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Che cos’è Frontex

Frontex è un’agenzia europea il cui compito è quello di controllare le frontiere esterne degli Stati dell’Unione Europea e di quelli aderenti al trattato di Schengen. Istituita nel 2016, il suo nome è legato all’emergenza immigrazione degli ultimi anni e all’aumento di ingressi illegali di migranti nell’Unione Europea. Frontex viene del resto fondata proprio per tentare di dare una risposta comune da parte dell’Ue all’annosa questione riguardante i profughi.

Il primo tentativo di costituire un’agenzia preposta al controllo delle frontiere risale al 2004. In quel periodo l’immigrazione inizia ad essere un fenomeno molto avvertito, specialmente lungo le coste meridionali dell’Europa. In Sicilia sono diversi gli sbarchi in estate, così come si contano già molti naufragi.

Con il regolamento Ce 2007/2004, il 26 ottobre il Consiglio europeo vara la nascita di Frontex. Il nome è lo stesso dall’agenzia che, diversi anni dopo, ne prende il posto. Il primo stanziamento a favore del nuovo ente è di 35 milioni di Euro, raddoppiato progressivamente negli anni successivi. Un fatto significativo è la scelta della sede. Gli uffici principali vengono infatti stanziati a Varsavia. Oltre a rappresentare il fronte principale da cui l’Ue vuole guardarsi a livello migratorio, ossia quello orientale, la capitale polacca è la prima città ad ospitare un’agenzia europea tra i Paesi di recente ingresso nella comunità.

Il compito di Frontex ufficialmente è quello di coordinare le varie polizie e e guardie di frontiera dei Paesi Schengen per ridimensionare il fenomeno migratorio e prevenire nuove stragi. Vengono varate alcune missioni di controllo e monitoraggio dei confini, sia marittimi che terrestri. Con i bilanci Ue di fine anni 2000 e inizio anni ’10, vengono stanziate nuove somme e l’agenzia viene dotata, secondo i dati ufficiali, di 22 aerei, 26 elicotteri e 113 navi, oltre ad attrezzature radar e di ricerca.

I risultati però tardano ad arrivare. In primo luogo la gestione dell’emergenza immigrazione rimane confinata in gran parte ai singoli Stati che subiscono il fenomeno. In secondo luogo i numeri dimostrano che dopo la nascita di Frontex non sono diminuite né le partenze verso l’Europa e né le tragedie. Complice la primavera araba del 2011, soprattutto dal Mediterraneo i dati sugli arrivi di migranti salgono vertiginosamente.

Il 3 ottobre 2013 avviene il naufragio mediaticamente più seguito della storia recente. A Lampedusa un barcone con più di 400 persone a bordo e muoiono più di 300 migranti. Da allora si intensificano le pressioni affinché l’Europa intervenga con più incisività. Quando poi tra il 2015 e il 2016 esplode anche la crisi della rotta balcanica, con migliaia di siriani che scappano dalle grinfie dell’Isis per rifugiarsi in nord Europa passando per Turchia, Grecia e i Balcani, si decide di archiviare la precedente agenzia e dare vita a una nuova Frontex.

Istituita il 14 settembre 2016 con regolamento 2016/1624, il nuovo ente mantiene la sede a Varsavia ed entra ufficialmente in operatività. Per la sua creazione, vengono presi come base gli articoli 77 e 79 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Il primo attribuisce in capo all’Ue il potere di “adottare una legislazione per l’istituzione progressiva di un sistema integrato di gestione delle frontiere esterne”, il secondo invece dà mandato alle istituzioni comunitarie la possibilità di “mettere in atto delle leggi concernenti il rimpatrio dei cittadini di paesi terzi residenti illegalmente nel territorio dell’Unione”.

Vengono stanziati circa 250 milioni di Euro, che entro il 2020 diventano poi oltre 300. Frontex parte da una base di 400 tra impiegati e funzionari, con l’intento di arrivare poi a 1.000 entro il 2020.

Al momento della costituzione della nuova Frontex nel 2016, la Commissione ha enunciato alcuni dei principali obiettivi cui deve farsi carico l’agenzia. In primo luogo, quello di “provvedere a una valutazione delle vulnerabilità per quanto riguarda la capacità di controllo delle frontiere da parte degli Stati membri”. Occorre cioè monitorare, soprattutto nelle stagioni più calde sul fronte migratorio, in che modo uno specifico governo dell’Ue sia in grado di gestire un’eventuale emergenza.

