Le battaglie che hanno portato alla liberazione di Deir Ezzor

La battaglia di Deir Ezzor è andata avanti dalla fine del 2013 fino al novembre 2017. Si è trattato di uno dei punti salienti del conflitto in Siria, in cui la città di Deir Ezzor è rimasta assediata prima dai miliziani del fronte Al Nusra e, successivamente, dall’Isis. La battaglia per la rottura dell’assedio di questa zona della Siria, ha fatto di Deir Ezzor la “città martire” del Paese e viene soprannominata anche la “Stalingrado siriana”.

Deir Ezzor è una città fondata in tempi recenti. Sono stati gli ottomani a porre in questo lembo di deserto sulle rive dell’Eufrate un avamposto militare: era il 1860, l’impero era ancora vivo e serviva un punto di approdo a metà strada tra Istanbul e Baghdad. Poi, qualche decennio dopo, a sud di questo avamposto è stata tracciata una linea a seguito di un trattato, quello di Sykes – Picot del 1916, che ha diviso questa fetta di deserto assegnandone una parte alla Francia ed una alla Gran Bretagna

Poi, quando l’ex protettorato francese è diventato l’attuale Stato siriano, Deir Ezzor ha iniziato ad essere una vera e propria città quando già Hafez Al Assad era al potere. Lo sviluppo dell’agricoltura sulle rive dell’Eufrate, al pari della scoperta del petrolio nel deserto alle porte di questo ex avamposto militare, hanno fatto sì che Deir Ezzor si trasformasse nell’attuale capoluogo della provincia siriana più orientale.

In tanti sono arrivati dalla zona occidentale della Siria per lavorare, attratti dai nuovi quartieri e dalle nuove infrastrutture costruite durante l’era di Assad padre. Forse per questo, a differenza degli altri centri della provincia e del deserto siriano, Deir Ezzor è rimasta sempre al fianco del governo di Damasco  durante tutti gli anni della guerra. Una città moderna nel cuore della porzione di territorio più rurale della Siria, con tante etnie al suo interno e con le minoranze religiose ben tutelate. A partire, ad esempio, da quella cristiana: qui la comunità ha origini antiche e tragiche, essendo figlia della deportazione degli armeni attuata dai turchi durante la Prima guerra mondiale.

Allo scoppio delle prime proteste in Siria nel 2011, Deir Ezzor rimane tutto sommato tranquilla: al di là di alcune manifestazioni, la città non vede l’assembramento di folli oceaniche anti Assad. La convivenza tra cristiani e musulmani e l’aspetto di città moderna, dove tra agricoltura e petrolio il lavoro non manca, è un naturale antidoto contro l’estremismo islamico.

Soldati siriani espongono la bandiera nazionale e i ritratti di Hafez e Bashar al Assad (LaPresse)
Soldati siriani espongono la bandiera nazionale e i ritratti di Hafez e Bashar al Assad (LaPresse)

Ma nel 2013 anche questa città, suo enorme malgrado, deve subire le sorti nefaste del conflitto in corso nel Paese. Sia a Raqqa che nella provincia circostante, i governativi iniziano a perdere terreno a favore degli insorti. Ad avanzare sono soprattutto le sigle jihadiste, Al Nusra ed Isis in testa. Deir Ezzor è difesa dagli uomini dalla Brigata Meccanizzata 137 e dalla Brigata Aviotrasportata 147 della Guardia Repubblicana: nonostante la città venga subito circondata, l’esercito riesce ad evitare la capitolazione.

La presenza di una base militare attigua al centro cittadino, permette agli uomini fedeli ad Assad di organizzarsi, iniziando una resistenza ad oltranza che durerà quattro anni. Simbolo indiscusso di tale resistenza, è il generale Issam Zahreddine: sarà lui a guidare i 7mila uomini che negli anni difenderanno Deir Ezzor dagli islamisti.

