Tutto quello che c’è da sapere sulla Marina della Corea del Nord

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Recentemente la Corea del Nord ed il suo leader Kim Jong-un sono tornati al centro delle cronache internazionali: il lancio di due missili a corto raggio (Srbm) e la rivelazione del termine dei lavori su un nuovo – ed unico – sottomarino lanciamissili balistici ci ricordano che la questione coreana è ancora lungi dall’essere risolta sebbene l’escalation militare sembri congelata.

L’arsenale atomico e missilistico, pensato da Pyongyang con lo scopo di assicurare la sopravvivenza del regime e parallelamente per scoraggiare l’intervento straniero allorquando si tenti la riunificazione armata del Paese (come viene affermato anche dalla propaganda interna), è l’unico deterrente efficace in mano a Kim Jong-un sebbene le Forze Armate, che rappresentano il quarto esercito al mondo per consistenza con circa un milione di soldati, siano uno strumento di coercizione temibile in quanto pesantemente armate (per quanto riguarda l’Esercito) e dispiegate molto a ridosso del confine con il Sud.

Le Kpa (Korean People’s Army), sono fondamentalmente “esercito-centriche” e pongono particolare attenzione, oltre alle forze missilistiche, anche ai corpi speciali. Facendo una panoramica si può notare che schierano equipaggiamento derivato da produzioni sovietiche o cinesi degli anni ’50, ’60 e ’70 con qualche rara eccezione più moderna: la strategia di Pyongyang per far fronte alla carenza di approvvigionamento di mezzi moderni è infatti puntare su pochi sistemi di nuova concezione o comunque derivati da tecnologie più recenti.

A prima vista ed in considerazione di quanto detto si potrebbe supporre che le Kpa siano una tigre di carta, ma la Corea del Nord, per mantenere la credibilità delle sue Forze Armate, oltre a puntare sul numero stesso (tra il 25 ed il 30% della popolazione è inquadrata nella riserva o in gruppi paramilitari) e su tattiche di guerra asimmetrica ed ibrida (largo uso di forze speciali e attacchi cibernetici), sfrutta anche il suo posizionamento avanzato su larga scala. In questo modo, sfruttando la geografia del Paese e la presenza di innumerevoli tunnel e bunker costruiti nelle montagne, riesce a mantenere una deterrenza convenzionale credibile e a sopperire alla cronica mancanza di rifornimenti e forniture di equipaggiamento moderno.

Parallelamente, per quanto riguarda la diplomazia, la Corea del Nord usa una serie di attacchi a piccola scala o lanci missilistici di prova (quella che abbiamo chiamato “la diplomazia dei missili”) per ottenere un vantaggio psicologico rispetto ai suoi avversari e soprattutto concessioni in ambito economico e politico.

In questo contesto, e con la volontà di avere una forza missilistica con capacità atomica in grado di resistere ad un first strike americano – quindi cercando di ottenere la nota “capacità di secondo colpo” – si inserisce la costruzione del nuovo sottomarino lanciamissili balistici. Tale analisi della situazione generale ci permette anche di capire perché la Marina Militare della Corea del Nord non venga annoverata tra le maggiori del mondo – nonostante l’enorme consistenza complessiva delle sue Forze Armate – ma non per questo risulti essere meno minacciosa nel quadro di un conflitto regionale.

La Marina nordcoreana è la più piccola forza armata nelle Kpa. Per numero, tipologia di mezzi, e dottrina di impiego, non è in grado di effettuare operazioni oceaniche(in gergo non è una blue water navy) e viene pertanto definita come una forza navale con compiti esclusivamente costieri – con qualche eccezione come vedremo.

Il naviglio impiegato è, generalmente, datato e di provenienza sovietica/cinese con parecchie costruzioni locali che comunque ne derivano direttamente.

La parte numericamente più consistente è data dalla componente subacquea che ha in forza una settantina di sottomarini tra unità da attacco, costiere e per compiti speciali. Nonostante l’età media molto avanzata dei vascelli, la consistenza numerica e la loro dottrina di impiego ne fanno un’arma temibile in mano alla Corea del Nord.

Subito dopo la componente subacquea è quella da sbarco ad essere la più numericamente consistente con una vasta flotta di veicoli a cuscino d’aria e mezzi da sbarco (rispettivamente 140 e 230 circa unità) seguita da tutta una serie di piccoli pattugliatori e motovedette armate con cannoni e missili di fabbricazione sovietica (ad esempio il missile antinave SS-N-2 Styx).

Si ritiene che ad oggi la Marina disponga di 146mila uomini divisi tra due comandi: uno per la costa orientale con quartier generale a Toejo Dong, ed uno per la costa occidentale con quartier generale a Nampo.

