Ecco come sarà la nuova portaerei nucleare francese

Guerra /

Si chiama Pang (Porte Avion Nouvelle Generation), il progetto francese per una nuova portaerei a propulsione nucleare lanciato ufficialmente lo scorso dicembre dal presidente Emmanuel Macron. L’unità non è ancora stata impostata e non ha nemmeno un nome: nei piani dell’Eliseo, infatti, dovrà sostituire la portaerei Charles de Gaulle nel 2038, ma recentemente sono stati rese note le sue caratteristiche di massima.

Lunghezza:
circa 300 metri fuori tutto

Larghezza:
massima 80 metri
alla linea di galleggiamento circa 40 metri

Pescaggio: circa 9,5 metri (massimo)

Velocità massima: 27 nodi

Autonomia: illimitata data dal reattore nucleare il cui combustibile va ricaricato ogni 10 anni. L’unità sarà in grado di stare in mare per circa 45 giorni consecutivi senza effettuare rifornimenti,

Dislocamento: massimo 75mila tonnellate, standard circa 66400 tonnellate

Equipaggio: tra i 900 e i 1125 uomini più 500 del gruppo di volo e altri 100 dello Stato maggiore in qualità di nave ammiraglia. Complessivamente la nave potrà comunque ospitare sino a 2mila uomini.

La nuova portaerei, dai disegni preliminari, si caratterizza principalmente per avere un’isola spostata nel settore poppiero, sempre sul lato di dritta della nave. L’unità avrà due ascensori della portata, stimata, di 70 tonnellate ciascuno e un ponte angolato di 8,3° la cui superficie sarà di 235 per 35 metri. La superficie totale del ponte di volo molto probabilmente sarà di più di 16mila metri quadrati e sarà dotato di due o tre catapulte elettromagnetiche (Emals – Electro-Magnetic Aircraft Launch System), e tre cavi di arresto con sistema di nuovo tipo Aag (Advanced Arresting Gear). Entrambi questi sistemi, di lancio e recupero, sono mutuati da quelli utilizzati sulle nuove portaerei statunitensi della classe Ford. L’hangar interno dovrebbe avere una superficie di 5250 metri quadrati (175×30 metri) e, teoricamente, dovrebbe avere 14 postazioni per parcheggiare i velivoli. Altri 24 possono essere disposti sul ponte di volo.

La propulsione, come detto, sarà nucleare e affidata a due reattori tipo K-22 in grado di sviluppare 450 MW termici (circa 162 utili). Non è ancora noto quanti gruppi di turboriduttori, e relativi assi per l’elica, saranno montati, se tre o quattro.

La dotazione elettronica è ancora sconosciuta.

Si ritiene che la nuova unità potrà imbarcare circa 830 tonnellate di munizionamento. Per quanto riguarda i sistemi di autodifesa la portaerei dovrebbe essere dotata di un sistema missilistico principale Mbda Aster e sembra che avrà anche il RapidFire di Thales come Ciws (Close-in Weapon System) per la difesa ravvicinata. I missili troveranno spazio in un Vls (Vertical Launching System) tipo Sylver A50, oppure modello A70, nel qual caso viene da pensare che potrebbe trasportare anche i missili da crociera Scalp Naval.

La portaerei dovrebbe imbarcare dai 35 ai 43 velivoli. Il gruppo di volo potrebbe essere così configurato: da 28 a 36 cacciabombardieri Rafale M, oppure il nuovo velivolo Scaf (Système de Combat Aérien du Futur), anche noto come Ngf (New Generation Fighter). Previsto anche l’imbarco di un certo numero di droni tipo loyal wingman ed altri Uav o Ucav di minori dimensioni. Per quanto riguarda i velivoli Aew saranno imbarcati 2 E-2D Advanced Hawkeye mentre la componente ad ala rotante sarà probabilmente affidata a 5 Nh-90 Nfh Caiman Marine o altrettanti H-160 M Guépard Marine.

In configurazione “massima” gli aeromobili presenti potrebbero quindi essere 44, a fronte dei 40 della Charles de Gaulle, ma questo conteggio riguarda la possibilità di imbarcare esclusivamente i Rafale (sino a 37 esemplari). Lo Scaf, infatti, risulta essere più grande rispetto al caccia suo predecessore (18 metri di lunghezza per 14 di apertura alare contro, rispettivamente, i 15,27 metri per 10,8 del Rafale) con un peso anche maggiore: dalle 30 alle 35 tonnellate in confronto alle 24,5. Questo si traduce in una superficie occupata maggiore, ovvero 252 metri quadri per lo Scaf rispetto ai 169,5 del Rafale (a parità di numero). Pertanto i velivoli di nuova generazione imbarcabili potrebbero scendere a 32/36 a seconda della configurazione.

Parlando di un’unità che non è ancora nemmeno stata impostata si è reso necessario eliminare la sezione “storia”, ma risulta interessante comunque cercare di analizzare quali saranno le prospettive della portaerei per quanto riguarda i costi ed il suo impiego.

Il vascello sarà costruito presso i Chantiers de l’Atlantique di Saint-Nazaire, gli unici in Francia in grado di ospitare un’imbarcazione di queste dimensioni. Una volta in servizio il suo porto di stanza sarà quello di Tolone. Non si sa molto dei suoi costi: la parte degli studi dovrebbe costare 900 milioni di euro mentre in totale si pensa che dovrebbero aggirarsi tra i 4 a 5 miliardi, ma sembra una stima per difetto, esclusi, ovviamente, i costi di esercizio.

La scelta di continuare la tradizione di un’unità di superficie a propulsione nucleare è stata fatta, da Parigi, principalmente per non perdere le maestranze ed il loro bagaglio culturale/tecnologico specializzato nella costruzione di reattori di questo tipo. Una decisione presa, quindi, per mantenere una capacità industriale nazionale nella propulsione navale nucleare acquisita proprio con la Charles de Gaulle, la prima portaerei a propulsione nucleare francese.

Sarà infatti Framatome a costruire i reattori, che il Ministero delle Forze Armate non ha voluto sviluppare ex novo, per diminuire i rischi di sviluppo e razionalizzare i costi.

L’attuale tabella di marcia prevede la prosecuzione degli studi fino al 2025, quando inizierà la costruzione della portaerei che dovrebbe terminare nel 2036. Dopo due anni di prove la nuova unità dovrebbe quindi entrare in servizio nella Marina francese, e a quel punto la Charles de Gaulle potrebbe quindi andare in pensione, dopo 37 anni di attività.

Per quella data anche il caccia Scaf dovrebbe essere entrato in servizio, ma resta il grande scoglio dato dalla non aver ancora definito la sua versione imbarcata, che verrebbe utilizzata solamente dalla Francia in quanto gli altri due partner attuali, la Spagna e la Germania, non dispongono di unità navali in grado di utilizzarli. Berlino, più che Madrid, sembra voler porre un freno a una ripartizione equa dei costi di sviluppo, e tendenzialmente preferirebbe che fosse Parigi a sobbarcarseli per intero, pertanto occorrerà sicuramente una ridefinizione delle competenze e un’ulteriore ripartizione del lavoro, che potrebbe rallentare l’ingresso in servizio del velivolo in versione imbarcata.