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Chi è Annalena Baerbock, la leader dei Verdi tedeschi

Annalena Baerbock si trova a ricoprire il prestigioso ruolo di Ministro degli Esteri del governo tedesco di Olaf Scholz dopo essersi presentata ai nastri di partenza della corsa alle elezioni tedesche di settembre 2021 alla testa dei Verdi giunti al miglior risultato elettorale della loro storia con quasi il 15% dei consensi.

La deputata che rappresenta Alleanza 90/I Verdi al Bundestag dal 2013 dopo l’elezione in Brandeburgo guida dal 2018 il partito assieme allo storico esponente ecologista Robert Habeck, oggi vicecancelliere e Ministro dell’Economia

La Baerbock è figlia, non solo metaforicamente, della lunga tradizione ecologista tedesca. Nata in Bassa Sassonia nel 1980, ha fin da ragazza partecipato alle manifestazioni contro il nucleare, per il pacifismo e il disarmo organizzate dai Verdi tedeschi cui hanno aderito anche i suoi genitori. Formata all’estero alla London School of Economics, ove ha studiato legge, nel contesto culturale anglosassone è entrata a contatto con la cultura liberal-progressista che ha poi portato all’interno del suo partito, nel quale è entrata nel 2005 dopo un breve passaggio al British Institute of International and Comparative Law, divenendo assistente dell’Europarlamentare Elisabeth Schroedther.

In quell’anno l’ascesa al governo nazionale della Merkel aveva posto fine ai governi di coalizione tra i Verdi e l’Spd sotto la guida del socialdemocratico Gerhard Schroeder. Gli ecologisti, nati come movimento di protesta, erano entrati all’esecutivo unicamente per portare i loro temi e la loro visione su singole questioni, aprendo alla transizione a “partito di progetti”come l’ha definito Arne Jungjohann, politologo della Fondazione Heinrich Böll. Con l’obiettivo di farsi più pragmatici, i Verdi hanno da allora mirato a inserirsi nei governi dei Lander sia con i socialdemocratici che con i cristiano-democratici per acquisire posizioni politiche e promuovere un’agenda sempre più strutturata

Di questa svolta la Baerbock è stata la più fedele interprete: assieme a una folta legione di giovani politici orientati come lei a una svolta per i Verdi e facendo sponda con figure esperte come Habeck la Baerbock ha sostenuto il superamento di alcuni dogmi tradizionali, come il pacifismo a ogni costo, fondendoli in una più ampia visione liberal-progressista.

In vista del voto settembrino i Verdi l’hanno scelta puntando sul suo profilo come potenziale calamita di consensi per permettergli di raccogliere l’eredità di Angela Merkel.

In una fase in cui i socialdemocratici, schiacciati dalla coesistenza al governo con la Merkel, si sono indeboliti e in cui si è consolidata in Germania e in Europa una fascia di elettorato urbano, borghese, a medio-alto reddito, progressista ma non più legata al retaggio culturale e morale della tradizionale sinistra, i Verdi hanno potuto rispondere a una domanda non soddisfatta dall’offerta tradizionale.

Dall’elezione a deputata nel 2013 alla svolta che l’ha portata alla guida dei Verdi nel 2018 la Baerbock ha riplasmato il partito. Portavoce del progressismo sui diritti civili, radicalmente europeisti, pragmatici sul fronte dell’apertura alla Nato e alla difesa comune europea, abili a intercettare il crescente sentimento ecologista diffuso nelle nuove generazioni, duramente critici di Russia e Cina sui diritti umani e per questo ben visti dagli Stati Uniti soprattutto dall’insediamento di Joe Biden in avanti i nuovi Verdi hanno completato la transizione coniugando tradizione e innovazione.

Esempio classico di questa svolta sono stati gli attacchi alla Merkel sul completamento del gasdotto Nord Stream 2che hanno sommato la tradizionale impronta ecologista dei Verdi, l’ostilità alla Russia di Vladimir Putin ritenuta potenza intenta a ledere i diritti umani, la vicinanza geopolitica a Washington e la volontà di segnare una discontinuità con la Cancelliera. Contro la quale gli attacchi sono stati a tutto campo, specie per il moltiplicarsi di scandali politici nella sua Cdu; la Baerbock ha inoltre voluto portare una retorica giovanilista per dare un cappello generazionale alla sua prospettata transizione. Ma la sua marcia ha subito anche ostacoli.

