Che cos’è Black Lives Matter

Gli Stati Uniti sono scossi dalla più imponente e vasta rivolta sociale della loro storia recente, incendiata dalla presenza di elementi razziali. La brutalità poliziesca contro le minoranze, rappresentata iconicamente dalla morte di George Floyd, ha scatenato le proteste che poi si sono trasformate in saccheggi e scontri con le forze dell’ordine, palesando l’esistenza di un altro grave problema della società americana: la violenza.

Due sono le entità che hanno contribuito in maniera fondamentale ad elevare il carattere degli scontri, rendendoli organizzati in maniera scientifica e consentendone la diffusione capillare sull’intero territorio nazionale: il movimento sociale “Black Lives Matter” (Blm) e il collettivo di sinistra radicale noto come “Antifa“.

Le violenze sono scaturite dalla morte di George Floyd, afroamericano 46enne che il 26 maggio è deceduto a Minneapolis, in pieno giorno, dinanzi gli occhi della folla e delle fotocamere dei loro cellulari, dopo che un agente di polizia gli ha premuto con forza il ginocchio sul collo per più di cinque minuti. Quella morsa si è rivelata fatale: Floyd ha smesso di respirare e le sue ultime parole “I can’t breathe” (let. Non riesco a respirare) hanno suscitato uno sdegno tale da spingere decine di migliaia di persone ad occupare le strade in ogni parte del paese, da Minneapolis a Los Angeles, da Washington D.C. a New York.

Violenti scontri e saccheggi si sono registrati e si registrano nelle più grandi metropoli, la sicurezza fisica della stessa Casa Bianca e dei suoi inquilini è stata minacciata da scontri fra manifestanti e forze dell’ordine nella notte del 31 maggio, e l’imposizione di rigidi coprifuochi e l’entrata in scena della Guardia nazionale sono stati inevitabili.

Il bilancio dei disordini, al primo giugno, è un vero e proprio bollettino di guerrain 15 Stati è stata richiamata la Guardia Nazionale, per un totale di oltre 5mila truppe per le strade, più di 5mila persone sono state arrestate, in 12 grandi città vige il coprifuoco.

Blm sta svolgendo un ruolo-chiave nel coordinamento delle proteste sin dalla morte di Floyd e sta guidando la comunità afroamericana alla rivolta in tutto il paese, essendo dietro l’organizzazione di marce e mobilitazioni, spesso sfocianti nella violenza, ovunque siano presenti comunità nere, come Chicago, DallasNew York, Las Vegas, Los Angeles Minneapolis.

Mentre l’entrata in scena del movimento Antifa ha contribuito a trasformare le proteste in una vera e propria insurrezione su scala nazionale, spingendo l’amministrazione Trump a valutare la qualificazione dei collettivi di sinistra radicale come organizzazioni terroristiche, BLM sta svolgendo una funzione parallela ma complementare: convincere gli afroamericani ad unirsi al moto riottoso, ovunque essi vivano e spostandosi da una città all’altra se necessario, per allargare l’anarchia sociale il più possibile, da costa a costa.

BLM ha anche giocato un ruolo unico nell’internazionalizzazione delle proteste, sfruttando la propria rete di alleanze e collaborazioni con le organizzazioni antifasciste e di sinistra radicale attive nel resto dell’Occidente per organizzare mobilitazioni contro la brutalità poliziesca ed il razzismo e di solidarietà verso gli afroamericani nelle principali città del Vecchio Continente, di Australia e Nuova Zelanda.

Il lobbismo di BLM ha prodotto dei risultati straordinari poiché, rubando la scena alla pandemia, sta convincendo le minoranze e gli attivisti antirazzisti a prendere il controllo delle piazze occidentali: da Londra ad Auckland, da Berlino Perth e Bruxelles, ed anche in teatri sensibili come le banlieu francesi vi sono segnali di prossime mobilitazioni. L’effetto complessivo potrebbe essere incendiario, perché i Paesi finiti nell’agenda di Blm  condividono con gli Stati Uniti storie di difficile convivenza inter-etnica, cospicue minoranze e frequenti disordini.

BLM nasce nel 2014 come movimento apolitico e apartitico di denuncia sociale, a composizione afroamericana, mirante a sensibilizzare l’opinione pubblica americana ed internazionale, l’industria dell’intrattenimento e il mondo politico sulla presunta brutalità poliziesca etno-centrica delle forze dell’ordine statunitensi. Sebbene questa tesi sia confutata dai dati disponibili sulle attività della polizia, liberamente visionabili dal pubblico, e sia criticata anche da esponenti della comunità afroamericana, come Deroy Murdock, il vincitore indiscusso della battaglia delle narrative è senza dubbio Blm.

