La portaerei Charles de Gaulle: la proiezione navale della Francia

La portaerei Charles de Gaulle (R91) è l’unico vettore aeronavale della Marine Nationale francese, da quasi un ventennio ammiraglia della flotta, rappresenta la massima rappresentazione della proiezione di potenza dell’Eliseo nel Mediterraneo, nel Golfo Persico e nell’Oceano Indiano.

Intitolata al generale di brigata, poi capo di Sato, Charles de Gaulle – emblema della resistenza francese durante il secondo conflitto mondiale e volto della “Francia libera” – è un vettore portaeromobili a propulsione nucleare varato nel 1994 dai cantieri di Brest. È entrato in linea nella Marina transalpina nel 2001 quale sostituto della precedente ammiraglia, la portaerei Foch, unità gemella della Clemenceau, radiata nel 2000 dopo ben 37 anni di servizio e di missioni operative svolte nel corso di numerose crisi internazionali che hanno riguardato la regione del Mediterraneo (Libano e Jugoslavia) e quella del Golfo Persico (Gibuti). Il suo motto è “Au diable, l’avarie!“, la sua base navale si trova a presso il porto militare di Tolone.

Lunghezza:
fuori tutto 261,50 metri

Larghezza:
massima 64,36 metri
alla linea di galleggiamento 31,5 metri;

Pescaggio: 9,43 metri

Velocità massima: più di 25 nodi (50 km/h);

Autonomia: illimitata

Dislocamento: 42.500 tonnellate pieno carico

Equipaggio: 1.910 marinai + 700 effettivi del gruppo aereo imbarcato

La Charles De Gaulle – abbreviata con l’acronimo di Cgd -, come la maggior parte delle portaerei della sua generazione, presenta un’unica isola sul lato di dritta del ponte di volo, quale sede dei ponti di comando della nave e del gruppo aereo imbarcato (Gaé). Qui sono installati anche il grosso dei sistemi radar, di comunicazione e delle altre dotazioni elettroniche. Inferiore di stazza alle portaerei statunitensi classe Nimitz, è dotata dello stesso sistema di lancio e ricovero dei velivoli che è installato sui ponti di vettori americani: il sistema di catapulte a vapore noto con l’acronimo di Catobar – Catapult Assisted Take Off But Arrested Recovery. Esso ne contempla due e tre sistemi d’arresto, e corre per una lunghezza di 75 metri nell’area del ponte di volo che raggiunge in totale i 12.000 metri quadrati. Il ponte è collegato agli hangar sottostanti attraverso due elevatori laterali a tribordo, uno anteriore e uno posteriore all’isola di comando.

L’energia di propulsione è fornita da una coppia di reattori nucleari ad acqua pressurizzata K15, soprannominati Adyton e Xena, che forniscono la spinta a gruppi di turbine e permettono alla portaerei di raggiungere la potenza nominale di 83mila cavalli, espressa in una velocità massima di 27 nodi. Una velocità inferiore di cinque nodi rispetto a quella raggiunta dalle portaerei a propulsione convenzionale classe Clemenceau.

Secondo gli ingegneri che hanno sviluppato il progetto “Pa 2” all’interno della cooperazione franco-britannica, lo scafo della Cdg è strutturato in modo da consentire all’unità di continuare a “combattere” anche dopo essere stata colpita da numerosi siluri e/o missili anti-nave convenzionali. Sostenendo che l’ammiraglia francese potrebbe incassare ben 13 colpi andati a segno prima di essere costretta ad abbandonare le operazioni e ritirarsi – ove fosse possibile. Nel corso della sua storia, la Marina francese ha posseduto otto portaerei, dunque sono state affinate in diversi teatri operative le tattiche aeronavali. Proprio questa esperienza sembrerebbe aver spinto lo Stato Maggiore della Difesa a riporre la propria fiducia su questa tipologia di vascello, esprimendo recentemente la necessità di dotare la potenza francese di un nuovo vettore aeronavale di nuova generazione da affiancare alla De Gaulle.

Il costo complessivo della nave è stato quantificato in 20 miliardi di franchi, ossia 3 miliardi di euro dalla sia introduzione nel 2002. Al quale può essere sommato 1,3 miliardi di euro stanziati per il suo ultimo refitting iniziato nel 2017  terminato nelle ultime battute del 2018.

La portaerei Charles De Gaulle è dotata di numerosi sistemi radar e sensori elettronici che le consentono di svolgere nell’ambito delle azioni navali svolte, operazioni di volo, per la comunicazione e l’autodifesa. Essi sono, nel dettaglio:

  • Radar di sorveglianza aerea tridimensionale Drbj-11B (banda S);
  • Radar di sorveglianza aerea a distanza Drbv-26D (banda L; portata 370 km);
  • Radar di sorveglianza aerea combinata superficie-aria a bassa altitudine Drbv-15C Sea Tiger Mk2 (banda S; portata aereo 100 km, missile 50 km);
  • Radar di controllo del tiro Arabel (banda X);
  • 2 Radar di navigazione Drbn 34A Racal-Decca;
  • Radar secondario o Iff
  • Sorveglianza infrarossa Vampir Dibv-2;
  • Richiamo anti-missile Sagaie;
  • Richiamo anti-siluro Slat;
  • Sistema da guerra elettronica (Radar Detector Arbr -21 / 2 disturbatori radar Arbr-33 / Intercettore Comint Arbg-2);
  • Sistema di trasmissione via satellite Syracuse III;
  • Sistema di combattimento Senit 8

Oltre alla forza aerea imbarcata, principale asset offensivo di questa unità di superficie della Marina francese, la Cdg è dotata di una serie di sistemi di difesa a corto/medio raggio:

