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Che cos’è il Partygate

Il Partygate è il nome dato a uno scandalo che vede il coinvolgimento di diversi membri del gabinetto dell’allora governo di Boris Johnson in Gran Bretagna, compreso lo stesso primo ministro. Trae origine dalle informazioni, trapelate prima sulla stampa e poi oggetto di investigazione, secondo cui durante i lockdown imposti dall’esecutivo di Londra per via della pandemia da coronavirus tra il 2020 e il 2021, nella sede del governo vengono organizzate feste e frequenti raduni. Il tutto in assoluta violazione delle norme volute dallo stesso Johnson per limitare l’estensione della pandemia.

Sede delle serate incriminate sono gli uffici di Downing Street, i quali ospitano sia gli studi che le residenze del premier e dei principali collaboratori. Lo scandalo determina molta impressione nell’opinione pubblica, in primis perché appare evidente come, mentre milioni di cittadini vengono costretti a sacrifici nella propria vita professionale e sociale, nella sede del governo le regole anti contagio sono invece disattese. Lo scandalo porta alle dimissioni, annunciate il 7 luglio 2022, del premier Boris Johnson.

Lo scandalo Partygate nasce il 30 novembre 2021. Quel giorno sul Daily Mirror appare un primo articolo in cui si parla di feste a Downing Street nel 2020, quando in tutta la Gran Bretagna è in vigore in quel momento un lockdown nazionale per contrastare gli effetti del coronavirus.

Nel primo reportage, in particolare, si fa riferimento a una festa natalizia tenuta nel dicembre 2020 da almeno dieci impiegati della sede del governo. Il tutto mentre nella stessa capitale sono ancora in vigore norme rigide e molto restrittive sugli spostamenti.

Il premier Boris Johnson risponde alle accuse, assicurando come durante i lockdown decisi dal suo governo tra il 2020 e il 2021 tutte le norme vengono tassativamente rispettate anche a Downing Street. Tuttavia in un video, pubblicato nei giorni successivi, viene mostrata una finta conferenza stampa a cui partecipa l’allora addetto stampa del primo ministro, Allegra Stratton, in cui si fanno battute ironiche sulla festa natalizia tenuta nel dicembre 2020.

A quel punto si ha la sensazione che non solo il party natalizio ha avuto luogo all’interno degli edifici che ospitano gli uffici del governo, ma che probabilmente durante altri periodi di lockdown a Downing Street sono state organizzate altre feste. Nel dicembre 2021 su altre testate giornalistiche appaiono indiscrezioni che confermano le ipotesi.

L’8 dicembre è lo stesso Boris Johnson che decide di aprire un’inchiesta interna affidandola a Sue Gray, la quale ha il compito di stilare un rapporto. Sono presi in esame eventi, party, raduni e feste “sospette” avvenute a partire da maggio 2020. In quel momento la Gran Bretagna è soggetta al primo lockdown nazionale. Una seconda chiusura generalizzata si ha subito dopo l’estate del 2020, poi sul finire di quell’anno vengono disposte chiusure in base alle regioni. Londra, dove ovviamente ha sede il governo, durante il Natale del 2020 è tra le città osservate speciali per via dell’alto tasso di contagi tra la popolazione. All’inizio del 2021 si ha poi un terzo lockdown nazionale, terminato progressivamente a partire dal mese di marzo.

Sue Gray indaga su ogni evento sospetto avvenuto proprio durante i tre lockdown e durante lo specifico periodo di chiusura riguardante Londra nel dicembre 2020. Con il passare dei giorni, diverse testate pubblicano indiscrezioni su possibili party avvenuti durante tutte le fasi più acute della pandemia in Gran Bretagna.

Il 9 dicembre 2021 anche la polizia metropolitana di Londra dichiara di indagare sulle segnalazioni relative alla violazione di norme anti Covid avvenute a Downing Street. Le prime indiscrezioni dell’indagine, trapelate tra dicembre 2021 e il gennaio 2022, parlano di diversi episodi incriminati e di una documentazione ampia in grado di dimostrare molteplici violazioni.

Ma è soprattutto sul rapporto Gray che si concentrano le prime attenzioni. Per la prima volta infatti qui si parla ufficialmente di almeno 12 incontri tenuti senza osservare le restrizioni anti pandemia. C’è chi avanza in quel momento la possibilità di “salvare” il governo evidenziando come Downing Street è un immobile di proprietà della Corona. Tuttavia, secondo buona parte dei giuristi britannici, le normative approvate dal governo Johnson, riguardando la salute e l’incolumità dei cittadini, valgono per ogni luogo del Regno Unito. Inclusi quindi gli uffici del premier e tutte le varie proprietà della Corona.

Il 12 gennaio 2022 Boris Johnson ammette per la prima volta di aver partecipato a uno degli incontri del maggio 2020, chiedendo ufficialmente scusa. Lo stesso premier dichiara poi di non essere a conoscenza del fatto che quell’incontro sia avvenuto in violazione delle norme anti contagio.

