Chi sono i Pasdaran

Li chiamano in tanti modi diversi: c’è chi li riconosce con il nome di Guardiani della rivoluzione islamica e chi, invece, li chiama soltanto Pasdaran, il plurale della parola pasdar che, in persiano, significa “colui che veglia”. Ma la divisione di cui faceva parte anche il generale Qassem Soleimani, morto il 3 gennaio per un attacco militare americano nei pressi dell’aeroporto di Baghdad, in Iraq, rappresenta una struttura fondamentale dell’Iran contemporaneo. Perché i Guardiani della rivoluzione, nel Paese, non sono soltanto un contingente fondamentale di difesa, ma un simbolo molto importante, che ha definito (in più di un’occasione) anche l’identità di chi ne faceva parte. Tecnicamente, il nome corretto per identificarli è Corpo delle Guardie della rivoluzione islamica, una formazione creata dopo la Rivoluzione islamica del 1979 e dopo tutti i mutamenti che il decennio successivo ha portato nel Paese.

A istituire l’organo, con un decreto il 5 maggio 1979, e cioè poche settimane dopo l’instaurazione della Repubblica islamica, fu l’ayatollah Ruhollah Khomeini, il quale nutriva ancora molti sospetti nei confronti dell’esercito iraniano, che riteneva essere ancora troppo vicino e legato allo shah Mohammad Reza Pahlavi. Dall’esigenza di sentirsi più al sicuro, Khomeini affiancò alle forze armate questo esercito di fedelissimi, incaricati di garantire la sicurezza interna del regime e di seguire i controrivoluzionari. Nati come una milizia dalla profonda fede ideologica, negli anni hanno ampliato il loro potere all’interno dello Stato. E non solo.

L’11 febbraio del 1979 si compiva la Rivoluzione iraniana e alla fine del marzo dello stesso anno, un referendum approvava la creazione della Repubblica islamica con il 98% dei consensi. L’ayatollah Ruhollah Khomeini, tra gli ideatori di quel mutamento e della cacciata della famiglia Pahlavi, incarnava il modello emozionale di guida suprema della rivolta. La sua visione politica era criticata dai liberali, dalle sinistre, ma anche da altri ayatollah più moderati, i quali consideravano la sua posizione come deviata rispetto alla tradizione sciita. Tuttavia, le elezioni avevano favorito i candidati khomeinisti e da quel momento ogni decisione doveva passare sotto il controllo della Guida suprema. Compresa l’istituzione di una nuova milizia.

Il periodo successivo alla morte di Khomeini, avvenuta nel 1989, e il conflitto con il vicino Iraq segnarono profondamente la vita degli iraniani nati tra la metà degli anni Cinquanta e la metà degli anni Sessanta (come il generale Soleimani ed Esmail Ghaani, per esempio). Questa generazione, denominata dal sociologo delle religioni Renzo Guolo la “generazione del fronte”, nel giro di un solo decennio, provò sulla propria pelle l’effetto della morte di una Guida suprema, la fine di una rivoluzione e il conflitto iracheno. Anche per queste ragioni, questa classe di giovani, per molto tempo, si caratterizzò per l’efficace e decisivo impegno politico. E molti di loro formarono i volontari del Corpo delle Guardie della rivoluzione islamica (in farsi Sepah-e Pasdaran-e Engelab-e Eslami).

Il profilo, almeno all’inizio, corrispondeva a quello di giovani militanti islamisti, anagraficamente maggiorenni, quasi tutti provenienti dai Komiteh (un altro organo nato durante nel periodo della rivoluzione). Sorti nella primavera del 1979, i Pasdaran furono i primi veri seguaci dell’ayatollah Khomeini. Il corpo, infatti, nasceva come un impulso spontaneo della rivoluzione, a difesa della figura della personalità più importante della nazione. Di natura paramilitare, il corpo era stato pensato come strumento di contrasto sia a una possibile restaurazione del regime dello shah Pahlavi, sia alle ambizioni politiche degli altri attori che avevano contribuito a mutare il panorama del Paese. La milizia si finanziava da una delle strutture che incorporò i beni espropriati del sovrano.