L’aspirante cancelliera ha subito un doppio schiaffo nelle settimane estive: Stefan Weber, ex collaboratore dei Verdi, ha scoperto la presenza di numerosi estratti di articoli di politica estera integralmente tratti da riviste e da siti istituzionali nel corpo del testo del libro-manifesto pubblicato nel 2021 dalla deputata, Jets (Adesso). La stampa tedesca ha inoltre messo sotto torchio il curriculum della Baerbock, accusandola di elusività su diverse certificazioni di esperienze passate, e l’ha criticata per aver rotto politicamente il clima di unità nazionali dopo le alluvioni di luglio.

Tali mosse segnalano una sostanziale inesperienza di fronte alle sfide politiche più delicate legate alla lunga distanza dei Verdi dalla “stanza dei bottoni” di Berlino, e soprattutto una sostanziale convergenza degli ecologisti verso la politica tradizionale guidata dalle mosse e, indirettamente, anche dagli inciampi della loro politica più rappresentativa.

Chiamata a capitalizzare politicamente e non solo elettoralmente l’onda ecologista che ha attraversato la Germania e che è cavalcata da Annalena Baerbock, la coalizione ecologista ha dimostrato al voto del 26 settembre di essere un “volto nuovo” della Germania e dell’Europa il cui percorso si deve però ancora compiere.

Non si può dire che l’esito del voto sia stato, a conti fatti, deludente. I Verdi della Baerbock hanno infatti conquistato la posizione di terzo partito al voto nazionale con il 14,8 dei consensi e una pattuglia di ben 118 deputati. Entrambi i risultati sono i più alti della storia al voto federale per il Bundestag per i Grunen, che pure hanno subito un inciampo dalla squalifica della loro lista nella regione della Saarland. Ma chiaramente la gioia del risultato è stata ridotta dalla rimonta della Spd e dalla fine temporanea delle ambizioni di conquista della Cancelleria. Che non cancellano la nuova natura dei Verdi come protagonisti della politica tedesca.

 

Nel quadro dei negoziati per la successione ad Angela Merkel, i Verdi hanno appoggiato l’idea di una coalizione “semaforo” con i Socialdemocratici (connotati dal colore rosso) e con i Liberali del Fdp (aventi il giallo come colore identitario) per chiudere sedici anni consecutivi di egemonia della Cdu. 

La Baerbock ha portato assieme ad Habeck i Grunen a conquistare cinque dicasteri nelle negoziazioni, ottenendo il pesante portafoglio degli Esteri per sé. Da seconda forza della coalizione, i Verdi dopo lunghe trattative hanno ottenuto nel quadro del governo guidato dall’ex Ministro delle Finanze socialdemocratico Olaf Scholz, insediatosi nella giornata dell’8 dicembre 2021, diversi ministeri di peso e l’impegno di un’accelerazione della corsa alla neutralità carbonica della Germania entro la fine del decennio. Il più pesante dei ruoli sarà proprio quella della leader ecologista: giovane ma con un consolidato, e già controverso, percorso alle sue spalle la Baerbock si troverà a gestire la diplomazia tedesca nell’Europa germanocentrica negli anni in cui, dal gasdotto Nord Stream 2 alle modifiche dei trattati, essa sarà chiamata alla sua definitiva stabilizzazione.

Conscia che  la prova del governo sarà una sfida di maturità per tutto il suo movimento, la Baerbock ha sin dai primi istanti del suo mandato marcato le posizioni chiare dei Grunen in seno all’esecutivo. In particolare, ha rilanciato la visione atlantista in salsa “liberal” attaccando Nord Stream 2 e cercando di far pressione su Scholz per ritardare il via libera a Nord Stream 2. I Verdi, inoltre, hanno sostenuto la causa dell’Ucraina in conflitto politico e diplomatico con la Russia, perorando la fornitura di armi letali a Kiev. Forte anche la critica alla Cina: la Baerbock sta portando nel governo tutte le sue visioni più classiche, e bisognerà vedere quanto la realtà dei fatti potrà essere da queste condizionata. La prova definitiva di maturità avverrà in un governo in cui agli ecologisti è richiesto uno sforzo politico e di elaborazione non indifferente.

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