Le armi di Putin in Siria

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La Russia, a partire dagli esordi del suo intervento armato nella crisi siriana, ha schierato diversi armamenti di ultima generazione e non per dare supporto all’esercito di Bashar al Assad nella sua lotta contro le varie milizie legate al terrorismo di matrice islamica.

Tutte le forze armate russe sono state – e sono – impiegate su scala diversa durante il conflitto: marina, aviazione ed esercito hanno partecipato, a diversi livelli, ad operazioni di bombardamento e in veri e propri scontri diretti con le milizie estremiste islamiche.

Dal 2015 la Russia ha avvicendato in Siria – secondo dati ufficiali del ministero della Difesa – poco più di 63mila uomini (tra cui 434 generali e 25.738 altri ufficiali) a cominciare dal primo contingente schierato forte di 1700 militari.

Le forze armate russe, in tre anni di guerra, hanno condotto circa 39mila attacchi aerei che hanno portato all’uccisione di 86mila “militanti” tra cui 830 leader. A questa cifra va aggiunta l’eliminazione di 121.466 altri “bersagli terroristici”.

Diversi sono stati gli asset militari ed i sistemi d’arma che sono entrati in azione durante la campagna siriana: la Russia ha usato il conflitto, infatti, anche come banco di prova per le nuove armi in dotazione ad esercito, aeronautica e marina.

Ad affiancare il contingente di terra, oltre ai sistemi da difesa aerea che fanno parte della bolla A2/AD (Anti Access / Area Denial) composta da S-300, 400, Pantsir S2, Buk M2E e Tor M2, la Russia ha schierato anche diversi mezzi corazzati e non.

Tra di essi ci sono gli Mbt (Main Battle Tank) tipo T-90 nella sua versione A, la cui esperienza in Siria ha portato alla nascita della sua versione migliorata, il T-90M, messo alla prova durante l’esercitazione “Zapad-2017” e che presto entrerà in servizio in Russia.

Il conflitto siriano è stata l’occasione anche per testare il nuovo drone da combattimento terrestre Uran-9, che però sembra non essere risultato all’altezza delle aspettative a causa di problemi al collegamento in remoto: il veicolo ha infatti perso contatto col posto di controllo e ha dimostrato altre carenze come l’incapacità di colpire bersagli mentre è in movimento.

Esordio anche per il veicolo da combattimento Bmpt Terminator, nato per supportare gli Mbt in teatri di combattimento urbani e armato di due missili anticarro 9M120 Ataka-T e due cannoncini da 30 millimetri.

Anche il lanciarazzi multiplo (Mrls) Tos-1A Solntsepyok è entrato per la prima volta in azione distruggendo, secondo fonti russe, 1200 bersagli in supporto alle forze dell’Esercito Siriano.

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In Siria si è inoltre visto il veicolo gettaponti Pmm-2M e i sistemi da guerra elettronica come il Krasukha-4, che con ogni probabilità è entrato in azione – insieme al sistema Richag AV montato su elicottero – in occasione dell’attacco americano dell’aprile 2018 ed in quello precedente del 2017 mettendo fuori uso alcuni dei missili da crociera Tomahawk e Storm Shadow/Scalp alleati.

Ad integrazione del dispositivo A2/AD anti-aereo la Russia ha schierato anche il sistema Bastion-P in funzione antinave e il missile balistico a corto raggio Iskander M. Con questi due sistemi la “bolla” di interdizione d’area siriana è a tutti gli effetti pari a quella di località del territorio russo come Kaliningrad o la Crimea.

La componente aerea da bombardamento russa in Siria è composta da velivoli Sukhoi Su-24M2 “Fencer” – di cui due andati persi uno per incidente ed uno per abbattimento – coadiuvati da Su-25 “Frogfoot” nella versione SM3 (risulta anche essersi vista la versione da traino bersagli UBM) e da Su-34S “Fullback”.

La componente da caccia è composta da Sukhoi Su-30SM e da Su-35S “Super Flanker” quest’ultimo dotato di impressionanti caratteristiche di manovrabilità per un caccia di generazione 4++ e dispiegato a partire dal febbraio del 2016. Questi velivoli sono stati affiancati, per pochissimi giorni, da almeno quattro Su-57, i cacciabombardieri di quinta generazione che hanno fatto una rapida sortita per mettere alla prova i propri sistemi elettronici in un ambiente particolarmente “attivo” come quello dei cieli della Siria.

La componente da trasporto è rappresentata da velivoli An-124 Ruslan che si sono visti più volte fare la spola tra Khmeimim e la Russia, Ilyushin Il-76 “Candid”, Antonov An-30 “Clank” e An-26 “Curl”.

