Tutto quello che c’è da sapere sulla Hms Queen Elizabeth

La Hms Queen Elizabeth è la prima super portaerei britannica del suo tipo che entrando nelle fila della Royal Navy, ha restituito al Regno Unito la capacità strategica di proiettare la propria potenza in tutto il globo. Il vettore prende il nome dall’attuale reggente della casata dei Windsor, sua maestà Elisabetta II, e il suffisso Hms, che precede tutte le unità navali della marina britannica, sta per l’appunto per Her Majesty’s Ship.

Soprannominata “Big Lizzie”, è costata oltre 3 miliardi di sterline, finendo al centro di numerosi dibattiti politici e pubblici (spesso mossi da esponenti avulsi da temi inerenti la difesa e alla strategia) sul “reale” bisogno da parte del Regno Unito di dotarsi nuovamente di un vettore aeronavale. L’ultima portaerei in linea nella marina britannica, era infatti la Hms Illustrious radiata nel 2014. Il suo motto è “Semper Eadem”. Raggiunta la piana operatività questo stesso anno, è salpata dalla base navale di Portsmouth alla volta degli Stati Uniti per completare i test della sua componente aerea e imbarcare alcuni F-35 dell’Us Navy, che avrebbero dovuto prendere parte alla sua prima missione di pattugliamento. Nonostante in questa fase delicata per il mondo intero e per gli equilibri di forza che lo regolano, abbia fatto passare in secondo piano ogni genere di operazioni militare di alto o basso rilievo, la missione dovrebbe essere svolta, ma a causa del rischio per le portaerei di tramutarsi in dei “focolai di Covid-19” ambulanti, essa rimane tutt’ora in stand-by, vedendo la superportaerei ancora alla fonda.

 

Lunghezza:
fuori tutto 280 metri

Larghezza:
massima 73 metri;
alla linea di galleggiamento 39 metri

Pescaggio: 11 metri

Velocità massima:
più di 25 nodi (46 km/h);

Autonomia: 19.000 km

Dislocamento: 65.000 tonnellate

Equipaggio:
fino a 1.600 uomini tra marinai (approssimativamente 800),
personale di volo, e 250 Royal Marines.

La Hms Queen Elizabeth (R08) è un vettore aeronavale dell’omonima classe con la capacità di trasportate 40 jet a decollo Stovl F-35B e pari numero di elicotteri AgustaWestland Merlin Mk2 e Mk3 (versione britannica dell’EH101) per la guerra sottomarina e AMa2 “Wildcat”. Esso può trasportare e accogliere anche elicotteri da trasporto pesante CH-47 Chinook e d’attacco WAH-64 Apache. Lungo 280 metri, con 65mila tonnellate di dislocamento, questo vettore mostra come peculiarità distintiva, che spicca sul ponte dotato di sky-jump – per facilitare il lancio dei velivoli a decollo “corto” – una coppia di “torri di comando“: destinata una al controllo del vascello, e l’altra al controllo delle operazioni che riguardano il gruppo di aeromobili imbarcato. La superportaerei è alimentata da una coppia di Rolls-Royce Marine 36 Mw Mt30 che le consentono una velocità di 25+ nodi. Dispone si un unico ponte decollo e atterraggio e di due grandi elevatori che lo collegano con gli hangar.

 

 

 

La Queen Elizabeth è dotata di diversi sistemi radar e svariati sensori elettronici per eseguire le operazioni navali, di volo, per la comunicazione e l’autodifesa. Tra i sensori di bordo vengono annoverati il radar PesA a lungo raggio “S1850M”, il radar 3D a medio raggio “Type 997 Artisan”. Essa è equipaggiata inoltre dal sistema elettro-ottico Ultra Electronics serie 2500 (Eos) e Glide Path Camera (Gpc).

