Cos’è Pravy Sektor

Il Pravy Sektor (Settore Destro) è un partito politico e movimento paramilitare ucraino di destra radicale che fu particolarmente attivo durante gli scontri di Euromaidan nel 2013-2014. Dopo la caduta del governo Yanukovych lo schieramento ha partecipato, con scarso successo, alle consultazioni legislative e presidenziali ucraine del 2014/2015 e 2019, ottenendo rispettivamente due e nessun seggio parlamentare.

Il Pravy Sektor (Settore Destro) è un partito politico e movimento paramilitare ucraino di destra radicale che fu particolarmente attivo durante gli scontri di Euromaidan nel 2013-2014. Dopo la caduta del governo Yanukovych lo schieramento ha partecipato, con scarso successo, alle consultazioni legislative e presidenziali ucraine del 2014/2015 e 2019, ottenendo rispettivamente due e nessun seggio parlamentare.

Il Pravy Sektor nacque originariamente, nel novembre 2013, come una confederazione di gruppi organizzati di ultras di calcio e movimenti politici di destra nazionalista: tra questi ci furono il Trident, l’Assemblea Social-Nazionale, l’Una-Unso, Martello Bianco, Tryzub “Stepan Bandera” e Patrioti d’Ucraina. Una delle differenze che sin dall’inizio ha contraddistinto il partito dagli altri movimenti di protesta di Maidan fu l’anti-europeismo. Andriy Tarasenko riferì, infatti, che l’entrata nell’Unione Europea, da parte di un Ucraina libera da Yanukovych, non sarebbe neanche stata in discussione a causa del carattere anti-cristiano di Bruxelles e della perdita di sovranità nazionale che sarebbe derivata dall’ingresso in un organizzazione internazionale.  La matrice etnico-linguistica dei membri non ha mai avuto caratteristiche di esclusività ucraine ma è stata aperta anche ai russofoni. Il gruppo fu tra i più attivi e duri nel corso delle violente contrapposizioni tra dimostranti e forze governative in piazza Maidan, tra il novembre del 2013 ed il febbraio del 2014 e uno dei pochi a rifiutare tutti i tentativi di negoziazione con le autorità. La popolarità del movimento, visto come strenuo difensore degli interessi ucraini, non riuscì poi a tradursi in supporto elettorale consistente e stabile.

Le consultazioni, infatti, non hanno mai visto il partito ottenere risultati degni di nota: alle presidenziali del 2014 il candidato Dymtro Yarosh non andò oltre lo 0,70 per cento mentre alle legislative dell’anno dopo Pravy Sektor non superò l’1,8 per cento dei voti. Nel 2019 la situazione è leggermente migliorata: alle parlamentari Settore Destro ha superato il 2 per cento dei suffragi, perdendo però l’unico seggio in suo possesso mentre il candidato alle presidenziali, Ruslan Koshulynski, è riuscito a raggiungere l’1,62 per cento dei consensi. Il vero punto di forza di Pravy Sektor è l’ambito bellico: molti volontari del movimento hanno partecipato o partecipano come volontari sul fronte del Donbass, altri hanno preso parte alla storica ed indefessa resistenza dell’aeroporto di Donetsk. Il corpo volontario ucraino (Duk), creato nel giugno del 2014, è stato il vero e proprio braccio armato del partito (anche se non a livello ufficiale) ed ha consentito al movimento di presentarsi come patriottico ed attivo nel contrasto ai gruppi insurrezionali separatisti. Nel marzo 2015, però, le autorità di Kiev hanno ordinato a tutti i gruppi paramilitari di abbandonare il fronte e ciò ha causato una frattura con il Duk. Mesi di tensione si sono conclusi con una sparatoria tra l’esercito regolare ucraino e l’entità armata ed il tutto ha portato ad una scissione nel gruppo paramilitare ed in Pravy Sektor: Yarosh ha abbandonato il movimento ed ha portato con se due battaglioni del Duk per fondare l’Armata Volontaria Ucraina. Il Duk, invece, ha deciso di smobilitare e di avviare un profondo processo di riforma interna con lo scopo di riorganizzarsi su un numero più ridotto di unità armate. Il proliferare di gruppi paramilitari, utile in una fase in cui lo stesso stato ucraino aveva difficoltà ad organizzarsi, rischiava di rivelarsi un peso e causare problemi di ordine pubblico in un momento successivo.

Volendo riassumere, in una sola parola, il pensiero politico di Pravy Sector basterebbe il vocabolo nazionalismo. La preservazione e lo sviluppo dello stato ucraino e delle sue diverse componenti sono al centro dell’ideologia del movimento, in particolare modo dopo i secoli di oppressione subito sotto il dominio russo prima e sovietico poi e anche degli altri stati od  imperi, come quello austro-ungarico o polacco, nei territori occidentali dell’odierna Ucraina. Un nazionalismo di certo estremo quello di Pravy Sektor: tanto la Russia, quanto l’Unione Europea e la Nato vengono viste con disprezzo e come nemici attuali o potenziali. Mosca dopo le annose vicende storiche mentre Bruxelles perché troppo vicina a posizioni morali decadenti e contrarie ai principi vitali della nazione ucraina. Netta è l’opposizione a tutte le forme di presunta contaminazione culturale che viene da Occidente: in primis la propaganda dei diritti degli omosessuali e l’organizzazione dei Pride. I legami con la destra radicale non si estenderebbero, però, all’antisemitismo che secondo l’ex leader Yarosh sarebbe contrario all’ideologia del gruppo. Pravy Sektor si è anche espresso a favore del diritto dei cittadini di possedere armi, su modello di quanto accade in Svizzera.

La stabilizzazione del fronte nel conflitto del Donbass ed il rafforzamento delle autorità di Kiev hanno contribuito a sminuire, in particolare modo dal 2016, il peso politico e militare di Pravy Sektor e di altri gruppi paramilitari. Solamente una nazione indebolita, infatti, può appoggiarsi a forze terze per garantire legge e ordine oppure per sostenere lo sforzo bellico e l’Ucraina degli ultimi anni è riuscita ad evitare la disgregazione e ad esercitare nuovamente il monopolio della forza sul proprio territorio. Non sembra esserci dunque molto spazio per le ambizioni nazionaliste di Pravy Sektor che, anche a causa delle deludenti performance elettorali, non è riuscito a traslare la sua forza propagandistica in un movimento politico efficace rimanendo, invece, piuttosto marginale. Il gruppo è recentemente tornato a far parlare di se dopo la decisione ucraina, annunciata dal presidente Volodymyr Zelensky, di voler aprire ad una possibile soluzione diplomatica per quanto concerne il conflitto nel Donbass. L’accettazione, a parole, della formula Steinmeier da parte di Kiev, infatti, garantirebbe un’autonomia permanente agli Oblast di Donetsk e Luhansk in cambio di elezioni locali libere e partecipate. Pravy Sektor è contrario a questo possibile esito ed ha manifestato la propria rabbia scendendo in piazza ed esponendo la propria ideologia nazionalista. Sembra, però, che il gruppo possa attirare il consenso solamente di frange estremiste della popolazione, ormai sofferente dopo anni di guerre e privazioni e poco aperta a nuovi proclami bellici.