S-300, il sistema di difesa che blinda i cieli della Russia

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La Russia, e l’Unione Sovietica prima di essa, ha una profonda e lunga tradizione di temibili sistemi missilistici da difesa aerea. Dal primo S-25 Berkut (Sa-1 “Guild” in codice Nato) sino ai moderni S-300 ed S-400 passando per il celeberrimo S-75 Dvinà (Sa-2 “Guideline”) – tra i missili Sam (Surface to Air Missile) più diffusi al mondo e autore dell’abbattimento del velivolo spia U-2 di Gary Powers nel 1960 – Mosca è sempre stata all’avanguardia nella tecnologia missilistica di tal tipo ed oggi una batteria composta dai sistemi più moderni ha un’efficacia nell’interdizione dello spazio aereo pari, se non superiore, a quella di uno stormo di caccia intercettori.

Sotto il nome generico di S-300 viene indicata una numerosa famiglia di sistemi missilistici da difesa aerea fabbricati dalla Npo Almaz e Npo Antey (oggi raggruppate e note come Almaz Antey) a cominciare dalla fine degli anni ’60 sulla scorta delle esperienze maturate durante il conflitto in Vietnam e durante quelli arabo-israeliani per sostituire i già citati S-75 ed S-200 Vega (Sa-5 “Gammon” in codice Nato).

Le versioni principali, da cui discendono diverse sottoversioni sia per le Forze Armate russe che per l’export, sono l’S-300V per le forze terresti, l’S-300P per la difesa aerea e l’S-300F dove la F sta per “Flot”, ovvero la variante imbarcata del sistema missilistico. La produzione iniziò nel 1975 mentre il primo S-300P (Sa-10 “Grumble” in codice Nato) fu dispiegato per la prima volta nel 1979 mentre l’S-300V (Sa-12 “Gladiator/Giant”) nel 1983.

Le versioni per l’esportazione sono contrassegnate dalla lettera U e sono la PMU, PMU-1 e PMU-2 queste ultime due contrassegnate in codice Nato come, rispettivamente, Sa-20A e B “Gargoyle”.

Con il termine “sistema S-300” – così come per il “sistema S-400” – si intende tutta la serie di veicoli e sistemi (radar, controllo del fuoco, veicoli Tel ecc) che fanno parte di una batteria completa in grado di effettuare autonomamente la scoperta, inseguimento ed il lancio di missili per l’intercettazione di un bersaglio.

La lettera P sta per Pvo, acronimo russo che significa Protivo-Vozdushnoj Oborony (Forze della Difesa Aerea) mentre la lettera T sta per Transportiruyemiy ovvero trasportabile/trainabile. Questo perché la prima versione del S-300 era stata pensata come sistema fisso per difendere punti strategici dell’Unione Sovietica.

A differenza dei sistemi missilistici precedenti l’S-300P per la prima volta utilizza un set di tre radar diversi ciascuno dei quali con un compito differente. Questi sono il radar 5N63 “Flap Lid” – il primo radar sovietico a scansione di fase – utilizzato per l’acquisizione e l’ingaggio dei bersagli. Questo radar ha una portata massima di 300 chilometri ed è in grado di seguire 100 bersagli ingaggiandone contemporaneamente sei.

Il secondo radar utilizzato dall’S-300 è il 5N66/76N6 (rispettivamente per la versione P e la PT) denominato “Clam Shell”. Utilizzato per la sorveglianza e l’acquisizione di bersagli a bassa quota, ha un raggio d’azione di 90 chilometri per oggetti che si muovono a 450 metri di quota mentre il raggio aumenta a 125 chilometri per oggetti che si muovono a 900 metri di quota. Come riportano i dati industriali è efficace contro bersagli aventi una Rcs (Radar Cross Section) di 0,02 metri quadrati volanti ad una velocità fino a 720 metri al secondo.

Il terzo ed ultimo radar è il 35D6/36D6, denominato “Tin Shield”, che può individuare bersagli con una Rcs pari a 0,1 metri quadrati ad un’altitudine che varia tra i 90 metri ed i 47 chilometri ed ha una portata – a quota medio alta – di 175 chilometri. Il “Tin Shield” può seguire un massimo di 100 bersagli o tra i 30 ed i 60 in modalità automatica.

Tutti e tre i radar che fanno parte del sistema S-300 possono essere montati su alberi della lunghezza compresa tra i 23 ed i 37 metri per migliorarne le capacità di scoperta.

I radar sono trainati da trattori tipo KrAZ-260 e Maz-537 e sono integrati e coordinati dal veicolo di comando mobile montato su scafo 8×8 Maz-7310 (o Maz-543) Uragan che prende così il nome di 54K6.