Nel 2014 lo scenario all’interno delle schiere islamiste cambia radicalmente. L’Isis infatti entra in contrasto con Al Nusra ed i due principali gruppi jihadisti presenti in Siria iniziano a scontrarsi. Abu Bakr Al Baghdadi, capo dell’Isis, vuole fondere le due fazioni ma a questo progetto si oppongono i vertici di Al Nusra e di Al Qaeda. Ecco perché iniziano i combattimenti, con l’Isis che nel giro di pochi mesi avrà la meglio nella Siria orientale.

Nel luglio 2014 l’Isis occupa già una porzione di territorio che va da Mosul fino alle porte di Aleppo. Al Baghdadi, proprio dalla terza città irachena, proclama la nascita del califfato e dello Stato islamico. Deir Ezzor, dunque, viene circondata dai miliziani del califfo. Per la città inizia il periodo più duro dell’assedio: d’ora in poi, gli attacchi volti a prendere possesso di Deir Ezzor da parte dei jihadisti saranno di fatto quotidiani.

Per tutto il 2014, l’esercito siriano riesce a mantenere quasi intatte le posizioni, nonostante armi e munizioni debbano arrivare via area in quanto il fronte con le prime linee governative è sempre più lontano. Deir Ezzor, di fatto, diventa una piccola enclave dell’esercito nel cuore del territorio dominato dall’Isis. Il 5 gennaio 2015, i miliziani alle porte della città distruggono i cavi dell’elettricità e della fibra ottica, Deir Ezzor rimane senza luce e senza collegamenti. La situazione per gli abitanti, circa 100mila, inizia a farsi sempre più drammatica.

Il perimetro attorno alla città e all’aeroporto viene mantenuto, seppur al prezzo di tanti caduti, lungo tutto il 2014 ed il 2015.

Nel maggio del 2015, con il califfato che domina a Palmira, si pensa a un piano per evacuare Deir Ezzor. La città appare infatti oramai troppo esposta alle avanzate di un califfato capace di occupare più della metà del territorio siriano.

Soldati e cittadini decidono però di rimanere nella città, oramai simbolo della resistenza siriana contro i miliziani jihadisti. Nel gennaio 2016 l’Isis lancia un attacco che, ad un certo punto, sembra quasi decisivo per la caduta di Deir Ezzor. I miliziani riescono infatti a rompere le prime linee di difesa dell’esercito, sfruttando anche condizioni meteo non favorevoli per i raid russi e siriani.

L’Isis arriva ad occupare quasi il 50% di Deir Ezzor, con diversi cittadini in fuga oppure rifugiatisi nei quartieri centrali rimasti in mano ai governativi. Durante l’avanzata del califfato, i miliziani islamisti compiono uno degli eccidi più cruenti dell’intera guerra in Siria: si calcola, in particolare, che almeno 200 civili siano stati rapiti ed uccisi. Tra loro anche donne e bambini.

Alla fine di quel mese, però, l’iniziativa jihadista perde slancio, inseguito a un intervento massiccio dell’aviazione e della riorganizzazione delle truppe di terra operata dal generale Zaharadine. Deir Ezzor può quindi conservare l’integrità del suo centro e della sua base militare. L’esercito, inoltre, riesce nei mesi successivi a creare un piccolo margine di sicurezza, nonostante l’Isis cerchi di rompere le linee governative con continui attacchi governativi.

Due sono, forse, gli elementi principali per la riuscita della strenua resistenza dell’esercito agli assalti di inizio 2016: da un lato, il mantenimento in uno stato di perfetta operatività dell’aeroporto militare, che consente l’effettuazione di raid aerei e l’arrivo di rifornimenti e rinforzi, dall’altro il controllo della montagna denominata “Tharda”, attigua all’aeroporto e fondamentale per il controllo del fuoco su di esso.