Il pacchetto difensivo delle portaerei classe Queen Elizabeth comprende sistemi d’arma come Phalanx Ciws (3) per la difesa antiaerea e antimissile, e mitragliatrici automatiche calibro 30 mm e postazioni dotate di “minigun” e Gpmg da impiegare contro mezzi veloci e minacce asimmetriche; oltre una serie di missili surface-to-air come i Sea Dart, capaci di raggiungere la velocità supersonica mach 2.5 per abbattere jet ed elicotteri; e i missili Sea Viper, capaci di scongiurare minacce come missili da crociera. La difesa da sommergibili e altre minacce sono affidate ai due gruppi imbarcatati di elicotteri, benché la sua difesa principale sia comunque rappresentata dagli armamenti dei cacciatorpediniere Type 45, predisposti per accompagnarla nella sue missioni quali unità del “gruppo di scorta” della portaerei.

A distanza di sei anni dalla radiazione dell’ultima portaerei classe Invincible – la Hms Illustrious (demolita nel 2017) – la Royal Navy ha riacquisto la possibilità di schierare un vettore aeronavale in grado di proiettare la potenza del Regno Unito in ogni angolo del globo. Fin dal primo momento di fatti, la Queen Elizabeth – seconda nave da guerra a portare il nome, la prima fu una corazzata della prima guerra mondiale – venne annunciata dall’attuale vice ammiraglio Jerry Kyd (precedentemente comandante delle portaerei Ark Royal e Illustrious) come “un’unità di deterrenza, coercizione” – “un messaggio politico, oltre che un’enorme base marina” mobile, che voleva dare una nuova dimensione alla flotta britannica: una delle più antiche e potenti della storia. Non bisogna dimenticare infatti il ruolo principale delle portaerei , consacrato nella “proiezione di potenza” di una Nazione che può attraverso il loro impiego, prendere parte a operazioni di difesa, offesa, e missioni umanitarie a migliaia di chilometri dal suolo patrio.

Costata 3,1 miliardi di sterline, la Queen Elizabeth, è stata ordinata nel 2008, messa in cantiere nel 2009 e varata nel 2014. Questo lungo processo di sviluppo è stato scandito da numerose polemiche. Prima tra queste il suo “impiego” in un’epoca che non immaginava il compimento della Brexit, e ora strettamente collegato alla necessità per Londra di ritagliarsi nuovi spazi sullo scacchiare globale; seconda invece per via della serie di criticità che hanno accompagnato il suo tragitto verso la completa operatività – scandito da allagamenti dovute ad alcune falle nello struttura dello scafo (in particolare nella sezione degli alberi di trasmissione) e alle cosiddette falle nel campo della sicurezza che avrebbero lasciato terreno fertile alle operazioni di spionaggio.

Dopo il suo varo la Queen Elizabeth ha effettuato una serie di test per saggiare la solidità del vettore e delle unità comprese dal gruppo imbarcato. Nel primo step sono state effettuate esercitazione che comprendevano solo velivoli ad ala rotante – gli elicotteri cacciasommergibili del 820 Naval Air Squadron – mentre per il debutto degli F-35B – che hanno sostituito i Sea Harrier come cacciabombardieri ad ala fissa operato dal Fleet Air Arm – si è dovuto attendere l’autunno del 2019. Data la ridotta disponibilità di F-35 da parte del Regno Uniti (oggi divisi ancora da Raf e Faa) nella sua prima missione operativa – un pattugliamento dell’Oceano Pacifico dove nella fase pre-pandemia si registravano frequenti tensioni nelle “acque contese” – la Queen Elizabeth avrebbe imbarcato una numero non definito di caccia americani per esercitarsi in alto mare con il partner della Nato.

La missione è stata rimandata a causa dell’espandersi della pandemia, che non ha risparmiato i vettori aeronavali, i quali posso tramutarsi in degli enormi focolai ambulanti di Covid-19 alla stregua delle enormi navi da crociera. Attualmente la portaerei britannica è alla fonda a Portsmouth. La data della prima missione che vedrà debuttare nei mari questo simbolo dell’hard power britannico, è perciò rimandata fino a nuovo ordine.

 

 

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