L’evento spartiacque è stata la morte di Trayvon Martin, un 17enne afroamericano morto il 26 febbraio 2012 in seguito ad una colluttazione con George Zimmermann, un vigilante volontario di quartiere. L’estate dell’anno seguente, Zimmermann è stato assolto dai capi d’accusa e su Twitter ha iniziato a circolare l’hashtag #BlackLivesMatter, dal quale il movimento ha poi preso il nome. Ad ogni modo, BLM nasce ufficialmente soltanto nel 2014 dopo le morti di altri due afroamericani: Michael Brown ed Eric Garner.

Ed è proprio la morte di Brown ad aver consacrato il trasferimento di BLM dalla rete alle strade. La città di Ferguson, luogo dell’assassinio, a seguito dell’evento è sprofondata nell’anarchia sociale per un anno intero, registrando rivolte e disordini intermittenti dall’agosto 2014 all’agosto 2015. L’insurrezione di Ferguson ha mostrato quale fosse il potenziale intrinseco di Blm per via dell’internazionalizzazione della protesta fino a Londra, ivi portata avanti da “Stand Up To Racism” e dai radicali di sinistra “London Black Revolutionaries”, e della solidarietà ai manifestanti espressa dal mondo dello spettacolo, dello sport, da Amnesty International, e dalle Nazioni Unite.

Ugualmente al movimento Antifa, Blm non possiede una struttura gerarchica e territorializzata, non ha una dirigenza riconosciuta e riconoscibile, sebbene vi siano attivisti che si occupano di dare visibilità al movimento, ed agisce nel paese e all’estero attraverso cellule autonome ma comunicanti fra loro, che utilizzano la rete come principale piattaforma di dialogo e coordinamento. Il trait d’union dei gruppi che si autodefiniscono parte della galassia di Blm è l’ideologia.

I BLM, dagli Stati Uniti all’Australia, hanno come obiettivo la lotta contro il bianco-centrismo delle società occidentali, di cui brutalità poliziesca, segregazione spaziale, disuguaglianze economiche fra etnie e razzismo istituzionale sarebbero le principali e più palesi espressioni. Mentre a Washington, BLM concentra gli sforzi sulla difesa dei diritti degli afroamericani, a Canberra e Wellington i BLM protestano contro la discriminazione anti-aborigena, così come a Londra il focus è sulle disparità di trattamento fra inglesi bianchi e di origine afro-caraibica.

Essendo le cellule comunicanti tra loro, un episodio di razzismo accaduto a New York può fungere da detonatore per l’esplosione di proteste di solidarietà a Sydney e Francoforte da parte degli omologhi ivi presenti, pur in assenza di tensioni recenti in questi luoghi, che è proprio quel che sta succedendo in questi giorni. Il potere destabilizzante di BLM è, quindi, molto elevato in quanto suscettibile di esportare le crisi oltre-confine, in tutti quei paesi afflitti da tensioni inter-etniche e multiculturali.

Il razzismo continua ad essere e rappresentare il pilastro fondamentale dell’identità e delle attività dei BLM, ma negli anni recenti si è assistito ad un ampliamento del loro raggio d’azione, sempre nel nome della difesa degli oppressi, che ha portato a sposare la causa dei movimenti omosessuali ed antisionisti, alle cui proteste i BLM sono ormai ospiti fissi. In entrambi i casi, l’adesione alla lotta è giustificata dal ritenere la discriminazione contro le minoranze sessuali e contro i palestinesi come manifestazioni, rispettivamente, del suprematismo bianco e di apartheid.

Un altro campo in cui BLM è entrato in scena è l’ambientalismo radicale. Nel Regno Unito, gli attivisti di BLM collaborano con “Wretched of the Earth“, un gruppo ecologista che si batte per dare un’impronta etnica al dibattito sul clima, criticando il più noto “Extinction Rebellion” per lo scarso focus dedicato ai danni arrecati alle persone di colore dal surriscaldamento globale.

Come già scritto, i Blm godono di un incredibile potenziale destabilizzante di natura transnazionale, ma è negli Stati Uniti che il grado di minaccia è più elevato che altrove, come palesato dall’insurrezione duratura di Ferguson, dalle azioni di disturbo durante le presidenziali del 2016 (che in un caso hanno spinto Donald Trump ad annullare un comizio per via dell’alto rischio di incidenti) e dal più recente coinvolgimento nei disordini seguiti alla morte di George Floyd.