A quel punto però lo scandalo inizia ad avere una rilevanza politica. Molti parlamentari dell’opposizione accusano il premier in carica, mentre l’opinione pubblica giudica negativamente le notizie che stanno emergendo dalle varie inchieste. Si dimette l’addetto stampa Allegra Stratton, così come l’ex candidato alla carica di sindaco di Londra per il partito conservatore, Shaun Bailey. Quest’ultimo ammette di aver preso parte il 14 dicembre a un raduno natalizio a Downing Street con altri membri dello straff del partito conservatore, la formazione guidata da Johnson. La maggioranza parlamentare entra in crisi, con diversi deputati che chiedono spiegazioni di quanto avvenuto.

In totale, nella prima versione del rapporto Gray sono almeno 12 le feste individuate dalla Polizia e 16 dal rapporto Gray. Il primo episodio è del 15 maggio 2020 e riguarda un party tenuto nel giardino di Downing Street, a cui prende parte anche Boris Johnson. In quel momento la Gran Bretagna è alle prese con il primo lookdown nazionale. Una foto ritrae il premier, il ministro della Salute Matt Hancock e almeno 17 membri dello staff del primo ministro nel giardino della sede del governo, davanti a tavoli dove vengono serviti vino e formaggio.

C’è poi l’evento del 20 maggio 2020, in cui Johnson risulta presente, per sua stessa ammissione, per almeno 25 minuti. Il 18 giugno un altro party è segnalato nell’ufficio di gabinetto nella sede di Whithall, limitrofa a Downing Street. Ci sarebbero poi, ma alcuni di questi episodi non vengono coperti dall’indagine di Sue Gray, almeno tre feste in onore del compleanno di Johnson il 19 giugno 2020. La prima si sarebbe tenuta nell’ufficio di gabinetto e il premier avrebbe partecipato per pochi minuti. Le altre invece, su cui non emergono nel tempo dettagli significativi, negli appartamenti privati di Downing Street.

Nel settembre 2020 un evento coinvolge Carrie Johnson, moglie del premier presente a una festa di fidanzamento. La stessa first lady ammette la sua presenza e chiede ufficialmente scusa nei mesi successivi. Due raduni invece si sarebbe tenuti il 13 novembre. Uno in onore di Lee Cain, ex direttore dell’ufficio comunicazioni del premier, l’altro nell’appartamento del primo ministro attiguo a Downing Street. Quest’ultimo evento viene classificato dai media come “Party degli Abba”, in quanto sarebbe stata messa di sottofondo per la serata la musica della nota band svedese.

Ci sono poi gli “eventi natalizi” del 14 e 15 dicembre, da cui di fatto parte lo scandalo. Nel 2021 la festa che desta più scalpore è quella del 16 aprile. Una data in cui la Gran Bretagna, oltre a essere ancora nella morsa del Covid, è a lutto per la recente scomparsa del Principe Filippo. Il giorno successivo infatti è quello dei funerali del consorte della Regina Elisabetta. Quel giorno Johnson non risulta a Londra, ma a Downing Street si tengono almeno due party in onore del direttore della comunicazione James Slack, il quale si è poi in seguito scusato.

Il rapporto Gray viene ufficialmente consegnato il 25 maggio 2022. Si tratta di un documento di 60 pagine in cui vengono vagliati almeno 16 incontri in 12 date diverse. Ad emergere è un quadro costituito da diverse violazioni delle norme anti contagio. Non solo: Sue Gray evidenzia la crescita esponenziale di membri appartenenti all’ufficio del premier, considerato adesso equiparabile per dimensioni a un vero e proprio dipartimento. Un ulteriore elemento politico che spinge Johnson a varare una riforma dell’ufficio di Downing Street. Il premier viene comunque travolto politicamente dall’inchiesta, in quanto coinvolto in almeno 7 incontri incriminati.

L’inchiesta della Polizia metropolitana di Londra si apre ufficialmente, dopo diversi mesi di raccolta di informazioni, il 10 febbraio 2022. Essa valuta la conformità alle leggi anti Covid di almeno 12 incontri tenuti in 8 date differenti.

L’indagine si chiude il 19 maggio 2022 e include 12 investigatori, 345 documenti, 510 fotografie o immagini di telecamere a circuito chiuso e 204 questionari. Vengono emanati diversi Fpn, ossia i fixed penalty notice, avvisi cioè di indagine in corso ai soggetti interessati. Nel documento finale della polizia metropolitana di Londra emerge un quadro in cui, così come per il rapporto Gray, viene accertata in più occasioni la violazione delle norme anti Covid a Downing Street.

Con la chiusura delle indagini interne e della Polizia, il clima politico in Gran Bretagna diventa subito rovente. Le stesse elezioni amministrative del maggio 2022 certificano un crollo del Partito Conservatore, diversi analisti attribuiscono questo risultato proprio agli strascichi del Partygate. Il partito del premier risulta scosso da diverse richieste di chiarimento interne.

Il 6 giugno la Camera dei Comuni vota una mozione di sfiducia contro Johnson. Tuttavia la votazione non passa, con 211 parlamentari chi si schierano con il premier, ma l’esito del voto mostra come Johnson sia sempre più in difficoltà.

A inizio luglio del 2022, lo tsunami politico provocato dal Partygate abbatte definitivamente l’era di Johnson a Downing Street. A partire dal 5 luglio diversi membri dello staff e del governo si dimettono. E così, la mattina del 7 luglio è lo stesso Boris Johnson ad annunciare il proprio passo indietro, rimanendo in carica soltanto per gli affari correnti fino alla designazione del nuovo leader dei conservatori.

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