La violenza nel Corno d’Africa tra jihadisti di al Shabaab e milizie

Il Corno d’Africa è uno di quei territori martoriati da decenni di lotte e di violenza. Violenza che si è sprigionata dalla vicina Somalia  ma che ha attecchito anche nei Paesi vicini, già fiaccati dalle violenze interne. Se è vero che in anni recenti abbiamo imparato a conoscere gli jihadisti di al-Shabaab è anche vero che in tutta la regione sono stati attive per molto tempo diverse milizie sia di carattere rivoluzionario che prettamente islamista. Basti pensare alla storia stessa degli Shabaab, sorti dalle ceneri delle Corti islamiche nel sanguinoso conflitto somalo.

Stando ai dati messi insieme dall’Armed Conflict Location & Event Data Project, tra il 2008 e i primi sei mesi del 2018 ci sono state 40mila vittime nei tre Paesi principali della regione: Somalia ed Etiopia con l’aggiunta del vicino Kenya. Da sola la Somalia è quella che ha pagato il tributo di sangue più alto con 31mila vittime. Fatta eccezione per gli anni che vanno dal 2008 al 2011, dal 2012 in poi ogni anno si registravano decine e decine di attentati, attacchi ed episodi di violenza con una media di 2.500-3.000 vittime all’anno. Fino al picco dello 2017 quando in uno solo anno hanno perso la vita 5mila persone.

Sono state 6.700 invece le persone che hanno perso la vita in Etiopia nell’ultimo decennio per attentati ed episodi di violenza. Non è semplice individuare i numeri delle vittime anche perché la violenza in questo Paese ha assunto forme diverse, sia in base a lotte settarie che a rivendicazione di natura etnica. Un esempio su tutti è la lotta per il controllo della regione dei Somali, una vasta area, per lo più desertica, in cui sono attivi diversi gruppi. Etiopi di etnia somala rivendicano per sé il controllo della regione, definita anche Ogaden. Non a caso infatti è una delle zone del Paese con il maggior numero di attentati e di vittime, come si può vedere nella seconda cartina. Basti pensare che solo 1.300 vittime sono state uccise nel corso di scontri e attacchi dell’Ogaden National Liberation Army, una formazione somala che si batte dagli anni ’80 per l’indipendenza di Addis Abeba.

Il Kenya è il Paese che, dopo la Somalia, ha patito forse di più l’estensione di al-Shabaab. In un decennio ha patito 231 diversi attacchi per un totale di 900 persone uccise, il 36% del totale. In mezzo però ci sono altri 519 episodi di violenza che hanno provocato altri 835 morti che non sono stati rivendicati o non è stato possibile attribuirli con certezza.

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