Quello che è nato come un movimento di protesta sociale ispirato ai valori della resistenza non-violenta e mirante alla sensibilizzazione contro la brutalità poliziesca, si è presto trasformato in un’entità composta da elementi estremisti, proprio come gli Antifa, e questo ha spinto la Federal Bureau of Investigation (Fbi) ad incrementare le attività di sorveglianza sui circoli fisici e virtuali legati alla galassia Blm a partire dal 2017.

L’attivismo di Blm ha avuto dei riflessi sociali e culturali considerevoli, avendo contribuito alla rinascita del nazionalismo e del suprematismo nero e alla diffusione capillare di sigle di sinistra radicale che sfrutterebbero l’ombrello della lotta contro la brutalità poliziesca per condurre crimini d’odio. È il caso, ad esempio, del Huey P Newton Gun Club di Dallas, un “gruppo di autodifesa” fra le cui attività rientra il pattugliamento dei quartieri neri, ed il Guerrilla Mainframe, noto per essere diventato il primo gruppo ad essere inserito nella categoria dei Bie.

BIE è la sigla con cui si identificano i Black Identity Extremists (let. Estremisti dell’identitarismo nero) ed appare per la prima volta in un rapporto ufficiale della Fbi del 3 agosto 2017, successivamente inviato a migliaia di dipartimenti di polizia a scopo informativo. Secondo il materiale raccolto dalla polizia federale, le violenze di Ferguson hanno determinato l’inizio di una nuova epoca per le relazioni interrazziali e, più nel dettaglio, per le relazioni fra neri e forze dell’ordine. Blm ha avuto un effetto esiziale in tutto questo, popolarizzando l’idea che queste ultime siano impegnate in una lotta contro i primi, alimentando un’ondata di identitarismo nero equiparabile al suprematismo bianco per minacciosità e capacità di commettere atti eclatanti.

Fra Bie e suprematisti bianchi, però, vi sarebbe una profonda differenza di fondo: i primi non cercherebbero la “guerra razziale”, almeno non come obiettivo primario, poiché maggiormente interessati a colpire i poliziotti.

Blm ha costruito in tempi brevissimi una gigantesca rete di supporto a livello nazionale e internazionale, utile e funzionale alla promozione planetaria della sua agenda e alla popolarizzazione della falsa tesi della brutalità poliziesca etno-centrica. Un ruolo fondamentale nella vittoria della battaglia delle narrative, anche dinanzi numeri inconfutabili, è stato giocato dal fatto che si tratta di un tema estremamente sensibile, ricollegato e ricollegabile ai difficili trascorsi degli afroamericani negli Stati Uniti, dalla schiavitù alla segregazione.

Per Blm non è stato difficile conquistare l’appoggio dei principali volti dello sport, dalla National Basket Association (Nba) alla National Football League (Nfl), che dal 2016 hanno iniziato a boicottare il canto dell’inno nazionale come gesto di solidarietà contro razzismo e brutalità poliziesca, riportando la memoria degli americani agli anni delle proteste simboliche dei seguaci del potere nero.

I consensi più importanti, però, Blm è riuscito ad ottenerli da una parte del mondo politico, ossia dal Partito democratico. Sebbene i rapporti non siano stati privi di incomprensioni e tensione, come l’interruzione di un discorso di Bernie Sanders a Seattle l’8 agosto 2015 da parte di attivisti Blm, i Dem hanno tentato di cavalcare l’onda del risentimento nero sin dall’inizio. L’inizio del dialogo è stato rappresentato dall’approvazione di una risoluzione del Comitato nazionale democratico (Democratic National Committee) sanzionante il supporto ufficiale a Blm, firmata proprio nei giorni seguenti all’incidente di Seattle.

Come scritto, Blm non possiede una struttura centralizzata ma questo non è un impedimento alla filantropia dei privati, grandi e piccoli, interessati a sostenerne la causa e che, periodicamente, aprono raccolte fondi ed effettuano donazioni. Nei giorni delle proteste per George Floyd, ben 16 organizzazioni hanno aperto delle raccolte fondi in favore dell’ultima battaglia di Blm: pagare la cauzione degli arrestati. Il Minnesota Freedom Fund, da solo, ha collezionato 20 milioni di dollari dall’inizio dei disordini, ricevendo denaro dai grandi volti di Hollywood, come gli attori Seth Rogen, Steve Carell e Don Cheadle, e da personaggi della musica, come le cantanti Janelle Kehlani e Noname.