L’S-300PT utilizzava originariamente tre veicoli Tel (Transporter Erector Launcher) tipo 5P85 per ciascuna batteria. Questi veicoli, del tipo 8×8, portano 4 tubi per il lancio di missili in modalità Vls (Vertical Launch System) in modo da coprire tutto l’arco dei 360° senza bisogno di brandeggio. Successivamente sono stati introdotti i veicoli, sempre 8×8, 5P85-1 e Maz-7910 attualmente ancora in uso.

I missili impiegati da questa versione dell’S-300 sono del tipo 5V55K a singolo stadio e a propellente solido il cui lancio non avveniva a freddo nelle primissime versioni. Lancio a freddo che è stato introdotto solo a partire dai modelli PT-1 e PT-1A. Il missile – lungo 7 metri con un diametro di 0,45 – aveva una portata di 47 chilometri e poteva raggiungere una quota di 25 chilometri trasportando una testata di 100 chilogrammi di esplosivo. Varianti successive sono il 5V55R con una portata aumentata a 75 chilometri introdotto a partire dal 1982, il 5V55KD con una portata di 90 chilometri, una testata di 133 chilogrammi, e un sistema di guida radar semi attivo ed infine il 5V55U entrato in servizio nel 1992 con una portata di 150 chilometri, un’altitudine massima di 27 e sempre con una testata composta da 133 chilogrammi di esplosivo e lo stesso sistema di guida radar semi attivo.

La seconda generazione di S-300P, la PS, è entrata in servizio nel 1982 con il nuovo missile 5V55R e versioni aggiornate dei radar Flap Lid – la B – o nella denominazione russa 5N63S, che è in grado di acquisire sino a 100 bersagli a una distanza massima di 300 chilometri.

Tutti i sistemi di S-300P e PT non sono più in servizio e sono stati ritirati entro il 2008 mentre la versione PS è ancora presente in pochi esemplari negli inventari della Russia e nelle forze armate di Bielorussia, Ucraina, Armenia e Kazakistan.

Le fonti per quanto riguarda le versioni successive del sistema S-300 non sono chiare in considerazione anche di un’ambiguità della denominazione russa che vede la lettera U assegnata sia ai modelli per l’esportazione (col significato di Uproshchenny ovvero “semplificato”) sia per i modelli di ultima produzione destinati alle forze armate russe (col significato di Usovershstvova ovvero “migliorato”).

Alcuni siti riferiscono le versioni PMU e PMU-1 esclusivamente come la versione migliorata e non da esportazione, ma questo potrebbe non essere coerente con la reale denominazione russa.

Sappiamo poco della variante PM – come della variante PM-1 – dove la M sta per “modificato”. Il sistema, il cui sviluppo ha attraversato tutti gli anni ’80 è composto, come nelle versioni precedenti, da quattro tubi di lancio tipo Vls per missili 5V55R su veicolo 5P85T.

L’S-300PMU è noto in occidente come Sa-10 “Grumble C” ed in parte è identico al sistema PS/PM. Entrato in servizio nel 1989 è stato commercializzato sul mercato internazionale a partire dal 1992 ed utilizza i trattori KrAZ-260 per il traino dei veicoli che nel Tel prende il nome di 5P85TE.

I missili per la versione da esportazione sono i 5V55RUD con portata massima di 90 chilometri e sono guidati dal radar 30N6E-1 “Tomb Stone” e dal radar 76N6E, ove la lettera E sta per “Export”. Il primo è in grado di rilevare 100 bersagli a 300 chilometri e di ingaggiarne sei, mentre il secondo ha un raggio di azione di 120 chilometri.

In questa versione fanno la sua comparsa anche i radar da acquisizione 5N64S “Big Bird” ed il 96L6 “Cheese Board”, che nella loro versione per l’estero prendono anch’essi la lettera E finale. Il “Big Bird” è un radar di sorveglianza/gestione del campo di battaglia 3D che lavora in banda S a lunga portata (oltre 300 chilometri) e può individuare sino a 200 bersagli ed ingaggiarne 12.

La versione PMU-1 dell’S-300 è quella che forse differisce di più dalle precedenti: per la prima volta, infatti, il sistema da difesa aerea acquisisce parziali caratteristiche Abm (Anti Ballistic Missile) tanto da venire chiamato, in codice Nato, Sa-20 “Gargoyle A”. Il sistema PMU-1 è infatti in grado di colpire veicolo di rientro di missili balistici volanti ad una velocità massima di 2,8 Km/s.

Sviluppato tra il 1985 ed il 1989 e presentato al pubblico nel 1992, ha la sua caratteristica peculiare di poter porre il posto di comando, con un nuovo veicolo del tipo 54K61 (E1 per l’export), ad una distanza compresa tra i 35 ed i 100 chilometri dai Tel per renderne più efficace la sopravvivenza tramite la dispersione.