La Russia ha dispiegato stabilmente in Siria anche velivoli da spionaggio elettronico tipo Ilyushin Il-20M “Coot A”, e da pattugliamento marittimo Il-38 “May”. Durante l’attacco israeliano del 17 settembre 2018 un Il-20M è stato abbattuto per errore da un missile S-200 (Sa-5 “Gammon”) della difesa aerea siriana.

Militari russi su un Antonov 72 (AN-72) durante un volo da Khmeimim ad Aleppo (LaPresse)
Militari russi su un Antonov 72 (AN-72) durante un volo da Khmeimim ad Aleppo (LaPresse)

A fornire la copertura radar aeroportata è adibito il Beriev A-50 “Mainstay” ovvero la piattaforma Awacs (Airborne Warning And Control System) russa che fa da contraltare ai velivoli occidentali come il Boeing E-3 Sentry.

In azione durante la campagna aerea siriana si sono visti anche i bombardieri a lungo raggio Tupolev Tu-160 “Blackjack” ed i Tu-22M “Backfire” che hanno però operato da basi russe sebbene nell’agosto del 2016 per brevissimo tempo Mosca avesse schierato alcuni Tu-22M insieme a Su-34 nella base iraniana di Hamadan per effettuare operazioni contro le roccaforti dell’Isis in Siria.

L’armamento più utilizzato dai velivoli russi ha spaziato dalle bombe laser guidate Kh-25ML sino a quella a caduta libera Ofab 250/270 a frammentazione passando per le bunker buster Betab-M, quelle a grappolo Rbk 500 Spbe D e quelle a guida satellitare (Gps/Glonass) Kab-500. L’utilizzo del missile da crociera Kh-59MK2 da parte di un Su-57 non risulta confermato.

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La componente ad ala rotante è rappresentata dagli onnipresenti elicotteri Mil Mi-24P “Hind”, dalla sua versione export migliorata Mi-35M e dagli elicotteri da trasporto/attacco Mi-8 “Hip” in particolare nella versione AMTSh-V e nell’ultima MTPR-1 dotata del sistema di disturbo elettronico Richag AV. In Siria però si sono visti anche i Mi-28UB ed i Kamov Ka-52 Alligator.

La Russia a copertura del suo corpo di spedizione, oltre ad aver dislocato sistemi terrestri da difesa aerea e antinave ha da subito inviato una flottiglia di navi di ogni tipo per mantenere il sea control nel Mediterraneo Orientale e, in caso, per poter rapidamente mettere in atto una strategia di sea denial anche grazie agli asset aerei e terrestri che dispone in Siria.

A rotazione, nel corso di tutta la campagna, si sono alternate diverse unità navali sino ad arrivare ad un massimo di 12/15 a seconda dell’acuirsi delle tensioni internazionali.

L’ammiraglia della flotta nel Mediterraneo, per un certo periodo, è stata la portaerei Admiral Kuznetsov, che è entrata in zona di operazioni il 3 novembre del 2016 sino all’11 gennaio del 2017, quando l’unità è rientrata in patria per effettuare una serie di lavori di rimodernamento della durata di due anni nei cantieri di Murmansk.

Ad accompagnarla in quel primo dispiegamento della flotta c’erano altre unità come l’incrociatore a propulsione nucleare della classe “Kirov” Pyotr Veliky, sostituito poi dagli incrociatori classe “Slava” come il Moskva.

Le unità di scorta hanno compreso cacciatorpediniere della classe “Kashin” e “Udaloy” e fregate della classe “Krivak II” e le nuove “Admiral Grigorovich”. Si sono viste anche corvette della classe Buyan M sia nella flotta del Mar Caspio intervenuta nelle operazioni sia in quella del Mediterraneo, navi anfibie classe Ropucha e sommergibili a propulsione diesel-elettrica “Kilo II” (o projekt 636.3) che sono intervenuti direttamente nelle operazioni col lancio di missili da crociera Kalibr NK, e sottomarini nucleari da attacco classe “Sierra II” a copertura.

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Nella flotta del Mar Caspio sono entrate in azione anche le fregate classe Gepard (o projekt 1166.1). Circa 26 missili Kalibr NK (o 3M-14T) sono stati infatti lanciati da una fregata di questo tipo e da tre corvette Buyan il 7 novembre del 2015 verso obiettivi dell’Isis.

La componente aerea imbarcata sulla Kuznetsov è composta da 14 tra Mig-29K e Sukhoi Su-33 “Flanker D” oltre ad elicotteri Kamov Ka-52K e Ka-27S. Un esemplare di Mig-29 e uno di Su-33 sono andati persi durante le operazioni ma non per causa legate al combattimento. In totale i velivoli della Kuznetsov hanno portato a termine 420 missioni di guerra colpendo 1252 bersagli.