cristiane come valore fondamentale della Costituzione europea.

Per chi ne ha perorato la causa, l’Europa si fonda su radici elleniche, latine e cristiane, come un percorso indissolubile, in una sorta di triangolo fra Atene, Roma e Gerusalemme. Per molti altri, invece, l’inserimento di questo concetto avrebbe escluso altre religioni o avrebbe abdicato ai valori della laicità e del multiculturalismo che si considerano il vero motore di questa Unione.

Da questa battaglia, è sorto in molti casi un altro dibattito. Cioè che l’Unione europea non rappresentasse l’Europa e che questi due termini non dovessero essere sovrapposti. Eppure anche in questa sovrapposizione o mancata sovrapposizione si nasconde il nucleo del problema. Le due cose sono affatto identiche. E, come dimostrato prima, la Russia è fondamentalmente un esempio ideologico oltre che politico. Bruxelles considera Mosca un nemico dell’Unione europea: ma possiamo escludere Mosca dall’idea di Europa? Se il sogno di molti era un’Unione da Lisbona a Vladivostok, allora la Russia ne è parte.

Ed è fondamentalmente il concetto espresso da molti britannici dopo la Brexit: restiamo nel continente, usciamo dall’Unione europea. Chi è fuori dall’Ue e chi vuole cambiarla, respinge il fatto che questi due concetti siano indissolubilmente legati. C’è l’Europa e c’è l’Unione.

Ma paradossalmente è proprio l’Unione europea ad essere lo strumento per rispondere alla domanda. L’Ue è nata con lo scopo di unire un mondo che forse non è mai esistita. O forse l’errore è stata unirla senza prima capire cosa si andasse ad unire: su quale identità fondarla. Che è poi il grande tema su cui anche oggi si confrontano i due opposti schieramenti che andranno a scontrarsi, inevitabilmente, alle elezioni europee del 2019.

Le elezioni europee del 2019 saranno  interessanti proprio perché lo scontro aiuterà anche a dare risposte su cosa sia il nostro continente. Per il mondo sovranista, l’Europa è prima di tutto identità, che è anche geografica oltre che culturale. Viktor Orban, leader ungherese che guida il fronte identitario delle destre europee tuona contro il multiculturalismo e difende le radici cristiane. In questa invocazione all’Europa, c’è in realtà una sua definizione, che appunto parte da radici sostanzialmente religiose. Il fatto che il fronte identitario contesti il multiculturalismo è di per sé un’idea di Europa.

Dall’altro lato, il mondo che si affida a un’idea progressista vede nell’Europa il contraltare di quest’idea. Il mondo della sinistra liberale che è quello che più di tutti contesta questa nuova onda che sale nell’elettorato europeo si conforma a tutto un altro tipo di valore. Interessanti, a questo proposito, le parole del ministro spagnolo Josep Borrell contro Matteo Salvini.

In un’intervista al quotidiano tedesco Handelsblatt, il ministro degli Esteri di Pedro Sanchez ha dichiarato che il vicepremier italiano “viola l’idea di Europa con la sua politica di isolamento”. L’idea, per le sinistre progressiste, si incardina quindi nell’apertura, nel fatto che l’Europa di per sé non ha confini e dunque essa stessa è totalizzante. E si sovrappone, questa volta sì, al concetto di Unione europea.

La lotta sull’immigrazione sta di fatto rispondendo a una domanda che nessuno aveva mai voluto porre seriamente nel panorama politico. Parlare di Europa senza darne un’identità è stato semplice. Adesso non è più così. Avendo spostato il campo dello scontro non più sulla destra e sinistra in campo economico e politico, ma sullo scontro fra immigrazione e identità, i politici europei stanno costruendo una dialettica che balla proprio su cosa sia il nostro continente. A noi elettori, il compito, difficilissimo, di rispondere a questa domanda anche mettendo una croce su un simbolo di una scheda elettorale.