Nel settembre del 2016, un evento di cui ancora oggi non si conosce molto, rischia di vanificare mesi di lavoro difensivo. Il 17 settembre, in particolare, sopra la base aerea di Deir Ezzor i soldati notano la presenza di diversi aerei che sorvolano la zona: fin lì nulla di anomalo e nessun allarme lanciato. Potrebbe trattarsi di mezzi russi in perlustrazione o di aerei della coalizione a guida Usa in spostamento verso l’est dell’Eufrate.

Un'operazione dell'Isis a Deir Ezzor (Site)
Un’operazione dell’Isis a Deir Ezzor (Site)

Invece, ad un certo punto, gli aerei iniziano a scaricare sulla base di Deir Ezzor un’autentica pioggia di fuoco. Viene colpita parte della pista,  delle caserme e degli hangar: si calcola che in meno di dieci ore siano stati effettuati più di 37 raid. Per l’esercito siriano il bilancio è molto grave: più di cento i soldati morti e ingenti i danni alla base aerea. Per di più, il bombardamento permette all’Isis di avanzare sul monte Tharda ed avvicinarsi pericolosamente al perimetro dell’aeroporto.

Poche ore dopo l’attacco, si scoprirà che gli aerei erano della coalizione anti Isis a guida Usa. La Russia chiede la convocazione di un consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite urgente, il governo di Damasco esprime costernazione per quanto avvenuto. Il giorno seguente, Washington ammette la propria responsabilità per quanto accaduto: secondo i vertici del Pentagono, si tratta ufficialmente di un errore con gli aerei che hanno cessato l’attacco una volta resisi conto di aver sbagliato bersaglio.

Di certo, però, c’è soltanto che i raid provocano la scopertura di un fianco delicato della difesa di Deir Ezzor e la conseguente nuova avanzata dell’Isis, oltre che l’inoperatività per diversi giorni della base. L’esercito non controlla più il monte Tharda e può utilizzare sempre meno l’aeroporto militare.

Nel frattempo i cittadini di Deir Ezzor vivono sempre più nel dramma: niente energia elettrica, cibo razionato ed acqua spesso non potabile. Per non parlare poi delle difficoltà di vivere sotto il perenne attacco dei miliziani dell’Isis.

La mancanza di elettricità crea gravi problemi di ordine igienico: l’acqua non viene trattata, in città è presente solo una pompa elettrica (ma poco efficace) ed impossibile da utilizzare per lavarsi o per resistere alle temperature alte dell’estate. Soltanto il posizionamento di alcuni serbatoi, ad opera della Mezzaluna Araba, ridimensiona leggermente i problemi.

Il cibo viene invece lanciato dall’alto, specie quando l’aeroporto militare viene utilizzato per operazioni militari. Elicotteri ed aerei cargo sorvolano spesso Deir Ezzor per lanciare cibo, viveri e medicinali. Ma anche in questo caso, il problema viene solo parzialmente risolto: si calcola che, durante l’assedio, si siano verificati casi di malnutrizione e di malattie legate al cattivo stato di conservazione del cibo.

Le scuole rimangono chiuse per tutto il tempo dell’assedio. Per almeno tre anni e mezzo nessun bambino riceve alcuna istruzione e saltano tutti i cicli scolastici. A questo, bisogna aggiungere la quasi totale cessazione di attività economiche, con un aumento vertiginoso della disoccupazione e con la sopravvivenza legata soltanto agli aiuti paracadutati dal cielo.

Con una situazione allo stremo per i cittadini e per i soldati il cui esercito deve ancora riprendersi dal bombardamento americano di settembre, l’Isis cerca di dare una spallata decisiva all’inizio del 2017. I miliziani, con l’aiuto anche di attentatori suicidi, lanciano diversi pesanti assalti volti a rompere ancora una volta le difese di prima linea attorno al centro di Deir Ezzor.