Si parla di oltre dell’organizzazione di “operazioni congiunte e interventi rapidi alle frontiere per rafforzare la capacità degli Stati membri di controllare le frontiere esterne”. C’è poi il punto circa l’assistenza alla Commissione nel “coordinamento delle squadre di supporto quando uno Stato membro si trova ad affrontare pressioni migratorie sproporzionate”. Inoltre Frontex deve assicurare “assistenza tecnica e operativa a sostegno delle operazioni di ricerca e salvataggio delle persone bisognose di soccorso in mare durante le operazioni di sorveglianza di frontiera”.

Al fianco di queste mansioni, ci sono poi quelle relative all’addestramento e alla creazione di una riserva di rapido intervento europea, all’assistenza degli Stati membri negli interventi di rimpatrio dei migranti irregolari e alla promozione della collaborazione tra Stati Ue e Stati terzi in materia di gestione delle frontiere.

L’agenzia ha un proprio organigramma e una propria dirigenza, capeggiata dal direttore esecutivo Fabrice Leggeri. Quest’ultimo, di nazionalità francese, era già a capo della precedente agenzia Frontex.

Al di sotto del direttore esecutivo vi è un consiglio di amministrazione composto da 28 membri, uno per ogni Paese Ue aderente al trattato di Schengen, più due rappresentanti dell’Ue. All’interno del consiglio siedono anche rappresentanti di Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera in quanto aderenti all’area Schengen. Non essendo però appartenenti all’Ue, tali membri hanno diritto di voto limitato. Regni Unito e Irlanda, per scelta dei governi antecedente alla formazione della prima agenzia Frontex, inviano al consiglio d’amministrazione dei propri osservatori senza diritto di voto.

A Varsavia l’agenzia ha i propri funzionari e impiegati. Sul campo Frontex si avvale dei corpi di polizia e delle guardie di frontiera dei vari Paesi membri, coordinando con loro le azioni di controllo, monitoraggio e soccorso. La nuova Frontex ha la possibilità di acquistare propri mezzi, dotandosi quindi di una propria flotta di navi o aerei. Gli Stati di bandiera presso cui sono registrati tali mezzi, hanno l’obbligo di renderli immediatamente disponibili all’agenzia in caso di necessità.

Nel 2019 inoltre la commissione europea vara la nascita di un Corpo Permanente Europeo. Si tratta di agenti armati a disposizione di Frontex. Le prime unità dovrebbero essere operative entro il 2021. In totale il Corpo Permanente Europeo dispone di duemila uomini, ma la cifra potrebbe essere incrementata nei prossimi anni.

Nel Mediterraneo Frontex ha al momento operative almeno tre missioni. Si tratta della Themis, della Poseidon e della Indalo. La prima ha come base il Mediterraneo centrale ed è sorta nel 2018 in sostituzione della Triton, avviata nel 2014. La seconda e la terza invece riguardano il Mediterraneo orientale e occidentale. Mezzi e agenti di Frontex in questi tre casi coadiuvano le autorità costiere locali nel monitoraggio dei tratti di mare interessati dal fenomeno migratorio. A breve dovrebbe partire un’operazione, con l’impiego di propri agenti, anche lungo il confine tra Grecia e Turchia.

Nel corso degli anni l’agenzia è stata spesso al centro di critiche. All’interno del parlamento europeo c’è chi ha valutato inefficiente la sua azione e c’è chi, al contrario, l’ha considerata troppo dura. Nel primo gruppo di detrattori rientrano coloro che hanno posto l’attenzione sul continuo aumento di flussi migratori e sulle situazioni di persistente emergenza che si hanno nei vari fronti più caldi.

Nel secondo invece rientrano i gruppi parlamentari dei Verdi e dei Socialisti e Democratici che, appoggiati dalle Ong e da diverse associazioni, hanno accusato Frontex di aver aiutato le autorità greche a respingere illegalmente centinaia di migranti durante la crisi dei rifugiati esplosa nel gennaio 2020. Accuse mosse soprattutto a seguito di un’inchiesta di Der Spiegel e The Guardian. In quell’occasione alcuni deputati hanno avanzato anche la possibilità di una richiesta di dimissioni di Fabrice Leggeri.

Nonostante le critiche, Frontex nei prossimi anni dovrebbe essere potenziata. Leggeri, in un’audizione dinnanzi la commissione Schengen del parlamento italiano, ha dichiarato della possibilità di nuovi arrivi tra gli agenti dell’agenzia e di un ulteriore incremento della dotazione di armi e mezzi. L’apertura di un nuovo fronte migratorio in Bielorussia nel 2021 e lo spettro di una ripresa dell’immigrazione dall’Afghanistan dopo l’arrivo dei talebani a Kabul, stanno spingendo l’Unione Europea ad applicare misure di controllo più severe lungo i confini. Da qui una maggior presa in considerazione di Frontex.