Il PMU-1 (così come il PMU secondo alcune fonti) è dotato, oltre a quelli già visti in precedenza, di nuovi missili 48N6 (6E per l’export) che hanno un raggio d’azione di 150 chilometri, una velocità di Mach 6 e montano una testata di esplosivo ad alto potenziale da 70-100 chilogrammi e sono capaci di colpire un bersaglio ad una quota compresa tra i 10 metri ed i 27 chilometri. Questa è la prima versione di S-300 a poter utilizzare contemporaneamente diversi tipi di missili.

I radar della versione PMU-1 sono gli stessi di quella precedente.

La versione PMU-2 Favorit (Sa-20 “Gargoyle B” in codice Nato) del sistema S-300 è stata sviluppata principalmente per l’esportazione. Così come per le denominazioni precedenti non è chiara la distinzione con la versione PM-2, di cui si sa poco.

È l’ultima variante e la più moderna del sistema S-300 ed è stata sviluppata nella seconda metà degli anni ’90 venendo presentata per la prima volta al Maks nel 1997.

Differisce dalla precedente per essere dotata di aggiornamenti dei radar “Tomb Stone” in banda X e “Big Bird” ed ha un nuovo posto comando del tipo 54K62 (E2 per l’export).

L’S-300PMU-2 è dotato di nuovi missili 46N6 (6E per l’export) che hanno un raggio d’azione di 200 chilometri, una testata ad alto potenziale del peso di 145-180 chilogrammi e possono raggiungere la velocità di Mach 8.

Oltre a questo il Favorit è dotato di missili 9M96E e 9M96E2 a guida radar attiva introdotti a partire dal 1999 ed aventi, rispettivamente, una portata di 40 e 120 chilometri con una quota massima operativa di 20 e 35 chilometri. Questi missili sono più piccoli dei precedenti (dimensioni di 4,75 e 5,65 metri) e portano entrambi una testata ad altro potenziale da 24 chilogrammi. Secondo i dati della casa produttrice sono in grado di sviluppare una velocità di Mach compresa tra i 2,3 e i 2,9.

Il Sistema S-300PMU-2 può essere accompagnato da un veicolo per il caricamento dei missili tipo 22T6 e dal veicolo per il trasporto degli stessi tipo 5T58E. Il Favorit è stato venduto a Cina, Azerbaijan, Algeria ed Iran.

L’S-300V – la cui V sta per Voyskovoy ovvero “tattico” – è la variante per le forze terrestri ed è entrato in servizio attivo nel 1988. Differisce dalle versioni precedenti principalmente per avere i vari sistemi montati su un veicolo cingolato che derivano dallo scafo del cannone semovente 2S7 Pion entrato in servizio nell’Armata Rossa alla fine degli anni ’70.

L’S-300V è stato sviluppato per le esigenze delle forze terresti in merito alla difesa da missili balistici a corto e medio raggio, dai missili cruise,dai velivoli tattici e strategici così come dai velivoli da scoperta radar e guerra elettronica.

Il veicolo di lancio qui prende il nome di Telar essendo non solamente dotato del sistema di tubi Vls (da 2 a 4) ma anche di radar e a seconda delle versioni di missili montati prende il nome di 9A82 o 9A83, distinguibili dal fatto che nella seconda versione il radar di ingaggio 9S32 “Grill Pan” è montato su un albero ripiegabile.

Oltre al radar “Grill Pan” il sistema S-300V è dotato di un radar di acquisizione 9S15 “Bill Board” e da un radar per l’allarme precoce Abm del tipo 9S19 “High Screen”.

Quello che differenzia la versione nota in occidente come “Giant” da quella nota come “Gladiator” (rispettivamente Sa-12B e A) è il fatto di essere dotato di due tipi di missili diversi e quindi di due veicoli Telar diversi.

La versione “Giant” è dotata di missile del tipo 9M82, più grande, utilizzato per ingaggiare bersagli come veicoli di rientro di missili balistici a medio raggio, aerei Awacs e bombardieri sino ad una distanza massima di 100 chilometri. Questo missile viene lanciato da un veicolo Telar a due tubi Vls.

La versione “Gladiator” è dotata di missile del tipo 9M83, più piccolo, utilizzato per velivoli tattici, missili cruise e veicoli di rientro di missili balistici a corto raggio. Questo missile viene montato su un veicolo Telar a quattro tubi Vls.

Entrambi i missili hanno una testata da 150 chilogrammi di esplosivo ad alto potenziale ed una portata di 200/250 chilometri con una quota massima raggiungibile di 25/30 chilometri.

Di questo sistema esista anche una versione per l’esportazione, chiamata Antey 2500, che può ingaggiare sino a 24 velivoli o 16 missili balistici simultaneamente rispettivamente ad una distanza di 200 e 250 chilometri ed è stata venduta al Venezuela nel 2013.

Secondo alcune fonti la versione V4 del sistema, che sarebbe entrata in servizio in Russia a partire dal 2014, avrebbe una portata aumentata a 300 chilometri.