L’Isis in effetti, ad un anno dalle prime grandi avanzate interne alla sacca governativa, guadagna nuovamente terreno. Per i miliziani del califfato il successo più importante è rappresentato dalla divisione in due tronconi del territorio assediato, con la base militare non più direttamente collegata con la città. Un colpo duro per l’esercito siriano e per i suoi cittadini che, dal gennaio 2017, devono fare a meno dell’unica vitale struttura che garantiva un collegamento con il resto del Paese.

Le strade danneggiate di Deir Ezzor
Le strade danneggiate di Deir Ezzor

I governativi guidati da Zahreddine riescono a resistere e ad evitare una definitiva capitolazione. Nel mese di marzo, si tenta una controffensiva con l’obiettivo di ristabilire il contatto con la base militare. Due le zone dove si combatte maggiormente: quella del cimitero e quella della rotonda “Panorama”. Per giorni, tra marzo e maggio, soldati governativi e miliziani Isis si scambiano le posizioni ad un ritmo quasi quotidiano. Un lungo tira e molla dunque, protrattosi fino alle porte dell’estate.

Rifornimenti di cibo e munizioni arrivano con maggiore difficoltà: la situazione per militari e cittadini nel maggio 2017 è praticamente allo stremo. Qualcosa inizia però a cambiare a giugno, quando l’esercito siriano, dopo aver conquistato Rusafa, inizia ad imperversare nel deserto.

L’avanzata governativa iniziata nell’estate 2017 costringe l’Isis a dirottare diversi uomini da Deir Ezzor ad altri fronti: anche se non mancano altre sortite del califfato tra le difese della città, specie a metà giugno e ad inizio luglio, i governativi vedono un piccolo ma significativo allentarsi della tensione.

A fine agosto, con l’esercito che oramai si spinge  a meno di 50 chilometri dalle prime linee di difesa di Deir Ezzor, cittadini e militari presenti in città iniziano a nutrire la speranza della fine dell’assedio.

Le Tiger Force, le unità d’élite dell’esercito siriano, cercano di giungere quanto prima a Deir Ezzor e, in questo modo, togliere un assedio che da anni sta piegando la popolazione. Nei primi giorni di settembre i rumori dei colpi d’artiglieria sparati dalle Tiger Force contro l’Isis iniziano a fare eco anche nel centro di Deir Ezzor. Il 5 settembre 2017, intorno alle 14:00, da Damasco l’esercito annuncia ufficialmente la fine dell’assedio di Deir Ezzor. In città si vedono scene di giubilo e di festa tra la popolazione, anche se la battaglia non è finita.

La “Stalingrado siriana” riesce a resistere a quasi quattro anni di assedio jihadista: il 9 settembre, l’esercito riesce a togliere l’assedio anche alla base militare, mentre per tutto il mese di ottobre e novembre si procede a riprendere in mano i quartieri caduti in mano all’Isis. Il 17 ottobre, in un’operazione militare lungo l’isolotto di Sakr, il generale Zahraddine muore saltando in aria su una mina.

A fine novembre, l’esercito annuncia la liberazione di tutta la città e la creazione di un perimetro di sicurezza in grado di allontanare definitivamente l’Isis. A questo punto, per Deir Ezzor l’incubo finisce ufficialmente.

Da subito, la città cerca di tornare alla normalità: i quartieri rimasti in mano governativa non hanno subito grossi danni, al contrario di quelli raggiunti dalla furia jihadista e dai conseguenti bombardamenti ad opera dell’aviazione siriana e russa. Con la città oramai nuovamente collegata via terra con il resto del Paese e con una situazione di sicurezza ben salda già sul finire del 2017, Deir Ezzor vede il ritorno di alcuni servizi essenziali.

Il 13 maggio del 2018, alla presenza tra gli altri del primo ministro siriano Emad Khamis, viene inaugurata la nuova centrale elettrica capace di ridare, dopo più di tre anni, l’elettricità a Deir Ezzor. Un altro passo verso una normalità che questa città, prima ancora che a livello materiale, deve ricostruire all’interno dell’animo dei propri cittadini.