  • 4 o più mitragliatrici da 12,7 mm
  • 8 cannoncini F2 da 20 mm
  • 3 torrette automatizzate controllabili in remoto “Narwhal” (installate nel 2019)
  • 4 sistemi missilistici a 8 celle ciascuno che connettono il lancio di missili surface-to-air Aster 15 e 2 per il lancio di missili per l’autodifesa Mistral

In seguito alla radiazione dei bombardieri Super-Étendard Modernisé – schierati per l’ultima volta durante la missione operativa condotta nel teatro siriano – il gruppo aereo imbarcato (GAé) può contare fino a 40 velivoli, ad ala fissa e rotante, oggi incentrata totalmente sui Rafale Marine F3-r, versione navalizzata del cacciabombardiere prodotto dall’azione aerospaziale francese Dassault. Queste due “escadrille” d’attacco sono affiancate da una coppia di velivoli a turboelica con capacità Awacs E-2c Hawkeye, e da una combinazione di elicotteri che può prevedere fino a 4/5 Dauphin, Panther/Cougar o Nh 90 Caïman Marine, per svolgere operazioni di ricerca e soccorso (Sar), intelligence marittima, ed operazioni speciali “Resco” che prevedano il trasporto di unità d’élite del Commando paracadutisti n°30 o dei commandos di Marina.

Commissionata per sostituire i precedenti vettori aeronavali sui quali la Marina francese aveva potuto fare affidamento quali proiezione di potenza dell’Eliseo in tutte le crisi internazionali che ne previdero l’impiego, la Charles De Gaulle, inizialmente battezzata Richelieu (in onore del cardinale nominato primo ministro da Luigi XIII), fu messa in cantieri nel 1989 e terminata nel 1994. Dopo in test in mare e i test del gruppo imbarcato, raggiunse la piena operatività nel 2001: un anno dopo il ritiro della portaerei Foch (1963-2000).

Il battesimo del “fuoco” del vettore è avvenuto nel novembre 2001, quando l’allora presidente Jacques Chirac decise di appoggiare le operazioni Nato in Afghanistan nel quadro nella lotta al terrorismo lanciata dal presidente statunitense George W. Bush. La De Gaulle venne quindi inviata nell’Oceano Indiano a sostegno della Coalizione internazionale insieme ad un gruppo da battaglia (la Task force 473) comprendente tre fregate, un sottomarino d’attacco e due navi appoggio. Allora furono le squadriglie di bombardieri imbarcati Super Étendard ad eseguire le prime “sortite” nello spazio aereo afghano, portando a termine missioni di ricognizione e bombardamento. Secondo i dati diffusi i bombardieri effettuarono oltre 140 missioni. L’anno successivo la portaerei francese prese parte all’Operazione Anaconda, sempre nel teatro afghano e contro obiettivi dell’organizzazione terroristica islamista Al Qaeda.

Ritirata dalle operazioni di prima linea, l’unità fece rotta attraverso l’Oceano Indiano per raggiungere Singapore e poi fare ritorno in Medio Oriente stazionando in Oman. In seguito la Charles de Gaulle rientrò nel Mediterraneo presso la sua base navale di Tolone, costa meridionale francese. Nel 2005 la portaerei prese parte come ambasciatrice di Francia alla commemorazione della 200esimo anniversario della Battaglia di Trafalgar, combattuta nel 1805 con l’allora avverso Regno Unito. Sconfitta dalla flotta britannica condotta dall’ammiraglio Horatio Nelson, essa è considerata la più schiacciante sconfitta navale della marina francese nella storia.

Nel 2011, sotto la presidente di Nicolas Sarkozy, la Charles De Gaulle è stata impiegata come vettore per il lancio velivoli nell’intervento militare in Libia mosso contro le forze fedeli a Muhammar Gheddafi – per la parte francese operazione “Harmattan”. Durante le operazioni, i Rafale Marine e i Super Étendard compirono 1.350 sortite in 120 giorni di attività aerea portando a contare ben 2.380 lanci dalle catapulte e appontaggi. Come nell’impegno precedente non si conta alcuna perdita.

Nel 2015, in seguito ai tragici attentati di matrice islamista che colpirono Parigi al Bataclan e del Petit Camboge, il presidente François Hollande ordinò l’immediato invio della portaerei Charles de Gaulle alla volta del Medio Oriente, per colpire obiettivi del sedicente Stato Islamico (Isis) in Sira in Iraq cui erano legati gli attentatori. Incrociando nel Mediterraneo Orientale per quattro mesi, ha effettuato centinaia di sortite inquadrate nella più ampia operazione “Chammal”. Al suo rientro rientro nel porto di Tolone, i bombardieri imbarcati Super Ètendard verranno ritirati dal servizio attivo. Nel febbraio 2017, dopo quindici anni di servizio continuato, la nave portaerei entrò nel bacino di carenaggio della base per interventi di manutenzione che si sono conclusi negli ultimi mesi del 2018. Attraverso questo lungo lavoro di refitting – che concerne implementazione degli armamenti di bordo e per ospitare a bordo una forza aerea d’attacco composta solo ed esclusivamente da caccia multiruolo Rafale M (fino a 30 unità) – la vita operativa della De Gaulle è stata prolungata di circa 20 anni.

Proprio nei giorni scorsi, il vettore è stato comandato dallo Stato maggiore della Difesa, sottoposto dell’attuale governo di Emmanuel Macron, a raggiungere nuovamente il Mediterraneo Orientale per riprendere le operazioni contro ciò che è rimasto dell’attività di cellule jihadiste nello scacchiere del Levante.

 

 


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