Negli stessi giorni in cui lo star system si mobilita per aiutare Blm, la nota attivista politica afroamericana Candace Owens, fra i più noti “Blacks for Trump” in circolazione, ha lanciato delle accuse gravi all’indirizzo di George Soros, rispolverando delle vecchie teorie circa il suo coinvolgimento nel finanziamento del movimento Antifa e Blm. Secondo la Owens, BLM avrebbe ricevuto 33 milioni di dollari negli ultimi anni dalla Open Society Foundation del magnate e speculatore ungherese.

PolitiFact ha provato a far luce sull’argomento, concludendo che non ci sono prove di un finanziamento diretto a Blm ma che, al tempo stesso, non si può negare una connessione perché la Open Society Foundation ha effettuato donazioni ad una serie di enti che collaborano attivamente con il movimento, come la britannica Release Leads, che soltanto nel 2018 ha ricevuto circa 280mila dollari in dono e che ospita ed organizza periodicamente eventi di Blm Uk. Le accuse della Owens, perciò, potrebbero non essere completamente infondate.

Le origini ideologiche di Blm possono essere ricondotte ai turbolenti anni ’60, il decennio di insurrezione controculturale che ha cambiato per sempre il volto delle società occidentali, segnando l’inizio di un percorso lungo, tortuoso e non privo di tensioni sociali ed intergenerazionali, che ha avuto come mete finali lo sdoganamento dei diritti lgbt, l’avvento del post-cristianesimo e la messa in discussione dell’idea stessa di “civiltà occidentale” e dei suoi cardini fondamentali: religione, cultura, aspetti etno-razziali.

Nel caso degli Stati Uniti, la rivoluzione culturale degli anni ’60 ha portato alla fine della segregazione razziale, all’inizio delle lotte di liberazione sessuale, alla nascita dei movimenti per la legalizzazione delle droghe, all’emergere della Nuova Sinistra (New Left) e all’espansione di nuovi movimenti religiosi e sociali, come le varie sette New Age e gli hippie, caratterizzati da una forte vena antisistemica e in ribellione contro i “valori tradizionali”.

Ed è proprio nel seno di questa epoca dall’impronta storica che possono essere trovati i prodromi di BLM, che non sarebbe errato considerare la naturale evoluzione di esperimenti anteriori appartenenti alla galassia del potere nero, come le Pantere Nere.

Le tensioni fra le due Americhe, quella dei wasp e dei neri, non sono diminuite negli anni successivi alla fine della segregazione razziale e questo ha consentito alle organizzazioni promuoventi l’ideologia del potere nero di non cadere nel dimenticatoio ma, al contrario, di proliferare. I casi più emblematici sono rappresentati dalle Nuove Pantere Nere e dalla Nazione dell’Islam. Blm è, quindi, l’ultimo punto di approdo di un sessantennio di agitazione culturale che non è mai realmente morta; ha semplicemente alternato fasi di attività e passività.

Negli ultimi anni, più precisamente a partire dall’inizio dell’era Obama, la società americana ha affrontato dei cambiamenti molto profondi: la polarizzazione economica e sociale è aumentata in maniera dirompente, insieme alla cristallizzazione delle tensioni inter-etniche, mentre la sinistra moderata, i cosiddetti “liberal”, è stata interessata da una radicalizzazione ideologica che ne ha spostato ambizioni, agenda e discorso politico su posizioni sempre più oltranziste.

Questa, almeno, è la tesi del Pew Research Center, secondo cui il principale lascito delle due presidenze Obama è stato l’aumento della polarizzazione politica, causata dall’estremizzazione degli elettorati di sinistra e destra e da tutto ciò che questo comporta sul piano delle relazioni sociali, di classe e fra etnie. In breve, negli anni dell’era Obama si è assistito ad una significativa rottura sociale, simile per gravità e dimensioni a quella degli anni ’60, le cui manifestazioni più eloquenti sono state l’aumento delle divisioni inter-etniche, che hanno portato alla nascita di BLM e al ritorno in scena del nazionalismo nero, le proteste sociali di movimenti come Occupy Wall Street, e la formazione di due opposti estremismi in stile anni di piombo italiani: estrema destra, rappresentata dalla rinascita del suprematismo bianco, ed estrema sinistra, rappresentata dalla comparsa degli Antifa.

È un momento difficile
STIAMO INSIEME