Soprattutto subito dopo la loro istituzione, nel 1979, i Pasdaran non nascosero mai la loro sincera venerazione verso l’ayatollah Khomeini. Fortemente ideologizzati, all’inizio scelsero di assumersi la responsabilità di proteggere anche i “diseredati”, altro elemento fortemente simbolico nell’Iran post rivoluzione. Nati come difensori del mutamento voluto dopo la cacciata dello shah, svolgevano (e svolgono ancora) funzioni militari e di polizia. Emarginato l’Artesh, cioè le forze armate regolari, i Pasdaran divennero una vera e propria forza armata, dotata di migliaia di armamenti pesanti e di strategie militari che si sono affinate nel tempo. E che non sono mai cambiate davvero. All’inizio il loro compito era proteggere la rivoluzione e assistere i religiosi appena saliti al potere, nell’applicazione dei nuovi codici e della nuova moralità pubblica. Negli anni il loro ruolo si è consolidato e si è addentrato oltre i confini nazionali.

Un altro organo, nato a fianco dell’armata dei Pasdaran, fu quello dell’Organizzazione della mobilitazione dei Diseredati, noti con il nome di Basij Mostazafin. L’intento della creazione dei Basij fu quello di fornire una base di massa alla rivoluzione del 1979 (la milizia, infatti, prese il nome de “l’armata dei 20 milioni di diseredati”). Di questo gruppo ne fecero parte i giovanissimi, adolescenti e post-adolescenti tra i 14 e i 17 anni, reclutati nelle scuole, ma anche gli adulti sopra i 45 anni, tutti provenienti dagli strati più popolari e più poveri della società iraniana. Anche oggi, l’organizzazione dei Basij assolve al compito di introdurre i ragazzi al servizio della Repubblica islamica. Uno dei motivi che, da sempre, attrae i giovanissimi a far parte di questo gruppo è lo status che il potere conferisce loro: essi infatti assumono prerogative tipiche degli adulti senza avere la maggiore età. Secondo il sociologo Guolo, a sedurre i giovani Basij è l’idea di poter diventare adulti prima per via politica rispetto a quella anagrafica. Perciò, soprattutto negli anni successivi alla rivoluzione, militari e miliziani, reduci e diseredati, divennero l’asse portante del nuovo imponente blocco politico-sociale.

Circa un anno dopo la loro istituzione, il Corpo delle guardie della rivoluzione affrontò il primo grande (e sanguinoso) conflitto armato contro l’Iraq di Saddam Hussein, che iniziò nel 1980 e terminò nel 1988. La guerra civile schierò i Pasdaran in prima linea, i quali, nonostante la scarsa preparazione sul campo, si batterono con coraggio. Il nuovo potere iraniano guardava ancora con sospetto alle forze armate regolari e così preferì affidare strategie e manovre militari di guerra a giovani combattenti ancora inesperti, il che non favorì in alcun modo la strategia della Repubblica islamica. Centinaia di soldati impreparati furono schierati contro le truppe (ben addestrate) di Saddam, pagando un prezzo altissimo in termini di vite umane. Tuttavia, anche se ne morirono tantissimi, molte azioni vennero interpretate (e ricordate) come importanti atti di coraggio, contribuendo a costruire un’immagine ancora più leggendaria del conflitto e dei Pasdaran.

Durante gli anni della guerra civile in Libano, alcuni elementi dei Pasdaran furono inviati nel Paese come addestratori (caratteristica che li ha sempre contraddistinti) in seguito all’invasione israeliana del 1982. La loro presenza portò alla creazione di Hezbollah, l’organizzazione sciita libanese divenuta, poi, nel tempo, un partito politico, che nacque come milizia paramilitare dallo sforzo iraniano di aggregare una varietà di gruppi di militanti sciiti libanesi in un’organizzazione unificata.

