Chi è Avigdor Lieberman: l’uomo di Israele a Gaza

Nelle ultime ore, le violenze su Gaza riportano all’attenzione dei media il nome di Avigdor Lieberman, ministro della Difesa di Israele.

Un personaggio che da sempre divide la politica di Israele. Sicuramente non un uomo dalle mezze misure che, nonostante i suoi rapporti burrascosi con Benjamin Netanyahu, continua a essere ai vertici della Difesa israeliana. E la sua ascesa politica non accenna a diminuire.

Lieberman nasce a Chișinău, attuale capitale della Moldavia, nel 1958. Emigrato in Israele con la famiglia a 20 anni, si unisce al Likud, il partito di destra israeliano, divenendone dirigente già nel 1993. In quella fase, iniziano i suoi rapporti con Netanyahu, che lo nomina nel gabinetto della presidenza del consiglio.

Nel 1999, un avvenimento-chiave della sua carriera politica. Lieberman fonda Israel Beitenu, partito della destra nazionalista, sionista e laica. Nato nel solco di un forte anti-islamismo  e con una spiccata contrarietà ai movimenti clericali e religiosi, il partito rappresenta soprattutto gli emigrati dell’ex blocco sovietico. Il partito inizia a incoraggiare gli ebrei dell’ex Unione sovietica a raggiungere Israele.

Dopo la fondazione del partito, comincia ad attaccare il premier laburista Ehud Barak perché trascura la Russia e Vladimir Putin. Lieberman viene continuamente accusato di essere legato a doppio filo con il Cremlino. Una questione interessante per interpretare anche gli attuali rapporti fra Russia e Israele sul fronte siriano.

Nel marzo del 2001, il suo partito entra nella coalizione governativa guidata dal Likud di Ariel Sharon e diventa ministro delle Infrastrutture.

Dalla Seconda Intifada, Lieberman diventa l’uomo forte contro ogni protesta palestinese. Nel 2002 chiede il bombardamento delle banche e dei centri commerciali palestinesi. Inizia anche a chiedere la condanna a morte per i palestinesi accusati di terrorismo.

Nel febbraio del 2003, diventa ministro dei Trasporti. Nel 2004 inventa il piano “per creare due Stati etnicamente omogenei” come unica alternativa al conflitto israelo-palestinese. La sua idea è semplice: gli arabi legati a Israele possono rimanere in Israele, chi non si sente israeliano, va espulso in un altro Paese. Se nasce uno Stato palestinese, questo deve essere costruito per avere più arabo-palestinesi possibile. Questo anche attraverso uno scambio di territori tra Israele e palestinesi.

Grazie a queste controverse richieste, il suo partito, Israel Beitenu, ottiene sempre più voti. Nel 2006 ottiene undici deputati; nel 2009, 15 seggi. Netanyahu viene di nuovo eletto premier e lo nomina ministro degli Esteri. Lieberman inizia ad assumere un ruolo internazionale. Nel frattempo, iniziano anche i processi giudiziari, con le accuse di corruzione da cui viene prosciolto. Nel 2009 critica l’operazione Piombo Fuso perché carente di mezzi. E nel 2014, sostiene apertamente l’operazione Margine protettivo su Gaza.

Nel 2016, Netanyahu lo nomina ministro della Difesa. Secondo il sito britannico The Conversation, “dopo le elezioni del 2015, Israel Beitenu era l’unico partito di destra dell’opposizione nella Knesset, e gli attacchi personali di Lieberman stavano minando l’immagine di Netanyahu […]. Cooptarlo nel governo era il modo logico per neutralizzare il problema”.

L’ipotesi del sito è utile a capire il gioco politico dietro la sua scelta al ministero della Difesa. Una carica in cui Lieberman si è dimostrato costante nella sua linea di fermezza. La sua retorica bellica non ha mai smesso di centrale nella sua strategia. E da quando è ministro, l’attivismo di Israele in campo militare è aumentato a livello esponenziale.

Le operazioni israeliane in Siria, con i continui raid contro le basi iraniane e siriane, sono l’emblema di questo decisionismo di Tel Aviv. L’aviazione e l’artiglieria israeliane colpiscono in territorio siriano da anni. In questi mesi, in maniera ancora più feroce.

E mentre Lieberman minaccia costantemente Bashar al Assad, invoca anche la guerra contro l’Iran oltre che l’attacco al Libano contro Hezbollah. Un fronte unico, per il ministro della Difesa israeliano. Un fronte cui si unisce anche la Striscia di Gaza.

A Gaza, Lieberman ha chiesto la linea dura ai suoi soldati. E questa linea dura è stata attuata. I quasi 60 morti e le migliaia di feriti sono una prova certa di questa scelta strategica di Tel Aviv. Nonostante tutto, Lieberman ha chiesto di continuare su questa linea. Anzi, ha anche detto che “a Gaza non ci sono innocenti“. Una frase durissima: tragica nella sua essenzialità. Ma che dimostra quali siano le intenzioni del capo della Difesa di Israele.

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