Nel distretto orientale sono distribuiti 7 comandi oltre quello di Toejo Dong in altrettante basi navali che raccolgono 10 flottiglie (circa 470 vascelli), mentre nel distretto occidentale ci sono altre 4 comandi/basi navali (esclusa Nampo) che raccolgono 6 flottiglie (circa 300 vascelli).

L’enfasi data all’aspetto costiero della flotta si riflette nella presenza di numerosi reggimenti di artiglieria costiera che impiegano cannoni da 122, 130 e 150 millimetri in punti strategici oltre che missili come gli SSC-2B Samlet, i CSSC-2 Silkworm e i CSSC-3 Seersucker. Inoltre ci sono diversi campi minati che possono venire rapidamente integrati da nuova posa di mine ad opera di diverse unità navali.

Risulta interessante soffermarsi sulla componente subacquea in quanto, oltre ad essere la più numerosa, è quella che definisce meglio la postura strategica nordcoreana insieme alle innumerevoli unità sottili di superficie divise in diverse classi che qui non affronteremo.

Attualmente, oltre al già citato sottomarino lanciamissili balistici (SSB) classe Sinpo-B (o Gorae), la Marina di Kim ha in dotazione 40 unità della classe Sang-O, delle unità da attacco di piccole dimensioni (34 metri per 370 tonnellate di stazza in immersione) che costituiscono la spina dorsale della flotta.

Immediatamente dopo – numericamente parlando – troviamo 30 sottomarini classe Yono. Ancora più piccoli dei precedenti (22 metri per 130 tonnellate) vengono impiegati anche per operazioni speciali potendo accogliere sino a 7 incursori.

Una ventina dei 57 vecchi sottomarini classe Romeo (di fabbricazione cinese) è ritenuta essere mantenuta in riserva, ma non esistono informazioni confermante in tal senso.

Per quanto riguarda la componente di superficie di medie dimensioni – quindi escluse le varie Pt, Lc e veicoli a cuscino d’aria – la Corea del Nord dispone ancora di due fregate classe Najin di fabbricazione locale. Lunghe 100 metri per circa 1200 tonnellate di stazza in condizioni standard sono state costruite all’inizio degli anni ’70 e durante il corso dei decenni hanno visto alcune modernizzazioni: nel 1980 hanno ricevuto i missili antinave SS-N-2A Styx e si ritiene che una abbia subito dei grossi lavori di rimodernamento nel 2014 che hanno visto l’installazione di nuovi radar e sistemi elettronici insieme a due cannoni automatici in torretta da 30 milllimetri e due lanciatori per missili Kh-35 al posto dei vecchi Styx.

Nel 2003 una ricognizione satellitare ha scoperto quello che sembra essere uno scafo di una fregata ex sovietica classe Krivak. Non sono stati riconosciuti grossi lavori di costruzione, tuttavia un successivo passaggio del satellite nel 2007 potrebbe far sospettare che la Corea del Nord intenda dotarsi di una unità portaelicotteri che potrebbe avere la configurazione di catamarano. Questa unità è stata battezzata come fregata sperimentale classe Soho.

Delle tre corvette classe Sariwan, costruite in loco nel 1965 ma basate sul cacciamine sovietico classe Tral, ne sono rimaste attive due. Queste sono lunghe 62 metri per 475 tonnellate standard e hanno un armamento leggero costituito da un cannone da 100 millimetri, due pezzi da 37 e quattro da 14,5 millimetri.

Quanto abbiamo fin qui visto permette di stabilire la missione primaria della Marina della Corea del Nord. Oltre a cercare di ottenere la “capacità di secondo colpo” missilistico con il nuovo sottomarino Gorae – che comunque corre il rischio di restare un unicum nella flotta – il compito principale è quello di interdire il traffico navale avversario utilizzando la componente subacquea ed il naviglio sottile di superficie. Parallelamente viene dato molto risalto non solo alla capacità di effettuare operazioni speciali con mezzi d’assalto e sottomarini di piccole dimensioni, ma anche alla capacità anfibia: questo perché, tra il compito delle Kpa, c’è la riunificazione della penisola e pertanto le operazioni anfibie risultano essenziali per l’avanzata dell’esercito nel Sud.

Dal punto di vista generale la Marina di Pyongyang ricorda molto la Kriegsmarine tedesca nella Seconda Guerra Mondiale: la guerra ai convogli, effettuata coi sommergibili di Doenitz, con le navi corsare come l’Atlantis o con le stesse (poche) unità maggiori era l’obiettivo tattico di Berlino. Lo stesso obiettivo – che oggi prende il nome di sea denial – che si prefigge la Corea del Nord stante la composizione della sua Marina da guerra e che risulta ben evidente se paragonata alle forze navali del suo avversario diretto, la flotta di Seul, che attualmente dispone di 12 cacciatorpediniere, 10 fregate, 21 corvette, 12 sottomarini e che presto si doterà di due nuove unità portaerei, quindi molto più rivolta al sea control.