Attualmente, il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica si occupa principalmente della sicurezza nazionale ed è responsabile della sicurezza interna, del controllo delle frontiere, delle attività di polizia e persino della componente missilistica. Le loro operazioni sono orientate, in particolare, alla guerra asimmetrica e alle mansioni meno tradizionali. Gestiscono, infatti, il controllo del contrabbando, dello stretto di Hormuz e di gruppi ribelli interni al Paese. Nel 1979, le milizie di Pasdaran vennero concepite anche come un completamento delle forze armate tradizionali, in modo tale da ottenere due eserciti, in grado di operare in modo separato e parallelo, in ambiti diversi.

Compongono il Corpo delle Guardie della rivoluzione l’esercito, la marina, l’aeronautica e le forze speciali. Sotto la loro autorità operano ancora i Basij, che sono oggi circa 90mila soldati attivi e 300mila riservisti. I Pasdaran sono riconosciuti ufficialmente dall’articolo 150 della Costituzione iraniana come una componente delle forze armate ma, allo stesso tempo, hanno il dovere (e il diritto) di operare in modo separato e parallelo. Ufficialmente, rispondono direttamente agli ordini della Guida suprema, che in questo momento è Ali Khamenei. L’esercito del Corpo delle guardie della rivoluzione rappresenta la forza terrestre del corpo rispetto all’esercito regolare e i suoi compiti sono più rivolti alla gestione dell’ordine pubblico interno. Dopo il conflitto con l’Iraq degli anni Ottanta, infatti, sono state poche le occasioni in cui combattere per scontri convenzionali. Attualmente, l’esercito dispone di circa 100mila truppe. La marina, invece, rappresenta la forza navale del corpo ed è parallela alla marina regolare iraniana: è composta da circa 20mila uomini e 1.500 mezzi navali, tra cui battelli leggeri e unità minori. I Pasdaran dispongono anche di una propria aviazione, dotata anche di aerei da combattimento (utilizzati di recente negli scontri con le milizie dello Stato islamico).

La divisione Al Quds (il nome arabo che indica una delle tre città sante, Gerusalemme), di cui era a capo il generale Soleimani, rappresenta un’unità speciale del corpo dei Pasdaran. Ha come obiettivo quello di lavorare fuori dai confini nazionali e gestire le operazioni extraterritoriali del corpo. La formazione venne creata durante la guerra Iran-Iraq e secondo quanto riportato dal Los Angeles Times, proprio in quella circostanza supportarono i curdi nella lotta a Saddam Hussein. Successivamente aiutarono Ahmad Massoud in Afghanistan e l’alleanza del Nord nel conflitto contro i sovietici e i bosniaci musulmani durante la guerra in Bosnia. Le forze Al Quds dipendono direttamente dalla Guida suprema e non si conosce con certezza il numero esatto delle truppe (anche se si stima siano tra le 2mila e le 5mila unità). Oltre a questa unità esistono anche i Corpi Ansar al Mahdi (letteralmente “gli ausiliari del Mahdi”), che si occupano della sicurezza delle più alte personalità del governo e del parlamento. Anche queste sono forze d’élite e ai loro ufficiali sono assegnate operazioni di controspionaggio e azioni oltre i confini nazionali.

L’influenza dei Guardiani della rivoluzione, nel Paese, si è consolidata all’inizio degli anni 2000, con il successo di Mahmoud Ahmadinejad alle elezioni amministrative del 2003 per la città di Teheran. L’ex Pasdaran venne eletto sindaco della capitale e, successivamente, nel 2005, appoggiato dalla fazione e dalle milizie dei “diseredati”, diventò presidente della Repubblica islamica. Ahmadinejad, come molti suoi coetanei, partecipò alla guerra contro l’Iraq come volontario nelle forze speciali dei Pasdaran, sfruttando le competenze tecniche apprese durante gli studi. Ed è durante gli anni della sua presidenza, nel 2009, che grazie ai Pasdaran reprime le proteste dell’Onda verde, il movimento di protesta popolare partito dalle piazze virtuali (i blog, che per il regime erano proibiti) fino ad arrivare a quelle reali, le strade. Ahmadinejad, comunque, non è stato il solo politico ad avere un passato tra i Guardiani della rivoluzione. Da Mohsen Rezai a Mohammad Baqer Qalibaf, sono stati molte le personalità di rilievo che hanno sfruttato il loro passato di combattenti volontari per scalare carriere più importanti.


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